La sacra cintola di Prato: una mostra per ripercorrerne la storia e l’iconografia

Bernardo Daddi, Assunta

Nel Duomo di Prato si conserva una sottile striscia di lana che la tradizione vuole sia la Sacra Cintola, ovvero la cintura che cingeva la veste funebre della Madonna in occasione della sua morte: il Vangelo apocrifo dello Pseudo-Giuseppe d’Arimatea narra che durante l’assunzione in cielo, Maria donò la cintola al discepolo Tommaso in gesto di benevolenza e a testimonianza dell’evento miracoloso.  Questa storia e il suo seguito si apprendono nel corso della mostra organizzata a Palazzo Pretorio dal titolo “Legati da una Cintola”, visitabile fino al 25 febbraio.

Agnolo Gaddi, Storie della Vergine e della Cintola: Nave con Michele e Maria che torna in Italia

Secondo la tradizione pratese, tramandata oralmente fino al dodicesimo secolo, San Tommaso lasciò la cintola a un sacerdote, affinché il sacro oggetto fosse venerato in una chiesa da costruire in onore della Madre di Gesù. Il sacerdote però non mantenne l’impegno, e la reliquia venne conservata dai suoi discendenti  fino a quando, intorno al 1140, giunse nelle mani di un pratese di nome Michele Dagomari, arrivato in pellegrinaggio a Gerusalemme. Nella città santa Michele si innamorò di una fanciulla di nome Maria, che sposò all’insaputa del padre di lei: fu quindi costretto alla fuga e tornò a Prato in nave, portando con sé la reliquia ricevuta come dono di nozze. Michele tacque del prezioso dono fino a quando, in punto di morte, consegnò la cintura a Uberto, preposto della Pieve di Santo Stefano (che sorgeva sul luogo dove fu poi edificato il Duomo di Prato), svelandogliene l’origine. I documenti successivi attestano che la reliquia fu conservata di fianco all’altare maggiore almeno fin dalla metà del Duecento, suscitando una tale devozione da assumere un importantissimo ruolo civile e religioso: nei secoli è rimasta il tesoro più prezioso della città, diventando il simbolo dell’identità e dell’autonomia di Prato rispetto alle vicine Firenze e Pistoia.

Neri di Bicci, La Madonna assunta che dona la Cintola a san Tommaso fra san Giovanni Battista e San Bartolomeo – dettaglio

Il valore civile della Cintola è tutt’oggi sottolineato dal fatto che essa appartiene a tutta la città, non solo alla sua Chiesa, ed è custodita in un altare che si apre con tre chiavi, di cui una in possesso del Vescovo e due del Sindaco. Sono cinque le sue ostensioni pubbliche, il primo maggio (mese mariano), a Pasqua, il 15 agosto (Assunzione al cielo), l’8 settembre (natività della Vergine) e a Natale: per consentirle furono disposti imponenti lavori nel corpo del Duomo, con la realizzazione di una terrazza interna in controfacciata e la costruzione del pulpito esterno ad opera di Donatello. Inoltre vennero compiute importanti demolizioni per realizzare l’attuale piazza del Duomo, consentendo l’adunanza di un gran numero di pellegrini.

Cappella della Sacra Cintola nel Duomo di Prato: altare con Madonna col Bambino di Giovanni Pisano

Nel corso del Trecento la Cintola fu inoltre spostata in una cappella dedicata, vicina all’ingresso, che venne interamente affrescata fra il 1392 e il 1395 da Agnolo Gaddi con Storie di Maria e Storie della Cintola. Oggi la reliquia si trova qui, custodita in un altare che nella sua forma rievoca la nave su cui Michele la portò a Prato, ornato da una splendida Madonna con Bambino di Giovanni Pisano. Tutt’attorno si ammirano gli affreschi del Gaddi, di cui meritano particolare attenzione, per la loro originalità, la scena notturna della Natività e il viaggio di Michele sulla nave. La cappella è abitualmente interdetta al pubblico, ma per l’occasione della mostra di Palazzo Pretorio è possibile accedervi su prenotazione e ammirarla nel corso di una visita guidata (ho scattato alcune fotografie).

Bernardo Daddi, Predella con scene della navigazione di Michele con la sposa verso Prato e di Michele che ogni notte viene spostato a terra dagli angeli perché non dorma sopra la cassapanca che custodisce la Cintola, mentre due amici Carlo e Gottifredo lo scoprono

La mostra “Legati da una Cintola” ha il merito di narrare la grande prosperità cittadina nel corso del Trecento, secolo in cui il sacro oggetto fu particolarmente venerato, mostrando le importanti committenze affidate ad artisti come Bernardo Daddi, Agnolo Gaddi, Giovanni Pisano: è qui esposta L’Assunta di Bernardo Daddi (conservata al Met di New York), che faceva parte di una grande pala – purtroppo smembrata, ricomposta per l’occasione – di cui una predella è custodita al Museo pratese e l’altra nei Musei Vaticani. Inoltre sono raccolte opere che testimoniano nel corso dei secoli la fortuna iconografica del tema dell’Assunta che dona la Cintola a San Tommaso, attraverso una ricca serie di dipinti, sculture e miniature.

Giovanni da Milano, Madonna con Bambino tra i santi Caterina d’Alessandria, Bernardo, Bartolomeo e Barnaba; Storie della vita dei Santi, Annunciazione, Episodi della vita di Cristo

La mostra è stata anche l’opportunità per tornare ad ammirare il Museo di Palazzo Pretorio, che custodisce opere magnifiche di artisti come Filippino Lippi, Donatello, Andrea della Robbia, Mattia Preti, Lorenzo Bartolini.

Alla temporanea e al Museo ho dedicato una mia galleria di immagini.

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