Massa Marittima, gioiello della Maremma dalla storia millenaria

Piazza Garibaldi, la Cattedrale di san Cerbone
Piazza Garibaldi, la Cattedrale di san Cerbone

La mostra “Ambrogio Lorenzetti in Maremma. I capolavori dei territori di Grosseto e Siena” allestita presso il complesso museale di San Pietro all’Orto è stata l’occasione per passeggiare nuovamente nelle strade di Massa Marittima, delizioso borgo situato fra le colline metallifere, nell’entroterra grossetano.

La Cattedrale di san Cerbone vista dall'abside
La Cattedrale di san Cerbone vista dall’abside

Fra gli elementi di interesse della cittadina vi è senz’altro l’imponenza di alcuni complessi architettonici di epoca medievale, testimonianza della potenza e della ricchezza di Massa nel corso del basso Medioevo, quando fu fiorente Comune in virtù dello sfruttamento delle vicine miniere di rame e d’argento. Nel 1380 diede i natali a San Bernardino da Siena, di cui resta a testimonianza una targa affissa sulla facciata della presunta abitazione paterna.

Cattedrale di san Cerbone, la navata centrale
Cattedrale di san Cerbone, la navata centrale

Consiglio di intraprenderne la visita a partire dalla piazza principale, piazza Garibaldi, su cui affaccia – con un’originale disposizione in diagonale – la scenografica chiesa di San Cerbone: si tratta della cattedrale di Massa, che colpisce l’attenzione per la sua facciata, nella parte inferiore in stile romanico, gotico in quella superiore, e per la sua irregolare disposizione. Fondata nei primi anni dell’XI secolo è intitolata al vescovo Cerbone (già vescovo di Populonia dal 570 al 573).

Cattedrale di san Cerbone, l'arca del santo, opera di Goro di Gregorio
Cattedrale di san Cerbone, l’arca del santo, opera di Goro di Gregorio

All’interno se ne ammira l’Arca, capolavoro di scultura risalente al 1324 opera di Goro di Gregorio, con rilievi raffiguranti le storie del santo (alcuni episodi si osservano anche in facciata, sull’architrave del portale d’ingresso). A sinistra dell’abside, nella cappella della Madonna, si trova una magnifica Madonna col Bambino attribuita a Duccio di Buoninsegna, mentre all’inizio della navata si trova un affresco recentemente riferito ad Ambrogio Lorenzetti rappresentante l’Annunciazione. Di fronte si ammira il fonte battesimale opera di Girolamo da Como del 1267 con Storie del Battista e altro.

Madonna di Duccio di Buoninsegna - dettaglio
Madonna di Duccio di Buoninsegna – dettaglio

A poca distanza dal Duomo, raggiungibile percorrendone la strada in discesa alla sua sinistra, si giunge al Palazzo dell’Abbondanza, che sotto tre archi ogivali accoglie l’omonima fonte pubblica: la sua particolarità deriva dall’affresco che ne decora il fondale, rappresentante l’albero della fecondità affollato da numerose donne che se ne contendono i frutti.

Alla destra del Duomo si trova invece il Palazzo Pretorio, antica residenza del Podestà risalente al 1230 circa e oggi sede del Museo archeologico, che racconta la storia della regione a partire dal Miocene fino agli insediamenti etruschi.

La Stele di Vado all'Arancio
La Stele di Vado all’Arancio

Di grande interesse è la Stele di Vado all’Arancio, una scultura antropomorfa del III millennio a.C., unico esemplare del genere ritrovato in Toscana al di fuori della Lunigiana. La presenza etrusca è invece testimoniata dai reperti rinvenuti attorno al vicino Lago dell’Accesa, su cui si sviluppò un esteso abitato articolato in cinque quartieri.

Di fronte al Duomo, sempre su piazza Garibaldi, si erge il Palazzo Comunale, complesso romanico in travertino ricavato dall’unione di più case-torri. A destra del Palazzo si apre la via principale del borgo, via della Libertà, dove al numero 63 si trova il rifacimento della presunta casa di San Bernardino da Siena.

Via Moncini verso porta Silici
Via Moncini verso porta Silici

A sinistra del Palazzo Comunale si apre via Moncini, che nel suo ripido percorso collega la città medievale alla città nuova, risalente al XIII e XIV secolo: in cima, superata la doppia Porta alle Silici del XIV secolo, si erge la quadrangolare Torre del Candeliere (o dell’Orologio), unica testimonianza della fortificazione eretta dai massetani nel 1228. Dopo la sottomissione della città a Siena, avvenuta nel 1335, i senesi costruirono il Cassero e vi unirono, tramite un ardito arco a ponte, la Torre del Candeliere. Attorno si osservano le antiche case senesi, ultime vestigia di un perduto splendore: dopo la sottomissione infatti, per Massa ebbe inizio la decadenza. Dalla Torre, su cui è possibile salire, si gode un magnifico panorama sulla città e sulla vallata sottostante, mentre lo sguardo arriva fino al golfo di Follonica e, oltre, all’isola d’Elba.

La Torre del Candeliere e l'arco che la collega al Cassero senese
La Torre del Candeliere e l’arco che la collega al Cassero senese

Percorrendo da qui il corso Diaz si giunge alla chiesa di Sant’Agostino, risalente al 1299-1313, sulla cui sinistra si apre un bel chiostro. Accanto, si trova la facciata dell’antica chiesa di San Pietro all’Orto, che oggi ospita al piano terreno la sede di un sestiere e al primo piano l’originale Museo degli organi meccanici antichi: la collezione, privata, comprende organi datati tra Settecento e Novecento. Al suo interno si ammira il lacerto di affresco – solo in parte restaurato – raffigurante San Cristoforo, opera di Ambrogio Lorenzetti.

Museo degli Organi Meccanici Antichi, una sala
Museo degli Organi Meccanici Antichi, una sala

Procedendo lungo la via si giunge infine al Complesso Museale di San Pietro all’Orto, che ospita una interessante raccolta permanente di opere del Trecento e Quattrocento, provenienti dalla Cattedrale e da altre chiese cittadine. Tra quelle che mi hanno maggiormente colpito, gli altorilievi in alabastro grigio del misterioso “Maestro dei rilievi” (XII secolo) e le undici statue di profeti, santi e apostoli (opera di Gano di Fazio e di Camaino di Crescentino, risalenti ai primi decenni del Trecento), entrambi provenienti dal Duomo di San Cerbone. Vi è poi la splendida Maestà di Ambrogio Lorenzetti, che adesso è inserita nel percorso della mostra a lui dedicata.

Foto di alcune opere del Complesso Museale di San Pietro all’Orto:

Altri musei da visitare in città sono il Museo della Miniera e il Museo di arte e storia delle miniere, il primo allestito all’interno di una galleria – lunga 700 metri – che riproduce l’ambiente della miniera, il secondo dedicato a raccontare la vita e il lavoro dei minatori attraverso gli attrezzi di loro uso quotidiano. Vi è poi l’Antica Falegnameria, che espone gli strumenti di cinque generazioni di falegnami, e l’Esposizione di cimeli risorgimentali.

Altre immagini del borgo di Massa Marittima:

A pochi chilometri di distanza si trova il suggestivo Lago dell’Accesa, meta di bagnanti in cerca di frescura. Attorno alle sue acque blu, immerse in un bel bosco, si possono ammirare – con accesso libero – i resti dell’antica urbanizzazione etrusca.

