Vino e arte contemporanea nel cuore del Chianti: la collezione di Castello di Ama

La vallata, Ama
La vallata, Ama

Ho visitato il borgo medievale di Ama, nel Chianti senese, che dagli anni Settanta ospita l’azienda Castello di Ama, una delle tenute più rinomate della produzione di vino Chianti Classico. Nel borgo e negli spazi dell’azienda a partire dal 1999 vengono raccolte straordinarie opere d’arte contemporanea : il progetto “Castello di Ama per l’arte contemporanea” è costituito da installazioni site-specific realizzate da alcuni artisti ispirati dal luogo e dalla sua storia.

Daniel Buren, "Sulle vigne: punti di vista"
Daniel Buren, “Sulle vigne: punti di vista”

Nomi di assoluto rilievo nel panorama dell’arte contemporanea sono stati invitati a conoscere la tenuta e ad approfondire lo spirito del borgo che la ospita, creando opere che dialogassero con l’ambiente circostante: sono nate così le installazioni di Michelangelo Pistoletto, Daniel Buren, Kendell Geers, Anish Kapoor, Chen Zhen, Carlos Garaicoa, Nedko Solakov, Cristina Iglesias, Louise Bourgeios, Ilya & Emilia Kabakov, Pascale Marthine Tayou, Hiroshi Sugimoto, Roni Horn, Lee Ufan. Un percorso in collaborazione con Galleria Continua di San Gimignano, che valorizza gli ambienti delle cantine, le cappelline di culto privato, le strade in acciottolato, gli spazi verdi affacciati sulle vallate circostanti, in una sintesi di arte, paesaggio, attività produttive legate al vino.

Villa Ricucci, Ama
Villa Ricucci, Ama

Al 2000 risale l’installazione di Michelangelo Pistoletto, “L’albero di Ama. Divisione e moltiplicazione dello specchio”, con un altissimo tronco collocato in fondo alla scala che conduce alle cantine: il fusto è spaccato e custodisce al proprio interno uno specchio ad angolo che riflette in infinite rifrazioni le immagini circostanti. Poco oltre, racchiusa e custodita in fondo a un pozzo  sotto una pesante grata in ferro, vi è “Topiary”, la scultura di Louise Bourgeois: qui installata nel 2009 poco prima della scomparsa dell’artista, rappresenta una donna in ginocchio trasformata in un fallo in boccio, mentre dal suo corpo sgorga continuamente acqua.

Michelangelo Pistoletto, "L'Albero di Ama. Divisione e Moltiplicazione dello specchio"
Michelangelo Pistoletto, “L’Albero di Ama. Divisione e Moltiplicazione dello specchio”

Nelle due cappelline private si trovano le opere di Anish Kapoor, “Aima” – una sorta di apertura nel pavimento, una voragine di colore rosso acceso –  e di Hiroshi Sugimoto, dal titolo “Confession of Zero”: sono due modelli matematici a forma conica – uno  che pende dal soffitto e l’altro che si erge dal pavimento – che convergono senza toccarsi. Nello spazio del giardino si trova “Sulle vigne: punti di vista” di Daniel Buren, che consiste in un muro lungo 25 metri, alto 2, rivestito da una superficie specchiante: riflette l’osservatore e gli edifici del Castello di Ama, e al contempo si apre con alcune finestre quadrate sulla vallata sottostante, di cui inquadra la veduta. Nelle vicinanze si osserva nel terreno l’installazione di Cristina Iglesias, “Towards the ground”, una vasca che ciclicamente si riempie e si vuota della propria acqua, mentre affiorano le foglie verdi che vi sono immerse. “The observer” di Ilya & Emilia Kabakov invita all’osservazione attraverso un binocolo che punta su una casa vicina: guardando nel binocolo si vedono persone e angeli seduti ad una tavola.

Carlos Garaicoa, "Yo no quiero vier mas a mis vecinos"
Carlos Garaicoa, “Yo no quiero vier mas a mis vecinos”

Sul declivio della collina si trova l’opera di Carlos Garaicoa, dal titolo “Yo no quiero vier mas a mis vecinos”, che stimola la riflessione sul concetto di separazione attraverso la ricostruzione di famosi muri, antichi o recenti, in miniatura: tra di essi si riconoscono il vallo di Adriano, la grande muraglia cinese, il muro che separa Israele e Palestina a Ramallah, il filo spinato tra Messico e Stati Uniti… Lungo la strada lastricata che si snoda nel borgo si dipana l’installazione di Pascale Marthine Tayou, “Le chemin de bonheur”, con macchie di colore che distinguono fra loro le pietre e si nascondono dietro angoli impensati, proprio come un’improvvisa felicità. Tra le botti della cantina si accende l’opera di Chen Zhen, “La lumière interieure du corps humaine”, dove alcune forme in vetro trasparente, illuminate da una luce bianca, rappresentano distinti organi del corpo umano e campeggiano sospesi al soffitto.

Roni Horn, "Untitled"
Roni Horn, “Untitled”

Sempre nelle cantine, tra le botti di vino, si trovano le installazioni di Kendall Geers, “Revolution / Love”, di colore rosso sangue in un ambiente che evoca le atmosfere di una cripta, e di Lee UfanTopos (Excavated)”, che come spiega l’artista è profondamente legata al luogo in cui si trova. Vi è infine l’installazione di Roni Horn, “Untitled”, l’ultima ad entrare a far parte di questa straordinaria collezione nel 2017, in cui la diversa lavorazione del vetro crea un oculos all’interno dell’opera e determina un’ambiguità tra l’apparenza e la realtà della sua materia.

Aspettiamo dunque i prossimi mesi per sapere se Castello di Ama accoglierà anche quest’anno una nuova opera, ad arricchire una raccolta così interessante per la varietà delle sue installazioni, degli artisti coinvolti, e della relazione che ogniqualvolta si crea tra opera e contesto circostante.

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