Roselle, la città dalle mura ciclopiche in Maremma

Area archeologica di Roselle
Area archeologica

Ho visitato la città di Roselle e ne sono rimasta affascinata. Le sue rovine si trovano su un promontorio composto da due colline, circondate da mura ciclopiche che si scorgono già in lontananza e che ancora oggi suscitano impressione e ammirazione.

Siamo a pochi chilometri da Grosseto, sulle sponde di quello che era il lago Prile, un antico bacino lacustre che occupava tutta la pianura per un’estensione di novanta chilometri quadrati, comunicante con il mare. Intorno a questo lago salato, in posizione protetta ed elevata, sorsero una di fronte all’altra le città etrusche di Roselle e Vetulonia, che lo utilizzavano come porto.

Cardo massimo, Roselle
Cardo massimo, con i solchi tracciati dai carri

Roselle venne fondata intorno al VII secolo a.C., epoca alla quale risalgono le costruzioni più significative rinvenute nel corso degli scavi archeologici. Venne poi colonizzata dai romani alla fine del III secolo a.C., evento che si consumò nel 294 a.C. in modo cruento e fortemente drammatico, come racconta lo storico Tito Livio: “L’esercito fu trasferito nel territorio roselliano; ivi non soltanto vennero devastati i campi, ma fu anche espugnata la città; più di duemila uomini vennero fatti prigionieri, meno di duemila caddero attorno alle mura”.

Teste provenienti dala Domus dei mosaici di Roselle
Teste provenienti dalla Domus dei mosaici, Museo Archeologico di Grosseto

Alla fine dell’età repubblicana la cittadinanza era ormai romanizzata, e nel I secolo d.C. la città conobbe un’intensa attività edilizia, incentivata dalla ricchezza delle potenti famiglie locali: il centro abitato venne completamente trasformato, soprattutto con la costruzione del foro, circondato da strutture pubbliche e da abitazioni private. A partire dal IV secolo Roselle decadde lentamente pur essendo sede vescovile, conoscendo un progressivo abbandono nel corso del Medioevo. La bolla di papa Innocenzo II, che nel 1138 decretò il trasferimento della Diocesi nella vicina Grosseto, sancì la fine della cittadina.

Mura della città di Roselle
Mura

Tra le testimonianze architettoniche che oggi si ammirano, quelle che suscitano la maggiore emozione sono senz’altro le mura: risalgono al VI secolo a.C. e hanno una lunghezza di oltre tre chilometri. Cingono infatti le due colline sulle quali si sviluppò l’abitato, e arrivano a un’altezza di cinque metri grazie alla composizione a secco di enormi pietre. La cinta aveva sette porte in corrispondenza delle principali strade di accesso: di queste solo tre (a nord, est ed ovest) sono state portate alla luce.

Strada lastricata di accesso alla città di Roselle
Strada lastricata di accesso alla città

Per arrivare al centro della città si sale lungo la magnifica strada lastricata, che anticamente passava attraverso una delle porte d’accesso della cinta e confluiva nel decumano. Si giunge quindi all’area del foro, su cui affacciano la Basilica (dove veniva amministrata la giustizia), la sede dei Flamines Augustales (sacerdoti addetti al culto di Augusto), la Domus dei mosaici (abitazione privata con pavimenti a mosaico, ornata con teste-ritratto di personaggi della famiglia imperiale ora conservati al Museo Archeologico di Grosseto). A est la piazza è delimitata dal cardo, la strada principale che reca ancora sulle sue pietre i solchi causati dal passaggio dei carri. Questa area rappresentava anche in epoca etrusca il centro della vita cittadina, come dimostra il ritrovamento di edifici preesistenti in argilla sotto il livello delle costruzioni romane.

Basilica dei Bassi e copie delle statue qui rinvenute, Roselle
Basilica dei Bassi e copie delle statue qui rinvenute

Sul lato settentrionale, ai piedi dell’altura, si trova la Basilica dei Bassi, che precede la salita all’anfiteatro romano: vi si può riconoscere la sede del Senato locale, che svolgeva funzioni politiche e insieme religiose. Qui sono state rinvenute statue che adesso si trovano al Museo archeologico di Grosseto, sostituite in loco da copie. Proseguendo si giunge alla sommità della collina settentrionale, su cui si erge l’anfiteatro di forma ellittica.

Anfiteatro di Roselle
Anfiteatro

Risalente al I secolo d.C. ed edificato sopra preesistenti edifici etruschi, aveva una capienza di 1.200 posti: è uno dei più piccoli del mondo romano e l’unico esempio noto in tutta l’Etruria costiera. Alle pendici della collina si trovano infine le terme, vicino alla strada che confluisce nel decumano: risalgono ai primi decenni del II secolo d.C., costruite durante l’impero di Adriano. Dopo essere caduto in rovina, fra il IV e V secolo, il complesso venne trasformato in basilica paleocristiana a tre navate: forse questa fu la prima cattedrale di Roselle, sede vescovile fino al 1138 d.C.. Contemporaneamente l’area cominciò ad essere usata anche come cimitero, fino al XII secolo.

Cisterna romana di Roselle
Cisterna romana

Sulla collina meridionale si trova invece un abitato di età ellenistica, sovrapposto a strutture di epoca tardo-arcaica e classica: qui si ammira una grande cisterna, composta da un ambiente sotterraneo suddiviso in due navate, coperta da una volta in parte perduta e internamente rivestita in cocciopesto con funzione impermiabilizzante. Proseguendo, dopo la cisterna si giunge a un quartiere di abitazioni di epoca ellenistica, sovrapposto a strutture precedenti, forse un quartiere artigianale.

Museo Archeologico di Grosseto, statue provenienti da Roselle
Museo Archeologico di Grosseto, statue provenienti da Roselle

Per completare la visita e la comprensione della storia di Roselle, consiglio vivamente una visita al Museo Archeologico di Grosseto, che espone i reperti rinvenuti nel corso degli scavi archeologici e mostra plastici e ricostruzioni della città e delle sue strutture architettoniche. Il piano terreno del Museo, ben allestito e con un ricco apparato didascalico, è completamente dedicato all’esposizione dei ritrovamenti roselliani, tra cui il gruppo scultoreo dei Bassi, opere in ceramica prodotte localmente, terracotte architettoniche, teste provenienti dall’area del foro, frammenti del recinto presbiteriale e del pluteo della basilica paleocristiana.

Altre immagini:

Mappa dei luoghi:

Andar per cantine in Maremma: Petra, Rocca di Frassinello, Le Mortelle

Petra, il corpo laterale e quello centrale
Petra, il corpo laterale e quello centrale

Sono stata in Maremma e ho visitato tre cantine firmate da grandi nomi dell’architettura italiana, a Suvereto, Gavorrano e Castiglione della Pescaia.

Nel paesaggio di Suvereto si trova Petra, cantina progettata per Vittorio Moretti da Mario Botta, distesa sul pendìo della collina guardando verso il mare. Immersa in una campagna coltivata a vigneti, presenta una forma cilindrica che a sua volta abbraccia tutti gli ambienti funzionali alla creazione del vino: i luoghi destinati all’ingresso delle uve, al controllo e alla pigiatura, la barricaia, le zone per l’invecchiamento, la vinificazione, l’imbottigliamento e l’imballaggio.

Petra, il corpo centrale
Il corpo centrale

Il corpo cilindrico è affiancato da due lunghi corpi porticati ai lati, dove trovano spazio gli ambienti dedicati all’accoglienza dei visitatori e quelli destinati alle degustazioni. All’esterno l’intero complesso è rivestito in pietra di Prun, una pietra calcarea di colore rossastro proveniente dalla Lessinia, che richiama il colore rosso della terra maremmana. E’ sovrastrata da un giardino pensile di piante di ulivo, riferimento alla coltivazione locale, e percorsa da una gradinata che ne congiunge la base con la sommità, artificio che all’interno consente il passaggio della luce e il suo riverbero in maniera soffusa.

Petra, la galleria nel cuore della collina
La galleria nel cuore della collina

Al pianoterra si trova una lunga galleria, molto suggestiva, che congiunge l’area dei serbatoi fino al cuore della collina: è limitata da una parete di roccia tagliata grezzamente, attraversata dai segni delle stratificazioni minerali. Alcuni dettagli sono sottolineati dal colore di un bel blu acceso, scelto dall’architetto e definito appunto “Blu Botta“.

Petra, il piano superiore
Il piano superiore

La visita della cantina è possibile su appuntamento, e prevede un tour guidato che si conclude con una degustazione di vini e l’assaggio di prodotti a chilometro zero, alcuni provenienti proprio dai campi e dagli allevamenti della Società Agricola Petra. Tutte le informazioni utili sul sito, www.petrawine.it.

Altre foto:

Rocca di Frassinello, l'esterno all'ingresso
Rocca di Frassinello, l’esterno all’ingresso

Nel comune di Gavorrano si trova Rocca di Frassinello, cantina disegnata da Renzo Piano per Paolo Panerai: è appoggiata in cima alla collina, e ai suoi piedi si estendono le vigne che compongono i cinquecento ettari della proprietà. Ha la forma di un grande quadrato, sormontato da una torre rossa che richiama le torri medievali delle città maremmane, mentre al suo centro custodisce il luogo più prezioso: la barricaia, con duemila barriques disposte una di fianco all’altra all’interno di un grande anfiteatro quadrato.

Rocca di Frassinello, la barricaia
La barricaia

I gradoni dell’anfiteatro, grande 40 metri per 40, digradano verso il basso, a delineare un naturale palcoscenico illuminato da una sobria e tenue illuminazione. Tutto lo spazio è stato concepito per non dover mai usare pompe meccaniche e sfruttare naturalmente la forza di gravità: l’uva arriva infatti sul grande piazzale che sovrasta la barricaia, dove viene selezionata per poi finire nei tini di fermentazione sottostanti, passando da finestrelle ricavate nel pavimento.

Rocca di Frassinello, il pergolato con la vite americana
Il pergolato con la vite americana

Lo spazio si articola in modo funzionale, con cemento a vista e dettagli di color verde acceso, che dialogano con le sfumature del verde della campagna tutt’attorno. Al centro del piazzale, sotto la grande torre rossa, si sviluppa un grande ambiente vetrato da cui si ammira lo splendido panorama: è circondato da un pergolato su cui si arrampicano piante di vite americana. Una sala della cantina è destinata a Museo, per raccontare la vita e i costumi degli etruschi e le loro usanze nel preparare e bere il vino. Nei pressi della Rocca infatti si trova la necropoli di San Germano, dove sono state rinvenute tombe a tumulo risalenti al VII e VI secolo a.C..

Rocca di Frassinello, il Museo Etrusco
Il Museo Etrusco

La cantina è visitabile su appuntamento e il percorso – che comprende tutti gli ambienti di lavoro e il Museo etrusco – si conclude con la degustazione di tre vini. Al termine è possibile recarsi liberamente presso la necropoli di San Germano seguendo le indicazioni stradali: dista poco più di un chilometro. Tutte le informazioni sul sito, www.castellare.it.

Altre immagini della cantina e della necropoli:

Le Mortelle, la barricaia
La barricaia

Nel territorio di Castiglione della Pescaia si ammira la cantina Le Mortelle, progettata per il Gruppo Antinori dallo Studio Hydea. Il complesso, a pianta centrale e forma cilindrica, è stato ricavato nel corpo della collina e presenta scenografici affacci sul paesaggio circostante, capaci di riverberare la luce naturale all’interno. Una splendida scala elicoidale accompagna la discesa verso il cuore dell’edificio e mostra i vari ambienti che su di essa si affacciano: queste strutture sono state infatti poste radialmente su tre livelli, secondo una verticalità che segue le diverse fasi produttive del vino.

Le Mortelle, la scala elicoidale dalla barricaia
La scala elicoidale dalla barricaia

Una strutturazione funzionale alla lavorazione delle uve e del succo, che avviene esclusivamente “per caduta”, e che ha anche il pregio di sfruttare la naturale climatizzazione dell’ambiente via via che si scende verso il basso. Nel terzo e ultimo livello si trova infatti la barricaia dove le botti – disposte anch’esse circolarmente – sono circondate dalla viva pietra della collina, scavata in maniera molto suggestiva. Riposano al buio, e vengono illuminate sono in occasione delle visite o delle necessità legate alla lavorazione.