Foto del lago e dei resti dell’insediamento etrusco:

Dove mangiare: consiglio senza indugio la Tana dei Brilli, in vicolo del Ciambellano 4. Ci sono stata un paio di volte e ho sempre pranzato con grande soddisfazione. Il menù è tipicamente maremmano e i piatti privilegiano ingredienti locali e di filiera corta, tanto che l’osteria – peraltro piccolissima! – merita la segnalazione di Slow Food. Ecco alcuni piatti:

Il déhor della Tana dei Brilli
Il déhor della Tana dei Brilli

Informazioni utili: tutte le informazioni necessarie alla visita dei complessi museali (giorni e orari di apertura, indirizzi, numeri telefonici) sono reperibili sul portale della Rete Museale della Maremma, sul sito www.museidimaremma.it. Per quanto concerne la mostra temporanea dedicata ad Ambrogio Lorenzetti, a questo indirizzo è consultabile il depliant dedicato, mentre questo ed altri eventi organizzati nel territorio comunale sono indicati sulla pagina del portale dedicato al turismo del Comune, www.turismomassamarittima.it. L’insediamento etrusco lungo le sponde del Lago dell’Accesa e nel bosco circostante è ad accesso libero. Per ogni ulteriore informazione sui luoghi da non perdere nel territorio delle Colline Metallifere, a questo indirizzo è possibile consultare o scaricare la miniguida aggiornata.

Mappa:

A Massa Marittima, la mostra dedicata ad Ambrogio Lorenzetti

Maestà di Massa Marittima
Maestà di Massa Marittima

Sono tornata a Massa Marittima, autentico gioiello dell’entroterra grossetano, in occasione della splendida mostra organizzata nel Complesso museale di San Pietro all’Orto dedicata ad Ambrogio Lorenzetti: il museo custodisce infatti La Maestà, uno dei massimi capolavori del maestro senese, e fino al 16 settembre si può visitare l’esposizione “Ambrogio Lorenzetti in Maremma. I capolavori dei territori di Grosseto e Siena” (questo il depliant dedicato).

Maestà di Massa Marittima, dettaglio della Fede
Maestà di Massa Marittima, dettaglio della Fede

Nel corso della sua vita Ambrogio Lorenzetti conobbe fama e successo, divenendo uno dei pittori più importanti nell’Europa del tardo medioevo: Lorenzo Ghiberti nei suoi Commentarii così scrisse “Ambruogio Lorengetti, fu famosissimo et singularissimo maestro (…) A me parue molto migliore et altrimenti dotto che nessuno degli altri”. Riuscì, ancora giovane, a ottenere tutte le più importanti commissioni a Siena, consacrandosi definitivamente tra il 1335  e il 1348. In questo periodo eseguì la quasi totalità dei dipinti del Palazzo Pubblico, tra cui il celebre ciclo del Buono e del Cattivo Governo e dei loro effetti in città e campagna. Al 9 giugno 1348 risale la sua ultima testimonianza, il testamento redatto mentre in città infuriava la peste, e poco dopo morì.

Ciclo di affreschi della sala capitolare di San Francesco, dettaglio di Re Salomone
Ciclo di affreschi della sala capitolare di San Francesco, dettaglio di Re Salomone

La mostra di Massa raccoglie undici opere realizzate lungo tutto il corso della carriera di Ambrogio. Fra queste la più antica, risalente al 1320-1325 circa, è la Croce dipinta per la pieve di Montenero d’Orcia, cui segue la figura di Re Salomone proveniente dalla sala capitolare del convento senese di San Francesco: qui Ambrogio aveva affrescato – insieme al fratello Pietro – un ciclo dedicato alle storie di Cristo, San Francesco e frati francescani (che ho recentemente ammirato).

Ciclo di affreschi dedicato a Pietro da Siena nel chiostro di San Francesco, dettaglio della tempesta sulla città di Tana
Ciclo di affreschi dedicato a Pietro da Siena nel chiostro di San Francesco, dettaglio della tempesta sulla città di Tana

Sempre per questo convento aveva realizzato in epoca più tarda – nel 1336 –  un ciclo dedicato a Pietro da Siena, non negli ambienti del capitolo ma nel chiostro: ne rimane soltanto un lacerto, raffigurante una Tempesta che si abbatte sulla città di Tana, reso celebre dalle descrizioni degli scrittori d’arte rinascimentali che esaltarono la prima resa di un fortunale dopo l’antichità classica.

Sinopia dell'Annunciazione di Montesiepi a San Galgano
Sinopia dell’Annunciazione di Montesiepi a San Galgano

Vi è poi la vetrata raffigurante il San Michele Arcangelo vittorioso sul demonio, risalente sempre al 1320-1325, recuperata nel 1811 nell’ex convento di Santa Petronilla a Siena e forse parte di una composizione più ampia. Al 1334-1336 viene fatta risalire l’Annunciazione della cappella di San Galgano a Montesiepi, edificio circolare poco distante dalla più celebre abbazia cistercense, costruito per ricordare il luogo della conversione del santo, dove si trova infissa nella pietra una spada con l’elsa a forma di croce.

Quattro santi del Museo dell'Opera del Duomo di Siena
Quattro santi del Museo dell’Opera del Duomo di Siena

In mostra si osserva la sinopia, riscoperta sotto l’affresco al momento dello strappo, con l’iniziale raffigurazione concepita da Lorenzetti: la Madonna è talmente intimorita dall’apparizione dell’angelo da ritrarsi e abbracciare la colonna che si trova dietro di lei. Questa composizione, che sottolineava l’umanità della Vergine esaltandone l’emozione, venne più tardi modificata, riportandola a una versione più ortodossa.

Quattro santi del Museo dell'Opera del Duomo di Siena, dettaglio di santa Maria Maddalena
Quattro santi del Museo dell’Opera del Duomo di Siena, dettaglio di santa Maria Maddalena

Vi sono poi i Quattro Santi del Museo dell’Opera del Duomo di Siena, in origine pannelli laterali di un polittico, di cui manca la parte centrale con la Madonna e il Bambino, destinato a una chiesa probabilmente intitolata a Santa Caterina da Siena.

Al 1335 risale la Maestà che fa parte della collezione permanente del Museo, dipinta per la chiesa di San Pietro all’Orto su commissione degli eremiti agostiniani. Al centro la Madonna con il Bambino, affiancata da angeli musicanti e, sui gradini del trono, dalle  tre virtù teologali.

Maestà di Massa Marittima, dettaglio di santi
Maestà di Massa Marittima, dettaglio di santi

Ai lati del trono si dispongono su un doppio registro le figure dei santi, mentre all’interno degli archetti sommitali sono raffigurati patriarchi e profeti. L’opera rivela una complessa iconografia a partire dalla rappresentazione delle tre virtù sui gradini del trono, con la Fede più in basso, al centro la Speranza e in altro la Carità: accanto a ciascuna figura vi è il nome che la identifica, e ogni gradino è distinto da uno specifico colore (dal basso bianco, verde e rosso).

Allegoria della Redenzione
Allegoria della Redenzione

Accanto alla Maestà si trova l’Allegoria della redenzione, tavola all’interno della quale sono rappresentati episodi diversi: la creazione e il peccato originale, la Cacciata dei progenitori, una raffigurazione della morte e l’uccisione di Abele. Al centro si trova il Cristo crocifisso, posto sopra un ammasso di cadaveri, mentre in primo piano sono disposti quattro personaggi di cui due, affrontati, sono identificati con due antitetici modelli di vita: la rinuncia ai beni terreni e la cupidigia. Il tema della tavola è dunque la redenzione tramite Cristo.

Polittico di Roccalbegna
Polittico di Roccalbegna

In occasione della mostra è stato restaurato il Polittico di San Pietro in Castelvecchio, purtroppo mutilato a causa di un intervento distruttivo risalente al Settecento. Le analogie con gli affreschi del Palazzo Pubblico di Siena permettono di datarlo agli anni Quaranta del Trecento.

Maestà di Massa Marittima, dettaglio della Carità
Maestà di Massa Marittima, dettaglio della Carità

L’ultima opera in mostra è il Polittico di Roccalbegna, capolavoro della tarda maturità del pittore, con la straordinaria ricchezza decorativa delle vesti e l’illusionismo spaziale creato dal profondo trono su cui siede la Vergine.

Ex chiesa di san Pietro all'orto di Massa Marittima (oggi Museo degli organi meccanici antichi), affresco di san Cristoforo
Ex chiesa di san Pietro all’orto di Massa Marittima (oggi Museo degli organi meccanici antichi), affresco di san Cristoforo

La mostra ha infine un’estensione nella cattedrale di San Cerbone, dove sono presenti affreschi recentemente attribuiti ad Ambrogio (raffiguranti un’Annunciazione), e nel vicino Museo degli Organi Meccanici antichi, sulla cui parete si trova un affresco rappresentante San Cristoforo: il Museo infatti è allestito al piano superiore dell’originaria chiesa di San Pietro all’Orto, presso la quale il pittore lavorò su commissione degli eremiti agostiniani realizzando appunto la Maestà.

Informazioni sulla mostra:
Ambrogio Lorenzetti in Maremma. I capolavori dei territori di Grosseto e Siena
Complesso Museale di San Pietro all’Orto, Massa Marittima
2 giugno – 16 settembre 2018

Altre immagini:

Mappa:

Le chiese di Siena: un itinerario alla scoperta di tesori meno conosciuti

Il panorama di Siena dalla chiesa di San Domenico
Il panorama di Siena dalla chiesa di San Domenico

Sono tornata a Siena per studiare la Libreria Piccolomini della Cattedrale (al capolavoro di Pinturicchio ho dedicato questo articolo) e nell’occasione mi sono recata in alcune chiese che non avevo mai visitato prima.

La navata della chiesa di San Domenico
La navata della chiesa di San Domenico

Dopo aver ammirato la Cattedrale, il Museo dell’Opera del Duomo, il Battistero, il complesso di Santa Maria della Scala, il Palazzo Comunale e la Pinacoteca nel corso delle mie visite precedenti, stavolta ho voluto visitare luoghi meno noti, cominciando dalla Basilica di San Domenico, da cui il panorama sul Duomo, il campanile e la Torre del Mangia è davvero splendido.

La Cappella di santa Caterina nella chiesa di San Domenico
La Cappella di santa Caterina nella chiesa di San Domenico

Risalente al 1226, la chiesa venne in seguito ampliata nelle forme gotiche attuali: edificata in mattoni, in controfacciata ospita una struttura soprelevata chiamata Cappella delle Volte, luogo di preghiera delle suore Mantellate legato ad episodi di santità di Caterina da Siena. Sulla parete di fondo si ammira un ritratto veritiero della santa, opera ad affresco di Andrea Vanni. Il luogo più suggestivo è senz’altro la cappella dedicata a Caterina, voluta nel 1466 per custodire la reliquia della testa della santa (in questa basilica sin dal 1383), collocata al centro dell’altare e affiancata da due affreschi del Sodoma con Svenimento ed Estasi. Il pavimento marmoreo è opera di Francesco di Giorgio e rappresenta Orfeo e gli animali. Sulla parete di destra si trovano anche un affresco staccato di Pietro Lorenzetti con Madonna col Bambino, San Giovanni Battista e un cavaliere e l’Adorazione dei pastori di Francesco di Giorgio.

Altre foto di San Domenico:

Ho quindi visitato la basilica di San Francesco, anch’essa risalente al 1228 e successivamente ampliata in forme gotiche.

Chiesa di San Francesco
Chiesa di San Francesco

Come la chiesa domenicana, ha pianta a croce egizia ed è stata edificata in mattoni: un luogo dalle imponenti dimensioni, adatto ad accogliere grandi masse di fedeli in occasione delle predicazioni. Nel transetto destro si trova la cappella delle Sacre Particole, ostie rimaste miracolosamente incorrotte dal 14 agosto 1730, quando venne trafugata la pisside che le custodiva. In una cappella del transetto sinistro si trova una Crocifissione di Pietro Lorenzetti, che faceva parte di un ciclo realizzato insieme al fratello Ambrogio per la sala capitolare e il chiostro del convento francescano. I brani superstiti sono inoltre le scene con il Martirio di frati francescani e San Ludovico da Tolosa che si congeda da Bonifacio VIII.

Altre foto di San Francesco:

La navata della chiesa di Sant'Agostino
La navata della chiesa di Sant’Agostino

Ho raggiunto la chiesa di Sant’Agostino, che si erge a fianco del prato che ne porta il nome: risalente al 1258, a fine Settecento venne rinnovata da Luigi Vanvitelli, a cui si deve il luminoso interno a una navata. Qui si ammira, in un altare laterale, un Crocifisso e Santi di Perugino, mentre nella cappella in fondo a destra si osservano affreschi quattrocenteschi sopravvissuti al rinnovamento vanvitelliano: la volta con le Sibille ad opera di Luca Signorelli e sulle pareti due affreschi in monocromo di Francesco di Giorgio Martini e bottega, rappresentanti la Nascita della Vergine e la Natività di Gesù. Nella piazza di fronte alla chiesa di trova l’Accademia dei Fisiocratici, fondata nel 1691 da Pirro Maria Gabrieli e il Museo di Storia Naturale (uno dei più antichi della Toscana).

Altre foto di Sant’Agostino:

San Clemente in Santa Maria dei Servi
San Clemente in Santa Maria dei Servi

Dalla chiesa di sant’Agostino ho imboccato via Sant’Agata e seguendone il corso dopo la piazza del Mercato, lungo il lato posteriore del Palazzo Pubblico, percorrendo via del Salicotto sono giunta all’ultima chiesa del mio itinerario, San Clemente in Santa Maria dei Servi. Innalzata sopra una scalinata in fondo alla bella piazza alberata, il suo nome ne racconta l’origine, fondata dall’ordine dei frati Servi di Maria sull’allora preesistente e fatiscente chiesa di San Clemente.

Coppo di Marcovaldo, Madonna del Bordone
Coppo di Marcovaldo, Madonna del Bordone

Al suo interno mostra le epoche e gli stili degli ampliamenti e degli interventi successivi: le tre navate risalgono all’alto Rinascimento, il transetto e l’abside al periodo gotico, gli altari laterali sono barocchi mentre l’illuminazione in ferro battuto è neogotica. Il campanile è romanico, del XIII secolo, mentre la scalinata d’accesso risale al Settecento. Fra le opere si distingue la Madonna col Bambino e due angeli, detta “Madonna del Bordone” di Coppo di Marcovaldo, firmata e datata 1261, ispirata a un modello bizantino. Vi sono inoltre un affresco di Pietro Lorenzetti rappresentante la Strage degli innocenti e una tela di medesimo soggetto di Matteo di Giovanni (1491), nonché una Croce dipinta di Niccolò di Segna di Bonaventura. Sull’altare è collocata l’Incoronazione di Maria di Bernardino Fungai (1501).

Altre foto di San Clemente in Santa Maria dei Servi:

Per pranzo mi sono fermata all’Enoteca I Terzi, collocata in una posizione centrale rispetto ai luoghi da visitare e di qualità e servizio garantiti. Fra i piatti ordinati: salmone marinato con cipolla rossa, carpaccio di girello con fonduta di gorgonzola, pici al ragù chiantigiano, spaghetti al limone con rana pescatrice  e zucchine.

I piatti:

Altre immagini di Siena:

Mappa delle chiese visitate:

Meraviglie di Siena: la Cattedrale, il Battistero e il Museo dell’Opera del Duomo

Navata centrale della cattedrale

Fino al 25 ottobre si potrà ammirare lo straordinario pavimento della Cattedrale, realizzato in commesso marmoreo e graffito in un arco temporale di diversi secoli, dal Trecento all’Ottocento, grazie al concorso di opera e ingegno di numerosi artisti. Si tratta di un’opera unica, che è possibile contemplare per pochi mesi ogni anno, in occasione della sua scopertura: un’opportunità dunque imperdibile per godere di questa meraviglia, articolata in un complesso programma figurativo, suddiviso in cinquantasei tarsie, dedicato alla celebrazione della sapienza. Gli artisti che lo hanno reso possibile furono tutti di origine senese tranne uno, Pinturicchio, che realizzò il cartone preparatorio del riquadro del Monte della Sapienza. Le prime tarsie furono tratteggiate sopra superfici di marmo bianco, incise con lo scalpello e il trapano in solchi poi riempiti di stucco nero, procedura che venne successivamente perfezionata utilizzando marmi colorati accostati insieme, come in una tarsia lignea, tecnica denominata “commesso marmoreo”.

Pavimento della cattedrale: iscrizione all’ingresso

All’ingresso della navata centrale un’iscrizione invita ad entrare con atteggiamento casto – “Ricordati di entrare castamente nel castissimo tempio della Vergine” – e ad essa segue la tarsia con Ermete Trismegisto, fondatore della sapienza umana, quello con la Lupa che allatta Romolo e Remo (l’unico realizzato a mosaico, e per questo probabilmente il più antico), la tarsia con il Monte della Sapienza realizzata dal Pinturicchio. Nelle navate laterali vi sono i riquadri delle Sibille, cinque per ogni navata, che insieme alle figurazioni della navata centrale svolgono il tema della sapienza nell’antichità classica e pagana.

Nel transetto e nel coro viene rappresentato lo stesso tema attraverso momenti della storia del popolo ebraico e della salvezza cristiana: tra i riquadri più spettacolari, quello della Strage degli innocenti di Matteo di Giovanni e quelli con le Storie di Elia ed Acab e alcune Storie di Mosé di Domenico Beccafumi.

Affreschi della libreria Piccolomini

Un altro capolavoro da ammirare in tutto il suo splendore è la libreria Piccolomini, che si trova sul fianco nord occidentale della cattedrale, realizzata da Francesco Todeschini Piccolomini per onorare la memoria dello zio Enea Silvio (papa Pio II) e conservare il ricco patrimonio bibliografico da lui raccolto a Roma. L’ambiente fu interamente affrescato fra il 1503 e il 1508 dal Pinturicchio e dalla sua bottega e lungo le pareti illustra dieci episodi della vita del Piccolomini, mentre la volta è decorata a grottesche. Sotto gli affreschi, custoditi in vetrine disposte lungo le pareti, si ammirano alcuni codici miniati del XV secolo.

Vetrata di Duccio di Buoninsegna

Il Museo dell’Opera del Duomo conserva altre meraviglie, in particolare la grande vetrata (il suo diametro è sei metri) realizzata da Duccio di Buoninsegna il 1287 e il 1290 e destinata all’abside della Cattedrale. Essa è esposta al termine del corridoio che conserva le statue scolpite da Giovanni Pisano per la facciata, raffiguranti Sibille, Profeti e Filosofi dell’antichità, e il tondo di Donatello con la Madonna con Bambino. Un altro capolavoro di Duccio di Buoninsegna si può ammirare al primo piano, è la Maestà del Duomo di Siena e fu realizzato tra il 1308 e il 1311. Sulla facciata anteriore della pala è raffigurata la Madonna in trono tra santi ed angeli, mentre la facciata posteriore era divisa in ventisei scene narranti la Passione di Cristo.

Pietro Lorenzetti, Natività della Vergine

Nella stessa sala si trova anche la Natività della Vergine di Pietro Lorenzetti, risalente al 1342. La visita del Museo è interessante anche perché è allestito negli ambienti che dovevano costituire la navata destra del Duomo Nuovo, le cui prime tre campate furono costruite a partire dal 1339. L’impresa tentata dai senesi, che venne interrotta dopo la peste del 1348, aveva un obiettivo ambizioso, ovvero ampliare la cattedrale esistente trasformandola nel transetto di un complesso ben più grande, di cui però furono edificate solo le prime tre campate della navata destra, che oggi appunto ospitano il Museo, e quella che doveva diventare la nuova facciata, denominata “facciatone”.

Volta del Battistero e fonte battesimale

Al di sotto della Cattedrale si trova il Battistero, raggiungibile scendendo una scala monumentale a partire dalla piazza del Duomo nuovo. L’ambiente interno è diviso in tre navate, le cui volte furono interamente affrescate da Lorenzo di Pietro detto il “Vecchietta” tra il 1447 e il 1450 con gli Articoli del Credo. Al centro del Battistero si trova il fonte battesimale, risalente al 1417-1431, costituito da marmi, bronzi e smalti realizzati, tra gli altri, da Donatello, Lorenzo Ghiberti, Jacopo della Quercia.

Acquistando il biglietto unico “Opa si pass” è inoltre possibile visitare – oltre alla Cattedrale, alla libreria Piccolomini, al Museo dell’Opera del Duomo e al Battistero – la cripta, che conserva un ciclo pittorico, risalente alla seconda metà del Duecento, che non solo copre le pareti ma che si estende su colonne, pilastri, capitelli, mensole.

Il “facciatone” © Opera della Metropolitana di Siena

È infine inclusa la salita fino alla terrazza panoramica del “facciatone”, da dove si ammira un panorama unico sul Duomo e sulla città di Siena, nonché sul paesaggio circostante. Acquistando il biglietto dedicato che include la “Porta del cielo” è inoltre possibile salire fino ai tetti, ammirando l’esterno e l’interno della Cattedrale da un’altezza finora preclusa ai visitatori, privilegio esclusivo delle maestranze dell’Opera. Tutte le informazioni utili alla visita sono facilmente reperibili sul sito dell’Opera della Metropolitana di Siena.

Affresco del Pellegrinaio © Santa Maria della Scala

Insieme alla visita di queste meraviglie consiglio una sosta al complesso di Santa Maria della Scala, situato proprio di fronte alla Cattedrale, che costituisce una testimonianza incredibile della storia della città: oltre ad essere luogo di accoglienza dei pellegrini, fu ospedale, ricovero dei poveri e rifugio per i “gettatelli” (i bambini abbandonati), assommando – come la sua complessità architettonica ben rivela – molteplici funzioni. Il luogo più prezioso di tutto il complesso è senz’altro la Sala del pellegrinaio, così chiamato perché inizialmente destinato all’accoglienza dei pellegrini: l’ambiente, un’unica sala con volte a crociera, fu affrescato da vari artisti tra il 1440 e il 1444 secondo un programma iconografico che illustra le attività caritative che venivano svolte.

Fienile e marmi della Fonte Gaia © Santa Maria della Scala

Meritano inoltre una visita sia i locali del fienile – che espongono in mostra i marmi originali della Fonte Gaia realizzata da Jacopo della Quercia – sia il Chiasso vecchio di Sant’Ansano, grande strada coperta che svolgeva la funzione di asse del traffico interno al Santa Maria e su cui affacciano i locali sotterranei che attualmente ospitano il Museo Archeologico Nazionale.

Maestà di Simone Martini © Comune di Siena

Considero imprescindibile la visita del Palazzo Comunale, che sorge su Piazza del Campo e che conserva affreschi imperdibili del Trecento senese quali l’Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti, la Maestà e Guidoriccio da Fogliano di Simone Martini. Di grande interesse anche la Pinacoteca Nazionale, che custodisce opere – fra i tanti – di Duccio di Buoninsegna, Simone Martini, Pietro e Ambrogio Lorenzetti, Sassetta, Domenico Beccafumi, il Sodoma.

Per una sosta a pranzo o a cena consiglio l’Enoteca I Terzi, nei pressi di Piazza del Campo, il cui nome deriva dalla posizione, alla confluenza dei terzi in cui è divisa la città (Terzo di San Martino, Terzo di Camollia e Terzo di Città). L’ambiente confortevole, il servizio sempre impeccabile e il menù semplice ma curato ne fanno uno dei miei ristoranti preferiti.

Alla mia gita ho dedicato una galleria fotografica.