Eco e Narciso: la mostra nei nuovi spazi espositivi della Galleria Barberini a Roma

Luigi Ontani, Le Ore, nel Salone Pietro da Cortona
Luigi Ontani, Le Ore, nel Salone Pietro da Cortona

E’ dedicata ad Eco e Narciso la mostra allestita fino al 28 ottobre nelle sale di Palazzo Barberini finalmente riaperte al pubblico. L’esposizione festeggia la restituzione degli ambienti dell’ala meridionale del palazzo, situati al piano nobile: undici sale affacciate sui giardini che dal XVII secolo costituivano gli appartamenti dei Cardinali Barberini. Sin dalla scelta, nel 1949, del Palazzo quale sede della Galleria Nazionale di Arte Antica, questi ambienti sono stati occupati dal Circolo Ufficiali delle Forze Armate: dopo oltre settanta anni, con il loro ricongiungimento al museo, il complesso museale ha conquistato finalmente la sua unitarietà.

Giulio Paolini, Eco nel vuoto, e dietro Caravaggio, Narciso
Giulio Paolini, Eco nel vuoto, e dietro Caravaggio, Narciso

Per inaugurare il nuovo percorso è stata organizzata una mostra, in collaborazione con il MAXXI, dedicata al tema del ritratto e dell’autoritratto, in un confronto tra arte antica e contemporanea nell’accostamento tra opere delle rispettive collezioni.

L’aspetto interessante della mostra – oltre ovviamente alla possibilità di scoprire e godere dei nuovi ambienti espositivi – è la sua riflessione sulla questione dell’identità e della sua rappresentazione, nel passato e nell’epoca attuale, in senso individuale e collettivo, nei suoi significati sociali, etnici, culturali e storici. Sono molteplici i maestri in mostra, da Caravaggio a Giulio Paolini, da Bronzino a Richard Serra, da Raffaello a Luigi Ontani, da Pierre Subleyras a Stefano Arienti, le cui opere sono articolate per temi come l’intimità, la socialità, la temporalità, l’identità e la differenza, l’erotismo, le convenzioni sociali.

La Sala dei paesaggi, Palazzo Barberini
La Sala dei paesaggi, Palazzo Barberini

Il percorso comincia nel magnifico salone affrescato da Pietro da Cortona, monumentale celebrazione del papa Urbano VIII Barberini, sotto al quale si trova l’opera di Luigi Ontani Le Ore, riflessione – sin dal titolo – sul tema della temporalità e al contempo testimonianza del narcisismo dell’artista. Nella sala ovale è esposto il Narciso attribuito a Caravaggio cui risponde l’installazione di Giulio Paolini Eco nel vuoto: la figura di Narciso è presente nei suoi frammenti dispersi attorno a una roccia, sulla quale precipita Eco.

Maria Lai, Libro cucito
Maria Lai, Libro cucito

Nella sala successiva, la splendida Sala dei paesaggi dalle pareti affrescate alla metà dell’Ottocento con le vedute dei feudi Barberini, sono esposti i libri cuciti di Maria Lai: raccontano il forte legame dell’artista con la sua terra, la Sardegna di Ulassai, e il suo paesaggio interiore, intimo e personale. Nella Sala delle cineserie sono messi a confronto il Filosofo di Luca Giordano, rappresentato come uomo di estrema bruttezza, e due opere di Markus Schinwald, Untitles (extensions) #X e Luis.

Markus Schinwald, Luis
Markus Schinwald, Luis

Nell’appartamento d’estate si evidenzia il tema della proiezione esteriore della personalità nel suo ruolo pubblico, attraverso il Ritratto di Stefano IV Colonna di Bronzino, il Ritratto di Enrico VIII di Hans Holbein il Giovane, e le due opere di Richard Serra Butor e Melville: gli ambienti sono la camera da letto e la camera dell’udienza del Cardinale, luoghi dunque che coniugavano sfera pubblica e privata. Nella camera da letto si trovano i ritratti che Serra ha realizzato dei suoi due scrittori preferiti, Michel Butor e Hermann Melville: una macchia, nera come l’inchiostro con cui lo scrittore traccia il segno della storia sulla carta. Nella camera dell’udienza si fronteggiano i due ritratti di Bronzino e Holbein, realizzati quasi contemporaneamente (nel 1546 e nel 1540), celebranti il ruolo pubblico dei due uomini di potere.

Hans Holbein il Giovane, Ritratto di Enrico VIII - dettaglio
Hans Holbein il Giovane, Ritratto di Enrico VIII – dettaglio

Nella sala del trono si trovano i dipinti di Romanelli e Belloni Nozze di Bacco e Arianna e Peleo e Teti, e il video – con protagonista sempre femminile – di Shrin Neshat Illusion & Mirrors, mentre nella cappella è esposto il celebre Ritratto di Beatrice Cenci che, secondo la leggenda, venne realizzato da Guido Reni la notte precedente la morte della giovane: il ritratto, presunto, riconduce alla vicenda di fine Cinquecento quando la fanciulla, figlia di un nobile romano violento e dispotico, uccise il padre con l’aiuto della matrigna e del fratello e venne per questo decapitata nel 1599 sul ponte di Castel Sant’Angelo.

Kiki Smith, Large dessert
Kiki Smith, Large dessert

Nella Sala delle udienze – luogo dove il Cardinal Barberini dava udienza d’inverno – è allestita l’opera di Kiki Smith Large Dessert, con figurine femminili plasmate in porcellana di Sèvres emblemi di una dimensione familiare e domestica. L’opera è accostata ai pastelli di Rosalba Carriera con l’Allegoria dei quattro elementi e le Teste femminili di Benedetto Luti.

Pierre Subleyras, Nudo femminile di schiena
Pierre Subleyras, Nudo femminile di schiena

Nell’appartamento d’inverno campeggia la splendida tela di Pierre Subleyras, Nudo femminile di schiena, che insieme ai ritratti in coppia di Stefano ArientiSBQR, netnude, gayscape, orsiitaliani, etc… – suggerisce il tema dell’intimità, del voyerismo, dell’erotico e del conturbante. Nella prima sala dell’appartamento d’inverno il Ritratto della famiglia Quarantotti di Marco Benefial, rappresentante la famiglia del missionario Giovanni Battista sullo sfondo di un paesaggio esotico ideale, è messo a confronto con The invisible Man di Yinka Shonibare Mbe, opera specificamente realizzata per questa mostra e ispirata al quadro di Benefial: è la figura di un domestico, indispensabile alla famiglia del ritratto, ma invisibile, con un globo al posto della testa e sulle spalle un grande sacco di vettovaglie.

Yinka Shonibare Mbe, The invisible man
Yinka Shonibare Mbe, The invisible man

Nelle camere private dell’appartamento, opposte e speculari a quelle estive, si trovano la Maddalena di Piero di Cosimo e la Fornarina di Raffaello, che si confrontano con Bent and Fused di Monica Bonvicini: una installazione di luci al neon, accecanti, intrecciate da fili che rimandano all’arte femminile del ricamo. Il percorso espositivo si conclude nella Sala dei marmi, dove il ritratto del padrone di casa papa Urbano VIII, scolpito dal Bernini, si misura con due grandi tele di Yan Pei-Ming, Pape Mao: sono opere di dimensioni imponenti, che hanno l’aspetto di manifesti, destinate a una dimensione mediatica di arredo urbano.

Informazioni sulla mostra:
Eco e Narciso. Ritratto e autoritratto nelle collezioni del MAXXI e delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini
A cura di Flaminia Gennari Santori e Bartolomeo Pietromarchi
18 maggio – 28 ottobre 2018

Altre immagini:

Mappa:

La mostra di Hiroshige alle Scuderie del Quirinale a Roma

La mostra dedicata a Utagawa Hiroshige allestita dal primo marzo al 29 luglio alle Scuderie del Quirinale di Roma è un’occasione per immergersi nel candore di paesaggi innevati, sorridere davanti a personaggi scompigliati da un’improvviso acquazzone, osservare la vita e la natura del Giappone dell’Ottocento resa immortale dalle xilografie di questo impareggiabile maestro. Hiroshige è infatti considerato uno dei più celebri artisti del genere noto come ukiyoe, ovvero “immagini del Mondo Fluttuante“, produzione che influenzò notevolmente anche l’arte europea dell’Ottocento e Novecento, come testimoniato dalle immagini e dalle parole – fra gli altri – di Vincent Van Gogh.

Vissuto fra il 1797 e il 1858, è conosciuto come “Maestro della pioggia e della neve” per la capacità di rappresentare il paesaggio nelle sue sfumature di nebbie, nevi e piogge, nelle diverse condizioni di luce e tenebra, nei suoi mutamenti stagionali: le sue xilografie più suggestive sono proprio quelle dedicate alla natura, rappresentata nella sua armonia, anche se si dedicò a molteplici generi, come le serie di “fiori e uccelli”, quella dei “Grandi Pesci” – in mostra ve ne sono di splendide! – le scene a tema comico, basate sulla parodia di eventi storici o racconti della tradizione.

Sono oltre duecento le opere esposte, fra le quali la serie delle Cinquantatré stazioni di posta del Tōkaydō, dedicate al percorso che collegava Edo (l’antica Tokyo) a Kyoto: Hiroshige compì questo viaggio nel 1832 accompagnando per una parte del tragitto la delegazione dello shōgun che inviava cavalli sacri in dono all’imperatore. Traendo ispirazione dagli schizzi realizzati nel corso del viaggio, il maestro rappresentò i paesaggi ammirati, le scene di vita osservate lungo l’itinerario e attorno alle stazioni di posta, le fiere e i festival stagionali, i diversi momenti del giorno. Uscita attorno al 1833, l’opera segnò la sua fortuna e divenne uno dei temi classici di paesaggio fra le immagini del Mondo Fluttuante, tanto che fra il 1833 e il 1855 Hiroshige produsse altre serie di stampe dedicate al Tōkaydō, variandole nel formato e nei soggetti. Di fronte a queste opere, oltre alla magistrale realizzazione, colpisce l’acutezza dello sguardo che caratterizza le scene rappresentate, l’immediatezza con cui la vita emerge dai gesti, dalle posizioni, dalle espressioni dei personaggi, la reverenza e l’amore che traspare nei confronti del paesaggio e delle manifestazioni della natura, la diversa modulazione delle cromie al trascorrere del giorno e della luce, l’armonia delle sfumature nelle scene di nebbia e di neve, la composizione quasi geometrica negli episodi di pioggia, con le linee degli acquazzoni che scandiscono la disposizione dei volumi e dei colori. In molti casi la presenza umana, seppur così vivace, appare ridotta rispetto al respiro ampio della composizione, dove predomina una natura incontaminata, su cui in lontananza veglia, sempre presente, il venerato monte Fuji.

In mostra sono presenti anche le Cento Vedute dei luoghi celebri di Edo, capolavoro assoluto del Maestro, che lo impegnarono dal 1856 fino alla morte: la serie si sviluppa nel formato verticale, a sottolineare la novità introdotta da Hiroshige, consistente in un elemento in primissimo piano che crea un effetto disorientante rispetto al paesaggio disposto sul fondo, con una composizione asimmetrica. Questa originalità compositiva non solo influenzò i primi fotografi giapponesi, ma ispirò anche i pittori impressionisti e post-impressionisti, come testimoniano le copie di stampe realizzate da Van Gogh, Monet e Toulouse-Lautrec. La mostra si conclude infine con alcuni dipinti su rotolo, che Hiroshige realizzò dopo il 1848 per importanti committenze: la pittura lo indusse a misurarsi con la verticalità del supporto e con una composizione sviluppata in altezza, esperienza che poi trovò piena espressione nelle Cento Vedute.

Osservare le opere di Hiroshige significa dunque ammirare le immagini di un Giappone scomparso, dove la contemplazione dell’armonia delle forme naturali si accompagna alla rappresentazione ironica degli atteggiamenti umani. E’ un’occasione preziosa per conoscere l’opera di un Maestro, e comprendere l’influenza che egli esercitò sui più importanti artisti dell’Otto e Novecento europeo. Poco prima di morire, Hiroshige scrisse queste parole, vere ancor oggi alla luce della sua mirabile opera:

Parto per un viaggio
lasciando il mio pennello ad Azuma [Edo]
per visitare i luoghi celebri della Terra d’Occidente
[il Paradiso della Terra Pura]“.

Queste le informazioni relative all’esposizione:

Hiroshige. Visioni dal Giappone
Progetto curato da Rossella Menegazzo con Sarah E. Thompson
1 marzo – 29 luglio 2018
Scuderie del Quirinale, Roma

Pubblico qui altre immagini della mostra, che ho scelto con difficoltà tra le tante che avrei voluto inserire: