Vino, arte e architettura contemporanea: un giro nelle cantine di Italia, Francia e Spagna

Daniel Buren, "Sulle vigne: punti di vista"
Castello d’Ama, Daniel Buren, “Sulle vigne: punti di vista”

Nel corso dei miei viaggi mi sono imbattuta in alcune cantine e tenute vitivinicole di grande interesse non solo per gli appassionati del vino e dell’enologia, ma anche per chi come me ricerca e ammira l’arte e l’architettura contemporanea. L’ultima in ordine di tempo è stata la Tenuta di Castello d’Ama (le ho dedicato questo articolo), che incastonata tra le colline del Chianti custodisce una preziosa raccolta di arte contemporanea, con installazione site-specific di artisti come Michelangelo Pistoletto, Daniel Buren, Anish Kapoor, Louise Bourgeois, Hiroshi Sugimoto. Le opere sono sparse negli ambienti della Tenuta, dalle cantine alle Cappelle del borgo, e dialogano con il contesto architettonico e paesaggistico circostante, nonché con lo spirito dell’azienda e la cultura del vino, rigorosamente Chianti Classico.

Tenuta Castelbuono di Lunelli a Bevagna
Tenuta Castelbuono di Lunelli a Bevagna

In Umbria invece ho ammirato la cantina Castelbuono di Lunelli, che si trova a pochi chilometri da Bevagna, nella terra del Sagrantino. La cantina si inserisce nelle morbide colline della Valle umbra con la forma di un immenso carapace di tartaruga, che all’esterno ha assunto il colore del paesaggio grazie alla copertura in rame, e all’interno si apre in una grande sala vetrata che dialoga con i filari circostanti.

L’interno del carapace

La struttura si deve al genio e all’intuizione di Arnaldo Pomodoro, e mette in discussione i confini tra scultura e architettura, ponendosi come opera d’arte al cui interno è possibile vivere e lavorare: il guscio esterno è percorso da grandi crepe, che richiamano i solchi della terra, mentre all’interno si riconosce immediatamente il linguaggio artistico di Pomodoro, i suoi tagli e le spaccature che rompono la superficie. La mia visita alla cantina è stata una sosta di grande interesse nel corso di una giornata intensa, trascorsa tra Bevagna e Foligno, che ho raccontato in questo post.

Château La Coste, Louise Bourgeois, Crouching spider 6695 2003
Château La Coste, Louise Bourgeois, Crouching spider 6695 2003

Viaggiando in Francia ho visitato la raccolta di arte e architettura contemporanea di Château La Coste, nei pressi di Aix en Provence: la tenuta è disseminata di opere realizzate appositamente da artisti e architetti qui invitati, a partire dal centro visite firmato da Tadao Ando, dalle cantine di Jean Nouvel, dal teatro all’aperto di Frank O. Gehry e dal padiglione recentemente realizzato da Renzo Piano.

Château La Coste, Frank O. Gehry, Pavillon de Music
Château La Coste, Frank O. Gehry, Pavillon de Music

Percorrendo i vigneti lungo un tragitto di visita di due ore, ci si imbatte in opere di Larry Neufeld, Richard Serra, Tom Shannon, Lee Ufan, Ai Weiwei, mentre all’ingresso – sopra la superficie specchiata di una grande vasca, si riflettono le sculture di Hiroshi Sugimoto, Alexander Calder, Louise Bourgeois. Vengono organizzate esposizioni temporanee nella galleria dedicata (quest’estate sarà la volta di Sophie Calle), nonché una stagione musicale nel padiglione di Gehry e una  rassegna cinematografica. Si trova a pochi chilometri da Aix e da Avignone, che ho visitato entrambe, raccontandolo qui.

Marques de Riscal, Frank O. Gehry
Marques de Riscal, Frank O. Gehry

In Spagna mi sono invece fermata presso la tenuta Marques de Riscal, nella regione vitivinicola della Rioja. Affacciata sul paese di Elciego, a metà strada tra Pamplona e Burgos, la tenuta si nota immediatamente grazie alla sua appariscente architettura, firmata da Frank O. Gehry: la sua principale caratteristica consiste nelle linee ondulate del tetto rivestito in titanio, che riflettendo la luce del sole cambiano colore nelle sfumature del viola e del lilla, richiamando le tonalità del vino che qui si produce.

Il borgo di Elciego dalla terrazza del Marques de Riscal
Il borgo di Elciego dalla terrazza del ristorante del Marques de Riscal

La memoria visiva va immediatamente al Guggenheim di Bilbao, situato a cento chilometri di distanza e principale opera dell’architetto canadese in terra spagnola: qui se ne richiamano i materiali e le forme sinuose. La Bodega è una delle più antiche della Spagna, e nell’edificio progettato da Gehry ospita una vera e propria Ciudad del vino, con un hotel di lusso, due ristoranti e una spa. Dei due ristoranti, quello all’esterno permette di mangiare sotto il tetto ondulato di Gehry, ammirando il borgo sottostante.

Bodega Ysios, Santiago Calatrava
Bodega Ysios, Santiago Calatrava

A poca distanza da Elciego si trova infine Bodegas Ysios, la cui cantina è stata concepita da Santiago Calatrava e inaugurata nel 2001. Il suo aspetto è spettacolare, si sviluppa lungo un susseguirsi di onde che emulano quelle della montagna soprastante – la Sierra Cantabrica – e delle colline attorno, mentre l’edificio si sviluppa in lunghezza in una struttura di legno di cedro color rame. Il vino che qui si è produce è rigorosamente tempranillo.

Informazioni utili:

Michelangelo Pistoletto, "L'Albero di Ama. Divisione e Moltiplicazione dello specchio"
Castello d’Ama, Michelangelo Pistoletto, “L’Albero di Ama. Divisione e Moltiplicazione dello specchio”

Castello d’Ama: la visita è esclusivamente guidata e su prenotazione, e si svolge in tutti gli ambienti della tenuta nel borgo, comprendendo anche la degustazione di una selezione di vini. Tutte le informazioni sul sito www.castellodiama.com/.

Tenuta Castelbuono di Lunelli: la visita è guidata, su prenotazione, si svolge all’interno del carapace e si conclude con una degustazione di vini. Per ulteriori indicazioni il sito è www.tenutelunelli.it.

Château La Coste: la visita è guidata e si tiene per tutta l’estensione della tenuta vinicola per la durata di due ore (sono consigliate scarpe comode). Include anche l’esposizione temporanea. Tutte le informazioni sono consultabili sul sito, https://chateau-la-coste.com/, mentre a questo link si può scaricare la mappa.

Il dardo rosso che segnala la Tenuta
Il dardo rosso che segnala la Tenuta

Marques de Riscal: è possibile visitare la bodega, pranzando in uno dei suoi ristoranti, accedendo alla spa o pernottando nell’albergo. Tutte le indicazioni sul sito www.marquesderiscal.com.

Bodega Ysios: si può prenotare on line la visita guidata (in spagnolo o inglese) insieme alla degustazione di vini. Le istruzioni sul sito visitas.pernodricardbodegas.com.

Mappa delle cantine visitate:

Pasqua nella Valle Umbra: tra arte, natura e sagrantino, una gita tra i borghi più belli d’Italia. Secondo giorno: Bevagna e Foligno

Tenuta Castelbuono di Lunelli a Bevagna
Tenuta Castelbuono di Lunelli a Bevagna

Dopo aver visitato Montefalco (qui il mio racconto) ho dedicato il secondo giorno della gita nella Valle Umbra a Bevagna e Foligno. Prima di giungere a Bevagna mi sono fermata presso la tenuta Castelbuono di Lunelli, dove avevo prenotato una visita incuriosita dall’originalità del luogo: si tratta infatti di un enorme carapace di tartaruga realizzato da Arnaldo Pomodoro, incastonato nelle colline tra i filari.

