Il Trittico di san Giovenale di Masaccio

Masaccio, Madonna del solletico, Galleria degli Uffizi
Masaccio, Madonna del solletico, Galleria degli Uffizi

Nella sua breve vita (nacque nel 1401 e morì a 27 anni nel 1428) Masaccio realizzò alcuni capolavori che hanno segnato profondamente la storia dell’arte, opere capitali che hanno dato avvio alla pittura rinascimentale. Poche sono, purtroppo, quelle sopravvissute al passaggio dei secoli, e quelle rimaste sono disperse in molti luoghi. A Firenze si trovano gli affreschi realizzati insieme a Masolino nella Cappella Brancacci della chiesa del Carmine (portati a compimento fra il 1424 e il 1425) e la fondamentale Trinità nella chiesa di Santa Maria Novella (risalente al 1427 circa, ultima sua opera giunta fino a noi), nonché due tempere su tavola custodite agli Uffizi, la Madonna del solletico e la Sant’Anna Metterza (dipinta insieme a Masolino).

Masaccio, Trittico di San Giovenale
Masaccio, Trittico di San Giovenale

A poca distanza dal capoluogo toscano si può ammirare lo straordinario Trittico di San Giovenale, esposto nel Museo Masaccio della pieve di Cascia di Reggello. Il Trittico è la prima opera di Masaccio a noi nota, dipinta il 23 aprile 1422 all’età ventuno anni, come indicato dall’iscrizione che corre sul bordo inferiore: “ANNO DOMINI MCCCCXXII A DI VENTITRE APRILE”. Questa iscrizione è importante non solo perché consente di datare esattamente la tavola, ma anche perché per la prima volta in Europa vengono utilizzate le moderne lettere capitali umanistiche anziché quelle gotiche internazionali: a Masaccio va anche questo primato.

Masaccio, Trittico di San Giovenale, dettaglio dell'iscrizione
Masaccio, Trittico di San Giovenale, dettaglio dell’iscrizione

Il Trittico rappresenta la Madonna col Bambino e due angeli ai piedi, accompagnata dai santi Bartolomeo e Biagio (nello scomparto di sinistra) e Giovenale e Antonio Abate (a destra). L’opera probabilmente venne commissionata dal patrono della chiesetta di San Giovenale a Cascia di Reggello, Vanni Castellani, e fu dipinta a Firenze dove rimase in un primo momento per essere ammirata dagli artisti dell’epoca.

Masaccio, Trittico di San Giovenale, dettaglio della Madonna col Bambino
Masaccio, Trittico di San Giovenale, dettaglio della Madonna col Bambino

L’innovazione che essa testimonia è evidente: l’intera composizione è organizzata secondo una chiara impostazione prospettica, attraverso la spazialità del trono monumentale della Madonna – incurvato in profondità e proiettato in avanti nelle ante laterali – e la disposizione delle assi del pavimento, che convergono prospetticamente verso un punto di fuga centrale. I santi raffigurati negli scomparti laterali sono una rappresentazione realistica di personaggi che sostengono pastorali e libri, li stringono e li afferrano: colpisce la fedeltà al vero degli occhi di Sant’Antonio Abate, che sono arrossati all’interno delle palpebre secondo un tratto tipico dell’uomo anziano, mentre un vivace maialino si muove ai suoi piedi, introducendo una nota naturalistica in un contesto solenne.

Masaccio, Trittico di San Giovenale, dettaglio dei volti dei santi Giovenale e Antonio Abate
Masaccio, Trittico di San Giovenale, dettaglio dei volti dei santi Giovenale e Antonio Abate

Altri elementi sottolineano la grande sensibilità di Masaccio e l’acutezza  del suo sguardo: il Bambino stringe tra le mani un grappolo d’uva, che era rifinito in lacca andata perduta, mentre tiene due dita dell’altra mano in bocca; la Vergine indossa al dito anulare un doppio anello e la sua veste era decorata in oro (purtroppo perduto); San Giovenale tiene aperto un libro sul quale si legge l’antifona al Salmo 109: la scrittura è stata paragonata all’unico autografo noto del pittore, una denuncia al catasto del 1427, e risulta essere della stessa mano.

Altre immagini del Trittico:

Masaccio, Trinità, Chiesa di Santa Maria Novella
Masaccio, Trinità, Chiesa di Santa Maria Novella

Altre opere di Masaccio sono il Polittico di Pisa (risalente al 1426), oggi smembrato e in parte disperso – nel Museo Nazionale di San Matteo a Pisa si conserva il pannello con San Paolo, il Museo Capodimonte di Napoli custodisce il pannello con la Crocifissione, altre parti sono a Los Angeles, Berlino, Londra – e lo scomparto con i santi Girolamo e Giovanni Battista per il polittico di Santa Maria Maggiore (oggi a Londra).

La possibilità di ammirare questa opera merita assolutamente il viaggio a Cascia di Reggello, dove peraltro il Museo Masaccio offre un’interessante pinacoteca con tavole della bottega di Domenico Ghirlandaio, di Agnolo Guidotti, di Santi di Tito, oltre che suppellettili sacre e paramenti liturgici, risalenti dal tardo Quattrocento fino al Settecento.

Altre immagini del Museo Masaccio:

L'abbazia di Vallombrosa
L’abbazia di Vallombrosa

Una volta a Reggello si può raggiungere Vallombrosa e visitare l’abbazia fondata nel 1058 da San Giovanni Gualberto, nel cui museo si trova la splendida Pala di Vallombrosa di Domenico Ghirlandaio, oppure attraversare il Valdarno e risalire in direzione del Chianti, per un giro fra borghi e badie: qui un itinerario possibile, a partire dalla badia a Coltibuono (sempre possesso dei benedettini vallombrosani) quindi Vertine, Volpaia e infine Castello di Ama.

Altre immagini di Vallombrosa:

Per mangiare in zona, consiglio senz’altro il ristorante Archimede, per assaggiare l’autentica cucina toscana in un ambiente davvero verace: ottimi l’arrosto girato, i primi a base di funghi e tartufo, le trote pescate nel vivaio.

I piatti serviti da Archimede:

Mappa:

Pio II, Cosimo de’ Medici e il sogno di una nuova crociata negli affreschi di Pinturicchio e Benozzo Gozzoli

Convocazione del concilio di Mantova
Pinturicchio, Libreria Piccolomini nella Cattedrale di Siena. Convocazione del concilio di Mantova

Le pareti della Libreria Piccolomini che ho da poco ammirato nella Cattedrale di Siena raccontano la vita e le opere di papa Pio II, al secolo Enea Piccolomini (1405-1464), dalla sua prima impresa – la partenza per il concilio di Basilea – fino all’ultima, l’arrivo nel porto di Ancona per dare avvio alla crociata. Fra le scene rappresentate da Pinturicchio e dalla sua bottega vi è l’episodio della convocazione del concilio di Mantova: la Dieta, che si svolse dal primo giugno 1459 al 14 gennaio 1460, era stata convocata dal pontefice con l’obiettivo di indire una nuova guerra santa contro i turchi, per liberare il mar Adriatico dalla loro presenza e recuperare le terre occupate nell’Oriente bizantino. Per raggiungere la sede del concilio Pio II affrontò un lungo viaggio che lo portò – tra le varie tappe – a visitare il suo borgo natìo, Corsignano in val d’Orcia (nell’occasione ricostruito e ribattezzato Pienza), e Firenze, dove fece ingresso il 25 aprile.

Corteo del Mago giovane fra i personaggi, il primo cavaliere a destra è identificato con Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini. Sul cavallo accanto al suo, Galeazzo Maria Sforza, duca di Pavia. Il terzo personaggio a cavallo è Cosimo il Vecchio, mentre il quarto cavaliere è identificato con il figlio, Piero il Gottoso. Tra i due, con una singolare acconciatura, potrebbe esservi Carlo o Giovanni, figli illegittimi di Cosimo
Benozzo Gozzoli, Corteo dei Magi nella Cappella di Palazzo Medici Riccardi. Corteo del Mago giovane fra i personaggi, il primo cavaliere a destra è identificato con Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini. Sul cavallo accanto al suo, Galeazzo Maria Sforza, duca di Pavia. Il terzo personaggio a cavallo è Cosimo il Vecchio, mentre il quarto cavaliere è identificato con il figlio, Piero il Gottoso. Tra i due, con una singolare acconciatura, potrebbe esservi Carlo o Giovanni, figli illegittimi di Cosimo

Durante il suo soggiorno, accompagnato da Sigismondo Pandolfo Malatesta signore di Rimini, alloggiò negli appartamenti papali del convento domenicano di Santa Maria Novella, trattenendosi sino al 5 maggio. In città incontrò Galeazzo Maria Sforza, figlio primogenito del duca di Milano che si era recato nell’alleata Firenze come ambasciatore del padre, mentre non riuscì a vedere Cosimo, immobilizzato da un forse diplomatico attacco di gotta: il Medici riuscì dunque a sottrarsi all’incontro con il pontefice e ad evitare di trattare la faccenda della crociata, che lui riteneva una follia. Durante la permanenza di Pio II e di Galeazzo Maria Sforza i fiorentini organizzarono feste e spettacoli in onore dei due ospiti, tra cui una giostra in piazza Santa Croce, un ballo nel Mercato nuovo, un banchetto nel palazzo Medici di via Larga (l’attuale Palazzo Medici Riccardi), una caccia con animali feroci. Il protagonista dello spettacolo organizzato in via Larga in occasione della cena fu Lorenzo il Magnifico, figlio di Cosimo, allora undicenne.

Dettaglio del Mago giovane, tradizionalmente identificato con Lorenzo il Magnifico
Benozzo Gozzoli, Corteo dei Magi nella Cappella di Palazzo Medici Riccardi. Dettaglio del Mago giovane, tradizionalmente identificato con Lorenzo il Magnifico

Lo splendore dei festeggiamenti influenzò senza dubbio il pittore Benozzo Gozzoli, che entro il 1462 affrescò la cappella di Palazzo Medici Riccardi con un magnifico corteo dei Magi (cui ho dedicato questo post). Nelle sembianze del Mago giovane dipinto da Benozzo si riconosce Lorenzo il Magnifico, rappresentato con un copricapo simile a quello realmente indossato dall’undicenne nello spettacolo di via Larga del 1459. Nel corteo che segue il Mago sulle pareti della cappella si possono individuare i personaggi che in quella occasione si riunirono a Firenze: Sigismondo Pandolfo Malatesta, Galeazzo Maria Sforza, Cosimo il Vecchio e il figlio Piero il Gottoso (committente dell’affresco benozziano).

Arrivo di Pio II ad Ancona per dare avvio alla II Crociata - dettaglio del fondo con Ancona
Pinturicchio, Libreria Piccolomini nella Cattedrale di Siena. Arrivo di Pio II ad Ancona per dare avvio alla II Crociata – dettaglio del fondo con Ancona

Il progetto di una nuova crociata fortemente propugnato da Pio II non giunse, nemmeno negli anni seguenti, all’esito sperato, tanto da indurre lo stesso pontefice, ormai vecchio e malato, ad annunciare di voler condurre di persona la flotta nell’Adriatico: a questo scopo giunse ad Ancona il 19 luglio 1464, dove morì nella notte fra il 14 e 15 agosto, pochi giorni dopo l’arrivo delle navi promesse dai Veneziani. Questo episodio è rappresentato nell’ultimo riquadro del ciclo della Libreria Piccolomini, con il vecchio pontefice seduto in portantina e alle sue spalle il porto, con le imbarcazioni veneziane in arrivo.

Due affreschi (due capolavori), quelli di Pinturicchio e di Benozzo Gozzoli, che testimoniano l’incontro fra personaggi e storie cruciali del nostro Quattrocento, una vicenda – la gotta di Cosimo il Vecchio – che racconta l’astuzia di colui che era divenuto il Signore di Firenze, e la volontà incrollabile di Pio II di indire una crociata per opporsi alla disgregazione morale – e territoriale – della cristianità.

Altre immagini:

Le chiese di Siena: un itinerario alla scoperta di tesori meno conosciuti

Il panorama di Siena dalla chiesa di San Domenico
Il panorama di Siena dalla chiesa di San Domenico

Sono tornata a Siena per studiare la Libreria Piccolomini della Cattedrale (al capolavoro di Pinturicchio ho dedicato questo articolo) e nell’occasione mi sono recata in alcune chiese che non avevo mai visitato prima.