Le Mortelle, la volta centrale
La volta centrale

La cantina è visitabile previa prenotazione e comprende la guida e una degustazione di tre vini. La degustazione si svolge all’esterno nell’edificio dell’antica fattoria: restaurata, è uno splendido luogo dove poter prendere un aperitivo ammirando la vallata sottostante, immersi nel verde del prato circondato da piante di fico. E’ aperta al pubblico e offre anche una vendita di prodotti locali e frutta coltivata dall’Azienda. Tutte le informazioni sul sito www.antinori.it.

Altre immagini:

Per chi ama la Maremma ho dedicato alcuni articoli ai luoghi che ho visitato, mentre gli appassionati di vino e cantine troveranno spunti e idee per una gita o un viaggio dedicati al mondo dell’enologia, dell’arte e dell’architettura.

Mappa delle tre cantine:

A Cortona: antiche testimonianze etrusche, capolavori rinascimentali e ottima cucina

Palazzo comunale in piazza Luca Signorelli
Palazzo comunale in piazza Luca Signorelli

Sono tornata a Cortona per visitarne i musei e passeggiare nel suo borgo medievale, così caratteristico con gli edifici in pietra arenaria e le sue strade ripide. Da metà luglio a fine settembre ogni anno ospita Cortona On The Move, festival di fotografia contemporanea di profilo internazionale, occasione preziosa per gli appassionati e i curiosi: quest’anno si tiene fino al 30 settembre, e potrebbe essere il momento giusto per approfittarne.

Un giorno non basta per vedere tutto, ma ecco alcuni spunti per cogliere gli aspetti a mio giudizio più interessanti e suggestivi di questo borgo e della sua storia.

Biblioteca dell'Accademia Etrusca di Palazzo Casali
Biblioteca dell’Accademia Etrusca di Palazzo Casali

I Musei sono senz’altro da non perdere. A partire dal MAEC, Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona: è allestito all’interno del trecentesco Palazzo Casali, nella piazza principale del borgo (piazza Signorelli) e raccoglie in un unico luogo tutti i reperti rinvenuti nel territorio fino ai giorni nostri: fra gli oggetti più preziosi e originali vi è il lampadario etrusco in bronzo del IV secolo a.C. destinato a un santuario, la Tabula Cortonensis, terzo testo etrusco al mondo per lunghezza risalente al III-II secolo a.C., il Tempietto Ginori del 1756, realizzato dalla manifattura Ginori di Doccia e rappresentante il passaggio di potere nel Granducato di Toscana fra i Medici e i Lorena.

Tabula Cortonensis, Maec di Cortona
Tabula Cortonensis

Il Museo presenta un allestimento di grande impatto, molto chiaro e godibile, che accompagna il visitatore in un racconto lungo i secoli: dalla preistoria dei primi insediamenti, nel secondo piano interrato, attraverso l’epoca etrusca nel secondo e poi primo piano interrato. Quindi al primo piano la storia della locale Accademia Etrusca, al secondo piano la pinacoteca e gli oggetti d’arte sacra risalenti al Sette e Ottocento (ma anche la collezione di monete, il Tempietto Ginori, il Lampadario etrusco), al terzo la collezione egizia, la collezione di armi e le opere del pittore Gino Severini, originario di Cortona. A questo piano si trova anche la splendida biblioteca settecentesca dell’Accademia.

Altre immagini del Maec:

Interno del duomo di Cortona
Interno del duomo

Percorrendo via Casali si giunge al Duomo, che sorge su una piazza da cui si ammira un bel panorama. Di fronte, negli spazi dell’ex Chiesa del Gesù si trova l’altro museo imperdibile, il Museo Diocesano del Capitolo. E’ ospitato all’interno di un edificio composto da due ambienti sovrapposti, la chiesa superiore e l’oratorio inferiore. Nella sala dell’ex chiesa si ammirano capolavori come l’Annunciazione e il Trittico del Beato Angelico, l’Assunzione della Vergine di Bartolomeo della Gatta, il Trittico del Sassetta.

Luca Signorelli, Compianto sul Cristo morto - dettaglio della Maddalena
Luca Signorelli, Compianto sul Cristo morto – dettaglio della Maddalena

Nella sala adiacente si trova una magnifica raccolta di opere di Luca Signorelli: al genio locale si devono opere emozionanti come il Compianto sul Cristo morto e la Comunione degli Apostoli, cui ho dedicato un album sulla mia pagina Facebook. Attraverso uno scalone si giunge all’oratorio inferiore, accompagnati dai cartoni preparatori della Via Crucis di Gino Severini. In fondo alla scala si trova il Crocifisso di Pietro Lorenzetti, risalente alla maturità del pittore. L’ambiente dell’oratorio inferiore è arricchito da affreschi sulla volta del 1555, opera di Cristoforo Gherardi su progetto di Giorgio Vasari. Altre sale – sempre al piano inferiore – ospitano il Parato Passerini, ricamato in filo d’oro e sete policrome su disegno di Raffaellino del Garbo e Andrea del Sarto.

Altre opere del Museo diocesano:

Chiesa di san Francesco a Cortona
Chiesa di san Francesco

Fra le chiese da visitare – oltre al Duomo – vi è senz’altro San Francesco, situata in cima a una ripida strada, al termine di un’alta gradinata. La sua costruzione risale al 1245: alla facciata semplice e spoglia corrisponde  un interno risalente nel Seicento. A sinistra dell’altare si trova la cappella con le reliquie di San Francesco: la tonaca, l’evangeliario e il cuscino, qui custodite da oltre 750 anni. Nell’altare maggiore invece è conservato un frammento della Croce santa: è contenuto all’interno di un prezioso reliquiario del X secolo, donato nel 1224 a Frate Elia dall’imperatore greco di Nicea Giovanni III.

Lorenzo di Niccolò Gerini, Polittico della chiesa di san Domenico a Cortona
Lorenzo di Niccolò Gerini, Polittico della chiesa di san Domenico

Subito fuori le mura si trova San Domenico, un’edificio tardo-gotico risalente al Quattrocento al cui interno – sopra l’altare principale – si trova il grande polittico di Lorenzo di Niccolò Gerini raffigurante l’Incoronazione di Maria con angeli e santi, risalente al 1402. Si trovava nella chiesa di San Marco a Firenze, dove venne sostituito con una pala di Beato Angelico, e venne donato ai Domenicani di Cortona da Cosimo e Lorenzo de’ Medici. Subito sotto al borgo si trova il santuario della Madonna del Calcinaio, chiesa rinascimentale di grande eleganza eretta tra il 1485 e il 1513 su disegno di Francesco di Giorgio Martini. E’ così chiamata perché custodisce un’icona miracolosa, l’immagine della Madonna dipinta sulla parete di una vasca adibita alla concia del cuoio.

Panorama e Santuario della Madonna del calcinaio a Cortona
Panorama e Santuario della Madonna del calcinaio

Alla sommità del colle di Cortona, nel punto più alto della città, si trova l’antica fortezza del Girifalco, costruita nella seconda metà del Cinquecento per volere di Cosimo I de’ Medici sulle preesistenti rovine di epoca etrusca, romana e medievale. Grazie alla lunga pace che il Granducato di Toscana godette in seguito alla guerra di Siena la fortezza rimase pressoché inutilizzata: dalla sua sommità si gode un panorama mozzafiato su Cortona e la Valdichiana.

Piazza Luca Signorelli
Piazza Luca Signorelli

Nelle vicinanze di Cortona si possono anche visitare i tumuli etruschi di età arcaica di Camucia e del Sodo, i cui reperti sono esposti presso il Museo archeologico Maec. Vi sono poi la Tanella Pitagora, la Tanella Angori e la tomba di Mezzavia, oltre ai resti della villa romana di epoca tardo repubblicana di Ossaia, sul versante prospiciente il lago Trasimeno. Questi luoghi costituiscono il Parco Archeologico di Cortona e sono ampiamente descritti all’interno del Museo cittadino, che ne è centro di documentazione e di orientamento.

Osteria del teatro
Osteria del teatro

Dove mangiare: consiglio caldamente l’Osteria del Teatro in via Maffei 2. Propone una cucina a chilometro zero, con prodotti tipici della zona e ricette locali, preparate e presentate con cura. Ho mangiato in terrazza, lungo la ripida via che conduce alla chiesa di san Francesco, ma anche l’interno è arredato con gusto ed è davvero accogliente. Il servizio è stato attento e premuroso.

I piatti:

Manifestazioni: oltre al Festival Cortona On The Move, ogni anno dalla fine agosto ai primi si settembre si svolge la prestigiosa mostra Cortonantiquaria presso il settecentesco Palazzo Vagnotti. Giunta alla cinquantaseiesima edizione, quest’anno si terrà fino al 9 settembre: è un appuntamento imperdibile per gli amanti del collezionismo d’arte e un’occasione unica per ammirare oggetti e opere antiche.

Altre immagini:

Mappa:

Massa Marittima, gioiello della Maremma dalla storia millenaria

Piazza Garibaldi, la Cattedrale di san Cerbone
Piazza Garibaldi, la Cattedrale di san Cerbone

La mostra “Ambrogio Lorenzetti in Maremma. I capolavori dei territori di Grosseto e Siena” allestita presso il complesso museale di San Pietro all’Orto è stata l’occasione per passeggiare nuovamente nelle strade di Massa Marittima, delizioso borgo situato fra le colline metallifere, nell’entroterra grossetano.

La Cattedrale di san Cerbone vista dall'abside
La Cattedrale di san Cerbone vista dall’abside

Fra gli elementi di interesse della cittadina vi è senz’altro l’imponenza di alcuni complessi architettonici di epoca medievale, testimonianza della potenza e della ricchezza di Massa nel corso del basso Medioevo, quando fu fiorente Comune in virtù dello sfruttamento delle vicine miniere di rame e d’argento. Nel 1380 diede i natali a San Bernardino da Siena, di cui resta a testimonianza una targa affissa sulla facciata della presunta abitazione paterna.

Cattedrale di san Cerbone, la navata centrale
Cattedrale di san Cerbone, la navata centrale

Consiglio di intraprenderne la visita a partire dalla piazza principale, piazza Garibaldi, su cui affaccia – con un’originale disposizione in diagonale – la scenografica chiesa di San Cerbone: si tratta della cattedrale di Massa, che colpisce l’attenzione per la sua facciata, nella parte inferiore in stile romanico, gotico in quella superiore, e per la sua irregolare disposizione. Fondata nei primi anni dell’XI secolo è intitolata al vescovo Cerbone (già vescovo di Populonia dal 570 al 573).

Cattedrale di san Cerbone, l'arca del santo, opera di Goro di Gregorio
Cattedrale di san Cerbone, l’arca del santo, opera di Goro di Gregorio

All’interno se ne ammira l’Arca, capolavoro di scultura risalente al 1324 opera di Goro di Gregorio, con rilievi raffiguranti le storie del santo (alcuni episodi si osservano anche in facciata, sull’architrave del portale d’ingresso). A sinistra dell’abside, nella cappella della Madonna, si trova una magnifica Madonna col Bambino attribuita a Duccio di Buoninsegna, mentre all’inizio della navata si trova un affresco recentemente riferito ad Ambrogio Lorenzetti rappresentante l’Annunciazione. Di fronte si ammira il fonte battesimale opera di Girolamo da Como del 1267 con Storie del Battista e altro.

Madonna di Duccio di Buoninsegna - dettaglio
Madonna di Duccio di Buoninsegna – dettaglio

A poca distanza dal Duomo, raggiungibile percorrendone la strada in discesa alla sua sinistra, si giunge al Palazzo dell’Abbondanza, che sotto tre archi ogivali accoglie l’omonima fonte pubblica: la sua particolarità deriva dall’affresco che ne decora il fondale, rappresentante l’albero della fecondità affollato da numerose donne che se ne contendono i frutti.

Alla destra del Duomo si trova invece il Palazzo Pretorio, antica residenza del Podestà risalente al 1230 circa e oggi sede del Museo archeologico, che racconta la storia della regione a partire dal Miocene fino agli insediamenti etruschi.

La Stele di Vado all'Arancio
La Stele di Vado all’Arancio

Di grande interesse è la Stele di Vado all’Arancio, una scultura antropomorfa del III millennio a.C., unico esemplare del genere ritrovato in Toscana al di fuori della Lunigiana. La presenza etrusca è invece testimoniata dai reperti rinvenuti attorno al vicino Lago dell’Accesa, su cui si sviluppò un esteso abitato articolato in cinque quartieri.

Di fronte al Duomo, sempre su piazza Garibaldi, si erge il Palazzo Comunale, complesso romanico in travertino ricavato dall’unione di più case-torri. A destra del Palazzo si apre la via principale del borgo, via della Libertà, dove al numero 63 si trova il rifacimento della presunta casa di San Bernardino da Siena.

Via Moncini verso porta Silici
Via Moncini verso porta Silici

A sinistra del Palazzo Comunale si apre via Moncini, che nel suo ripido percorso collega la città medievale alla città nuova, risalente al XIII e XIV secolo: in cima, superata la doppia Porta alle Silici del XIV secolo, si erge la quadrangolare Torre del Candeliere (o dell’Orologio), unica testimonianza della fortificazione eretta dai massetani nel 1228. Dopo la sottomissione della città a Siena, avvenuta nel 1335, i senesi costruirono il Cassero e vi unirono, tramite un ardito arco a ponte, la Torre del Candeliere. Attorno si osservano le antiche case senesi, ultime vestigia di un perduto splendore: dopo la sottomissione infatti, per Massa ebbe inizio la decadenza. Dalla Torre, su cui è possibile salire, si gode un magnifico panorama sulla città e sulla vallata sottostante, mentre lo sguardo arriva fino al golfo di Follonica e, oltre, all’isola d’Elba.

La Torre del Candeliere e l'arco che la collega al Cassero senese
La Torre del Candeliere e l’arco che la collega al Cassero senese

Percorrendo da qui il corso Diaz si giunge alla chiesa di Sant’Agostino, risalente al 1299-1313, sulla cui sinistra si apre un bel chiostro. Accanto, si trova la facciata dell’antica chiesa di San Pietro all’Orto, che oggi ospita al piano terreno la sede di un sestiere e al primo piano l’originale Museo degli organi meccanici antichi: la collezione, privata, comprende organi datati tra Settecento e Novecento. Al suo interno si ammira il lacerto di affresco – solo in parte restaurato – raffigurante San Cristoforo, opera di Ambrogio Lorenzetti.

Museo degli Organi Meccanici Antichi, una sala
Museo degli Organi Meccanici Antichi, una sala

Procedendo lungo la via si giunge infine al Complesso Museale di San Pietro all’Orto, che ospita una interessante raccolta permanente di opere del Trecento e Quattrocento, provenienti dalla Cattedrale e da altre chiese cittadine. Tra quelle che mi hanno maggiormente colpito, gli altorilievi in alabastro grigio del misterioso “Maestro dei rilievi” (XII secolo) e le undici statue di profeti, santi e apostoli (opera di Gano di Fazio e di Camaino di Crescentino, risalenti ai primi decenni del Trecento), entrambi provenienti dal Duomo di San Cerbone. Vi è poi la splendida Maestà di Ambrogio Lorenzetti, che adesso è inserita nel percorso della mostra a lui dedicata.

Foto di alcune opere del Complesso Museale di San Pietro all’Orto:

Altri musei da visitare in città sono il Museo della Miniera e il Museo di arte e storia delle miniere, il primo allestito all’interno di una galleria – lunga 700 metri – che riproduce l’ambiente della miniera, il secondo dedicato a raccontare la vita e il lavoro dei minatori attraverso gli attrezzi di loro uso quotidiano. Vi è poi l’Antica Falegnameria, che espone gli strumenti di cinque generazioni di falegnami, e l’Esposizione di cimeli risorgimentali.

Altre immagini del borgo di Massa Marittima:

A pochi chilometri di distanza si trova il suggestivo Lago dell’Accesa, meta di bagnanti in cerca di frescura. Attorno alle sue acque blu, immerse in un bel bosco, si possono ammirare – con accesso libero – i resti dell’antica urbanizzazione etrusca.

Foto del lago e dei resti dell’insediamento etrusco:

Dove mangiare: consiglio senza indugio la Tana dei Brilli, in vicolo del Ciambellano 4. Ci sono stata un paio di volte e ho sempre pranzato con grande soddisfazione. Il menù è tipicamente maremmano e i piatti privilegiano ingredienti locali e di filiera corta, tanto che l’osteria – peraltro piccolissima! – merita la segnalazione di Slow Food. Ecco alcuni piatti:

Il déhor della Tana dei Brilli
Il déhor della Tana dei Brilli

Informazioni utili: tutte le informazioni necessarie alla visita dei complessi museali (giorni e orari di apertura, indirizzi, numeri telefonici) sono reperibili sul portale della Rete Museale della Maremma, sul sito www.museidimaremma.it. Per quanto concerne la mostra temporanea dedicata ad Ambrogio Lorenzetti, a questo indirizzo è consultabile il depliant dedicato, mentre questo ed altri eventi organizzati nel territorio comunale sono indicati sulla pagina del portale dedicato al turismo del Comune, www.turismomassamarittima.it. L’insediamento etrusco lungo le sponde del Lago dell’Accesa e nel bosco circostante è ad accesso libero. Per ogni ulteriore informazione sui luoghi da non perdere nel territorio delle Colline Metallifere, a questo indirizzo è possibile consultare o scaricare la miniguida aggiornata.

Mappa:

Due tesori a Perugia: l’ipogeo dei Volumni e la chiesa di San Bevignate

Ipogeo dei Volumni, l'atrio d'ingresso
Ipogeo dei Volumni, l’atrio d’ingresso

Sono stata a Perugia per vedere la mostra “Tutta l’Umbria una mostra“, allestita alla Galleria Nazionale in occasione del suo centenario, e nel corso della giornata ho visitato due luoghi di cui ho sempre sentito parlare: l’ipogeo dei Volumni e la chiesa di San Bevignate.

Entrambi si trovano appena fuori dal centro cittadino e meritano una visita per le storie che raccontano e per la loro bellezza.

L’ipogeo fu scoperto casualmente nel 1840 nel corso di lavori stradali e appartiene alla necropoli funeraria del Palazzone. E’ la tomba della famiglia etrusca dei Velimna-Volumni, e nella sua articolazione riproduce la pianta di una casa romana, suddivisa in dieci ambienti. Risalente alla seconda metà del II secolo a.C. vi si accede da una ripida rampa – scavata in età moderna – che conduce alla porta d’ingresso, formata da un’architrave e da stipiti che recano incise le informazioni relative alla costruzione.

Ipogeo dei Volumni, le urne nel tablinum
Le urne nel tablinum

Superata la porta si entra in un ampio atrio rettangolare, coperto da un soffitto che imita un tetto ligneo a doppio spiovente sorretto da una trave centrale. Da questo vano si ha accesso alle stanze, cubicola, che compongono l’ipogeo. Di fronte si ammira il tablinum, dove sono disposte sette urne cinerarie, che offrono un colpo d’occhio davvero suggestivo. Ai lati del tablinum si aprono due ali, che terminano in altre due stanze, coperte da soffitti a cassettoni con teste di Medusa scolpite. Delle sette urne sei sono etrusche, in travertino stuccato, e una romana, in marmo.

Ipogeo dei Volumni, l'urna di Arnth Velimnas Aules
L’urna di Arnth Velimnas Aules

L’urna più complessa è quella addossata alla parete di fondo, con i resti di Arnth Velimnas Aules, rappresentato semisdraiato sulla kline (il letto inclinato tipico del banchetto), mentre sotto di lui si apre la porta dell’Ade e ai lati vi sono due Lase, divinità femminili etrusche, con le ali spiegate. A destra vi sono quattro urne etrusche con il defunto sempre semisdraiato e la testa di Medusa nel prospetto: appartengono agli altri membri della famiglia, il nonno, il padre e i fratelli. A sinistra è l’urna della figlia, Veilia, rappresentata seduta a banchetto. L’ultima urna, quella romana in marmo, rappresenta un edificio ornato da festoni ed è datata al I secolo a.C..

Le urne della necropoli del Palazzone disposte nel vestibolo del museo
Le urne della necropoli del Palazzone disposte nel vestibolo del museo

Per accedere alla tomba si attraversa un vestibolo moderno, dove si trova anche la biglietteria, che espone una bella raccolta di numerose urne cinerarie della circostante necropoli del Palazzone, che risale all’età ellenistica: sono quasi tutte in travertino e testimoniano una variegata rassegna di modelli, con il defunto semisdraiato, o il coperchio a doppio spiovente, con scene di banchetto o mitologiche. A seguito del ritrovamento dell’ipogeo il proprietario del terreno, Conte Baglioni, fece condurre numerose campagne di scavo che rivelarono la presenza della necropoli, ma l’interesse degli scavatori era rivolto al recupero di reperti e materiali preziosi e le ricerche non furono accompagnate dalla realizzazione di alcuna planimetria.

Il parco archeologico della necropoli del Palazzone a Perugia
Il parco archeologico della necropoli del Palazzone

Con il passare del tempo molte tombe vennero richiuse, tanto da non essere oggi più individuabili. Nel 1963 la Soprintendenza effettuò ulteriori campagne di scavo ed espropriò la parte più importante della necropoli per realizzarvi il parco che oggi si ammira. Al termine del sentiero che si aggira fra gli ipogei si trova un Antiquarium che custodisce alcuni interessanti reperti.

Altre immagini:

San Bevignate a Perugia, facciata della chiesa
La facciata di San Bevignate

La chiesa di San Bevignate venne costruita dall’Ordine dei Cavalieri Templari per deliberazione del Comune di Perugia del 1256, e venne intitolata all’eremita locale Bevignate. I Templari erano giunti nel territorio perugino alcuni anni prima, nel 1238, su richiesta di papa Gregorio IX per porre fine al declino della comunità benedettina di San Giustino. Nel corso degli anni avevano attuato una politica espansiva creando numerose sedi di rappresentanza dell’Ordine, e a tale scopo avevano ottenuto dal Consiglio perugino l’autorizzazione a costruire questo edificio di culto, collegato con una casa-torre con funzione residenziale. La torre campanaria, sviluppata su quattro livelli e comunicante con la chiesa, offriva una postazione ideale per il controllo del luogo e contraddistingue il complesso come residenza fortificata.

San Bevignate a Perugia, l'affresco con la battaglia dei cavalieri templari in controfacciata
Affresco con i cavalieri templari in battaglia, controfacciata di San Bevignate

Nel 1256 la chiesa era in fase di completamento, ma la presenza dei Templari fu di breve durata: l’ordine infatti venne soppresso nel 1321 da Clemente V, e per i suoi effetti sia la chiesa di San Bevignate sia quella di San Giustino divennero proprietà dell’Ordine ospedaliero dei Cavalieri di Rodi, poi Sovrano Militare Ordine di Malta. Dopo il 1860 San Bevignate passò al Comune di Perugia, che in seguito a lunghi lavori di restauro lo ha riaperto nel 2009.

San Bevignate a Perugia, l'interno
San Bevignate, l’interno a navata unica

All’interno della chiesa, a navata unica con un notevole sviluppo in altezza, si distinguono numerosi affreschi, realizzati in due fasi tra il 1260 e il 1283. Quelli dell’abside furono portati a compimento tra il 1260 e il 1270: sono particolarmente interessanti sulla parete sinistra, con il Giudizio universale con Cristo al centro, circondato dagli angeli e dagli apostoli, e sotto di lui i due registri con le anime dei risorti e il momento della resurrezione dei corpi, rappresentati nell’attimo in cui escono dalle tombe. Vi è infine una processione di flagellanti, che rappresenta una preziosa testimonianza iconografica del moto di Raniero Fasani, eremita che nel 1260 dette avvio alle processioni penitenziali durante la Settimana Santa: uomini con il dorso nudo incedono mentre si infliggono la disciplina e si battono il petto con la mano.

San Bevignate a Perugia, l'affresco con la processione dei flagellanti
Affresco con la processione dei flagellanti

In controfacciata sono affrescati episodi celebrativi dell’Ordine: una battaglia di cavalieri cristiani contro gli infedeli e un episodio della “Legenda Aurea” di Iacopo da Varagine, secondo la quale Girolamo avrebbe ammansito un leone sofferente togliendogli una spina dalla zampa. Vi è infine un veliero che attraversa un mare in tempesta popolato da pesci enormi, riferimento ai pericoli affrontati dai cavalieri templari nel corso delle loro imprese. Sulle pareti della navata si ammirano infine figure monumentali di apostoli, che sostengono croci gemmate inscritte in tondi.

Altre immagini:

Informazioni utili: per la visita dell’Ipogeo dei Volumni rimando alla pagina dedicata sul sito internet della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, che riferisce notizie storiche e indicazioni attinenti l’apertura del complesso. Il suo orario è 9-18,30 nei giorni feriali e festivi, e 9-19 nei mesi di luglio e agosto. Per la chiesa di San Bevignate ogni informazione è reperibile sulla pagina del sito internet del Comune di Perugia, Cultura e Turismo. Gli orari di apertura variano in base ai mesi dell’anno.

Mappa dei luoghi:

Gita a Volterra

Nell’arco di una giornata si possono ammirare alcune delle perle artistiche custodite nella splendida Volterra, cittadina che ha conservato il suo aspetto medievale e dove si può passeggiare respirando l’atmosfera di antica repubblica dell’età dei Comuni. Tra i luoghi che ho visitato, la Pinacoteca e Museo Civico, ospitata nel Palazzo Minucci-Solaini: conserva opere straordinarie (qui una galleria di immagini), tra cui spicca la Deposizione dalla Croce di Rosso Fiorentino, risalente al 1521 e realizzata per la Cappella della Croce di Giorno della Chiesa di San Francesco.

Rosso Fiorentino, Deposizione dalla Croce

Secondo gli studiosi si tratta dell’opera più rappresentativa del Manierismo, oltre ad essere la più famosa realizzata dal pittore. La scena è spartita dalla croce, dalla quale – in alto – viene rappresentata la deposizione del Cristo morto: i personaggi che sostengono il corpo hanno volti e corpi contratti dalla fatica, e si sporgono da scale appoggiate in precario equilibrio. In basso, ai piedi della croce, i dolenti che piangono la morte del figlio di Dio manifestano la propria sofferenza con un fortissimo espressionismo dei volti e delle posizioni, con la Maddalena che abbraccia le gambe della Madonna e San Giovanni che nasconde il volto tra le mani, allontanandosi dal gruppo.

Luca Signorelli, Annunciazione – dettaglio

Accanto alla pala vi sono due opere di Luca Signorelli, una Madonna col Bambino e Santi – dove i personaggi sono disposti a creare due piramidi rovesciate – opera sempre proveniente dalla Chiesa di San Francesco, e un’Annunciazione in cui l’angelo ha ali che ricordano le piume del pavone e la Madonna è inquadrata da un porticato in prospettiva. Altra opera mirabile è la pala del Ghirlandaio rappresentante Cristo in gloria tra santi e il committente, abate Giusto Bonvicini realizzata nel 1492 per la Badia di San Giusto. Lo sfondo del quadro è un paesaggio che ricorda le Balze di Volterra e che forse deriva dall’osservazione diretta del paesaggio circostante la Badia.

Cenni di Francesco, Strage degli innocenti – dettaglio

Ho potuto ammirare anche la Cappella della Croce di Giorno della Chiesa di San Francesco, cui era destinata la pala di Rosso Fiorentino, e i suoi affreschi, realizzati nel 1410 da Cenni di Francesco e rappresentanti scene della vita della Vergine e di Cristo e momenti della storia della Vera Croce (tratta dalla Legenda Aurea di Iacopo da Varagine). Per il ciclo sulla Vera Croce, Cenni di Francesco guardò anche agli affreschi di Agnolo Gaddi nella cappella maggiore della Chiesa di Santa Croce a Firenze.

Cappella della Croce di Giorno nella Chiesa di San Francesco

Tra le scene, la più celebre è senz’altro quella raffigurante la strage degli innocenti. Di grande efficacia espressiva anche quella del trafugamento della Croce da parte di Cosroe e quella di Eraclio che fa decapitare Cosroe e riporta la Croce a Gerusalemme. Gli affreschi di Agnolo Gaddi e di Cenni di Francesco rappresentarono modelli iconografici quando, qualche anno dopo tra il 1452 e il 1466, Piero della Francesca realizzò nella cappella maggiore della Chiesa di San Francesco ad Arezzo il suo straordinario ciclo delle Storie della Vera Croce (ne parlo in questo articolo).

Considero imperdibile anche il Museo Etrusco Guarnacci, nato nel 1761 quando il nobile abate Mario Guarnacci donò la sua collezione archeologica alla città di Volterra, costituendo uno dei più antichi musei pubblici d’Europa. Custodisce una delle più belle raccolte di arte etrusca, particolarmente ricca la collezione di urne, e fra gli oggetti più interessanti espone la stele di Avile Tites, la statuetta bronzea “Ombra della sera” e la splendida urna degli sposi (qui alcune immagini). Avile Tites era un principe guerriero sulla cui sepoltura era collocata questa stele (databile al 560-540 a.C.), che lo rappresenta armato con daga e lancia e in movimento verso sinistra.

Statuetta “Ombra della sera”

“Ombra della sera” è una statuetta filiforme alta 57 cm risalente agli inizi del III secolo a.C., con una singolare acconciatura: corta sulla nuca, con ciuffo sulla fronte e riccioli sulle guance. La statuetta faceva parte della collezione di Filippo Buonarroti a Firenze fin dal 1737, ma poiché proveniva sicuramente da Volterra, Guarnacci l’acquisì intorno al 1750. La sua forma, propria dell’ex-voto allungato di origine nell’area centro-italica, mi ha ricordato la statuetta già ammirata al Louvre e il fascino esercitato dalla statuaria etrusca sull’arte di Alberto Giacometti.

Urna degli sposi – dettaglio

L’urna degli sposi è un altro dei simboli del Museo Guarnacci, e rappresenta due personaggi, verosimilmente una coppia di sposi, distesi nella consueta posizione del banchetto. I loro volti sono caratterizzati da grande realismo e la loro realizzazione, insieme ai particolari delle vesti, rivela una spiccata padronanza tecnica, consentita anche dall’utilizzo della terracotta, materiale che permette la definizione in dettaglio.

Suggerisco senza dubbio la visita di questi luoghi, non prima di una passeggiata per le vie cittadine, con una sosta nella suggestiva piazza dei Priori. Altri siti da visitare sono il Duomo, l’ecomuseo dell’alabastro (ospitato, insieme alla Pinacoteca, nel Palazzo Minucci Solaini), nonché la cinta muraria e le sue porte e, solamente dall’esterno, la fortezza medicea (oggi adibita a carcere).

In occasione della mia gita ho pranzato all’Enoteca del Duca, con un tavolo nella corte esterna. Ho preso un primo al ragù e un tortino di verdure, entrambi ottimi, e un calice di vino consigliatoci dal personale, estremamente gentile e preciso.

Girellando al Louvre, suggestioni e curiosità

Ho trascorso un’intera giornata al Louvre, riuscendo peraltro a vederne solo una parte, e in modo assai sommario. Prima della visita avevo consultato on line il calendario delle aperture delle sale, e consiglio di farlo se si ha già un’idea chiara di cosa si vuole vedere e non si intende rischiare brutte sorprese. Al di là delle opere e delle sezioni per me “imperdibili”, ho potuto anche concentrarmi sulle opere meno affollate dai turisti e sulle storie che si celano dietro di esse.

Ad esempio è stato interessante approfondire la vicenda della collezione Borghese, che per la sua ricchezza attirò l’attenzione di Napoleone Bonaparte, la cui sorella Paolina era andata in sposa al principe Camillo Borghese. Nel 1807 parte della collezione (oltre cinquecento marmi) fu acquisita da Napoleone per arricchire l’allora costituendo museo del Louvre, e ancora oggi la collezione Borghese rappresenta il nucleo fondamentale della sezione archeologica delle antichità greche, etrusche e romane. Fra i capolavori che è possibile ammirare negli ambienti che la ospitano, negli appartamenti della regina Anna D’Austria (Livello 0, Ali Denon e Sully) e nella splendida Sala delle Cariatidi, vi sono il monumentale Cratere Borghese, Sileno con Bacco Fanciullo, una statua di Venere Marina, il gruppo del Centauro cavalcato da Amore, la statua del Seneca morente, oltre all’Ermafrodito, restaurato da Gian Lorenzo Bernini.

Sempre passeggiando fra i capolavori della collezione archeologica, mi sono soffermata con ammirazione presso i due Prigioni di Michelangelo, e ho avuto l’occasione per ricordarne la storia. Quelli conservati al Louvre sono due, e sono quelli pressoché finiti: lo schiavo ribelle e lo schiavo morente.

Gli altri quattro si trovano presso la Galleria dell’Accademia di Firenze e sono vistosamente “non finiti”. Erano tutti destinati alla tomba di papa Giulio II, progetto che il papa commissionò al Buonarroti nel 1505 e che prevedeva la realizzazione di un monumentale mausoleo in San Pietro. In seguito alla morte di Giulio II, avvenuta nel 1513, Michelangelo elaborò un secondo progetto, meno grandioso e dispendioso, realizzando i due Prigioni che oggi si trovano al Louvre e il Mosè che poi è stato utilizzato nella versione definitiva della tomba. Questo secondo progetto venne ulteriormente ridotto nel 1516 e quindi sospeso per il sopraggiungere di nuovi diversi incarichi. Il Buonarroti vi tornò sopra nel 1526, con un quarto progetto, e infine nel 1532, con una quinta versione che prevedeva la realizzazione della tomba in San Pietro in Vincoli, dove effettivamente fu collocata. A questo periodo risale l’esecuzione dei quattro Prigioni che si trovano all’Accademia di Firenze. Nel 1542 venne firmato l’ennesimo e definitivo contratto, che finalmente diede corso all’opera, completata nel 1545. (Consiglio di andare a vedere la tomba di Giulio II a San Pietro in Vincoli, recentemente interessata da un nuovo sistema di illuminazione che ha ricreato le medesime condizioni di luce su cui Michelangelo si basò per ideare e disporre le sculture del monumento).

Passeggiando fra le opere della Collezione Etrusca (Livello 0, Ala Denon) mi sono imbattuta in una statuetta longilinea proveniente dal Lago di Nemi e risalente al IV secolo a.C. Le fattezze del volto sono estremamente curate, ma il corpo allungato a dismisura mi ha portato immediatamente a pensare ad alcune sculture di Alberto Giacometti che, rivelando il fascino esercitato dall’arte antica sulla sua immaginazione, aveva dichiarato: «Tutta l’arte del passato, di tutte le epoche, di tutte le civiltà, apparve davanti a me. Tutto era simultaneo, come se lo spazio avesse preso il posto del tempo».

L’immobilità e la linearità proprie di questa statuaria etrusca erano state scoperte da Giacometti nel corso del suo primo viaggio in Italia tra 1920 e 1921, ammirando gli Aruspici dai corpi “a lama” conservati presso il Museo di Valle Giulia a Roma.

Nella sezione dedicata all’arte greca, una cospicua raccolta di statuette in terracotta di Eros volante (custodite nella vetrina 9 della sala 38, Ala Sully, Livello 1), risalenti al II secolo a.C. e provenienti da Myrina, ben rappresentano l’iconografia della figura alata, che sempre al Louvre trova la sua espressione più famosa nella Nike di Samotracia.

E’ un’immagine appartenente a molte culture, come quella Assiro-Babilonese, testimoniata nella sezione delle Antichità del Vicino Oriente (Livello 0, Ala Richelieu) da un bassorilievo di Genio alato benedicente. E’ affascinante pensare allo svolgersi di questa figura nei secoli successivi e alla sua trasformazione, tra il IV e il V secolo d.C., in quella dell’angelo alato propria dell’iconografia cristiana. (Vedi ad esempio la scultura nella Collezione spagnola, Livello -1, Ala Denon, Sala 3).