Il carapace di Arnaldo Pomodoro
Il carapace di Arnaldo Pomodoro

Le mie aspettative sono state pienamente premiate: l’architettura-scultura di Pomodoro s’inserisce nel dolce paesaggio umbro, di cui ricorda la morbidezza nella rotondità della forma del carapace, ed evoca la tartaruga, simbolo di stabilità e longevità. Come il carapace protegge la tartaruga, così la forma di Pomodoro qui custodisce il vino, che riposa nelle botti in attesa di essere pronto. L’architettura si aggrappa alla terra su cui è posta e nel suo ventre, nelle cantine sottostanti il guscio, le botti sono disposte in cerchio, attorno a una scala elicoidale che collega la superficie al sottoterra.

Il "ventre" del carapace, con la ziggurat al centro
Il “ventre” del carapace, con la ziggurat al centro

Nel sottosuolo, al centro della scala, si sviluppa un ambiente conico, che prende luce naturale dal piano superiore e al centro accoglie una sorta di altare, dove il vino viene presentato e degustato: la struttura evoca, secondo il suo ideatore, una ziggurat, la torre mesopotamica costruita con finalità religiose e sacre per unire il cielo e la terra.

La volta del carapace
La volta del carapace

Al piano terreno il guscio della tartaruga, realizzato in rame, poggia su una grande vetrata circolare, in modo che dall’interno lo guardo spazi sulla campagna circostante: la volta ricorda immediatamente l'”alfabeto artistico” di Pomodoro, riconducibile al suo estro con le spaccature e i tagli che rompono la superficie. In questo ambiente si svolge l’accoglienza dei visitatori e si tengono le degustazioni.

Il dardo rosso che segnala la Tenuta
Il dardo rosso che segnala la Tenuta

All’esterno invece la sfericità del guscio è percorsa da crepe che ricordano i solchi della terra, mentre il colore del rame – inizialmente del suo tipico rosso – sta cedendo per effetto dell’ossidazione a un verde scuro che mimetizza l’intervento fra i colori della campagna. Il carapace è segnalato da un monumentale dardo rosso, conficcato nel terreno a poca distanza, che sottolinea l’opera nel paesaggio.

Dopo la visita, comprensiva della degustazione di alcuni vini, sono arrivata a Bevagna, dove ho pranzato Da Oscar, un piccolo ristorante che mi ha colpito per la qualità e originalità dei piatti, appartenenti alla tradizione umbra ma rivisitati dal suo eclettico chef.

Budino al atte e olio d'oliva, Ristorante Da Oscar
Budino al atte e olio d’oliva, Ristorante Da Oscar

Tra le portate, presentate con cura e abbondanza di particolari, la più originale mi è sembrata il dolce, un budino di latte all’olio extravergine di oliva profumato da fiori di finocchietto. Al temine del pranzo ho visitato la cittadina, un borgo delizioso, passeggiando piacevolmente tra le sue stradine, testimonianza inalterata dell’assetto urbano medievale risalente al XII e XIII secolo: proprio la cura e l’attenzione ai propri monumenti ha permesso a Bevagna di conquistare la bandiera arancione, oltre a far parte dei “borghi più belli d’Italia”.

Chiesa di San Francesco
Chiesa di San Francesco

Partendo dalla Porta Perugina (molto comoda perché subito all’esterno si trova un ampio parcheggio), ho visitato la chiesa di San Francesco, dove è conservata la pietra su cui San Francesco tenne la sua predica agli uccelli. Alle spalle della chiesa si snoda in senso circolare il vicolo dell’anfiteatro, il cui nome e andamento assecondano la disposizione delle abitazioni medievali, edificate sopra le fondamenta dell’antico teatro romano, risalente presumibilmente all’epoca traianea, al I secolo d.C.. I suoi ambulacri si possono ammirare entrando nel ristorante Redibis, che è allestito proprio all’interno di questi suggestivi spazi: un’occasione unica per ammirare le vestigia romane in un contesto non museale.