La navata della chiesa di San Domenico
La navata della chiesa di San Domenico

Dopo aver ammirato la Cattedrale, il Museo dell’Opera del Duomo, il Battistero, il complesso di Santa Maria della Scala, il Palazzo Comunale e la Pinacoteca nel corso delle mie visite precedenti, stavolta ho voluto visitare luoghi meno noti, cominciando dalla Basilica di San Domenico, da cui il panorama sul Duomo, il campanile e la Torre del Mangia è davvero splendido.

La Cappella di santa Caterina nella chiesa di San Domenico
La Cappella di santa Caterina nella chiesa di San Domenico

Risalente al 1226, la chiesa venne in seguito ampliata nelle forme gotiche attuali: edificata in mattoni, in controfacciata ospita una struttura soprelevata chiamata Cappella delle Volte, luogo di preghiera delle suore Mantellate legato ad episodi di santità di Caterina da Siena. Sulla parete di fondo si ammira un ritratto veritiero della santa, opera ad affresco di Andrea Vanni. Il luogo più suggestivo è senz’altro la cappella dedicata a Caterina, voluta nel 1466 per custodire la reliquia della testa della santa (in questa basilica sin dal 1383), collocata al centro dell’altare e affiancata da due affreschi del Sodoma con Svenimento ed Estasi. Il pavimento marmoreo è opera di Francesco di Giorgio e rappresenta Orfeo e gli animali. Sulla parete di destra si trovano anche un affresco staccato di Pietro Lorenzetti con Madonna col Bambino, San Giovanni Battista e un cavaliere e l’Adorazione dei pastori di Francesco di Giorgio.

Altre foto di San Domenico:

Ho quindi visitato la basilica di San Francesco, anch’essa risalente al 1228 e successivamente ampliata in forme gotiche.

Chiesa di San Francesco
Chiesa di San Francesco

Come la chiesa domenicana, ha pianta a croce egizia ed è stata edificata in mattoni: un luogo dalle imponenti dimensioni, adatto ad accogliere grandi masse di fedeli in occasione delle predicazioni. Nel transetto destro si trova la cappella delle Sacre Particole, ostie rimaste miracolosamente incorrotte dal 14 agosto 1730, quando venne trafugata la pisside che le custodiva. In una cappella del transetto sinistro si trova una Crocifissione di Pietro Lorenzetti, che faceva parte di un ciclo realizzato insieme al fratello Ambrogio per la sala capitolare e il chiostro del convento francescano. I brani superstiti sono inoltre le scene con il Martirio di frati francescani e San Ludovico da Tolosa che si congeda da Bonifacio VIII.

Altre foto di San Francesco:

La navata della chiesa di Sant'Agostino
La navata della chiesa di Sant’Agostino

Ho raggiunto la chiesa di Sant’Agostino, che si erge a fianco del prato che ne porta il nome: risalente al 1258, a fine Settecento venne rinnovata da Luigi Vanvitelli, a cui si deve il luminoso interno a una navata. Qui si ammira, in un altare laterale, un Crocifisso e Santi di Perugino, mentre nella cappella in fondo a destra si osservano affreschi quattrocenteschi sopravvissuti al rinnovamento vanvitelliano: la volta con le Sibille ad opera di Luca Signorelli e sulle pareti due affreschi in monocromo di Francesco di Giorgio Martini e bottega, rappresentanti la Nascita della Vergine e la Natività di Gesù. Nella piazza di fronte alla chiesa di trova l’Accademia dei Fisiocratici, fondata nel 1691 da Pirro Maria Gabrieli e il Museo di Storia Naturale (uno dei più antichi della Toscana).

Altre foto di Sant’Agostino:

San Clemente in Santa Maria dei Servi
San Clemente in Santa Maria dei Servi

Dalla chiesa di sant’Agostino ho imboccato via Sant’Agata e seguendone il corso dopo la piazza del Mercato, lungo il lato posteriore del Palazzo Pubblico, percorrendo via del Salicotto sono giunta all’ultima chiesa del mio itinerario, San Clemente in Santa Maria dei Servi. Innalzata sopra una scalinata in fondo alla bella piazza alberata, il suo nome ne racconta l’origine, fondata dall’ordine dei frati Servi di Maria sull’allora preesistente e fatiscente chiesa di San Clemente.

Coppo di Marcovaldo, Madonna del Bordone
Coppo di Marcovaldo, Madonna del Bordone

Al suo interno mostra le epoche e gli stili degli ampliamenti e degli interventi successivi: le tre navate risalgono all’alto Rinascimento, il transetto e l’abside al periodo gotico, gli altari laterali sono barocchi mentre l’illuminazione in ferro battuto è neogotica. Il campanile è romanico, del XIII secolo, mentre la scalinata d’accesso risale al Settecento. Fra le opere si distingue la Madonna col Bambino e due angeli, detta “Madonna del Bordone” di Coppo di Marcovaldo, firmata e datata 1261, ispirata a un modello bizantino. Vi sono inoltre un affresco di Pietro Lorenzetti rappresentante la Strage degli innocenti e una tela di medesimo soggetto di Matteo di Giovanni (1491), nonché una Croce dipinta di Niccolò di Segna di Bonaventura. Sull’altare è collocata l’Incoronazione di Maria di Bernardino Fungai (1501).

Altre foto di San Clemente in Santa Maria dei Servi:

Per pranzo mi sono fermata all’Enoteca I Terzi, collocata in una posizione centrale rispetto ai luoghi da visitare e di qualità e servizio garantiti. Fra i piatti ordinati: salmone marinato con cipolla rossa, carpaccio di girello con fonduta di gorgonzola, pici al ragù chiantigiano, spaghetti al limone con rana pescatrice  e zucchine.

I piatti:

Altre immagini di Siena:

Mappa delle chiese visitate:

Eco e Narciso: la mostra nei nuovi spazi espositivi della Galleria Barberini a Roma

Luigi Ontani, Le Ore, nel Salone Pietro da Cortona
Luigi Ontani, Le Ore, nel Salone Pietro da Cortona

E’ dedicata ad Eco e Narciso la mostra allestita fino al 28 ottobre nelle sale di Palazzo Barberini finalmente riaperte al pubblico. L’esposizione festeggia la restituzione degli ambienti dell’ala meridionale del palazzo, situati al piano nobile: undici sale affacciate sui giardini che dal XVII secolo costituivano gli appartamenti dei Cardinali Barberini. Sin dalla scelta, nel 1949, del Palazzo quale sede della Galleria Nazionale di Arte Antica, questi ambienti sono stati occupati dal Circolo Ufficiali delle Forze Armate: dopo oltre settanta anni, con il loro ricongiungimento al museo, il complesso museale ha conquistato finalmente la sua unitarietà.

Giulio Paolini, Eco nel vuoto, e dietro Caravaggio, Narciso
Giulio Paolini, Eco nel vuoto, e dietro Caravaggio, Narciso

Per inaugurare il nuovo percorso è stata organizzata una mostra, in collaborazione con il MAXXI, dedicata al tema del ritratto e dell’autoritratto, in un confronto tra arte antica e contemporanea nell’accostamento tra opere delle rispettive collezioni.

L’aspetto interessante della mostra – oltre ovviamente alla possibilità di scoprire e godere dei nuovi ambienti espositivi – è la sua riflessione sulla questione dell’identità e della sua rappresentazione, nel passato e nell’epoca attuale, in senso individuale e collettivo, nei suoi significati sociali, etnici, culturali e storici. Sono molteplici i maestri in mostra, da Caravaggio a Giulio Paolini, da Bronzino a Richard Serra, da Raffaello a Luigi Ontani, da Pierre Subleyras a Stefano Arienti, le cui opere sono articolate per temi come l’intimità, la socialità, la temporalità, l’identità e la differenza, l’erotismo, le convenzioni sociali.

La Sala dei paesaggi, Palazzo Barberini
La Sala dei paesaggi, Palazzo Barberini

Il percorso comincia nel magnifico salone affrescato da Pietro da Cortona, monumentale celebrazione del papa Urbano VIII Barberini, sotto al quale si trova l’opera di Luigi Ontani Le Ore, riflessione – sin dal titolo – sul tema della temporalità e al contempo testimonianza del narcisismo dell’artista. Nella sala ovale è esposto il Narciso attribuito a Caravaggio cui risponde l’installazione di Giulio Paolini Eco nel vuoto: la figura di Narciso è presente nei suoi frammenti dispersi attorno a una roccia, sulla quale precipita Eco.

Maria Lai, Libro cucito
Maria Lai, Libro cucito

Nella sala successiva, la splendida Sala dei paesaggi dalle pareti affrescate alla metà dell’Ottocento con le vedute dei feudi Barberini, sono esposti i libri cuciti di Maria Lai: raccontano il forte legame dell’artista con la sua terra, la Sardegna di Ulassai, e il suo paesaggio interiore, intimo e personale. Nella Sala delle cineserie sono messi a confronto il Filosofo di Luca Giordano, rappresentato come uomo di estrema bruttezza, e due opere di Markus Schinwald, Untitles (extensions) #X e Luis.

Markus Schinwald, Luis
Markus Schinwald, Luis

Nell’appartamento d’estate si evidenzia il tema della proiezione esteriore della personalità nel suo ruolo pubblico, attraverso il Ritratto di Stefano IV Colonna di Bronzino, il Ritratto di Enrico VIII di Hans Holbein il Giovane, e le due opere di Richard Serra Butor e Melville: gli ambienti sono la camera da letto e la camera dell’udienza del Cardinale, luoghi dunque che coniugavano sfera pubblica e privata. Nella camera da letto si trovano i ritratti che Serra ha realizzato dei suoi due scrittori preferiti, Michel Butor e Hermann Melville: una macchia, nera come l’inchiostro con cui lo scrittore traccia il segno della storia sulla carta. Nella camera dell’udienza si fronteggiano i due ritratti di Bronzino e Holbein, realizzati quasi contemporaneamente (nel 1546 e nel 1540), celebranti il ruolo pubblico dei due uomini di potere.

Hans Holbein il Giovane, Ritratto di Enrico VIII - dettaglio
Hans Holbein il Giovane, Ritratto di Enrico VIII – dettaglio

Nella sala del trono si trovano i dipinti di Romanelli e Belloni Nozze di Bacco e Arianna e Peleo e Teti, e il video – con protagonista sempre femminile – di Shrin Neshat Illusion & Mirrors, mentre nella cappella è esposto il celebre Ritratto di Beatrice Cenci che, secondo la leggenda, venne realizzato da Guido Reni la notte precedente la morte della giovane: il ritratto, presunto, riconduce alla vicenda di fine Cinquecento quando la fanciulla, figlia di un nobile romano violento e dispotico, uccise il padre con l’aiuto della matrigna e del fratello e venne per questo decapitata nel 1599 sul ponte di Castel Sant’Angelo.

Kiki Smith, Large dessert
Kiki Smith, Large dessert

Nella Sala delle udienze – luogo dove il Cardinal Barberini dava udienza d’inverno – è allestita l’opera di Kiki Smith Large Dessert, con figurine femminili plasmate in porcellana di Sèvres emblemi di una dimensione familiare e domestica. L’opera è accostata ai pastelli di Rosalba Carriera con l’Allegoria dei quattro elementi e le Teste femminili di Benedetto Luti.

Pierre Subleyras, Nudo femminile di schiena
Pierre Subleyras, Nudo femminile di schiena

Nell’appartamento d’inverno campeggia la splendida tela di Pierre Subleyras, Nudo femminile di schiena, che insieme ai ritratti in coppia di Stefano ArientiSBQR, netnude, gayscape, orsiitaliani, etc… – suggerisce il tema dell’intimità, del voyerismo, dell’erotico e del conturbante. Nella prima sala dell’appartamento d’inverno il Ritratto della famiglia Quarantotti di Marco Benefial, rappresentante la famiglia del missionario Giovanni Battista sullo sfondo di un paesaggio esotico ideale, è messo a confronto con The invisible Man di Yinka Shonibare Mbe, opera specificamente realizzata per questa mostra e ispirata al quadro di Benefial: è la figura di un domestico, indispensabile alla famiglia del ritratto, ma invisibile, con un globo al posto della testa e sulle spalle un grande sacco di vettovaglie.

Yinka Shonibare Mbe, The invisible man
Yinka Shonibare Mbe, The invisible man

Nelle camere private dell’appartamento, opposte e speculari a quelle estive, si trovano la Maddalena di Piero di Cosimo e la Fornarina di Raffaello, che si confrontano con Bent and Fused di Monica Bonvicini: una installazione di luci al neon, accecanti, intrecciate da fili che rimandano all’arte femminile del ricamo. Il percorso espositivo si conclude nella Sala dei marmi, dove il ritratto del padrone di casa papa Urbano VIII, scolpito dal Bernini, si misura con due grandi tele di Yan Pei-Ming, Pape Mao: sono opere di dimensioni imponenti, che hanno l’aspetto di manifesti, destinate a una dimensione mediatica di arredo urbano.

Informazioni sulla mostra:
Eco e Narciso. Ritratto e autoritratto nelle collezioni del MAXXI e delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini
A cura di Flaminia Gennari Santori e Bartolomeo Pietromarchi
18 maggio – 28 ottobre 2018

Altre immagini:

Mappa:

Quattro giorni a Vienna: musei, parchi, vicoli fiabeschi, palazzi sontuosi… e schnitzler

Gloriette di Schönbrunn
Gloriette di Schönbrunn

Sono appena tornata da Vienna, una città che non conoscevo e che mi ha profondamente colpito. Ho potuto visitare alcuni musei, passeggiare per le strade del centro e ammirarne i parchi, e anche assaggiare le prelibatezze della cucina austriaca come la schnitzel, una gigantesca cotoletta (di manzo o maiale) impanata e fritta, e l’imperdibile Sacher torte. Ho approfittato dell’occasione dei festeggiamenti in onore di Gustav Klimt e delle iniziative speciali organizzate in concomitanza dei 100 anni della sua morte: in molte istituzioni museali infatti sono visibili opere solitamente inaccessibili, ed organizzate esposizioni dedicate a questa occorrenza (le ho raccolte in questo album della mia pagina facebook).

Gustav Klimt, Il bacio - dettaglio
Gustav Klimt, Il bacio – dettaglio

Sono tornata a casa con il desiderio di tornarvi, per godere della cura con cui sono tenuti i giardini pubblici – festosamente invasi da famiglie con bambini, anziani, persone di ogni età, per scoprire dietro chiese dalle semplici e scarne facciate tesori opulenti e sfarzosi, per stupirmi delle corti pittoresche che si aprono a sorpresa seguendo i vicoli del centro, per approfondire la conoscenza degli artisti che qui ho visto per la prima volta dal vivo. Racconto quel che ho visto e che suggerisco di vedere in un fine settimana lungo, in questa meravigliosa capitale europea.

Cattedrale di Santo Stefano
Cattedrale di Santo Stefano

All’arrivo ho sperimentato subito l’efficienza austriaca nel raggiungere il centro dall’aeroporto: con il CAT (acronimo di City Airport Train) si raggiunge lo snodo di Wien Mitte (subito fuori da Ringstrasse, a 15 minuti a piedi dal Duomo) in 16 minuti senza fermate intermedie: fantastico! Avevo prenotato un appartamento tramite Airbnb in Singerstrasse, a due minuti a piedi dalla cattedrale di Santo Stefano: atterrando all’ora di pranzo ho appoggiato le valigie e sono subito uscita per andare a scoprire la Innere Stadt, il centro storico, che per le sue dimensioni ridotte si gira comodamente a piedi.

Cattedrale di Santo Stefano, interno
Cattedrale di Santo Stefano, interno

La prima tappa è stata la Cattedrale, autentico scrigno della storia austriaca: colpisce subito per il suo tetto dalle tegole smaltate disposte su entrambi gli spioventi, su un lato con un motivo a zig-zag, sull’altro con la raffigurazione dell’aquila dello stemma austriaco. All’interno si trova uno spettacolare pulpito in pietra, risalente al 1515, e l’altare maggiore, barocco, sormontato da un grande dipinto raffigurante la lapidazione di Santo Stefano. Nella navata di sinistra un altare decorato con 72 pannelli scultorei rappresentanti la vita della Vergine e di Cristo, mentre in quella di destra la tomba in marmo rosso dell’imperatore Federico III.

Chiesa dei gesuiti, interno
Chiesa dei gesuiti, interno

Sono visitabili anche le catacombe, la torre meridionale, la Pummerin (campana collocata nella torre settentrionale, realizzata con il piombo dei cannoni turchi che nel 1683 bombardarono le mura cittadine), il tesoro. Poco distante si trova la Casa di Mozart, oggi museo, dove il compositore visse tra il 1784 e il 1787: è l’unica dimora – tra le innumerevoli abitate dal genio- ancora in piedi.

Chiesa dei gesuiti, finta cupola di Andrea Pozzo
Chiesa dei gesuiti, finta cupola di Andrea Pozzo

Consiglio poi la visita della Chiesa dei Gesuiti che colpisce immediatamente per l’incredibile soffitto della cupola, realizzato dall’architetto Andrea Pozzo sul modello di quello già affrescato nella chiesa di Sant’Ignazio a Roma (all’opera ho dedicato questo post facebook), con effetto di trompe-l’œil. Oltre a questo mirabile ed ingegnoso artificio, la chiesa rivela un interno ricchissimo ed opulento, non intuibile dalla semplice facciata che sporge sulla piazza, accanto alla quale si trova l’Accademia Austriaca delle Scienze.

Chiesa greco-ortodossa
Chiesa greco-ortodossa

Altrettanto ricca e sfarzosa è la vicina Chiesa dei Domenicani, risalente al 1634 e considerata la più bella chiesa del primo barocco a Vienna. E’ molto interessante passeggiare per il Fleishmarkt, cuore del quartiere greco (dove tra l’altro si ammira la suggestiva chiesa greco-ortodossa con interni in stile bizantino), e il vicino Judengasse, fulcro del quartiere ebraico: qui si trova la sinagoga Stadttempel e la Ruprechtskirche, la chiesa più antica della capitale, risalente al 740 d.C.. Nelle immediate vicinanze c’è anche l’Ankeruhr, un magnifico orologio in stile Jugen con personaggi illustri che segnano le ore.

Holocaust-Denkmal
Holocaust-Denkmal

Merita una visita la chiesa di San Pietro, che custodisce uno sfavillante altare dorato, e la Pestsäule, colonna risalente al 1693 in memoria delle 75mila vittime della peste. Poco distante si trova il suggestivo monumento dedicato alle vittime austriache della Shoah, Holocaust-Denkmal, realizzato nel 2000 dalla scultrice inglese Rachel Whiteread: è una biblioteca a forma di bunker, composta da volumi i cui dorsi sono rivolti verso l’interno, illeggibili, a simboleggiare le storie delle persone che nessuno ha potuto conoscere. Sul basamento del memoriale sono incisi i nomi dei campi di concentramento nazisti presenti in Austria.

La Riesenrad del Prater
La Riesenrad del Prater

Ho trascorso l’ultima parte del pomeriggio nel parco del Prater, pieno di persone a passeggiare e prendere il fresco. L’ho raggiunto con una comodissima metropolitana (linea rossa, dalla cattedrale di Santo Stefano sono tre fermate fino a Praterstern). Ho camminato in mezzo ai giochi – alcuni davvero antichi! – del lunapark del Wurstelprater, e sono infine salita sulla famosa ruota panoramica Riesenrad, che mi ha subito ricordato una delle scene più memorabili del film di Orson Welles “Il terzo uomo”: costruita nel 1897 e uscita indenne dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, impiega circa venti minuti per compiere un giro completo e offre un bel panorama di Vienna.

Altre immagini:

Kunsthistorisches Museum
Kunsthistorisches Museum

Il secondo giorno l’ho dedicato ai musei, a partire dal più importante, il Kunsthistorisches, che si affaccia – insieme al Naturhistorisches – sulla Maria-Theresien-Platz (una delle piazze più belle di Vienna). Il Kunst, dallo stile rinascimentale italiano, fu voluto dall’imperatore Francesco Giuseppe per ospitare le collezioni imperiali e custodisce uno sterminato patrimonio artistico.

Gustav Klimt, affreschi del Kunsthistorisches Museum
Gustav Klimt, affreschi del Kunsthistorisches Museum

Ho acquistato il biglietto al totem presente in biglietteria e noleggiato a parte l’audioguida. Come prima cosa ho visitato l’installazione temporanea dedicata a Klimt, “Stairway to Klimt”, allestita in occasione dei 100 anni della morte del pittore (visitabile fino al 2 settembre): si tratta di una scala che permette di ammirare da vicino gli affreschi realizzati dal giovane Klimt nella volta dello scalone principale.

Pieter Bruegel il Vecchio, Torre di Babele
Pieter Bruegel il Vecchio, Torre di Babele

Mi sono poi recata nella pinacoteca, che custodisce capolavori come la Torre di Babele di Bruegel (esposta insieme ad altri nella sala dedicata al maestro), l’Adorazione della Santissima Trinità di Dürer, la Madonna del Belvedere di Raffaello, la Madonna del Rosario di Caravaggio, l’Estate di Arcimboldo, la celeberrima Saliera di Benvenuto Cellini.

Raffaello, Madonna del belvedere
Raffaello, Madonna del belvedere

Oltre a questi, nell’ala dedicata alla pittura italiana si trovano capolavori di Tiziano, Antonello da Messina, Andrea Mantegna, Lorenzo Lotto, Giorgione, Tintoretto, Veronese, Orazio Gentileschi, Bellotto, Guardi. Ricchissima anche la collezione tedesca, olandese e fiamminga: Rubens, Lucas Cranach, Wolf Huber, Rogier van der Weyden, Hans Memling, Hieronymus Bosch, Hugo van der Goes, Hans Holbein, Vermeer, Rembrandt, alcuni degli artisti esposti. La più spettacolare è senz’altro la sala dedicata alle opere di Pieter Bruegel il Vecchio con una sequela di capolavori come – oltre alla Torre di Babele – Giochi di bambini, Lotta tra il carnevale e la quaresima, Cacciatori nella neve, Ladro di nidi, Conversione di Paolo, Salita al Calvario, Ritorno della mandria, Banchetto nunziale, Danza di contadini, Strage degli innocenti, Giornata buia.

Benvenuto Cellini, Saliera
Benvenuto Cellini, Saliera

Nella pagina facebook ho pubblicato un album con alcune di queste opere. Ho pranzato presso la caffetteria del Museo, allestita nella splendida sala della cupola. A seguire ho passeggiato tra le opere delle collezioni di arte antica e di arte egizia e del Medio Oriente, oltre che fra i tesori del Gabinetto delle curiosità, che comprendono sculture in avorio, coppe in oro e pietre dure, cineserie e cristalli di rocca.

Canova, Teseo uccide il minotauro
Canova, Teseo uccide il minotauro

Prima di abbandonare il museo ho ammirato da vicino il gruppo scultoreo di Canova collocato al centro dello scalone monumentale, rappresentante Teseo che uccide il Minotauro. Una volta uscita ho attraversato Ringrastrasse e costeggiato il complesso dei palazzi imperiali di Hofburg, abitato dagli Asburgo per oltre 600 anni, dal 1279 al 1918.

Burggarten
Burggarten

Alle spalle dei palazzi si trova il Burggarten, un’oasi di verde e frescura in cui spicca la statua dedicata a Mozart, e una splendida serra dove volano farfalle, fiancheggiata dalla caffetteria della Palmenhaus in stile Jugen. Ottima per una sosta ristoratrice immersi in una atmosfera davvero viennese! Attraversato il giardino sono giunta all’Albertina, che custodisce la più grande raccolta di arti grafiche al mondo.

Palmenhaus del Burggarten
Palmenhaus del Burggarten

Adesso espone la mostra temporanea “Monet to Picasso” con opere appartenenti alla collezione permanente Batliner (dipinti del periodo di Monet e Picasso, opere dell’avanguardia russa e dell’arte europea del XX secolo), nonché disegni celeberrimi di Dürer quali il Leprotto e la Grande zolla (adesso esposti in facsimile, dal 20 settembre 2019 sarà possibile ammirarli dal vero in una grande temporanea dedicata al genio tedesco: da segnare in agenda!).

Altre immagini:

Giardino del principe ereditario, Schönbrunn
Giardino del principe ereditario, Schönbrunn

Ho trascorso il giorno successivo visitando il parco e la Reggia di Schönbrunn, che si raggiunge comodamente in metropolitana (linea verde, da Karlsplatz bastano 7 fermate) pur avendo costituito la residenza di campagna degli Asburgo. Consiglio di acquistare on line l’accesso alla residenza, sia per evitare code alla biglietteria sia per avere la certezza dell’orario di ingresso.

Fontana di Nettuno, Schönbrunn
Fontana di Nettuno

Altrimenti, come ho fatto io, ho acquistato alla biglietteria il primo accesso disponibile al palazzo (alle ore 14,00, presentandomi alle 10) e nel frattempo ho visitato i giardini. Il parco circostante infatti, dall’aspetto veramente magnifico e curatissimo, è pubblico e ad ingresso libero, ad eccezione di alcune “attrazioni” che sono a pagamento.

Fontana dell'obelisco, Schönbrunn
Fontana dell’obelisco

Volendo visitare tutto, ho dunque acquistato il biglietto Classic Pass, che include il giro di tutte le sale del palazzo (40 sale, della durata di 60 minuti con audioguida) con accesso appunto alle 14,00. Nel mentre ho passeggiato per i giardini e ho avuto accesso alle seguenti “attrazioni” a pagamento: Giardino del principe ereditario, Labirinto, Giardino dell’Orangerie, Terrazza panoramica della Gloriette. Ho inoltre pagato in aggiunta l’accesso alle Palmenhaus e alla Wüstenhaus, non incluse in alcuna formula. Esistono anche altre soluzioni, come l’accesso alle sole sale del Palazzo (22 sale o tutte e 40), il Sisi Ticket, il Family pass, l’acquisto singolo del Labirinto o della Gloriette: tutte le possibilità sono ben spiegate nel sito internet e comprendono il noleggio dell’audioguida.

Gloriette, Schönbrunn
Gloriette

Ho trascorso dunque gran parte della giornata passeggiando tra le aiuole in fiore, le siepi di bosso, le fontane ricche di sculture, e consiglio l’esperienza perché il luogo è davvero un incanto: i giardini sono verde pubblico aperto a tutti sin dal 1779, e nascondono angoli pittoreschi da scoprire percorrendone i viali alberati disposti a reticolo e a stella (a questa pagina si trova la planimetria, che ben rende l’idea).

Fontana, Schönbrunn
Fontana

Al loro centro si trova la Fontana di Nettuno, risalente al 1781, mentre nel punto più alto si ammira la Gloriette, del 1775: il Classic Pass consente di salire sin sulla terrazza, da cui si ammira un indimendicabile panorama sul parco, la Reggia e, alle spalle, tutta la città di Vienna. Da visitare anche il Labirinto, realizzato con il classico dedalo in siepi di bosso sul modello di quello che si trovava qui tra il 1720 e il 1892, e il Giardino del principe, circondato da un pergolato a ferro di cavallo e intervallato da graziosi padiglioni verdi e bianchi.

Labirinto, Schönbrunn
Labirinto

Sono poi numerose le fontane disseminate nel verde, come la Fontana dell’Angelo e la maestosa Fontana dell’Obelisco, ornato da geroglifici d’invenzione. Gran parte del parco è inoltre occupata dal giardino zoologico, progettato nel 1751 e aperto al pubblico nel 1779: è il più antico zoo del mondo, e attualmente ospita circa 750 animali.

Palmenhaus, Schönbrunn
Palmenhaus

Merita senz’altro la visita – pur essendo appunto esclusa da qualsiasi biglietto combinato e accessibile con un biglietto a se stante, la Palmenhaus, la Serra delle palme, costruita nel 1882 su modello di quella dei Kew Gardens di Londra. Il biglietto consente anche l’accesso alla Wüstenhaus, che ricrea gli ambienti desertici. Per quanto riguarda invece la visita delle sale della Reggia – dove non è possibile scattare fotografie – essa segue necessariamente la descrizione dell’audioguida: incanalata nell’enorme flusso di visitatori che scorre le sale una dopo l’altra, ho ammirato – seppur in una condizione di grande affollamento e limitatissima libertà di spostamento – gli appartamenti affrescati e decorati con stucchi dorati, specchi, lampadari sfarzosi.

Interno della Palmenhaus
Interno della Palmenhaus

Si susseguono le stanze di Francesco Giuseppe, tra cui lo studio, e quelle della consorte Elisabetta, “Sissi”, come la camera della toeletta. Seguono, tra le altre, il Salone degli Specchi, dove si esibì Mozart a sei anni al cospetto dell’imperatrice Maria Teresa, la Grande Galleria – dove gli Asburgo davano balli e banchetti – i Gabinetti Cinesi, il Salone cinese azzurro – rivestito in carta di riso a motivi floreali, la Stanza di Napoleone, la Camera di Maria Teresa.

MuseumsQuartier
MuseumsQuartier

Ho concluso la giornata presso il MuseumsQuartier, un enorme complesso di musei, negozi e locali pubblici realizzato nelle antiche scuderie imperiali risalenti al 1725. Sulla grande piazza del complesso si affacciano locali e caffetterie, mentre al centro grandi poltrone in gomma accolgono chiunque voglia riposare e sul palco si susseguono concerti di musica, con i giovani e i passanti che affollano ogni spazio: un luogo che mi ha trasmesso un’energia positiva, bella, circondato da istituzioni museali importanti come il Leopold Museum, il Mumok (dedicato all’arte viennese del XX secolo), la Kunsthalle Wien (arte contemporanea austriaca e internazionale), il Centro di architettura, il Museo dei bambini Zoom.

Egon Schiele, Self-portrait with striped shirt - dettaglio
Egon Schiele, Self-portrait with striped shirt – dettaglio

Tra tutti ho visitato il Leopold Museum, che accoglie la prestigiosa raccolta dell’oftalmologo viennese Rudolf Leopold, una magnifica selezione di opere d’arte austriache del XIX e XX secolo. E’ imperdibile la collezione di quadri di Egon Schiele, la più grande al mondo di questo artista, con 41 dipinti e 188 fra disegni e incisioni: conta capolavori come L’uomo e la morte, Madre con due bambini, Cardinale e suora. Vi sono inoltre significative tele di Gustav Klimt come Morte e vita. In occasione dei 100 anni dalla scomparsa dell’artista ospita la temporanea “Gustav Klimt. Artist of the Century”, che ripercorre il periodo di passaggio dal tardo storicismo alla Secessione Viennese.

Altre immagini:

Palazzo della Secessione
Palazzo della Secessione

Il giorno successivo, l’ultimo della mia gita, sono stata al Palazzo della Secessione, spazio espositivo costruito tra il 1897 e il 1898 per ospitare il neonato movimento artistico. Immediatamente riconoscibile all’esterno per la cupola formata da un intreccio di foglie d’alloro dorato, al proprio interno ospita un fregio realizzato da Gustav Klimt in occasione della mostra del 1902.

Gustav Klimt, Fregio di Beethoven - dettaglio delle forze ostili
Gustav Klimt, Fregio di Beethoven – dettaglio delle forze ostili

L’opera, chiamata Fregio di Beethoven, si ispira all’interpretazione di Richard Wagner della Nona sinfonia di Beethoven, ed era stata realizzata in forma temporanea: quando venne esposta, suscitò grande clamore e divenne oggetto di fortissime critiche. Conobbe una lunghissima e complicata sorte, (cui dedicherò un approfondimento) fino all’installazione nel 1983 in forma permanente in questo luogo, per il quale era stata inizialmente concepita.

Karlskirke
Karlskirke

Mi sono recata a piedi alla vicina Karlskirke, capolavoro del barocco viennese sormontata da una cupola in rame alta 72 metri: eretta tra il 1716 e il 1739 come ringraziamento per la fine dell’epidemia di peste del 1713, è preceduta da una coppia di colonne ritorte ispirate alla Colonna Traiana di Roma e decorate con scene della vita di San Carlo Borromeo. Ho quindi preso la metropolitana (linea rossa) e in due fermate ho raggiunto l’ultimo museo in programma, il Belvedere.

Belvedere superiore
Belvedere superiore

Ho raggiunto questa magnifica reggia – edificata quale residenza estiva del principe Eugenio di Savoia – risalendo a piedi tutto il suo parco, che si estende tra il palazzo inferiore (sede di mostre temporanee) e la reggia superiore (che ospita la collezione permanente). Il giardino venne creato nel 1700 dal discepolo dell’architetto paesaggista André le Nôtre, autore dei Giardini di Versailles, e si sviluppa su tre livelli a partire dalla cascata inferiore.

Gustav Klimt, Giuditta
Gustav Klimt, Giuditta

Giunta al Belvedere superiore mi sono recata al primo piano, che espone una serie imperdibile di capolavori di Klimt tra cui il Bacio e la Giuditta. Vi sono anche opere di Max Kilinger, Oskar Kokoschka, Egon Schiele ed Edvard Munch. Le altre sezioni museali, disposte sui tre piani del palazzo, sono dedicate all’arte medievale, all’arte neoclassica e Biedermeier, al realismo e all’impressionismo. Fino al 2006 era qui esposto il Ritratto di Adele Bloch-Bauer altrimenti noto come “Woman in gold”, uno spettacolare dipinto di Klimt risalente al 1907 oggetto di una travagliatissima contesa legale fra lo Stato austriaco e l’erede della famiglia Bloch-Bauer (la vicenda è divenuta la trama di un bel film del 2015 con la protagonista interpretata da Helen Mirren, intitolato appunto “Woman in gold”). Oggi l’opera si trova alla Neue Galerie di New York.

Vialetto dello Stadtpark
Vialetto dello Stadtpark

Ho trascorso le mie ultime ore a Vienna passeggiando nel bel giardino di Stadtpark, pieno di persone in mezzo ai prati, lungo le sponde del laghetto e sulle panchine. Un modo per dire arrivederci a una città in cui già non vedo l’ora di tornare!

Altre immagini:

Dove mangiare:

Brezl Gwölb
Brezl Gwölb

Il primo giorno ho pranzato da Brezl Gwölb, nei tavolini allestiti in una piazzetta nascosta dietro un vicolo: un vero incanto, dalla cucina deliziosa. Ho assaggiato una schnitzel con salsa ai mirtilli e buonissime patate in insalata con erba cipollina e valeriana, il tutto ovviamente accompagnato da un’ottima birra. In occasione della visita al Kunsthistorisches ho pranzato nella splendida sala della cupola, con un servizio di caffetteria con primi e secondi piatti, panini e dolci assortiti.

Café & Restaurant nella Sala della Cupola del Kunsthistorisches Museum
Café & Restaurant nella Sala della Cupola del Kunsthistorisches Museum

Durante la giornata trascorsa nel parco di Schönbrunn mi sono fermata in uno dei nove ristoranti e caffetterie dell’immenso giardino, quello vicino alla fontana di Nettuno, il Landmann’s ParkCafé: con i tavolini immersi nel verde e un servizio rapido e curato, era pieno di famiglie e visitatori singoli e un gran via vai di camerieri che servivano primi e secondi piatti, gelati, dolci, bevande.

Augustinerkeller
Augustinerkeller

L’ultimo giorno ho pranzato sotto l’Albertina, all’Augustinerkeller, storico locale ospitato in un’antica cantina vinicola: cucina tipicamente austriaca accompagnata dal vino della zona e dalla birra prodotta artigianalmente.

Figlmüller
Figlmüller

A cena sono stata da Meierei im Stadtpark, dove ho ordinato una selezione di interessanti formaggi, ciascuno accompagnato da un’accurata carta di descrizione. E’ situato nel cuore del parco di Stadtpark, affacciato sul canale che taglia in due il giardino. Ho poi sperimentato la celeberrima Wiener Schnitzel di Figlmüeller, una vera e propria istituzione, che serve le schnitzler più grandi di tutta la città, dal diametro medio di 30 centimetri… L’ultima cena è stata presso un chiosco di würstel con la deliziosa specialità ripiena al formaggio, accompagnata da abbondante senape dolce e piccante.

Trześniewski, l'assortimento di tramezzini
Trześniewski, l’assortimento di tramezzini

Fra le altre specialità da non perdere, consiglio i favolosi tramezzini (sono un’appassionata delle tartine!) di Trześniewski: penso di aver assaggiato ognuna delle oltre venti varianti esposte al banco – al salmone affumicato, alle verdure, alla paprika, alle uova e cetrioli, al peperone… – con la salsa spalmata sopra pane scuro.

Sacher torte servita al Café Sacher
Sacher torte servita al Café Sacher

Per trovare conforto alle fatiche del viaggiatore non ho rinunciato alla Sacher Torte, servita nel Café dell’Hotel Sacher (di fronte all’Albertina) con abbondante panna: nonostante gli ingredienti, l’ho trovata leggerissima e, ovviamente, favolosa. A colazione infine – e come scorta per casa – ho molto apprezzato i waferini Manner, storica bottega che ha aperto in piazza della cattedrale un concept store: le confezioni si trovano comunque in tutti i supermercati.

I piatti assaggiati:

La mappa dei luoghi che ho visitato: