A Cortona: antiche testimonianze etrusche, capolavori rinascimentali e ottima cucina

Palazzo comunale in piazza Luca Signorelli
Palazzo comunale in piazza Luca Signorelli

Sono tornata a Cortona per visitarne i musei e passeggiare nel suo borgo medievale, così caratteristico con gli edifici in pietra arenaria e le sue strade ripide. Da metà luglio a fine settembre ogni anno ospita Cortona On The Move, festival di fotografia contemporanea di profilo internazionale, occasione preziosa per gli appassionati e i curiosi: quest’anno si tiene fino al 30 settembre, e potrebbe essere il momento giusto per approfittarne.

Un giorno non basta per vedere tutto, ma ecco alcuni spunti per cogliere gli aspetti a mio giudizio più interessanti e suggestivi di questo borgo e della sua storia.

Biblioteca dell'Accademia Etrusca di Palazzo Casali
Biblioteca dell’Accademia Etrusca di Palazzo Casali

I Musei sono senz’altro da non perdere. A partire dal MAEC, Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona: è allestito all’interno del trecentesco Palazzo Casali, nella piazza principale del borgo (piazza Signorelli) e raccoglie in un unico luogo tutti i reperti rinvenuti nel territorio fino ai giorni nostri: fra gli oggetti più preziosi e originali vi è il lampadario etrusco in bronzo del IV secolo a.C. destinato a un santuario, la Tabula Cortonensis, terzo testo etrusco al mondo per lunghezza risalente al III-II secolo a.C., il Tempietto Ginori del 1756, realizzato dalla manifattura Ginori di Doccia e rappresentante il passaggio di potere nel Granducato di Toscana fra i Medici e i Lorena.

Tabula Cortonensis, Maec di Cortona
Tabula Cortonensis

Il Museo presenta un allestimento di grande impatto, molto chiaro e godibile, che accompagna il visitatore in un racconto lungo i secoli: dalla preistoria dei primi insediamenti, nel secondo piano interrato, attraverso l’epoca etrusca nel secondo e poi primo piano interrato. Quindi al primo piano la storia della locale Accademia Etrusca, al secondo piano la pinacoteca e gli oggetti d’arte sacra risalenti al Sette e Ottocento (ma anche la collezione di monete, il Tempietto Ginori, il Lampadario etrusco), al terzo la collezione egizia, la collezione di armi e le opere del pittore Gino Severini, originario di Cortona. A questo piano si trova anche la splendida biblioteca settecentesca dell’Accademia.

Altre immagini del Maec:

Interno del duomo di Cortona
Interno del duomo

Percorrendo via Casali si giunge al Duomo, che sorge su una piazza da cui si ammira un bel panorama. Di fronte, negli spazi dell’ex Chiesa del Gesù si trova l’altro museo imperdibile, il Museo Diocesano del Capitolo. E’ ospitato all’interno di un edificio composto da due ambienti sovrapposti, la chiesa superiore e l’oratorio inferiore. Nella sala dell’ex chiesa si ammirano capolavori come l’Annunciazione e il Trittico del Beato Angelico, l’Assunzione della Vergine di Bartolomeo della Gatta, il Trittico del Sassetta.

Luca Signorelli, Compianto sul Cristo morto - dettaglio della Maddalena
Luca Signorelli, Compianto sul Cristo morto – dettaglio della Maddalena

Nella sala adiacente si trova una magnifica raccolta di opere di Luca Signorelli: al genio locale si devono opere emozionanti come il Compianto sul Cristo morto e la Comunione degli Apostoli, cui ho dedicato un album sulla mia pagina Facebook. Attraverso uno scalone si giunge all’oratorio inferiore, accompagnati dai cartoni preparatori della Via Crucis di Gino Severini. In fondo alla scala si trova il Crocifisso di Pietro Lorenzetti, risalente alla maturità del pittore. L’ambiente dell’oratorio inferiore è arricchito da affreschi sulla volta del 1555, opera di Cristoforo Gherardi su progetto di Giorgio Vasari. Altre sale – sempre al piano inferiore – ospitano il Parato Passerini, ricamato in filo d’oro e sete policrome su disegno di Raffaellino del Garbo e Andrea del Sarto.

Altre opere del Museo diocesano:

Chiesa di san Francesco a Cortona
Chiesa di san Francesco

Fra le chiese da visitare – oltre al Duomo – vi è senz’altro San Francesco, situata in cima a una ripida strada, al termine di un’alta gradinata. La sua costruzione risale al 1245: alla facciata semplice e spoglia corrisponde  un interno risalente nel Seicento. A sinistra dell’altare si trova la cappella con le reliquie di San Francesco: la tonaca, l’evangeliario e il cuscino, qui custodite da oltre 750 anni. Nell’altare maggiore invece è conservato un frammento della Croce santa: è contenuto all’interno di un prezioso reliquiario del X secolo, donato nel 1224 a Frate Elia dall’imperatore greco di Nicea Giovanni III.

Lorenzo di Niccolò Gerini, Polittico della chiesa di san Domenico a Cortona
Lorenzo di Niccolò Gerini, Polittico della chiesa di san Domenico

Subito fuori le mura si trova San Domenico, un’edificio tardo-gotico risalente al Quattrocento al cui interno – sopra l’altare principale – si trova il grande polittico di Lorenzo di Niccolò Gerini raffigurante l’Incoronazione di Maria con angeli e santi, risalente al 1402. Si trovava nella chiesa di San Marco a Firenze, dove venne sostituito con una pala di Beato Angelico, e venne donato ai Domenicani di Cortona da Cosimo e Lorenzo de’ Medici. Subito sotto al borgo si trova il santuario della Madonna del Calcinaio, chiesa rinascimentale di grande eleganza eretta tra il 1485 e il 1513 su disegno di Francesco di Giorgio Martini. E’ così chiamata perché custodisce un’icona miracolosa, l’immagine della Madonna dipinta sulla parete di una vasca adibita alla concia del cuoio.

Panorama e Santuario della Madonna del calcinaio a Cortona
Panorama e Santuario della Madonna del calcinaio

Alla sommità del colle di Cortona, nel punto più alto della città, si trova l’antica fortezza del Girifalco, costruita nella seconda metà del Cinquecento per volere di Cosimo I de’ Medici sulle preesistenti rovine di epoca etrusca, romana e medievale. Grazie alla lunga pace che il Granducato di Toscana godette in seguito alla guerra di Siena la fortezza rimase pressoché inutilizzata: dalla sua sommità si gode un panorama mozzafiato su Cortona e la Valdichiana.

Piazza Luca Signorelli
Piazza Luca Signorelli

Nelle vicinanze di Cortona si possono anche visitare i tumuli etruschi di età arcaica di Camucia e del Sodo, i cui reperti sono esposti presso il Museo archeologico Maec. Vi sono poi la Tanella Pitagora, la Tanella Angori e la tomba di Mezzavia, oltre ai resti della villa romana di epoca tardo repubblicana di Ossaia, sul versante prospiciente il lago Trasimeno. Questi luoghi costituiscono il Parco Archeologico di Cortona e sono ampiamente descritti all’interno del Museo cittadino, che ne è centro di documentazione e di orientamento.

Osteria del teatro
Osteria del teatro

Dove mangiare: consiglio caldamente l’Osteria del Teatro in via Maffei 2. Propone una cucina a chilometro zero, con prodotti tipici della zona e ricette locali, preparate e presentate con cura. Ho mangiato in terrazza, lungo la ripida via che conduce alla chiesa di san Francesco, ma anche l’interno è arredato con gusto ed è davvero accogliente. Il servizio è stato attento e premuroso.

I piatti:

Manifestazioni: oltre al Festival Cortona On The Move, ogni anno dalla fine agosto ai primi si settembre si svolge la prestigiosa mostra Cortonantiquaria presso il settecentesco Palazzo Vagnotti. Giunta alla cinquantaseiesima edizione, quest’anno si terrà fino al 9 settembre: è un appuntamento imperdibile per gli amanti del collezionismo d’arte e un’occasione unica per ammirare oggetti e opere antiche.

Altre immagini:

Mappa:

Gita a Volterra

Nell’arco di una giornata si possono ammirare alcune delle perle artistiche custodite nella splendida Volterra, cittadina che ha conservato il suo aspetto medievale e dove si può passeggiare respirando l’atmosfera di antica repubblica dell’età dei Comuni. Tra i luoghi che ho visitato, la Pinacoteca e Museo Civico, ospitata nel Palazzo Minucci-Solaini: conserva opere straordinarie (qui una galleria di immagini), tra cui spicca la Deposizione dalla Croce di Rosso Fiorentino, risalente al 1521 e realizzata per la Cappella della Croce di Giorno della Chiesa di San Francesco.

Rosso Fiorentino, Deposizione dalla Croce

Secondo gli studiosi si tratta dell’opera più rappresentativa del Manierismo, oltre ad essere la più famosa realizzata dal pittore. La scena è spartita dalla croce, dalla quale – in alto – viene rappresentata la deposizione del Cristo morto: i personaggi che sostengono il corpo hanno volti e corpi contratti dalla fatica, e si sporgono da scale appoggiate in precario equilibrio. In basso, ai piedi della croce, i dolenti che piangono la morte del figlio di Dio manifestano la propria sofferenza con un fortissimo espressionismo dei volti e delle posizioni, con la Maddalena che abbraccia le gambe della Madonna e San Giovanni che nasconde il volto tra le mani, allontanandosi dal gruppo.

Luca Signorelli, Annunciazione – dettaglio

Accanto alla pala vi sono due opere di Luca Signorelli, una Madonna col Bambino e Santi – dove i personaggi sono disposti a creare due piramidi rovesciate – opera sempre proveniente dalla Chiesa di San Francesco, e un’Annunciazione in cui l’angelo ha ali che ricordano le piume del pavone e la Madonna è inquadrata da un porticato in prospettiva. Altra opera mirabile è la pala del Ghirlandaio rappresentante Cristo in gloria tra santi e il committente, abate Giusto Bonvicini realizzata nel 1492 per la Badia di San Giusto. Lo sfondo del quadro è un paesaggio che ricorda le Balze di Volterra e che forse deriva dall’osservazione diretta del paesaggio circostante la Badia.

Cenni di Francesco, Strage degli innocenti – dettaglio

Ho potuto ammirare anche la Cappella della Croce di Giorno della Chiesa di San Francesco, cui era destinata la pala di Rosso Fiorentino, e i suoi affreschi, realizzati nel 1410 da Cenni di Francesco e rappresentanti scene della vita della Vergine e di Cristo e momenti della storia della Vera Croce (tratta dalla Legenda Aurea di Iacopo da Varagine). Per il ciclo sulla Vera Croce, Cenni di Francesco guardò anche agli affreschi di Agnolo Gaddi nella cappella maggiore della Chiesa di Santa Croce a Firenze.

Cappella della Croce di Giorno nella Chiesa di San Francesco

Tra le scene, la più celebre è senz’altro quella raffigurante la strage degli innocenti. Di grande efficacia espressiva anche quella del trafugamento della Croce da parte di Cosroe e quella di Eraclio che fa decapitare Cosroe e riporta la Croce a Gerusalemme. Gli affreschi di Agnolo Gaddi e di Cenni di Francesco rappresentarono modelli iconografici quando, qualche anno dopo tra il 1452 e il 1466, Piero della Francesca realizzò nella cappella maggiore della Chiesa di San Francesco ad Arezzo il suo straordinario ciclo delle Storie della Vera Croce (ne parlo in questo articolo).

Considero imperdibile anche il Museo Etrusco Guarnacci, nato nel 1761 quando il nobile abate Mario Guarnacci donò la sua collezione archeologica alla città di Volterra, costituendo uno dei più antichi musei pubblici d’Europa. Custodisce una delle più belle raccolte di arte etrusca, particolarmente ricca la collezione di urne, e fra gli oggetti più interessanti espone la stele di Avile Tites, la statuetta bronzea “Ombra della sera” e la splendida urna degli sposi (qui alcune immagini). Avile Tites era un principe guerriero sulla cui sepoltura era collocata questa stele (databile al 560-540 a.C.), che lo rappresenta armato con daga e lancia e in movimento verso sinistra.

Statuetta “Ombra della sera”

“Ombra della sera” è una statuetta filiforme alta 57 cm risalente agli inizi del III secolo a.C., con una singolare acconciatura: corta sulla nuca, con ciuffo sulla fronte e riccioli sulle guance. La statuetta faceva parte della collezione di Filippo Buonarroti a Firenze fin dal 1737, ma poiché proveniva sicuramente da Volterra, Guarnacci l’acquisì intorno al 1750. La sua forma, propria dell’ex-voto allungato di origine nell’area centro-italica, mi ha ricordato la statuetta già ammirata al Louvre e il fascino esercitato dalla statuaria etrusca sull’arte di Alberto Giacometti.

Urna degli sposi – dettaglio

L’urna degli sposi è un altro dei simboli del Museo Guarnacci, e rappresenta due personaggi, verosimilmente una coppia di sposi, distesi nella consueta posizione del banchetto. I loro volti sono caratterizzati da grande realismo e la loro realizzazione, insieme ai particolari delle vesti, rivela una spiccata padronanza tecnica, consentita anche dall’utilizzo della terracotta, materiale che permette la definizione in dettaglio.

Suggerisco senza dubbio la visita di questi luoghi, non prima di una passeggiata per le vie cittadine, con una sosta nella suggestiva piazza dei Priori. Altri siti da visitare sono il Duomo, l’ecomuseo dell’alabastro (ospitato, insieme alla Pinacoteca, nel Palazzo Minucci Solaini), nonché la cinta muraria e le sue porte e, solamente dall’esterno, la fortezza medicea (oggi adibita a carcere).

In occasione della mia gita ho pranzato all’Enoteca del Duca, con un tavolo nella corte esterna. Ho preso un primo al ragù e un tortino di verdure, entrambi ottimi, e un calice di vino consigliatoci dal personale, estremamente gentile e preciso.