Piazza Silvestri, la chiesa di San Michele Arcangelo
Piazza Silvestri, la chiesa di San Michele Arcangelo

Percorrendo il corso principale sono giunta alla piazza Silvestri, su cui affacciano le due chiese medievali di san Michele Arcangelo e di san Silvestro, il Palazzo dei Consoli – sede del delizioso teatro Francesco Torti (l’ho visitato tanti anni fa, a Pasqua purtroppo non era aperto. La visita necessita di prenotazione) – la chiesa dei santi Domenico e Giacomo. Uscendo dalle mura si può compiere una bella passeggiata costeggiandone il tratto meridionale, affiancati da un fresco torrentello: davvero un angolo di paradiso.

La passeggiata lungo la cinta muraria meridionale
La passeggiata lungo la cinta muraria meridionale

Nel pomeriggio ho trascorso alcune ore visitando le cantine vicine, tra cui la Fattoria Colleallodole di Melziade Antano e la cantina Arnaldo Caprai. Per la visita della cantina Caprai è necessaria la prenotazione, che si può richiedere anche on line. Con l’arrivo del bel tempo è inoltre possibile godere di un bel “pic nic in vigna“, con la cantina che offre tutto il necessario e la libertà di scegliere l’angolo preferito dove accomodarsi tra le vigne e i prati della Tenuta: un’idea originale e simpatica per un’esperienza “a tutto sagrantino”.

Calamita Cosmica di Gino De Dominicis
Calamita Cosmica di Gino De Dominicis

Nell’ultima parte della giornata – è stata lunghissima e piena di incontri e scoperte! – sono andata a Foligno, dove ho passeggiato per le vie del centro cittadino. Ho avuto il tempo di ammirare un’opera enigmatica, collocata in un contesto inusuale per l’arte contemporanea: mi riferisco alla Calamita Cosmica di Gino De Dominicis, una scultura monumentale (lunga 24 metri) che rappresenta uno scheletro umano sdraiato. La sua peculiarità consiste in un grosso naso, simile a un becco di uccello, posto sul volto (è uno dei motivi ricorrenti delle opere di De Dominicis), e in un’asta di ferro dorata, appoggiata all’ultima falange del dito medio della mano destra, alta 9 metri, che costituisce la calamita del titolo: l’asta metterebbe in contatto lo scheletro con il mondo cosmico.

Calamita Cosmica, dettaglio del busto e della testa
Calamita Cosmica

Quest’opera fu realizzata da De Dominicis in circostanze segrete intorno al 1988, ed è avvolta nel mistero come la vita del suo creatore: “egli stesso opera d’arte senza fine, originaria e carica di segreto” lo definì il pittore tedesco Ansel Kiefer. Dal 2011 Calamita Cosmica è esposta permanentemente a Foligno, ospitata dal Centro Italiano di Arte Contemporanea nell’ambiente dell’ex chiesa della Santissima Trinità in Annunziata. Il contesto espositivo contribuisce ad aumentare il fascino della visita: la chiesa infatti è un gioiello di architettura neoclassica opera di Carlo Murena, allievo di Luigi Vanvitelli.

Palazzo Trinci, lo scalone del cortile
Palazzo Trinci, lo scalone del cortile

A seguire mi sono recata a Palazzo Trinci (collocato accanto al Duomo nella piazza centrale di Foligno), dove la giornata si è conclusa in un’apotesi di bellezza: il palazzo trecentesco, costruito su edifici medievali preesistenti, fu la residenza della famiglia Trinci che governò la città dal 1305 al 1439, mentre in seguito all’annessione di Foligno allo Stato della Chiesa divenne la sede dei governatori pontifici.

Gentile da Fabriano, Sala delle Arti Liberali e dei Pianeti a Palazzo Trinci a Foligno
Gentile da Fabriano, Sala delle Arti Liberali e dei Pianeti

La storia che lo riguarda è tangibile nelle trasformazioni architettoniche che il luogo ha vissuto, di cui resta una traccia affascinante nella scala gotica interna – un tempo a cielo aperto – e nel collegamento fra i vari ambienti del secondo piano, dove si trovano gli affreschi più interessanti.

Gentile da Fabriano, Sala delle Arti Liberali e dei Pianeti, dettaglio della Musica
Gentile da Fabriano, Sala delle Arti Liberali e dei Pianeti, dettaglio della Musica

I Trinci infatti chiamarono Gentile da Fabriano a decorare le sale del palazzo, e dell’opera del maestro rimangono varie sale tra cui la Sala delle Arti Liberali e dei Pianeti: qui sono rappresentate le personificazioni delle arti del Trivio (grammatica, retorica, dialettica) e del Quadrivio (aritmetica, geometria, musica, astronomia), e dei sette Pianeti.

Gentile da Fabriano, Palazzo Trinci a Foligno, Sala dei giganti
Gentile da Fabriano, Sala dei Giganti

Questa rappresentazione simboleggia le sette età dell’uomo, ciascuna delle quali influenzata da uno specifico pianeta e dedita all’apprendimento di un’arte. Il tema delle età dell’uomo è sviluppato anche nel corridoio che collega il palazzo al Duomo. Sempre al secondo piano si trova la grande Sala dei Giganti, affrescata con colossali figure di eroi della storia di Roma, da Romolo a Traiano, abbigliati secondo la moda e il gusto rinascimentali.

Gentile da Fabriano, Storie della fondazione di Roma, dettaglio della scena dell’Esecuzione di Rea Silvia
Gentile da Fabriano, Storie della fondazione di Roma, dettaglio della scena dell’Esecuzione di Rea Silvia

Anche questa sala, insieme all’ambiente della loggia con le Storie della fondazione di Roma – situata sempre al secondo piano – è riconducibile all’ingegno e alla fantasia di Gentile da Fabriano, con la collaborazione di aiuti. Vi è inoltre l’ampia sala Sisto IV, con un soffitto ligneo magnificamente decorato, in fondo alla quale si trova la piccola bellissima cappella affrescata da Ottaviano Nelli nel 1424 con Storie della vita della Vergine: davvero uno scrigno prezioso.

Ottaviano Nelli, affreschi nella cappella del Palazzo
Ottaviano Nelli, affreschi nella cappella del Palazzo

Palazzo Trinci ospita anche la pinacoteca civica articolata in tre sezioni (Trecento, Quattrocento, Cinquecento) e il Museo Archeologico, nonché il Museo multimediale dei Tornei, delle Giostre e dei Giochi (immancabile nella città che organizza la Quintana). Ho lasciato Foligno a malincuore, non prima però di aver trascorso del tempo nella libreria Editoriale Umbra in via Pignattara 36: un luogo ricchissimo di pubblicazioni d’arte, di storia locale, di libri rari, dove sfogliare volumi parlando con l’appassionato libraio è stato davvero un piacere.

La campagna della Tenuta Lunelli
La campagna della Tenuta Lunelli

Per preparare le mie visite ho fatto riferimento al portale turistico della Regione Umbriawww.umbriatourism.it, nonché ai siti web delle varie cantine vinicole visitate (per alcune delle quali, come ho scritto, è auspicabile se non proprio necessaria la prenotazione). Il servizio turistico comunale di Foligno è stato sollecito e puntuale nel fornirmi le informazioni richieste: ho mandato una mail a  info@iat.foligno.pg.it e ho ricevuto risposta il giorno seguente. Consiglio anche il sito del circuito intercomunale Terre e Musei dell’Umbriawww.umbriaterremusei.it, che offre una descrizione puntuale dei dodici Comuni coinvolti e dei venti siti museali in essi presenti: ho trovato molto utili le “miniguide” scaricabili relative a ciascun museo.

Altre immagini del borgo di Bevagna:

Il pranzo Da Oscar a Bevagna, i piatti degustati:

Altre immagini dell’impressionante Calamita Cosmica di Gino De Dominicis:

Altre immagini delle sale e degli affreschi di Palazzo Trinci a Foligno:

La mappa della mia giornata, i luoghi che ho visitato: