Pio II, Cosimo de’ Medici e il sogno di una nuova crociata negli affreschi di Pinturicchio e Benozzo Gozzoli

Convocazione del concilio di Mantova
Pinturicchio, Libreria Piccolomini nella Cattedrale di Siena. Convocazione del concilio di Mantova

Le pareti della Libreria Piccolomini che ho da poco ammirato nella Cattedrale di Siena raccontano la vita e le opere di papa Pio II, al secolo Enea Piccolomini (1405-1464), dalla sua prima impresa – la partenza per il concilio di Basilea – fino all’ultima, l’arrivo nel porto di Ancona per dare avvio alla crociata. Fra le scene rappresentate da Pinturicchio e dalla sua bottega vi è l’episodio della convocazione del concilio di Mantova: la Dieta, che si svolse dal primo giugno 1459 al 14 gennaio 1460, era stata convocata dal pontefice con l’obiettivo di indire una nuova guerra santa contro i turchi, per liberare il mar Adriatico dalla loro presenza e recuperare le terre occupate nell’Oriente bizantino. Per raggiungere la sede del concilio Pio II affrontò un lungo viaggio che lo portò – tra le varie tappe – a visitare il suo borgo natìo, Corsignano in val d’Orcia (nell’occasione ricostruito e ribattezzato Pienza), e Firenze, dove fece ingresso il 25 aprile.

Corteo del Mago giovane fra i personaggi, il primo cavaliere a destra è identificato con Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini. Sul cavallo accanto al suo, Galeazzo Maria Sforza, duca di Pavia. Il terzo personaggio a cavallo è Cosimo il Vecchio, mentre il quarto cavaliere è identificato con il figlio, Piero il Gottoso. Tra i due, con una singolare acconciatura, potrebbe esservi Carlo o Giovanni, figli illegittimi di Cosimo
Benozzo Gozzoli, Corteo dei Magi nella Cappella di Palazzo Medici Riccardi. Corteo del Mago giovane fra i personaggi, il primo cavaliere a destra è identificato con Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini. Sul cavallo accanto al suo, Galeazzo Maria Sforza, duca di Pavia. Il terzo personaggio a cavallo è Cosimo il Vecchio, mentre il quarto cavaliere è identificato con il figlio, Piero il Gottoso. Tra i due, con una singolare acconciatura, potrebbe esservi Carlo o Giovanni, figli illegittimi di Cosimo

Durante il suo soggiorno, accompagnato da Sigismondo Pandolfo Malatesta signore di Rimini, alloggiò negli appartamenti papali del convento domenicano di Santa Maria Novella, trattenendosi sino al 5 maggio. In città incontrò Galeazzo Maria Sforza, figlio primogenito del duca di Milano che si era recato nell’alleata Firenze come ambasciatore del padre, mentre non riuscì a vedere Cosimo, immobilizzato da un forse diplomatico attacco di gotta: il Medici riuscì dunque a sottrarsi all’incontro con il pontefice e ad evitare di trattare la faccenda della crociata, che lui riteneva una follia. Durante la permanenza di Pio II e di Galeazzo Maria Sforza i fiorentini organizzarono feste e spettacoli in onore dei due ospiti, tra cui una giostra in piazza Santa Croce, un ballo nel Mercato nuovo, un banchetto nel palazzo Medici di via Larga (l’attuale Palazzo Medici Riccardi), una caccia con animali feroci. Il protagonista dello spettacolo organizzato in via Larga in occasione della cena fu Lorenzo il Magnifico, figlio di Cosimo, allora undicenne.

Dettaglio del Mago giovane, tradizionalmente identificato con Lorenzo il Magnifico
Benozzo Gozzoli, Corteo dei Magi nella Cappella di Palazzo Medici Riccardi. Dettaglio del Mago giovane, tradizionalmente identificato con Lorenzo il Magnifico

Lo splendore dei festeggiamenti influenzò senza dubbio il pittore Benozzo Gozzoli, che entro il 1462 affrescò la cappella di Palazzo Medici Riccardi con un magnifico corteo dei Magi (cui ho dedicato questo post). Nelle sembianze del Mago giovane dipinto da Benozzo si riconosce Lorenzo il Magnifico, rappresentato con un copricapo simile a quello realmente indossato dall’undicenne nello spettacolo di via Larga del 1459. Nel corteo che segue il Mago sulle pareti della cappella si possono individuare i personaggi che in quella occasione si riunirono a Firenze: Sigismondo Pandolfo Malatesta, Galeazzo Maria Sforza, Cosimo il Vecchio e il figlio Piero il Gottoso (committente dell’affresco benozziano).

Arrivo di Pio II ad Ancona per dare avvio alla II Crociata - dettaglio del fondo con Ancona
Pinturicchio, Libreria Piccolomini nella Cattedrale di Siena. Arrivo di Pio II ad Ancona per dare avvio alla II Crociata – dettaglio del fondo con Ancona

Il progetto di una nuova crociata fortemente propugnato da Pio II non giunse, nemmeno negli anni seguenti, all’esito sperato, tanto da indurre lo stesso pontefice, ormai vecchio e malato, ad annunciare di voler condurre di persona la flotta nell’Adriatico: a questo scopo giunse ad Ancona il 19 luglio 1464, dove morì nella notte fra il 14 e 15 agosto, pochi giorni dopo l’arrivo delle navi promesse dai Veneziani. Questo episodio è rappresentato nell’ultimo riquadro del ciclo della Libreria Piccolomini, con il vecchio pontefice seduto in portantina e alle sue spalle il porto, con le imbarcazioni veneziane in arrivo.

