Roselle, la città dalle mura ciclopiche in Maremma

Area archeologica di Roselle
Area archeologica

Ho visitato la città di Roselle e ne sono rimasta affascinata. Le sue rovine si trovano su un promontorio composto da due colline, circondate da mura ciclopiche che si scorgono già in lontananza e che ancora oggi suscitano impressione e ammirazione.

Siamo a pochi chilometri da Grosseto, sulle sponde di quello che era il lago Prile, un antico bacino lacustre che occupava tutta la pianura per un’estensione di novanta chilometri quadrati, comunicante con il mare. Intorno a questo lago salato, in posizione protetta ed elevata, sorsero una di fronte all’altra le città etrusche di Roselle e Vetulonia, che lo utilizzavano come porto.

Cardo massimo, Roselle
Cardo massimo, con i solchi tracciati dai carri

Roselle venne fondata intorno al VII secolo a.C., epoca alla quale risalgono le costruzioni più significative rinvenute nel corso degli scavi archeologici. Venne poi colonizzata dai romani alla fine del III secolo a.C., evento che si consumò nel 294 a.C. in modo cruento e fortemente drammatico, come racconta lo storico Tito Livio: “L’esercito fu trasferito nel territorio roselliano; ivi non soltanto vennero devastati i campi, ma fu anche espugnata la città; più di duemila uomini vennero fatti prigionieri, meno di duemila caddero attorno alle mura”.

Teste provenienti dala Domus dei mosaici di Roselle
Teste provenienti dalla Domus dei mosaici, Museo Archeologico di Grosseto

Alla fine dell’età repubblicana la cittadinanza era ormai romanizzata, e nel I secolo d.C. la città conobbe un’intensa attività edilizia, incentivata dalla ricchezza delle potenti famiglie locali: il centro abitato venne completamente trasformato, soprattutto con la costruzione del foro, circondato da strutture pubbliche e da abitazioni private. A partire dal IV secolo Roselle decadde lentamente pur essendo sede vescovile, conoscendo un progressivo abbandono nel corso del Medioevo. La bolla di papa Innocenzo II, che nel 1138 decretò il trasferimento della Diocesi nella vicina Grosseto, sancì la fine della cittadina.

Mura della città di Roselle
Mura

Tra le testimonianze architettoniche che oggi si ammirano, quelle che suscitano la maggiore emozione sono senz’altro le mura: risalgono al VI secolo a.C. e hanno una lunghezza di oltre tre chilometri. Cingono infatti le due colline sulle quali si sviluppò l’abitato, e arrivano a un’altezza di cinque metri grazie alla composizione a secco di enormi pietre. La cinta aveva sette porte in corrispondenza delle principali strade di accesso: di queste solo tre (a nord, est ed ovest) sono state portate alla luce.

Strada lastricata di accesso alla città di Roselle
Strada lastricata di accesso alla città

Per arrivare al centro della città si sale lungo la magnifica strada lastricata, che anticamente passava attraverso una delle porte d’accesso della cinta e confluiva nel decumano. Si giunge quindi all’area del foro, su cui affacciano la Basilica (dove veniva amministrata la giustizia), la sede dei Flamines Augustales (sacerdoti addetti al culto di Augusto), la Domus dei mosaici (abitazione privata con pavimenti a mosaico, ornata con teste-ritratto di personaggi della famiglia imperiale ora conservati al Museo Archeologico di Grosseto). A est la piazza è delimitata dal cardo, la strada principale che reca ancora sulle sue pietre i solchi causati dal passaggio dei carri. Questa area rappresentava anche in epoca etrusca il centro della vita cittadina, come dimostra il ritrovamento di edifici preesistenti in argilla sotto il livello delle costruzioni romane.

Basilica dei Bassi e copie delle statue qui rinvenute, Roselle
Basilica dei Bassi e copie delle statue qui rinvenute

Sul lato settentrionale, ai piedi dell’altura, si trova la Basilica dei Bassi, che precede la salita all’anfiteatro romano: vi si può riconoscere la sede del Senato locale, che svolgeva funzioni politiche e insieme religiose. Qui sono state rinvenute statue che adesso si trovano al Museo archeologico di Grosseto, sostituite in loco da copie. Proseguendo si giunge alla sommità della collina settentrionale, su cui si erge l’anfiteatro di forma ellittica.

Anfiteatro di Roselle
Anfiteatro

Risalente al I secolo d.C. ed edificato sopra preesistenti edifici etruschi, aveva una capienza di 1.200 posti: è uno dei più piccoli del mondo romano e l’unico esempio noto in tutta l’Etruria costiera. Alle pendici della collina si trovano infine le terme, vicino alla strada che confluisce nel decumano: risalgono ai primi decenni del II secolo d.C., costruite durante l’impero di Adriano. Dopo essere caduto in rovina, fra il IV e V secolo, il complesso venne trasformato in basilica paleocristiana a tre navate: forse questa fu la prima cattedrale di Roselle, sede vescovile fino al 1138 d.C.. Contemporaneamente l’area cominciò ad essere usata anche come cimitero, fino al XII secolo.

Cisterna romana di Roselle
Cisterna romana

Sulla collina meridionale si trova invece un abitato di età ellenistica, sovrapposto a strutture di epoca tardo-arcaica e classica: qui si ammira una grande cisterna, composta da un ambiente sotterraneo suddiviso in due navate, coperta da una volta in parte perduta e internamente rivestita in cocciopesto con funzione impermiabilizzante. Proseguendo, dopo la cisterna si giunge a un quartiere di abitazioni di epoca ellenistica, sovrapposto a strutture precedenti, forse un quartiere artigianale.

Museo Archeologico di Grosseto, statue provenienti da Roselle
Museo Archeologico di Grosseto, statue provenienti da Roselle

Per completare la visita e la comprensione della storia di Roselle, consiglio vivamente una visita al Museo Archeologico di Grosseto, che espone i reperti rinvenuti nel corso degli scavi archeologici e mostra plastici e ricostruzioni della città e delle sue strutture architettoniche. Il piano terreno del Museo, ben allestito e con un ricco apparato didascalico, è completamente dedicato all’esposizione dei ritrovamenti roselliani, tra cui il gruppo scultoreo dei Bassi, opere in ceramica prodotte localmente, terracotte architettoniche, teste provenienti dall’area del foro, frammenti del recinto presbiteriale e del pluteo della basilica paleocristiana.

Altre immagini:

Mappa dei luoghi:

Il Museo Bardini a Firenze: il capolavoro è il Museo

Sala al primo piano del Museo Bardini, sul pavimento la collezione di cassoni rinascimentali
Sala al primo piano, sul pavimento la collezione di cassoni rinascimentali

In Oltrarno a Firenze si trova un Museo che è escluso dai grandi flussi turistici: appartiene al circuito dei Musei Civici Fiorentini ed è il Museo Bardini. Qui non si trova nessun capolavoro che giustifica l’abbandono del più affollati circuiti museali e l’allontanamento dal ristrettissimo perimetro del centro storico, se non fosse che il luogo stesso, talmente ricco di fascino e di storia, è di per sé un capolavoro.

Museo Bardini, zona ispirata al cortile del Bargello
Zona ispirata al cortile del Bargello

Definito incomprensibilmente “museo minore”, la sua storia è strettamente legata a quella del suo proprietario, che ne fu anche l’ideatore, l’architetto, l’arredatore: Stefano Bardini nel 1881 acquistò il complesso conventuale di San Gregorio della Pace in Oltrarno e lo trasformò in un suggestivo palazzo neorinascimentale. L’immobile venne completamente ristrutturato, con l’impiego di pezzi quali timpani, scale e portali, per diventare la galleria dove l’antiquario esponeva la propria collezione e la mostrava a una ristretta e selezionata cerchia di clienti.

Sala del terrazzo del Museo Bardini
Sala del terrazzo

La disposizione dei pezzi all’interno di questo spazio, destinato appunto a “show-room”, rispondeva a un gusto del tutto particolare, che privilegiava gli accostamenti più suggestivi senza assecondare criteri cronologici, geografici, o di scuola artistica: l’effetto voluto era quello d’insieme, capace di emanare tutt’oggi un fascino unico. Opere antiche dialogavano con quelle medievali e rinascimentali: vicinanze suggerite da un gusto eclettico che accostava pezzi diversissimi, combinati in modo del tutto originale e scenografico.

Salone dei dipinti del Museo Bardini, al centro Bernardo Daddi, Crocifisso
Salone dei dipinti, al centro Bernardo Daddi, Crocifisso

A tale scopo le pareti furono dipinte di un insolito color blu fiordaliso, che a differenza del canonico e tradizionale bianco faceva risaltare il candore dei marmi e le loro dorature. Una scelta inusuale, che venne imitata da collezionisti come i Jacquemart-André nella loro casa-museo a Parigi (di cui ho parlato in questo articolo, dedicato alla mia gita parigina) e Isabella Stewart Gardner a Boston.

Tullio Lombardo, Maddalena, Museo Bardini
Tullio Lombardo, Maddalena

La stessa articolazione degli spazi espositivi fu pensata in modo da favorire l’ingresso della luce naturale, che illuminava l’interno grazie ad ampissimi lucernari o alle grandi finestre della facciata. Per raggiungere questo scopo, ad esempio, nella sala delle sculture Bardini utilizzò un soffitto cinquecentesco trasformandolo in lucernario con la sostituzione dei pannelli dipinti con vetri.

Terracotta robbiana, Vergine con il Bambino, Museo Bardini
Terracotta robbiana, Vergine con il Bambino

Nel corso dell’adattamento dell’ex complesso, l’antiquario abbatté alcuni tramezzi, impiantò due grandi scale e alcuni portali: uno degli ambienti più suggestivi, quello che dal piano terreno conduce al mezzanino di destra, presenta una grande scala addossata alla parete e affiancata da un pozzo, con stemmi in pietra murati tutti attorno e un lucernario che consente l’illuminazione naturale. Interventi, questi, che citano chiaramente il cortile del Bargello, per Bardini luogo di grande ispirazione.

Sala delle sculture medievali e rinascimentali del Museo Bardini
Sala delle sculture medievali e rinascimentali

Per raggiungere l’aspetto più suggestivo possibile nei pezzi in vendita, l’antiquario non esitò a ricorrere ampiamente a pastiches, componendo elementi di provenienza diversa ed epoca coeva per ricostruire nella loro unitarietà pulpiti, portali, fronti di camini, elementi architettonici e scultorei.

Sala del terrazzo del Museo Bardini - testa muliebre
Sala del terrazzo – testa muliebre

Sul mercato antiquario opere integre, almeno nel loro aspetto, avevano un’attrattiva imparagonabile rispetto a frammenti isolati e opere mutile, sebbene l’integrità fosse frutto di discutibili assemblaggi. Va tuttavia sottolineato che Bardini non intervenne mai su opere di sommo pregio, consapevole che il restauro avrebbe potuto danneggiarle.

Sulla parete fondo, Gregorio di Lorenzo, Fronte di camino, Museo Bardini
Sulla parete fondo, Gregorio di Lorenzo, Fronte di camino

Un’altra particolarità delle scelte compiute dall’antiquario fu la sua attenzione a ogni forma di arte applicata, dimostrando un’ampiezza di sguardo e un gusto assolutamente originale: notevoli sono le raccolte di corami (pannelli in cuoio lavorato che rivestivano le pareti dei palazzi nobiliari), la collezione di cornici – concepite come opere d’arte autonome – quella di cassoni (risalenti soprattutto al XV e XVI secolo), i tappeti antichi.

Sala dei bronzetti, Museo Bardini
Sala dei bronzetti

Collezioni speciali sono quelle dei rilievi di Madonne col Bambino, in stucco e terracotta, e la selezione di bronzetti, di provenienza prevalentemente veneta. Una collezione nella collezione è costituita dalla raccolta d’armi, che si caratterizza non soltanto per la presenza di alcuni pezzi significativi, ma per la volontà di ricostruire vari aspetti dell’arte della guerra.

Armeria del Museo Bardini - dettaglio di armature e sepolcri di guerrieri
Armeria – dettaglio di armature e sepolcri di guerrieri

Sono dunque esposte armi di ogni epoca e provenienza, ma anche oggetti connessi al rituale della battaglia e della parata, nonché una singolare selezione di sepolcri di guerrieri. Scelte che testimoniano la sua sensibilità per ogni ambito dell’artigianato artistico e la sua disinvoltura nel combinare sculture e pitture con opere d’arte applicata.

Sala del Terrazzo, al centro Bartolomeo Bellano, Vergine col Bambino
Sala del Terrazzo, al centro Bartolomeo Bellano, Vergine col Bambino

Dal 1914, dopo anni di intensa attività commerciale, Bardini cominciò a riorganizzare la sua collezione e il suo palazzo con l’intento di creare un museo da lasciare a Firenze: a questo scopo lavorò intensamente elaborando un progetto unitario che integrava indissolubilmente la sede espositiva, la collezione e il suo allestimento. Il Museo così ideato venne donato da Bardini al Comune di Firenze all’indomani della sua morte, avvenuta il 12 settembre 1922 all’età di 86 anni.

Donatello, Madonna col Bambino detta Madonna dei cordai, Museo Bardini
Donatello, Madonna col Bambino detta Madonna dei cordai

Il Comune accolse la donazione ma decise di riorganizzarne l’allestimento, non condividendo le scelte operate dall’antiquario. Le pareti dal bel blu Bardini furono tinteggiate in ocra, le opere furono risistemate secondo un ordine cronologico ed estetico. La sala delle armi fu trasformata in Sala mistica e vi vennero riuniti tutti i monumenti funerari, altre opere di proprietà comunale – estranee alla collezione originaria, come il Porcellino del Tacca – furono qui trasferite da altre sedi e depositi.

Crocifisso della Sala al primo piano del Museo Bardini
Crocifisso della Sala al primo piano

Il Museo così organizzato venne inaugurato nel 1925, radicalmente alterato. L’allestimento odierno ripropone invece gli ambienti così come l’antiquario li aveva concepiti, ad eccezione di alcune scelte operate in seguito all’alluvione del 1966 e delle mutate esigenze di sicurezza e conservazione delle opere: offre dunque la possibilità di passeggiare in un luogo unico, assaporando la stessa atmosfera meditata e creata da Stefano Bardini per i suoi privilegiati clienti stranieri.

Collezione di rilievi di Madonne col Bambino, Museo Bardini
Collezione di rilievi di Madonne col Bambino

Informazioni utili: tutte le indicazioni necessarie alla visita sono consultabili sulla pagina internet del Museo, appartenente alla rete dei Musei Civici Fiorentini. Tra di essi segnalo il complesso di Santa Maria Novella, ai cui affreschi “ritrovati” ho dedicato un articolo, e che è interessante luogo di osservazione dell’equinozio di primavera: sul pavimento della chiesa si trovano infatti le meridiane progettate nel 1572 per calcolare il nuovo calendario gregoriano. Ne parlo in questo post.

Altre immagini:

Mappa:

Andar per cantine in Maremma: Petra, Rocca di Frassinello, Le Mortelle

Petra, il corpo laterale e quello centrale
Petra, il corpo laterale e quello centrale

Sono stata in Maremma e ho visitato tre cantine firmate da grandi nomi dell’architettura italiana, a Suvereto, Gavorrano e Castiglione della Pescaia.

Nel paesaggio di Suvereto si trova Petra, cantina progettata per Vittorio Moretti da Mario Botta, distesa sul pendìo della collina guardando verso il mare. Immersa in una campagna coltivata a vigneti, presenta una forma cilindrica che a sua volta abbraccia tutti gli ambienti funzionali alla creazione del vino: i luoghi destinati all’ingresso delle uve, al controllo e alla pigiatura, la barricaia, le zone per l’invecchiamento, la vinificazione, l’imbottigliamento e l’imballaggio.

Petra, il corpo centrale
Il corpo centrale

Il corpo cilindrico è affiancato da due lunghi corpi porticati ai lati, dove trovano spazio gli ambienti dedicati all’accoglienza dei visitatori e quelli destinati alle degustazioni. All’esterno l’intero complesso è rivestito in pietra di Prun, una pietra calcarea di colore rossastro proveniente dalla Lessinia, che richiama il colore rosso della terra maremmana. E’ sovrastrata da un giardino pensile di piante di ulivo, riferimento alla coltivazione locale, e percorsa da una gradinata che ne congiunge la base con la sommità, artificio che all’interno consente il passaggio della luce e il suo riverbero in maniera soffusa.

Petra, la galleria nel cuore della collina
La galleria nel cuore della collina

Al pianoterra si trova una lunga galleria, molto suggestiva, che congiunge l’area dei serbatoi fino al cuore della collina: è limitata da una parete di roccia tagliata grezzamente, attraversata dai segni delle stratificazioni minerali. Alcuni dettagli sono sottolineati dal colore di un bel blu acceso, scelto dall’architetto e definito appunto “Blu Botta“.

Petra, il piano superiore
Il piano superiore

La visita della cantina è possibile su appuntamento, e prevede un tour guidato che si conclude con una degustazione di vini e l’assaggio di prodotti a chilometro zero, alcuni provenienti proprio dai campi e dagli allevamenti della Società Agricola Petra. Tutte le informazioni utili sul sito, www.petrawine.it.

Altre foto:

Rocca di Frassinello, l'esterno all'ingresso
Rocca di Frassinello, l’esterno all’ingresso

Nel comune di Gavorrano si trova Rocca di Frassinello, cantina disegnata da Renzo Piano per Paolo Panerai: è appoggiata in cima alla collina, e ai suoi piedi si estendono le vigne che compongono i cinquecento ettari della proprietà. Ha la forma di un grande quadrato, sormontato da una torre rossa che richiama le torri medievali delle città maremmane, mentre al suo centro custodisce il luogo più prezioso: la barricaia, con duemila barriques disposte una di fianco all’altra all’interno di un grande anfiteatro quadrato.

Rocca di Frassinello, la barricaia
La barricaia

I gradoni dell’anfiteatro, grande 40 metri per 40, digradano verso il basso, a delineare un naturale palcoscenico illuminato da una sobria e tenue illuminazione. Tutto lo spazio è stato concepito per non dover mai usare pompe meccaniche e sfruttare naturalmente la forza di gravità: l’uva arriva infatti sul grande piazzale che sovrasta la barricaia, dove viene selezionata per poi finire nei tini di fermentazione sottostanti, passando da finestrelle ricavate nel pavimento.

Rocca di Frassinello, il pergolato con la vite americana
Il pergolato con la vite americana

Lo spazio si articola in modo funzionale, con cemento a vista e dettagli di color verde acceso, che dialogano con le sfumature del verde della campagna tutt’attorno. Al centro del piazzale, sotto la grande torre rossa, si sviluppa un grande ambiente vetrato da cui si ammira lo splendido panorama: è circondato da un pergolato su cui si arrampicano piante di vite americana. Una sala della cantina è destinata a Museo, per raccontare la vita e i costumi degli etruschi e le loro usanze nel preparare e bere il vino. Nei pressi della Rocca infatti si trova la necropoli di San Germano, dove sono state rinvenute tombe a tumulo risalenti al VII e VI secolo a.C..

Rocca di Frassinello, il Museo Etrusco
Il Museo Etrusco

La cantina è visitabile su appuntamento e il percorso – che comprende tutti gli ambienti di lavoro e il Museo etrusco – si conclude con la degustazione di tre vini. Al termine è possibile recarsi liberamente presso la necropoli di San Germano seguendo le indicazioni stradali: dista poco più di un chilometro. Tutte le informazioni sul sito, www.castellare.it.

Altre immagini della cantina e della necropoli:

Le Mortelle, la barricaia
La barricaia

Nel territorio di Castiglione della Pescaia si ammira la cantina Le Mortelle, progettata per il Gruppo Antinori dallo Studio Hydea. Il complesso, a pianta centrale e forma cilindrica, è stato ricavato nel corpo della collina e presenta scenografici affacci sul paesaggio circostante, capaci di riverberare la luce naturale all’interno. Una splendida scala elicoidale accompagna la discesa verso il cuore dell’edificio e mostra i vari ambienti che su di essa si affacciano: queste strutture sono state infatti poste radialmente su tre livelli, secondo una verticalità che segue le diverse fasi produttive del vino.

Le Mortelle, la scala elicoidale dalla barricaia
La scala elicoidale dalla barricaia

Una strutturazione funzionale alla lavorazione delle uve e del succo, che avviene esclusivamente “per caduta”, e che ha anche il pregio di sfruttare la naturale climatizzazione dell’ambiente via via che si scende verso il basso. Nel terzo e ultimo livello si trova infatti la barricaia dove le botti – disposte anch’esse circolarmente – sono circondate dalla viva pietra della collina, scavata in maniera molto suggestiva. Riposano al buio, e vengono illuminate sono in occasione delle visite o delle necessità legate alla lavorazione.

Le Mortelle, la volta centrale
La volta centrale

La cantina è visitabile previa prenotazione e comprende la guida e una degustazione di tre vini. La degustazione si svolge all’esterno nell’edificio dell’antica fattoria: restaurata, è uno splendido luogo dove poter prendere un aperitivo ammirando la vallata sottostante, immersi nel verde del prato circondato da piante di fico. E’ aperta al pubblico e offre anche una vendita di prodotti locali e frutta coltivata dall’Azienda. Tutte le informazioni sul sito www.antinori.it.

Altre immagini:

Per chi ama la Maremma ho dedicato alcuni articoli ai luoghi che ho visitato, mentre gli appassionati di vino e cantine troveranno spunti e idee per una gita o un viaggio dedicati al mondo dell’enologia, dell’arte e dell’architettura.

Mappa delle tre cantine:

A Cortona: antiche testimonianze etrusche, capolavori rinascimentali e ottima cucina

Palazzo comunale in piazza Luca Signorelli
Palazzo comunale in piazza Luca Signorelli

Sono tornata a Cortona per visitarne i musei e passeggiare nel suo borgo medievale, così caratteristico con gli edifici in pietra arenaria e le sue strade ripide. Da metà luglio a fine settembre ogni anno ospita Cortona On The Move, festival di fotografia contemporanea di profilo internazionale, occasione preziosa per gli appassionati e i curiosi: quest’anno si tiene fino al 30 settembre, e potrebbe essere il momento giusto per approfittarne.

Un giorno non basta per vedere tutto, ma ecco alcuni spunti per cogliere gli aspetti a mio giudizio più interessanti e suggestivi di questo borgo e della sua storia.

Biblioteca dell'Accademia Etrusca di Palazzo Casali
Biblioteca dell’Accademia Etrusca di Palazzo Casali

I Musei sono senz’altro da non perdere. A partire dal MAEC, Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona: è allestito all’interno del trecentesco Palazzo Casali, nella piazza principale del borgo (piazza Signorelli) e raccoglie in un unico luogo tutti i reperti rinvenuti nel territorio fino ai giorni nostri: fra gli oggetti più preziosi e originali vi è il lampadario etrusco in bronzo del IV secolo a.C. destinato a un santuario, la Tabula Cortonensis, terzo testo etrusco al mondo per lunghezza risalente al III-II secolo a.C., il Tempietto Ginori del 1756, realizzato dalla manifattura Ginori di Doccia e rappresentante il passaggio di potere nel Granducato di Toscana fra i Medici e i Lorena.

Tabula Cortonensis, Maec di Cortona
Tabula Cortonensis

Il Museo presenta un allestimento di grande impatto, molto chiaro e godibile, che accompagna il visitatore in un racconto lungo i secoli: dalla preistoria dei primi insediamenti, nel secondo piano interrato, attraverso l’epoca etrusca nel secondo e poi primo piano interrato. Quindi al primo piano la storia della locale Accademia Etrusca, al secondo piano la pinacoteca e gli oggetti d’arte sacra risalenti al Sette e Ottocento (ma anche la collezione di monete, il Tempietto Ginori, il Lampadario etrusco), al terzo la collezione egizia, la collezione di armi e le opere del pittore Gino Severini, originario di Cortona. A questo piano si trova anche la splendida biblioteca settecentesca dell’Accademia.

Altre immagini del Maec:

Interno del duomo di Cortona
Interno del duomo

Percorrendo via Casali si giunge al Duomo, che sorge su una piazza da cui si ammira un bel panorama. Di fronte, negli spazi dell’ex Chiesa del Gesù si trova l’altro museo imperdibile, il Museo Diocesano del Capitolo. E’ ospitato all’interno di un edificio composto da due ambienti sovrapposti, la chiesa superiore e l’oratorio inferiore. Nella sala dell’ex chiesa si ammirano capolavori come l’Annunciazione e il Trittico del Beato Angelico, l’Assunzione della Vergine di Bartolomeo della Gatta, il Trittico del Sassetta.

Luca Signorelli, Compianto sul Cristo morto - dettaglio della Maddalena
Luca Signorelli, Compianto sul Cristo morto – dettaglio della Maddalena

Nella sala adiacente si trova una magnifica raccolta di opere di Luca Signorelli: al genio locale si devono opere emozionanti come il Compianto sul Cristo morto e la Comunione degli Apostoli, cui ho dedicato un album sulla mia pagina Facebook. Attraverso uno scalone si giunge all’oratorio inferiore, accompagnati dai cartoni preparatori della Via Crucis di Gino Severini. In fondo alla scala si trova il Crocifisso di Pietro Lorenzetti, risalente alla maturità del pittore. L’ambiente dell’oratorio inferiore è arricchito da affreschi sulla volta del 1555, opera di Cristoforo Gherardi su progetto di Giorgio Vasari. Altre sale – sempre al piano inferiore – ospitano il Parato Passerini, ricamato in filo d’oro e sete policrome su disegno di Raffaellino del Garbo e Andrea del Sarto.

Altre opere del Museo diocesano:

Chiesa di san Francesco a Cortona
Chiesa di san Francesco

Fra le chiese da visitare – oltre al Duomo – vi è senz’altro San Francesco, situata in cima a una ripida strada, al termine di un’alta gradinata. La sua costruzione risale al 1245: alla facciata semplice e spoglia corrisponde  un interno risalente nel Seicento. A sinistra dell’altare si trova la cappella con le reliquie di San Francesco: la tonaca, l’evangeliario e il cuscino, qui custodite da oltre 750 anni. Nell’altare maggiore invece è conservato un frammento della Croce santa: è contenuto all’interno di un prezioso reliquiario del X secolo, donato nel 1224 a Frate Elia dall’imperatore greco di Nicea Giovanni III.

Lorenzo di Niccolò Gerini, Polittico della chiesa di san Domenico a Cortona
Lorenzo di Niccolò Gerini, Polittico della chiesa di san Domenico

Subito fuori le mura si trova San Domenico, un’edificio tardo-gotico risalente al Quattrocento al cui interno – sopra l’altare principale – si trova il grande polittico di Lorenzo di Niccolò Gerini raffigurante l’Incoronazione di Maria con angeli e santi, risalente al 1402. Si trovava nella chiesa di San Marco a Firenze, dove venne sostituito con una pala di Beato Angelico, e venne donato ai Domenicani di Cortona da Cosimo e Lorenzo de’ Medici. Subito sotto al borgo si trova il santuario della Madonna del Calcinaio, chiesa rinascimentale di grande eleganza eretta tra il 1485 e il 1513 su disegno di Francesco di Giorgio Martini. E’ così chiamata perché custodisce un’icona miracolosa, l’immagine della Madonna dipinta sulla parete di una vasca adibita alla concia del cuoio.

Panorama e Santuario della Madonna del calcinaio a Cortona
Panorama e Santuario della Madonna del calcinaio

Alla sommità del colle di Cortona, nel punto più alto della città, si trova l’antica fortezza del Girifalco, costruita nella seconda metà del Cinquecento per volere di Cosimo I de’ Medici sulle preesistenti rovine di epoca etrusca, romana e medievale. Grazie alla lunga pace che il Granducato di Toscana godette in seguito alla guerra di Siena la fortezza rimase pressoché inutilizzata: dalla sua sommità si gode un panorama mozzafiato su Cortona e la Valdichiana.

Piazza Luca Signorelli
Piazza Luca Signorelli

Nelle vicinanze di Cortona si possono anche visitare i tumuli etruschi di età arcaica di Camucia e del Sodo, i cui reperti sono esposti presso il Museo archeologico Maec. Vi sono poi la Tanella Pitagora, la Tanella Angori e la tomba di Mezzavia, oltre ai resti della villa romana di epoca tardo repubblicana di Ossaia, sul versante prospiciente il lago Trasimeno. Questi luoghi costituiscono il Parco Archeologico di Cortona e sono ampiamente descritti all’interno del Museo cittadino, che ne è centro di documentazione e di orientamento.

Osteria del teatro
Osteria del teatro

Dove mangiare: consiglio caldamente l’Osteria del Teatro in via Maffei 2. Propone una cucina a chilometro zero, con prodotti tipici della zona e ricette locali, preparate e presentate con cura. Ho mangiato in terrazza, lungo la ripida via che conduce alla chiesa di san Francesco, ma anche l’interno è arredato con gusto ed è davvero accogliente. Il servizio è stato attento e premuroso.

I piatti:

Manifestazioni: oltre al Festival Cortona On The Move, ogni anno dalla fine agosto ai primi si settembre si svolge la prestigiosa mostra Cortonantiquaria presso il settecentesco Palazzo Vagnotti. Giunta alla cinquantaseiesima edizione, quest’anno si terrà fino al 9 settembre: è un appuntamento imperdibile per gli amanti del collezionismo d’arte e un’occasione unica per ammirare oggetti e opere antiche.

Altre immagini:

Mappa: