Roselle, la città dalle mura ciclopiche in Maremma

Area archeologica di Roselle
Area archeologica

Ho visitato la città di Roselle e ne sono rimasta affascinata. Le sue rovine si trovano su un promontorio composto da due colline, circondate da mura ciclopiche che si scorgono già in lontananza e che ancora oggi suscitano impressione e ammirazione.

Siamo a pochi chilometri da Grosseto, sulle sponde di quello che era il lago Prile, un antico bacino lacustre che occupava tutta la pianura per un’estensione di novanta chilometri quadrati, comunicante con il mare. Intorno a questo lago salato, in posizione protetta ed elevata, sorsero una di fronte all’altra le città etrusche di Roselle e Vetulonia, che lo utilizzavano come porto.

Cardo massimo, Roselle
Cardo massimo, con i solchi tracciati dai carri

Roselle venne fondata intorno al VII secolo a.C., epoca alla quale risalgono le costruzioni più significative rinvenute nel corso degli scavi archeologici. Venne poi colonizzata dai romani alla fine del III secolo a.C., evento che si consumò nel 294 a.C. in modo cruento e fortemente drammatico, come racconta lo storico Tito Livio: “L’esercito fu trasferito nel territorio roselliano; ivi non soltanto vennero devastati i campi, ma fu anche espugnata la città; più di duemila uomini vennero fatti prigionieri, meno di duemila caddero attorno alle mura”.

Teste provenienti dala Domus dei mosaici di Roselle
Teste provenienti dalla Domus dei mosaici, Museo Archeologico di Grosseto

Alla fine dell’età repubblicana la cittadinanza era ormai romanizzata, e nel I secolo d.C. la città conobbe un’intensa attività edilizia, incentivata dalla ricchezza delle potenti famiglie locali: il centro abitato venne completamente trasformato, soprattutto con la costruzione del foro, circondato da strutture pubbliche e da abitazioni private. A partire dal IV secolo Roselle decadde lentamente pur essendo sede vescovile, conoscendo un progressivo abbandono nel corso del Medioevo. La bolla di papa Innocenzo II, che nel 1138 decretò il trasferimento della Diocesi nella vicina Grosseto, sancì la fine della cittadina.

Mura della città di Roselle
Mura

Tra le testimonianze architettoniche che oggi si ammirano, quelle che suscitano la maggiore emozione sono senz’altro le mura: risalgono al VI secolo a.C. e hanno una lunghezza di oltre tre chilometri. Cingono infatti le due colline sulle quali si sviluppò l’abitato, e arrivano a un’altezza di cinque metri grazie alla composizione a secco di enormi pietre. La cinta aveva sette porte in corrispondenza delle principali strade di accesso: di queste solo tre (a nord, est ed ovest) sono state portate alla luce.

Strada lastricata di accesso alla città di Roselle
Strada lastricata di accesso alla città

Per arrivare al centro della città si sale lungo la magnifica strada lastricata, che anticamente passava attraverso una delle porte d’accesso della cinta e confluiva nel decumano. Si giunge quindi all’area del foro, su cui affacciano la Basilica (dove veniva amministrata la giustizia), la sede dei Flamines Augustales (sacerdoti addetti al culto di Augusto), la Domus dei mosaici (abitazione privata con pavimenti a mosaico, ornata con teste-ritratto di personaggi della famiglia imperiale ora conservati al Museo Archeologico di Grosseto). A est la piazza è delimitata dal cardo, la strada principale che reca ancora sulle sue pietre i solchi causati dal passaggio dei carri. Questa area rappresentava anche in epoca etrusca il centro della vita cittadina, come dimostra il ritrovamento di edifici preesistenti in argilla sotto il livello delle costruzioni romane.

Basilica dei Bassi e copie delle statue qui rinvenute, Roselle
Basilica dei Bassi e copie delle statue qui rinvenute

Sul lato settentrionale, ai piedi dell’altura, si trova la Basilica dei Bassi, che precede la salita all’anfiteatro romano: vi si può riconoscere la sede del Senato locale, che svolgeva funzioni politiche e insieme religiose. Qui sono state rinvenute statue che adesso si trovano al Museo archeologico di Grosseto, sostituite in loco da copie. Proseguendo si giunge alla sommità della collina settentrionale, su cui si erge l’anfiteatro di forma ellittica.

Anfiteatro di Roselle
Anfiteatro

Risalente al I secolo d.C. ed edificato sopra preesistenti edifici etruschi, aveva una capienza di 1.200 posti: è uno dei più piccoli del mondo romano e l’unico esempio noto in tutta l’Etruria costiera. Alle pendici della collina si trovano infine le terme, vicino alla strada che confluisce nel decumano: risalgono ai primi decenni del II secolo d.C., costruite durante l’impero di Adriano. Dopo essere caduto in rovina, fra il IV e V secolo, il complesso venne trasformato in basilica paleocristiana a tre navate: forse questa fu la prima cattedrale di Roselle, sede vescovile fino al 1138 d.C.. Contemporaneamente l’area cominciò ad essere usata anche come cimitero, fino al XII secolo.

Cisterna romana di Roselle
Cisterna romana

Sulla collina meridionale si trova invece un abitato di età ellenistica, sovrapposto a strutture di epoca tardo-arcaica e classica: qui si ammira una grande cisterna, composta da un ambiente sotterraneo suddiviso in due navate, coperta da una volta in parte perduta e internamente rivestita in cocciopesto con funzione impermiabilizzante. Proseguendo, dopo la cisterna si giunge a un quartiere di abitazioni di epoca ellenistica, sovrapposto a strutture precedenti, forse un quartiere artigianale.

Museo Archeologico di Grosseto, statue provenienti da Roselle
Museo Archeologico di Grosseto, statue provenienti da Roselle

Per completare la visita e la comprensione della storia di Roselle, consiglio vivamente una visita al Museo Archeologico di Grosseto, che espone i reperti rinvenuti nel corso degli scavi archeologici e mostra plastici e ricostruzioni della città e delle sue strutture architettoniche. Il piano terreno del Museo, ben allestito e con un ricco apparato didascalico, è completamente dedicato all’esposizione dei ritrovamenti roselliani, tra cui il gruppo scultoreo dei Bassi, opere in ceramica prodotte localmente, terracotte architettoniche, teste provenienti dall’area del foro, frammenti del recinto presbiteriale e del pluteo della basilica paleocristiana.

Altre immagini:

Mappa dei luoghi:

Massa Marittima, gioiello della Maremma dalla storia millenaria

Piazza Garibaldi, la Cattedrale di san Cerbone
Piazza Garibaldi, la Cattedrale di san Cerbone

La mostra “Ambrogio Lorenzetti in Maremma. I capolavori dei territori di Grosseto e Siena” allestita presso il complesso museale di San Pietro all’Orto è stata l’occasione per passeggiare nuovamente nelle strade di Massa Marittima, delizioso borgo situato fra le colline metallifere, nell’entroterra grossetano.

La Cattedrale di san Cerbone vista dall'abside
La Cattedrale di san Cerbone vista dall’abside

Fra gli elementi di interesse della cittadina vi è senz’altro l’imponenza di alcuni complessi architettonici di epoca medievale, testimonianza della potenza e della ricchezza di Massa nel corso del basso Medioevo, quando fu fiorente Comune in virtù dello sfruttamento delle vicine miniere di rame e d’argento. Nel 1380 diede i natali a San Bernardino da Siena, di cui resta a testimonianza una targa affissa sulla facciata della presunta abitazione paterna.

Cattedrale di san Cerbone, la navata centrale
Cattedrale di san Cerbone, la navata centrale

Consiglio di intraprenderne la visita a partire dalla piazza principale, piazza Garibaldi, su cui affaccia – con un’originale disposizione in diagonale – la scenografica chiesa di San Cerbone: si tratta della cattedrale di Massa, che colpisce l’attenzione per la sua facciata, nella parte inferiore in stile romanico, gotico in quella superiore, e per la sua irregolare disposizione. Fondata nei primi anni dell’XI secolo è intitolata al vescovo Cerbone (già vescovo di Populonia dal 570 al 573).

Cattedrale di san Cerbone, l'arca del santo, opera di Goro di Gregorio
Cattedrale di san Cerbone, l’arca del santo, opera di Goro di Gregorio

All’interno se ne ammira l’Arca, capolavoro di scultura risalente al 1324 opera di Goro di Gregorio, con rilievi raffiguranti le storie del santo (alcuni episodi si osservano anche in facciata, sull’architrave del portale d’ingresso). A sinistra dell’abside, nella cappella della Madonna, si trova una magnifica Madonna col Bambino attribuita a Duccio di Buoninsegna, mentre all’inizio della navata si trova un affresco recentemente riferito ad Ambrogio Lorenzetti rappresentante l’Annunciazione. Di fronte si ammira il fonte battesimale opera di Girolamo da Como del 1267 con Storie del Battista e altro.

Madonna di Duccio di Buoninsegna - dettaglio
Madonna di Duccio di Buoninsegna – dettaglio

A poca distanza dal Duomo, raggiungibile percorrendone la strada in discesa alla sua sinistra, si giunge al Palazzo dell’Abbondanza, che sotto tre archi ogivali accoglie l’omonima fonte pubblica: la sua particolarità deriva dall’affresco che ne decora il fondale, rappresentante l’albero della fecondità affollato da numerose donne che se ne contendono i frutti.

Alla destra del Duomo si trova invece il Palazzo Pretorio, antica residenza del Podestà risalente al 1230 circa e oggi sede del Museo archeologico, che racconta la storia della regione a partire dal Miocene fino agli insediamenti etruschi.

La Stele di Vado all'Arancio
La Stele di Vado all’Arancio

Di grande interesse è la Stele di Vado all’Arancio, una scultura antropomorfa del III millennio a.C., unico esemplare del genere ritrovato in Toscana al di fuori della Lunigiana. La presenza etrusca è invece testimoniata dai reperti rinvenuti attorno al vicino Lago dell’Accesa, su cui si sviluppò un esteso abitato articolato in cinque quartieri.

Di fronte al Duomo, sempre su piazza Garibaldi, si erge il Palazzo Comunale, complesso romanico in travertino ricavato dall’unione di più case-torri. A destra del Palazzo si apre la via principale del borgo, via della Libertà, dove al numero 63 si trova il rifacimento della presunta casa di San Bernardino da Siena.

Via Moncini verso porta Silici
Via Moncini verso porta Silici

A sinistra del Palazzo Comunale si apre via Moncini, che nel suo ripido percorso collega la città medievale alla città nuova, risalente al XIII e XIV secolo: in cima, superata la doppia Porta alle Silici del XIV secolo, si erge la quadrangolare Torre del Candeliere (o dell’Orologio), unica testimonianza della fortificazione eretta dai massetani nel 1228. Dopo la sottomissione della città a Siena, avvenuta nel 1335, i senesi costruirono il Cassero e vi unirono, tramite un ardito arco a ponte, la Torre del Candeliere. Attorno si osservano le antiche case senesi, ultime vestigia di un perduto splendore: dopo la sottomissione infatti, per Massa ebbe inizio la decadenza. Dalla Torre, su cui è possibile salire, si gode un magnifico panorama sulla città e sulla vallata sottostante, mentre lo sguardo arriva fino al golfo di Follonica e, oltre, all’isola d’Elba.

La Torre del Candeliere e l'arco che la collega al Cassero senese
La Torre del Candeliere e l’arco che la collega al Cassero senese

Percorrendo da qui il corso Diaz si giunge alla chiesa di Sant’Agostino, risalente al 1299-1313, sulla cui sinistra si apre un bel chiostro. Accanto, si trova la facciata dell’antica chiesa di San Pietro all’Orto, che oggi ospita al piano terreno la sede di un sestiere e al primo piano l’originale Museo degli organi meccanici antichi: la collezione, privata, comprende organi datati tra Settecento e Novecento. Al suo interno si ammira il lacerto di affresco – solo in parte restaurato – raffigurante San Cristoforo, opera di Ambrogio Lorenzetti.

Museo degli Organi Meccanici Antichi, una sala
Museo degli Organi Meccanici Antichi, una sala

Procedendo lungo la via si giunge infine al Complesso Museale di San Pietro all’Orto, che ospita una interessante raccolta permanente di opere del Trecento e Quattrocento, provenienti dalla Cattedrale e da altre chiese cittadine. Tra quelle che mi hanno maggiormente colpito, gli altorilievi in alabastro grigio del misterioso “Maestro dei rilievi” (XII secolo) e le undici statue di profeti, santi e apostoli (opera di Gano di Fazio e di Camaino di Crescentino, risalenti ai primi decenni del Trecento), entrambi provenienti dal Duomo di San Cerbone. Vi è poi la splendida Maestà di Ambrogio Lorenzetti, che adesso è inserita nel percorso della mostra a lui dedicata.

Foto di alcune opere del Complesso Museale di San Pietro all’Orto:

Altri musei da visitare in città sono il Museo della Miniera e il Museo di arte e storia delle miniere, il primo allestito all’interno di una galleria – lunga 700 metri – che riproduce l’ambiente della miniera, il secondo dedicato a raccontare la vita e il lavoro dei minatori attraverso gli attrezzi di loro uso quotidiano. Vi è poi l’Antica Falegnameria, che espone gli strumenti di cinque generazioni di falegnami, e l’Esposizione di cimeli risorgimentali.

Altre immagini del borgo di Massa Marittima:

A pochi chilometri di distanza si trova il suggestivo Lago dell’Accesa, meta di bagnanti in cerca di frescura. Attorno alle sue acque blu, immerse in un bel bosco, si possono ammirare – con accesso libero – i resti dell’antica urbanizzazione etrusca.

Foto del lago e dei resti dell’insediamento etrusco:

Dove mangiare: consiglio senza indugio la Tana dei Brilli, in vicolo del Ciambellano 4. Ci sono stata un paio di volte e ho sempre pranzato con grande soddisfazione. Il menù è tipicamente maremmano e i piatti privilegiano ingredienti locali e di filiera corta, tanto che l’osteria – peraltro piccolissima! – merita la segnalazione di Slow Food. Ecco alcuni piatti:

Il déhor della Tana dei Brilli
Il déhor della Tana dei Brilli

Informazioni utili: tutte le informazioni necessarie alla visita dei complessi museali (giorni e orari di apertura, indirizzi, numeri telefonici) sono reperibili sul portale della Rete Museale della Maremma, sul sito www.museidimaremma.it. Per quanto concerne la mostra temporanea dedicata ad Ambrogio Lorenzetti, a questo indirizzo è consultabile il depliant dedicato, mentre questo ed altri eventi organizzati nel territorio comunale sono indicati sulla pagina del portale dedicato al turismo del Comune, www.turismomassamarittima.it. L’insediamento etrusco lungo le sponde del Lago dell’Accesa e nel bosco circostante è ad accesso libero. Per ogni ulteriore informazione sui luoghi da non perdere nel territorio delle Colline Metallifere, a questo indirizzo è possibile consultare o scaricare la miniguida aggiornata.

Mappa:

A Massa Marittima, la mostra dedicata ad Ambrogio Lorenzetti

Maestà di Massa Marittima
Maestà di Massa Marittima

Sono tornata a Massa Marittima, autentico gioiello dell’entroterra grossetano, in occasione della splendida mostra organizzata nel Complesso museale di San Pietro all’Orto dedicata ad Ambrogio Lorenzetti: il museo custodisce infatti La Maestà, uno dei massimi capolavori del maestro senese, e fino al 16 settembre si può visitare l’esposizione “Ambrogio Lorenzetti in Maremma. I capolavori dei territori di Grosseto e Siena” (questo il depliant dedicato).

Maestà di Massa Marittima, dettaglio della Fede
Maestà di Massa Marittima, dettaglio della Fede

Nel corso della sua vita Ambrogio Lorenzetti conobbe fama e successo, divenendo uno dei pittori più importanti nell’Europa del tardo medioevo: Lorenzo Ghiberti nei suoi Commentarii così scrisse “Ambruogio Lorengetti, fu famosissimo et singularissimo maestro (…) A me parue molto migliore et altrimenti dotto che nessuno degli altri”. Riuscì, ancora giovane, a ottenere tutte le più importanti commissioni a Siena, consacrandosi definitivamente tra il 1335  e il 1348. In questo periodo eseguì la quasi totalità dei dipinti del Palazzo Pubblico, tra cui il celebre ciclo del Buono e del Cattivo Governo e dei loro effetti in città e campagna. Al 9 giugno 1348 risale la sua ultima testimonianza, il testamento redatto mentre in città infuriava la peste, e poco dopo morì.

Ciclo di affreschi della sala capitolare di San Francesco, dettaglio di Re Salomone
Ciclo di affreschi della sala capitolare di San Francesco, dettaglio di Re Salomone

La mostra di Massa raccoglie undici opere realizzate lungo tutto il corso della carriera di Ambrogio. Fra queste la più antica, risalente al 1320-1325 circa, è la Croce dipinta per la pieve di Montenero d’Orcia, cui segue la figura di Re Salomone proveniente dalla sala capitolare del convento senese di San Francesco: qui Ambrogio aveva affrescato – insieme al fratello Pietro – un ciclo dedicato alle storie di Cristo, San Francesco e frati francescani (che ho recentemente ammirato).

Ciclo di affreschi dedicato a Pietro da Siena nel chiostro di San Francesco, dettaglio della tempesta sulla città di Tana
Ciclo di affreschi dedicato a Pietro da Siena nel chiostro di San Francesco, dettaglio della tempesta sulla città di Tana

Sempre per questo convento aveva realizzato in epoca più tarda – nel 1336 –  un ciclo dedicato a Pietro da Siena, non negli ambienti del capitolo ma nel chiostro: ne rimane soltanto un lacerto, raffigurante una Tempesta che si abbatte sulla città di Tana, reso celebre dalle descrizioni degli scrittori d’arte rinascimentali che esaltarono la prima resa di un fortunale dopo l’antichità classica.

Sinopia dell'Annunciazione di Montesiepi a San Galgano
Sinopia dell’Annunciazione di Montesiepi a San Galgano

Vi è poi la vetrata raffigurante il San Michele Arcangelo vittorioso sul demonio, risalente sempre al 1320-1325, recuperata nel 1811 nell’ex convento di Santa Petronilla a Siena e forse parte di una composizione più ampia. Al 1334-1336 viene fatta risalire l’Annunciazione della cappella di San Galgano a Montesiepi, edificio circolare poco distante dalla più celebre abbazia cistercense, costruito per ricordare il luogo della conversione del santo, dove si trova infissa nella pietra una spada con l’elsa a forma di croce.

Quattro santi del Museo dell'Opera del Duomo di Siena
Quattro santi del Museo dell’Opera del Duomo di Siena

In mostra si osserva la sinopia, riscoperta sotto l’affresco al momento dello strappo, con l’iniziale raffigurazione concepita da Lorenzetti: la Madonna è talmente intimorita dall’apparizione dell’angelo da ritrarsi e abbracciare la colonna che si trova dietro di lei. Questa composizione, che sottolineava l’umanità della Vergine esaltandone l’emozione, venne più tardi modificata, riportandola a una versione più ortodossa.

Quattro santi del Museo dell'Opera del Duomo di Siena, dettaglio di santa Maria Maddalena
Quattro santi del Museo dell’Opera del Duomo di Siena, dettaglio di santa Maria Maddalena

Vi sono poi i Quattro Santi del Museo dell’Opera del Duomo di Siena, in origine pannelli laterali di un polittico, di cui manca la parte centrale con la Madonna e il Bambino, destinato a una chiesa probabilmente intitolata a Santa Caterina da Siena.

Al 1335 risale la Maestà che fa parte della collezione permanente del Museo, dipinta per la chiesa di San Pietro all’Orto su commissione degli eremiti agostiniani. Al centro la Madonna con il Bambino, affiancata da angeli musicanti e, sui gradini del trono, dalle  tre virtù teologali.

Maestà di Massa Marittima, dettaglio di santi
Maestà di Massa Marittima, dettaglio di santi

Ai lati del trono si dispongono su un doppio registro le figure dei santi, mentre all’interno degli archetti sommitali sono raffigurati patriarchi e profeti. L’opera rivela una complessa iconografia a partire dalla rappresentazione delle tre virtù sui gradini del trono, con la Fede più in basso, al centro la Speranza e in altro la Carità: accanto a ciascuna figura vi è il nome che la identifica, e ogni gradino è distinto da uno specifico colore (dal basso bianco, verde e rosso).

Allegoria della Redenzione
Allegoria della Redenzione

Accanto alla Maestà si trova l’Allegoria della redenzione, tavola all’interno della quale sono rappresentati episodi diversi: la creazione e il peccato originale, la Cacciata dei progenitori, una raffigurazione della morte e l’uccisione di Abele. Al centro si trova il Cristo crocifisso, posto sopra un ammasso di cadaveri, mentre in primo piano sono disposti quattro personaggi di cui due, affrontati, sono identificati con due antitetici modelli di vita: la rinuncia ai beni terreni e la cupidigia. Il tema della tavola è dunque la redenzione tramite Cristo.

Polittico di Roccalbegna
Polittico di Roccalbegna

In occasione della mostra è stato restaurato il Polittico di San Pietro in Castelvecchio, purtroppo mutilato a causa di un intervento distruttivo risalente al Settecento. Le analogie con gli affreschi del Palazzo Pubblico di Siena permettono di datarlo agli anni Quaranta del Trecento.

Maestà di Massa Marittima, dettaglio della Carità
Maestà di Massa Marittima, dettaglio della Carità

L’ultima opera in mostra è il Polittico di Roccalbegna, capolavoro della tarda maturità del pittore, con la straordinaria ricchezza decorativa delle vesti e l’illusionismo spaziale creato dal profondo trono su cui siede la Vergine.

Ex chiesa di san Pietro all'orto di Massa Marittima (oggi Museo degli organi meccanici antichi), affresco di san Cristoforo
Ex chiesa di san Pietro all’orto di Massa Marittima (oggi Museo degli organi meccanici antichi), affresco di san Cristoforo

La mostra ha infine un’estensione nella cattedrale di San Cerbone, dove sono presenti affreschi recentemente attribuiti ad Ambrogio (raffiguranti un’Annunciazione), e nel vicino Museo degli Organi Meccanici antichi, sulla cui parete si trova un affresco rappresentante San Cristoforo: il Museo infatti è allestito al piano superiore dell’originaria chiesa di San Pietro all’Orto, presso la quale il pittore lavorò su commissione degli eremiti agostiniani realizzando appunto la Maestà.

Informazioni sulla mostra:
Ambrogio Lorenzetti in Maremma. I capolavori dei territori di Grosseto e Siena
Complesso Museale di San Pietro all’Orto, Massa Marittima
2 giugno – 16 settembre 2018

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A Castiglione della Pescaia tra storia, natura e mare

Vista del castello
Vista del castello

Nei giorni d’estate Castiglione della Pescaia è affollato di turisti desiderosi di tuffarsi nelle sue acque cristalline, premiate nel 2018 con l’ambito riconoscimento della Bandiera Blu per il diciannovesimo anno consecutivo. Oltre alle spiagge e alle belle pinete, che si estendono fino a Marina di Grosseto, il paese merita una visita per il suo borgo medievale, che situato sulle pendici del monte Petriccio è protetto dall’antica cinta muraria, costruita a partire dal X secolo dai Pisani e nei secoli successivi dagli Aragonesi e dai Senesi (in misura minore).

Piazzetta del borgo medievale
Piazzetta del borgo medievale

In alto si trova la rocca, la cui costruzione fu iniziata dal re di Napoli Alfonso d’Aragona  a partire dal 1447. Consiglio di inerpicarsi fino al borgo, percorrendone le stradine tortuose e giungendo al piazzale George Solti (grande direttore d’orchestra ungherese che passava molto tempo a Castiglione), dal quale si ammira un panorama mozzafiato sul paese, l’entroterra e la costa: lo sguardo spazia fino al parco dell’Uccellina e all’Argentario, le isole del Giglio, Montecristo e l’Elba e, nelle giornate più terse, arriva a scorgere la costa della Corsica.

La vista subito fuori piazzale Solti
La vista subito fuori piazzale Solti

Le origini del paese sono antiche, con i primi insediamenti urbani di epoca etrusca, quando venne fondata la vicina Vetulonia. L’abitato divenne Portus Traianus al tempo dei romani, mentre dopo la caduta dell’impero queste terre vennero dominate da Pisa, fino alla fine del 1300. Con il declino della repubblica marinara Castiglione si trovò sprovvista di difesa, e il 18 luglio 1404 gli abitanti decisero di porsi sotto la protezione di Firenze. Nel 1447 il re di Napoli Alfonso d’Aragona mosse verso nord  conquistando Castiglione e le terre vicine, di cui dispose l’intenso sfruttamento.

La vista del porto-canale, della pineta e della Diaccia Botrona da piazzale Solti
La vista del porto-canale, della pineta e della Diaccia Botrona da piazzale Solti

Nel 1559 l’intera area fu venduta ad Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I de’ Medici, tornando quindi sotto il controllo fiorentino. I Medici intrapresero la bonifica della palude, azione che proseguì anche con i Lorena e si protrasse fino alla fine della seconda guerra mondiale.

La tomba di Italo Calvino
La tomba di Italo Calvino

Accanto al castello sorge il cimitero, dove gli amanti della letteratura del Novecento potranno recarsi per rendere omaggio alla tomba di uno dei nostri scrittori più importanti, Italo Calvino, qui sepolto il 20 settembre 1985. Calvino aveva frequentato Castiglione fin dal 1972, prendendo casa nella pineta di Roccamare, e la sua tomba è quella più vicina all’orizzonte, tra il cielo e il mare, circondata da siepi di rosmarino e rose.

Dall’altezza del castello si può ammirare il porto-canale ancora oggi affollato di barchini e pescherecci, testimonianza dell’antico borgo di pescatori. Oltre ancora si estende la riserva naturale della Diaccia Botrona, considerata la più vasta area umida d’Italia – oltre mille ettari – riconosciuta zona d’importanza internazionale per il suo raro ecosistema.

La Diaccia Botrona dalla terrazza della Casa Rossa Ximenes
La Diaccia Botrona dalla terrazza della Casa Rossa Ximenes

Si estende sul luogo dell’antico lago Prile, che arrivò ad occupare un’area di 50 chilometri quadrati e che venne prosciugato nel XIX secolo. Oggi la riserva ospita una ricchissima varietà di specie animali e vegetali, tanto da costituire una vera e propria “banca genetica”, ed è un paradiso per gli amanti degli uccelli, con oltre 200 specie che si avvicendano nel corso dell’anno. Sul versante più vicino al canale si trova la Casa Rossa Ximenes, suggestiva costruzione progettata dall’ingegnere gesuita Leonardo Ximenes tra il 1767 e il 1768 su incarico del Principe di Toscana Pietro Leopoldo di Lorena.

Casa Rossa Ximenes nella Diaccia Botrona
Casa Rossa Ximenes nella Diaccia Botrona

L’edificio doveva servire al risanamento della palude, all’interno di un grande progetto di bonifica della Maremma, tenendo separate le acque dolci dell’entroterra da quelle salate del mare. Inoltre serviva a regimare le acque durante le ondate di piena invernali e i periodi estivi di magra, in modo da garantire anche le attività ittiche: le chiuse, le paratie e gli ingranaggi dell’epoca sono tutt’oggi visibili e funzionanti, anche se non vengono più utilizzati. Oggi l’immobile ospita un museo multimediale dedicato alla riserva naturale, che organizza anche attività di birdwatching, visite guidate in barchino, passeggiate, escursioni in bicicletta.

La passeggiata
La passeggiata di Castiglione della Pescaia

Nei pressi di Castiglione si può visitare la frazione di Tirli, immersa in un bosco di castagni e lecci dove scorribanda il cinghiale, una delle specialità gastronomiche della zona. Qui si trova il ristorante della Locanda La Luna, che consiglio per l’ottima cucinatipicamente maremmana – e l’ambiente familiare. Uno dei piatti più prelibati è senz’altro il piccione ripieno, che va ordinato in anticipo se si vuole essere sicuri di poterlo assaggiare.

La salita al borgo medievale
La salita al borgo medievale

Merita una visita anche Vetulonia, dove si trova la necropoli etrusca – vestigia di uno dei più importanti e fiorenti centri dell’Etruria settentrionale – e il Museo archeologico “Isidoro Falchi”, che custodisce corredi funebri, steli e opere di oreficeria rinvenute nelle tombe.

La Cremeria Corradini
La Cremeria Corradini

Dove mangiare a Castiglione: in paese consiglio i ristoranti Il 13, per la qualità dei piatti e gli ingredienti freschissimi, e l’Osteria del mare, che serve solo pesce secondo le ricette della tradizione. Per un gelato, la più gettonata è la Cremeria Corradini, che si riconosce subito dalla fila di fronte al banco. Subito fuori dal paese di trova L’Andana, che fa parte del resort di lusso Tenuta La Badiola e propone una cucina premiata con la stella Michelin.

Casa Rossa Ximenes nella Diaccia Botrona - dettaglio
Casa Rossa Ximenes nella Diaccia Botrona – dettaglio

Informazioni utili: prima della visita consiglio di documentarsi sul sito internet VisitTuscany.com, che fornisce indicazioni utili sia sulla storia di Castiglione, sia sulle attrazioni vicine, sia sulle attività cui è possibile dedicarsi. Anche il sito internet dei Musei di Maremma è ricco di indicazioni pratiche relative ai musei e alle aree archeologiche locali. In paese infine, nella piazza della fontana, si trova un fornitissimo punto di informazioni turistiche, generoso di materiali cartacei e consigli utili.

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