Due affreschi (due capolavori), quelli di Pinturicchio e di Benozzo Gozzoli, che testimoniano l’incontro fra personaggi e storie cruciali del nostro Quattrocento, una vicenda – la gotta di Cosimo il Vecchio – che racconta l’astuzia di colui che era divenuto il Signore di Firenze, e la volontà incrollabile di Pio II di indire una crociata per opporsi alla disgregazione morale – e territoriale – della cristianità.

Altre immagini:

Gli affreschi di Benozzo Gozzoli nella chiesa di San Francesco a Montefalco

Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella maggiore, parete di sinistra
Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella maggiore, parete di sinistra

Gli affreschi realizzati da Benozzo Gozzoli nella chiesa di San Francesco a Montefalco si dispiegano nell’abside maggiore e sono dedicati alle Storie della vita di san Francesco, santi e personaggi dell’Ordine Francescano. Il ciclo pittorico, portato a compimento tra il 1450 e il 1452, consentì a Benozzo di raggiungere lo “status” di Maestro indipendente, dopo essere stato allievo di Ghiberti a Firenze ed aver collaborato con Beato Angelico a Roma ed Orvieto. L’incarico gli venne affidato da Fra’ Jacopo, il guardiano del convento di San Francesco, dopo che il pittore era giunto a Montefalco chiamato da Frate Antonio, priore dell’altro convento francescano di San Fortunato, collocato fuori le mura, affinché là realizzasse alcune opere: tra queste la pala d’altare con la Madonna della Cintola che oggi si trova ai Musei Vaticani.

Il portale chiuso della Chiesa di San Fortunato a Montefeltro. Al di sopra, l'affresco di Benozzo Gozzoli
Il portale chiuso della Chiesa di San Fortunato a Montefeltro. Al di sopra, l’affresco di Benozzo Gozzoli

Frate Antonio nel 1442 era stato nominato da papa Eugenio IV come Vicario Generale dell’Osservanza, il movimento di riforma dell’Ordine francescano, ed era dedito a trasformare il santuario di San Fortunato in un monastero osservante. Frequentava assiduamente la Curia Romana e probabilmente aveva avuto occasione di conoscere Benozzo quando il pittore era impegnato nelle decorazioni in Vaticano a fianco del Beato Angelico.

Una volta conclusi gli affreschi per la chiesa di San Fortunato, Benozzo fu incaricato di realizzare il ciclo per l’abside maggiore di San Francesco, la chiesa principale dell’ordine a Montefalco, situata dentro le mura cittadine. Per lo sviluppo della decorazione il pittore prese a modello gli affreschi di Giotto nella Basilica superiore di Assisi, realizzati a partire dal testo ufficiale della vita del santo, la Legenda Major di San Bonaventura da Bagnoregio, ma seguì anche le indicazioni di Fra’ Jacopo e si ispirò alla Leggenda dei tre Compagni che narra le vicende di Francesco ad Assisi.

Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella maggiore, dettaglio del cartiglio con l'indicazione della commissione dell'opera da parte di Fra' Jacopo
Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella maggiore, dettaglio del cartiglio con l’indicazione della commissione dell’opera da parte di Fra’ Jacopo

Fra’ Jacopo viene indicato come committente dell’opera sin dall’iscrizione dipinta sulla parete sinistra del coro, quale “Fra Jacopo da Montefalco dell’Ordine dei Frati Minori”: il custode del convento era un eminente teologo e predicatore, pubblico lettore a Santo Stefano dell’Università di Bologna, appartenente alla confraternita di San Gerolamo di Perugia. Per la sua erudizione e conoscenza del pensiero francescano quasi sicuramente ispirò il programma iconografico del ciclo benozziano, il cui tema preminente è l’identificazione di Francesco come “alter Christus”, “altro Cristo”. Moltissimi sono gli elementi che richiamano questa identificazione:

Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella maggiore, volta
Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella maggiore, volta

nel lato inferiore dell’arcone, dodici seguaci di San Francesco, collocato al centro mentre mostra le stigmate, lo fiancheggiano richiamando i dodici apostoli; al centro della volta il santo – nella posa del Cristo Pantocratore – sostiene un libro su cui si legge “Ego enim stigmata Domini Iesu in corpore meo porto” (“In quanto reco sul mio corpo i segni di Cristo Signore”); altri richiami si dispiegano nel corso dei venti episodi rappresentati, disposti all’interno di dodici scene su tre registri. La narrazione procede da sinistra verso destra e quindi dal basso verso l’alto, giungendo alla volta costolonata dove si trova la Gloria del santo tra le schiere angeliche e i principali santi francescani.

Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella maggiore, scene della nascita di san Francesco, di Gesù in veste di pellegrino che bussa alla casa di Francesco e dell'omaggio dell'uomo semplice al giovane santo
Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella maggiore, scene della nascita di san Francesco, di Gesù in veste di pellegrino che bussa alla casa di Francesco e dell’omaggio dell’uomo semplice al giovane santo

Si parte dunque dalla nascita di Francesco, che assecondando l’identificazione con Cristo viene fatto nascere in una stalla, alla presenza del bue e dell’asino. Nello stesso riquadro vi sono altri due episodi: Gesù in veste di pellegrino che bussa alla casa di Francesco e l’Omaggio dell’uomo semplice al giovane santo. Segue la donazione del mantello a un povero, episodio che lo avvicina a San Martino di Tours, e il sogno di Francesco con a fianco la rappresentazione di un palazzo rinascimentale – che ricorda Palazzo della Signoria a Firenze – ornato con una moltitudine di vessilli crociati. Da notare il particolare realistico delle calze, appoggiate sul cassone del letto del santo.

Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella maggiore, scena della rinuncia ai beni paterni

Vi è poi il riquadro interamente dedicato all’episodio della rinuncia ai beni paterni, che si svolge di fronte a una dettagliata rappresentazione della città di Assisi, e infine una raffigurazione di Cristo intento a scagliare frecce contro l’umanità peccatrice, fermato dalla Madonna che Gli mostra l’incontro di San Francesco e San Domenico. Alle spalle dei due santi vi è un edificio che potrebbe identificarsi con la Basilica di San Pietro a Roma, al cui fianco di trova l’obelisco.

Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella maggiore, scena della cacciata dei diavoli da Arezzo

Il secondo registro inizia con il sogno di papa Innocenzo III e Francesco mentre sostiene la chiesa del Laterano, in rovina; a fianco, la Bollatura della Regola francescana da parte di papa Onorio III. Seguono la cacciata dei diavoli da Arezzo, con san Francesco affiancato da san Silvestro, e il riquadro più importante per la cittadina, che narra la Benedizione di Montefalco e dei suoi abitanti da parte del santo e la Predica agli uccelli, avvenuta nei pressi di Bevagna (dove, nella chiesa di San Francesco, si conserva la pietra su cui il santo si sarebbe trovato durante l’episodio miracoloso: ne parlo in questo articolo).

Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella maggiore, scena della predicazione agli uccelli e della benedizione della città di Montefalco e del suo popolo

Nella vallata Benozzo rappresenta fedelmente il paesaggio della zona: vi si distinguono i borghi di Bevagna, Spello, e la città di Assisi, nonché l’abitato di Montefalco racchiuso nelle sue mura. Di fronte al santo benedicente si genuflettono alcune personalità del tempo, tra cui si possono riconoscere Marcus, Magistrato di Montefalco e Vescovo di Sarsina che offre la sua mitra, e Fra’ Jacopo. Vi sono poi gli episodi – limitatamente leggibili a causa di alcuni crolli della superficie pittorica – legati alle vicende di san Francesco presso il signore di Celano, che narrano la cena, la confessione e la morte del cavaliere: sul tavolo imbandito vi è un omaggio a Montefalco e alla sua tradizione vinicola, un bicchiere e un’ampolla di sagrantino.

Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella maggiore, Rievocazione del presepe a Greccio
Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella maggiore, Rievocazione del presepe a Greccio

Nelle lunette della volta sono rappresentati gli eventi miracolosi: la Rievocazione del presepe a Greccio, san Francesco alla corte del Sultano, il santo che riceve le Stigmate sul monte della Verna, la Morte di Francesco. Sotto la finestra, che doveva contenere l’apparizione della Croce di San Damiano, affresco andato perduto, Benozzo immortala tre personaggi del passato: Petrarca, Dante con la Commedia, Giotto mentre dipinge una Madonna con Bambino.

Lettera autografa di Benozzo Gozzoli a Michele di Felice Brancacci
Lettera autografa di Benozzo Gozzoli a Michele di Felice Brancacci

Nello spazio dell’abside maggiore è esposta una preziosa lettera autografa di Benozzo, redatta proprio nella chiesa di san Francesco e indirizzata a Michele di Felice Brancacci, esponente della nota famiglia fiorentina. Il destinatario della missiva viene informato dal pittore che è impossibilitato a lasciare Montefalco prima di aver terminato il suo lavoro: “Ora m’è ochorso un pocho di chaso e non mi posso partire di qui”. Firmato “Benozzo di Lese dipintore / In Montefalco, in San Franciescho /, Proprio.”

Benozzo Gozzoli, Cappella di San Girolamo

Benozzo portò a compimento la sua opera nel 1452, ultimando non solo gli affreschi dell’abside maggiore, ma anche quelli della cappella di san Girolamo, collocata nella navata meridionale della chiesa.

La prima cappella su questo lato era infatti dedicata a san Girolamo, e gli affreschi – con le Storie di san Girolamo e santi – furono realizzati da Benozzo Gozzoli nel 1452: la data è espressa in un’iscrizione che per esteso reca “MCCCCLII D(IE) P(RIMO) NOVEMBRIS”.

Benozzo Gozzoli, Cappella di San Girolamo, scena di San Girolamo che toglie la spina dalla zampa di un leone

Si tratta di uno degli ultimi lavori a Montefalco di Benozzo, che ai primi del 1453 si recò a Viterbo per compiere altre opere. Il ciclo di affreschi fu commissionato dal nobile Girolamo di Ser Giovanni Battista De Filippis per celebrare il proprio nome, e al contempo omaggiare il santo a cui era dedicata la confraternita di San Girolamo di Perugia, alla quale apparteneva anche Fra’ Jacopo.

Probabilmente fu proprio Fra’ Jacopo, come era già accaduto per il ciclo dell’abside maggiore, a scegliere gli episodi che Benozzo rappresentò, sottolineando le affinità tra la vita di Girolamo e quella di san Francesco ed esaltandone l’amore per la povertà, l’auto-abnegazione e la rinuncia del mondo.

Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella di San Girolamo, volta con i quattro Evangelisti e i loro simboli
Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella di San Girolamo, volta con i quattro Evangelisti e i loro simboli

Purtroppo lo stato degli affreschi è stato compromesso  da alcuni rimaneggiamenti avvenuti nel corso dei secoli: la cappella di san Girolamo era stata realizzata, insieme ad altre cinque cappelle, alla fine del XIV secolo sul fianco destro della chiesa, ma nel primo decennio del XVII secolo i setti murari che separavano questi spazi – e gli affreschi che vi erano stati realizzati – vennero demoliti per fare spazio all’attuale navata laterale.

Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella di San Girolamo, San Girolamo lascia Roma
Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella di San Girolamo, San Girolamo lascia Roma

Della decorazione originale sono dunque rimaste solo le volte affrescate, la parete dell’altare e l’arco d’entrata: la parete orientale venne distrutta quando le cappelle vennero unite, mentre la decorazione di quella occidentale fu quasi cancellata per aprire un nuovo portale di ingresso alla chiesa. Pur nel suo stato la cappella è importante anche perché costituisce – oltre agli affreschi del Pinturicchio a Santa Maria del Popolo a Roma (ne parlo in questo articolo) – l’unico ciclo italiano risalente al XV secolo e ancora esistente sulla vita di San Girolamo. La parete dell’altare è occupata da un finto polittico d’oro – che grazie ad effetti illusionistici come le ombre di pinnacoli, l’imitazione della struttura, la tenda fermata a un palo retrostante – suggerisce una costruzione lignea che non c’è, inserita in un tabernacolo, anch’esso finto, dalla classicheggiante cornice in prospettiva.

Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella di San Girolamo, Finto polittico con Madonna in trono col Bambino tra santi - dettaglio della firma di Benozzo, dell'ombta dei pinnacoli e della tenda dietro la finta struttura
Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella di San Girolamo, Finto polittico con Madonna in trono col Bambino tra santi – dettaglio della firma di Benozzo, dell’ombta dei pinnacoli e della tenda dietro la finta struttura

Il polittico rappresenta la Madonna in trono tra i santi, completo di predella e pinnacoli, e sulla cornice del tabernacolo si legge “OPUS BENOTII DE FLORENZIA”. Per rendere completa l’illusione di una pala a tempera, Benozzo dipinse il polittico a secco, simulando gli effetti e la resa di una pittura a tempera.

Alla sinistra e alla destra del finto polittico Benozzo introdusse gli episodi della storia di San Girolamo: a sinistra San Girolamo che lascia Roma, richiamando il tema francescano della rinuncia del mondo, a destra il santo che toglie la spina dalla zampa di un leone, animale che evoca il francescano lupo di Gubbio.

Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella di San Girolamo - dettaglio del martirio di San Sebastiano
Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella di San Girolamo – dettaglio del martirio di San Sebastiano

Seguono altre scene, purtroppo frammentarie: Girolamo impegnato nella traduzione della Bibbia; la cacciata del leone dal monastero da parte dei frati, che ingiustamente accusano l’animale di aver mangiato il loro asino; il leone che riconduce l’asino al monastero, insieme ai mercanti che lo avevano rubato; infine il santo penitente nel deserto, in compagni del fedele leone. Ogni riquadro è spiegato da una didascalia apposta alla base.

Nella lunetta sovrastante il finto polittico vi è la Crocifissione con san Domenico e san Francesco a sinistra e i santi francescani Romualdo e Silvestro a destra. Nelle quattro vele della volta sono rappresentati gli Evangelisti accompagnati dai loro simboli. Nell’arco di ingresso vi è Cristo benedicente circondato dagli angeli, con la sottostante scena del martirio di San Sebastiano. Sui pilastri di destra e sinistra sono raffigurati San Bernardino da Siena e Santa Caterina d’Alessandria.

Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella di San Girolamo - dettaglio
Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella di San Girolamo – dettaglio

Per la redazione di questo articolo ho trovato di grande interesse lo splendido volume di Diane Cole Ahl “Benozzo Gozzoli”, pubblicato da Silvana Editoriale nel 1996. Sono state preziose le informazioni ricevute nel corso della visita guidata agli affreschi e quelle disponibili nell’agile guida acquistabile presso il bookshop del Museo della chiesa di San Francesco. La mia visita si è svolta nel corso di una gita nella Valle Umbra, la cui prima tappa è stata Montefalco. In questo articolo ho raccontato la mia giornata.

Di Benozzo ho inoltre ammirato la splendida cappella dei Magi, realizzata a Palazzo Medici Riccardi a Firenze entro il 1462 (oltre dieci anni dopo gli affreschi di Montefalco, ne parlo in questo articolo), e quelli ancora successivi, eseguiti tra il 1464 e il 1465 nella cappella maggiore della chiesa di Sant’Agostino a San Gimignano (li ho ammirati quando sono andata nella cittadina delle torri, raccontandoli qui).

Altre immagini della cappella maggiore:

Altre immagini della cappella di San Girolamo:

Mappa della chiesa:

Pasqua nella Valle Umbra: tra arte, natura e sagrantino, una gita tra i borghi più belli d’Italia. Primo giorno: Montefalco

 

La Valle Umbra che si ammira da Montefalco

Ho trascorso le festività di Pasqua nella Valle Umbra, visitando alcuni dei borghi più belli d’Italia, luoghi dove il rispetto della natura e del paesaggio, l’attenzione al cibo e al vino sono elevati da un richiamo secolare alla bellezza e all’arte. Ho visitato Montefalco, Bevagna, Foligno, Spoleto, Spello, Campello sul Clitunno, e le impressioni e i ricordi che ho portato a casa derivano da un senso di cura, accoglienza, apertura e cordialità che non sempre ho incontrato durante i miei viaggi.

Il portale chiuso della Chiesa di San Fortunato a Montefalco

Ho notato un grande riguardo nella gestione dei beni culturali, nonostante le ferite del terremoto del 2016 siano ancora tangibili, e alcuni scrigni d’arte come il convento di San Fortunato a Montefalco o la chiesa di Santa Maria Maggiore a Spello non siano ancora accessibili per problemi di staticità e sicurezza. Auspico che questi tesori, che rappresentano il senso d’identità di quelle comunità e un patrimonio per tutti, possano finalmente tornare alla luce.

Ho suddiviso il mio racconto di viaggio in quattro puntate, una per ogni giorno della mia vacanza. Inizio dal primo e dalla visita del primo borgo, Montefalco, così chiamata in riferimento ai falchi dell’imperatore Federico II che qui aveva soggiornato nel 1240: ho visitato la chiesa di San Francesco (oggi museo) che racchiude uno dei capolavori di Benozzo Gozzoli, un ciclo di affreschi dedicato alle storie del santo di Assisi.

Gli affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella maggiore di San Francesco

Benozzo stava lavorando a Orvieto insieme al suo maestro Beato Angelico quando venne chiamato a Montefalco: il suo intervento si dispiegò nella cappella maggiore della chiesa, dove tra il 1450 e il 1452 raffigurò gli episodi salienti della vita di San Francesco ambientandoli nei luoghi delle sue predicazioni, affiancandogli i cittadini più illustri di Montefalco. A questo lavoro, che gli valse lo status di “maestro” indipendente, ho dedicato questo approfondimento.

Perugino, Natività con l’Eterno in gloria tra gli angeli e l’Annunciazione

La chiesa di San Francesco ospita anche un affresco del Perugino collocato in controfacciata, che rappresenta una scena di natività, nonché la cappella di San Girolamo, ugualmente affrescata da Benozzo, parzialmente compromessa. Vi è poi una pinacoteca al piano superiore e, nei sotterranei, sono visitabili le cantine dei frati e una piccola raccolta archeologica: una visita frettolosa potrebbe tralasciare un momento fondamentale della storia del vino sagrantino che proprio qui trovò la sua origine. Già in epoca romana infatti la vinicoltura veniva praticata in questo territorio, e i montefalchesi si dedicavano alla vigna anche all’interno del centro urbano: lo dimostrano ancora oggi alcuni filari coltivati nei giardini delle abitazioni del borgo, che si ammirano seguendo il percorso delle Viti storiche.

Le cantine dei frati di San Francesco

A partire dal Quattrocento le leggi comunali tutelavano vite e vino, con una serie di ferree istruzioni comprese nello Statuto come, ad esempio, questa: “Chiunque sarà trovato a portar le uve acerbe o mature e non havesse vigna propria o in affitto o a lavoreccio, sia punito come se fosse entrato in vigna di alcuno et havesse colto le uve” ( IV Libro, Rubrica 2, XV sec.). I frati francescani avrebbero portato il sagrantino dall’Asia Minore, e proprio quest’uva sarebbe stata lavorata nelle cantine della chiesa di San Francesco per farne uso durante le cerimonie religiose, in qualità di vino dolce, e in occasione delle festività pasquali (da questo suo impiego “sacro” ne deriverebbe il nome).

Alcune bottiglie di Sagrantino

La storia di Montefalco s’intreccia quindi con quella del vino che ne ha fatto la fortuna: quasi scomparso dai vigneti umbri negli anni Sessanta, il sagrantino venne recuperato grazie all’impegno di alcuni imprenditori locali, primo fra tutti Arnaldo Caprai, ottenendo nel 1979 il riconoscimento DOC e nel 1992 la DOCG.

Porta Sant’Agostino

Dopo il complesso di San Francesco ho visitato la cittadina, passeggiando per le vie ricche di scorci pittoreschi: consiglio di partire dalla bella Porta di Sant’Agostino e seguire il corso principale, l’antico “Stradone”, su cui si affaccia la chiesa di Sant’Agostino, che all’interno conserva affreschi della scuola di Ambrogio Lorenzetti e Bartolomeo Caporali. La chiesa ha anche un bel chiostro. Sempre seguendo il corso si giunge alla piazza del paese, su cui si trova il palazzo comunale, e si dipanano altre vie, tra cui la passeggiata delle Viti storiche e il percorso che conduce alla piccola chiesa di Santa Lucia.

La chiesa di Santa Lucia

Raccomando inoltre un giro attorno alle mura duecentesche, splendidamente conservate, che consente anche di ammirare il panorama circostante: Montefalco è infatti soprannominata “la ringhiera dell’Umbria” perché si trova in una posizione soprelevata, da cui lo sguardo spazia dai vigneti vicini fino a raggiungere Assisi, Spoleto, Foligno, Spello, Bevagna…

La piazza di Montefalco. A destra il Palazzo Comunale

Non sono riuscita a visitare la chiesa e il convento agostiniano di Santa Chiara della Croce, che ospita un ciclo di affreschi di scuola umbra del Trecento, perché non visibili durante le festività pasquali: la chiesa fu fondata dalla santa, le cui spoglie qui riposano dal 1308 custodite in un’urna di vetro.

Benozzo Gozzoli, Madonna della Cintola @ www.museivaticani.va
Benozzo Gozzoli, Madonna della Cintola @ www.museivaticani.va

La chiesa e convento di San Fortunato, situati poco fuori le mura cittadine, non sono purtroppo visitabili a causa di problemi di staticità conseguenti al terremoto del 2016: qui Benozzo Gozzoli realizzò la splendida pala per l’altare maggiore dedicata alla Madonna della Cintola, che si trova ai Musei Vaticani (per l’iconografia della Madonna della Cintola consiglio questo mio articolo), ed altri affreschi.

Prosciutto tagliato al coltello da Coccorone e bruschetta con olio della casa

Al termine della mia giornata ho cenato da Coccorone, un ottimo ristorante che propone specialità umbre, pasta fatta in casa e carne alla brace: il servizio è stato ottimo e i piatti davvero deliziosi.

Per tutta la durata del mio soggiorno ho pernottato a Villa Pambuffetti, situata poco fuori le mura cittadine, che ho scelto per l’ambiente confortevole e le ottime recensioni: non sono rimasta delusa, l’atmosfera era familiare e gli ospiti attenti e premurosi.

Villa Pambuffetti

Per preparare la mia visita ho consultato anche le notizie disponibili on line, e mi sento di consigliare questi siti internet:

  • La pagina dedicata a Montefalco sul portale turistico della Regione Umbria, www.umbriatourism.it
  • Il sito internet del Museo di San Francesco, www.museodimontefalco.it: per apprendere la storia degli affreschi di Benozzo Gozzoli consiglio di avvalersi della visita guidata, che va richiesta in biglietteria al momento dell’ingresso, e offre una panoramica sull’opera e sul suo contesto storico davvero approfondita ed esaustiva.
  • Il sito internet del turismo e della cultura a Montefalco, www.montefalcodoc.it
  • Il sito internet della Strada del Sagrantino, territorio cui Montefalco appartiene insieme a Bevagna, Gualdo Cattaneo, Giano dell’Umbria e Castel Ritaldi: www.stradadelsagrantino.it

Alcune immagini di Montefalco:

Alcune immagini degli affreschi della chiesa di San Francesco (per una galleria più ampia rimando all’articolo dedicato):

I piatti degustati da Coccorone:

Mappa di Montefalco:

La cappella dei Magi di Palazzo Medici Riccardi a Firenze, capolavoro di Benozzo Gozzoli

Palazzo Medici Riccardi su via Cavour (l’antica via Larga)
Palazzo Medici Riccardi su via Cavour (l’antica via Larga)

Questa gloriosa città di Firenze è straordinariamente grande e di uguale non incontrammo fra le città sopra descritte: le chiese in essa sono molto belle e grandi ed i palazzi sono eretti in pietra bianca, molto alti e ad arte creati; la città attraversa un fiume grosso e molto rapido, di nome Arno; e su questo fiume un ponte di pietra si getta, assai largo e su entrambe le sue sponde s’alzano degli edifici“. Queste parole furono scritte da un anonimo religioso russo che faceva parte della delegazione del vescovo di Mosca Isidoro al Concilio di Firenze del 1439-1442. Nel suo “Viaggio al concilio di Firenze” l’anonimo descrive per i suoi confratelli e compatrioti le “meraviglie” della città che aveva visitato.

Mago anziano, tradizionalmente identificato con Giuseppe II patriarca di Costantinopoli
Mago anziano, tradizionalmente identificato con Giuseppe II patriarca di Costantinopoli

Lo scopo fondamentale del Concilio era trattare l’unione della chiesa latina e della chiesa ortodossa, e vide la partecipazione di una nutrita delegazione bizantina: vi presero parte papa Eugenio IV, l’imperatore Giovanni VIII Paleologo (che auspicava anche un aiuto dell’occidente nella guerra contro i turchi ottomani, che ormai assediavano il suo impero), il patriarca di Costantinopoli Giuseppe II, teologi e dotti quali Basilio Bessarione, Isidoro vescovo di Mosca, Giorgio Gemisto Pletone, Giovanni Argiropulo.

Dettaglio del corteo del Mago anziano
Dettaglio del corteo del Mago anziano

Lo svolgersi a Firenze di un evento di questa importanza consentì l’arrivo di illustri personaggi, e gli esotici cortei delle delegazioni straniere impressionarono fortemente gli artisti fiorentini: fra di essi Benozzo Gozzoli, che ne rappresentò le immagini nella cappella privata di palazzo Medici Riccardi. L’artista fiorentino affrescò la cappella della famiglia Medici entro il 1462, sviluppando senza interruzioni sulle tre pareti un corteo dei re Magi e raffigurando sulla scarsella due cori di angeli sullo stile del maestro, Beato Angelico. Sull’altare venne collocata l'”Adorazione del Bambino” di Filippo Lippi, che dal 1821 si trova a Berlino (qui si ammira una copia antica).

Parete est, subito a destra dell’altare, con il corteo del Mago giovane, tradizionalmente identificato con Lorenzo il Magnifico
Parete est, subito a destra dell’altare, con il corteo del Mago giovane, tradizionalmente identificato con Lorenzo il Magnifico

Il culto dei Magi a Firenze si era radicato sin dalla fine del Trecento: si ha notizia di un corteo che nell’Epifania del 1390 partì dal convento di San Marco e, simulando il viaggio dall’oriente verso Betlemme – giunse fino al Battistero. Ai primi del Quattrocento si formò, presso la chiesa domenicana di San Marco, una “Compagnia dei Magi” con il compito di preparare, ogni tre anni, una festa in loro onore. Nella sua progressiva conquista del governo cittadino Cosimo il Vecchio avviò un’intensa politica di mecenatismo e assunse il culto dei Magi, coloro che avevano adorato il vero Re ed erano diventati simbolo della sacralizzazione del potere, come strumento dell’epifania della famiglia Medici al cospetto della città.

Mago in età virile, tradizionalmente identificato con Giovanni VIII Paleologo, imperatore d’Oriente
Mago in età virile, tradizionalmente identificato con Giovanni VIII Paleologo, imperatore d’Oriente

Ecco dunque il corteo dei Magi che si snoda sulle mura della cappella commissionata da Piero il Gottoso (figlio di Cosimo), frutto di una scelta tematica tesa a celebrare la casata e le scelte politiche e culturali del padre, nelle cui figure si intrecciano gli episodi della cronaca cittadina: tradizionalmente infatti nella figura del Mago anziano viene identificato Giuseppe II patriarca di Costantinopoli, in quello maturo l’imperatore Giovanni VIII Paleologo, nel Mago giovane Lorenzo di Piero (il Magnifico), il maggiore dei nipoti di Cosimo, che aveva già svolto quella parte nel corteo dell’Epifania del 1459. Quest’ultima identificazione sarebbe confermata anche dal cespo di alloro che incornicia il volto del giovinetto come una sorta di aureola.

Corteo del Mago giovane fra i personaggi, il primo cavaliere a destra è identificato con Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini. Sul cavallo accanto al suo, Galeazzo Maria Sforza, duca di Pavia. Il terzo personaggio a cavallo è Cosimo il Vecchio, mentre il quarto cavaliere è identificato con il figlio, Piero il Gottoso. Tra i due, con una singolare acconciatura, potrebbe esservi Carlo o Giovanni, figli illegittimi di Cosimo
Corteo del Mago giovane fra i personaggi, il primo cavaliere a destra è identificato con Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini. Sul cavallo accanto al suo, Galeazzo Maria Sforza, duca di Pavia. Il terzo personaggio a cavallo è Cosimo il Vecchio, mentre il quarto cavaliere è identificato con il figlio, Piero il Gottoso. Tra i due, con una singolare acconciatura, potrebbe esservi Carlo o Giovanni, figli illegittimi di Cosimo

Oltre che all’occasione del Concilio di Firenze e alle rievocazioni del corteo dei Magi caratteristiche dell’Epifania fiorentina, gli affreschi di Benozzo devono il loro impianto anche ai festeggiamenti organizzati nel 1459 per l’arrivo a Firenze di papa Pio II Piccolomini, Galeazzo Maria Sforza (presente in qualità di ambasciatore del padre, duca di Milano) e Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini: l’arrivo del pontefice in città era da ricondurre al suo progetto – ritenuto folle da Cosimo dei Medici, che nell’occasione si sottrasse all’incontro accusando un improvviso attacco di gotta – di organizzare una nuova crociata.

Dettaglio del Mago giovane, tradizionalmente identificato con Lorenzo il Magnifico
Dettaglio del Mago giovane, tradizionalmente identificato con Lorenzo il Magnifico

Tutti questi personaggi, e il pittore stesso, si  possono riconoscere nei volti dei partecipanti al corteo, a partire appunto dai tre Magi. In tutta l’opera inoltre riverberano i richiami araldici e simbolici alla casata dei Medici, con il ripetersi dei colori bianco rosso e verde cari alla famiglia, il motivo delle “palle” utilizzato a scopo decorativo, il disegno dell’anello con diamante e le tre piume di struzzo, corredato dal motto “semper”.

 

Per lo studio della cappella mi è stato di aiuto l’agile volumetto “I re Magi di Benozzo a Palazzo Medici” di Franco Cardini, edito nel 2001 da Mandragora. Il testo dell’anonimo russo è stato pubblicato da Sellerio nel 1996 con il titolo “Da Mosca a Firenze nel Quattrocento“.

Per gli amanti di Benozzo Gozzoli, consiglio una visita agli affreschi da lui realizzati nella chiesa di San’Agostino a San Gimignano, di cui ho parlato in questo articolo (qui le foto), nonché alla chiesa di San Francesco a Montefalco (qui il post dedicato agli affreschi, e questo l’articolo sulla giornata che ho trascorso nello splendido borgo umbro).

Altre immagini, ordinate in una successione che risponde alla disposizione degli affreschi nella cappella da sinistra a destra, a partire dalla parete a lato della porticina di ingresso:

Nella cappella ho girato un video, che ho pubblicato sulla mia pagina Fabebook. Questa infine la mappa:

I meravigliosi affreschi di San Gimignano, e altri luoghi

Piazza della cisterna e la Torre del Diavolo

La città di San Gimignano, famosa per le torri che ne caratterizzano il profilo, racchiude un tesoro di affreschi realizzati nel corso del Trecento e del Quattrocento da alcuni dei più importanti artisti senesi e fiorentini dell’epoca (alla mia visita ho dedicato una galleria di immagini).

Fra i luoghi da visitare, il Duomo di Santa Maria Assunta, che nella sua storia riflette quella della città: in origine semplice pieve fondata intorno al 1000, venne consacrata nel 1148 da papa Eugenio III e dal suo pulpito predicò anche Girolamo Savonarola.

Duomo, Bartolo di Fredi, storie del Vecchio Testamento

Godette di tali privilegi ecclesiastici che le autorità locali impiegarono grandi risorse per abbellirla ed ingrandirla, e il suo interno custodisce ancora un ciclo di affreschi che la ricopre completamente. Il colpo d’occhio che se ne ha varcando la soglia rimane impresso nella memoria, e rappresenta episodi del Nuovo Testamento (realizzati da Lippo e Federico Memmi, lungo la parete della navata di destra) e del Vecchio Testamento (risalenti al 1367 ad opera di Bartolo di Fredi, lungo la parete di sinistra).

Duomo, Lippo e Federico Memmi, storie del Nuovo Testamento – dettaglio

La volta a crociera è dipinta di blu, mentre gli intradossi delle arcate sono decorati con un motivo a bande. In controfacciata vi è un grande affresco rappresentante il martirio di San Sebastiano, risalente al 1465 ed opera di Benozzo Gozzoli, e ai suoi lati scene del Giudizio Universale di Taddeo di Bartolo, ispirate all’inferno dantesco. Lungo la navata di destra, ai piedi del transetto, si apre la Cappella di Santa Fina, realizzata su disegno di Giuliano da Maiano ed autentico gioiello del Rinascimento: è dedicata alla Santa più cara della città, la giovinetta Fina, che colpita da una grave malattia volle trascorrere gli ultimi anni di vita su una tavola di legno, che alla sua morte fiorì di viole gialle.

Duomo, Cappella di Santa Fina, affresco di Domenico Ghirlandaio

Ogni anno a marzo le viole gialle spuntano sulle torri della città, e rinnovano il ricordo della fanciulla e del suo miracolo. La cappella che ne custodisce le spoglie tramanda questa storia grazie agli affreschi di Domenico Ghirlandaio, raffiguranti San Gregorio che annuncia a Santa Fina la sua morte e Le esequie della santa, mentre al centro si erge l’altare opera di Benedetto da Maiano. Consiglio la visita del Duomo con il noleggio dell’audioguida, che consente di scoprirne la storia e i capolavori con una narrazione interessante e dettagliata.

Da destra, la Torre Rognosa, la Torre Chigi, le due torri dei Salvucci e, in secondo piano, la Torre Pettini

Una volta usciti dal Duomo, scendendo la scalinata ci si trova su Piazza della Cisterna, su cui affaccia il Palazzo Comunale, la Torre Grossa e Loggia del Comune. Tutta la piazza è circondata da Torri, fra cui la Torre Rognosa, la Torre Chigi, le Torri dei Salvucci e quelle degli Ardinghelli. Imboccando via di San Matteo si arriva alla Chiesa di Sant’Agostino, che merita la visita per il meraviglioso ciclo di affreschi che ne orna la cappella maggiore, dedicato alle storie del Santo.

Chiesa di Sant’Agostino, Benozzo Gozzoli, Storie della vita di Sant’Agostino, Agostino si trasferisce a Milano

Realizzato da Benozzo Gozzoli e bottega fra il 1464 e il 1465 su committenza del priore Fra Domenico Strambi, racconta diciassette episodi della vita di Agostino, dalla scuola di Tagaste alle sue esequie. I paesaggi idilliaci, le architetture rinascimentali, i personaggi colti dal vivo, rendono l’opera del maestro immediatamente riconoscibile, e riconducono alla memoria il Corteo di Magi della cappella di Palazzo Medici Riccardi di Firenze (realizzata entro il 1462, cui ho dedicato questo articolo e una galleria fotografica), gli affreschi della chiesa di San Francesco nel borgo umbro di Montefalco (ne parlo approfonditamente in questo post) e il ciclo del Camposanto di Pisa (1469).

Chiesa di Sant’Agostino, Benozzo Gozzoli, Storie della vita di Sant’Agostino, Agostino fanciullo – dettaglio

Sempre di Benozzo si può ammirare l’affresco votivo di San Sebastiano, dipinto in occasione della peste del 1464, con il Santo che dispiega il suo mantello per proteggere dalle frecce – scagliate dall’ira di Dio – il popolo di San Gimignano. Altre opere sono l’altare della croce con un affresco di Vincenzo Tamagni, la pala di Ridolfo di Ghirlandaio con la Madonna e il Bambino tra Santi, il dipinto sull’altare maggiore con l’Incoronazione della Vergine realizzato da Piero del Pollaiolo. La Chiesa infine custodisce le spoglie di San Bartolo, cui è dedicata una cappella con altare di Benedetto da Maiano, affreschi di Sebastiano Mainardi e pavimento in cotto di Andrea della Robbia.

San Lorenzo in Ponte @ arte.it

Un’altra chiesa da visitare è San Lorenzo in ponte, il cui motivo di interesse è l’estesa decorazione ad affresco realizzata da Cenni di Francesco di Ser Cenni sul tema della vita ultraterrena legata alla figura di San Lorenzo. La chiesa è stata riaperta nel marzo scorso dopo essere stata acquisita dal Comune di San Gimignano, che ne ha curato il restauro e la sua restituzione alla città e ai turisti.

Museo civico

Con un po’ di tempo a disposizione merita senz’altro la visita il Museo Civico, ospitato nel Palazzo Comunale, che accoglie una ricca pinacoteca dal XIII al XVII secolo, tra cui la Maestà di Lippo Memmi (ispirata a quella senese di Simone Martini, e che quest’anno ha compiuto 700 anni), opere di Coppo di Marcovaldo, Taddeo di Bartolo, Filippino Lippi, Benozzo Gozzoli, Benedetto da Maiano, il Sodoma, il Pinturicchio. Dal Palazzo si accede inoltre alla Torre Grossa, la più alta di San Gimignano, da cui si ammira un bel panorama sulla città e il paesaggio circostante. Accanto al Duomo si trova infine il Museo di Arte Sacra, che conserva dipinti, sculture, bassorilievi, tessuti, codici miniati appartenenti alla Collegiata e alle chiese del territorio.

Veduta dalla Rocca @ sangimignano.com

Oltre a salire sulla Torre Grossa, per ammirare il panorama si può giungere fino alla Rocca di Montestaffoli, realizzata  dai fiorentini nel 1353 quando la città si sottomise a Firenze. La rocca ospitava una fortezza di cui sono sopravvissute solo le cerchie murarie.

Per gli amanti dell’arte contemporanea consiglio una sosta alla Galleria Continua, fondata nel 1990 in un luogo così inusuale per l’arte contemporanea e giunta ad aprire sedi  a Pechino, Les Moulins, l’Avana, lavorando con artisti come Michelangelo Pistoletto, Jannis Kounellis, Daniel Buren, Anish Kapoor, Antony Gormley, Hiroshi Sugimoto, Berlinde de Bruyckere.

 

Immagini di San Gimignano, il Duomo e la Chiesa di Sant’Agostino