Pio II, Cosimo de’ Medici e il sogno di una nuova crociata negli affreschi di Pinturicchio e Benozzo Gozzoli

Convocazione del concilio di Mantova
Pinturicchio, Libreria Piccolomini nella Cattedrale di Siena. Convocazione del concilio di Mantova

Le pareti della Libreria Piccolomini che ho da poco ammirato nella Cattedrale di Siena raccontano la vita e le opere di papa Pio II, al secolo Enea Piccolomini (1405-1464), dalla sua prima impresa – la partenza per il concilio di Basilea – fino all’ultima, l’arrivo nel porto di Ancona per dare avvio alla crociata. Fra le scene rappresentate da Pinturicchio e dalla sua bottega vi è l’episodio della convocazione del concilio di Mantova: la Dieta, che si svolse dal primo giugno 1459 al 14 gennaio 1460, era stata convocata dal pontefice con l’obiettivo di indire una nuova guerra santa contro i turchi, per liberare il mar Adriatico dalla loro presenza e recuperare le terre occupate nell’Oriente bizantino. Per raggiungere la sede del concilio Pio II affrontò un lungo viaggio che lo portò – tra le varie tappe – a visitare il suo borgo natìo, Corsignano in val d’Orcia (nell’occasione ricostruito e ribattezzato Pienza), e Firenze, dove fece ingresso il 25 aprile.

Corteo del Mago giovane fra i personaggi, il primo cavaliere a destra è identificato con Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini. Sul cavallo accanto al suo, Galeazzo Maria Sforza, duca di Pavia. Il terzo personaggio a cavallo è Cosimo il Vecchio, mentre il quarto cavaliere è identificato con il figlio, Piero il Gottoso. Tra i due, con una singolare acconciatura, potrebbe esservi Carlo o Giovanni, figli illegittimi di Cosimo
Benozzo Gozzoli, Corteo dei Magi nella Cappella di Palazzo Medici Riccardi. Corteo del Mago giovane fra i personaggi, il primo cavaliere a destra è identificato con Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini. Sul cavallo accanto al suo, Galeazzo Maria Sforza, duca di Pavia. Il terzo personaggio a cavallo è Cosimo il Vecchio, mentre il quarto cavaliere è identificato con il figlio, Piero il Gottoso. Tra i due, con una singolare acconciatura, potrebbe esservi Carlo o Giovanni, figli illegittimi di Cosimo

Durante il suo soggiorno, accompagnato da Sigismondo Pandolfo Malatesta signore di Rimini, alloggiò negli appartamenti papali del convento domenicano di Santa Maria Novella, trattenendosi sino al 5 maggio. In città incontrò Galeazzo Maria Sforza, figlio primogenito del duca di Milano che si era recato nell’alleata Firenze come ambasciatore del padre, mentre non riuscì a vedere Cosimo, immobilizzato da un forse diplomatico attacco di gotta: il Medici riuscì dunque a sottrarsi all’incontro con il pontefice e ad evitare di trattare la faccenda della crociata, che lui riteneva una follia. Durante la permanenza di Pio II e di Galeazzo Maria Sforza i fiorentini organizzarono feste e spettacoli in onore dei due ospiti, tra cui una giostra in piazza Santa Croce, un ballo nel Mercato nuovo, un banchetto nel palazzo Medici di via Larga (l’attuale Palazzo Medici Riccardi), una caccia con animali feroci. Il protagonista dello spettacolo organizzato in via Larga in occasione della cena fu Lorenzo il Magnifico, figlio di Cosimo, allora undicenne.

Dettaglio del Mago giovane, tradizionalmente identificato con Lorenzo il Magnifico
Benozzo Gozzoli, Corteo dei Magi nella Cappella di Palazzo Medici Riccardi. Dettaglio del Mago giovane, tradizionalmente identificato con Lorenzo il Magnifico

Lo splendore dei festeggiamenti influenzò senza dubbio il pittore Benozzo Gozzoli, che entro il 1462 affrescò la cappella di Palazzo Medici Riccardi con un magnifico corteo dei Magi (cui ho dedicato questo post). Nelle sembianze del Mago giovane dipinto da Benozzo si riconosce Lorenzo il Magnifico, rappresentato con un copricapo simile a quello realmente indossato dall’undicenne nello spettacolo di via Larga del 1459. Nel corteo che segue il Mago sulle pareti della cappella si possono individuare i personaggi che in quella occasione si riunirono a Firenze: Sigismondo Pandolfo Malatesta, Galeazzo Maria Sforza, Cosimo il Vecchio e il figlio Piero il Gottoso (committente dell’affresco benozziano).

Arrivo di Pio II ad Ancona per dare avvio alla II Crociata - dettaglio del fondo con Ancona
Pinturicchio, Libreria Piccolomini nella Cattedrale di Siena. Arrivo di Pio II ad Ancona per dare avvio alla II Crociata – dettaglio del fondo con Ancona

Il progetto di una nuova crociata fortemente propugnato da Pio II non giunse, nemmeno negli anni seguenti, all’esito sperato, tanto da indurre lo stesso pontefice, ormai vecchio e malato, ad annunciare di voler condurre di persona la flotta nell’Adriatico: a questo scopo giunse ad Ancona il 19 luglio 1464, dove morì nella notte fra il 14 e 15 agosto, pochi giorni dopo l’arrivo delle navi promesse dai Veneziani. Questo episodio è rappresentato nell’ultimo riquadro del ciclo della Libreria Piccolomini, con il vecchio pontefice seduto in portantina e alle sue spalle il porto, con le imbarcazioni veneziane in arrivo.

Due affreschi (due capolavori), quelli di Pinturicchio e di Benozzo Gozzoli, che testimoniano l’incontro fra personaggi e storie cruciali del nostro Quattrocento, una vicenda – la gotta di Cosimo il Vecchio – che racconta l’astuzia di colui che era divenuto il Signore di Firenze, e la volontà incrollabile di Pio II di indire una crociata per opporsi alla disgregazione morale – e territoriale – della cristianità.

Altre immagini:

La Libreria Piccolomini nella cattedrale di Siena, la meraviglia del Pinturicchio

La Libreria Piccolomini: al centro le Grazie e in basso le custodie lignee dei corali
La Libreria Piccolomini: al centro le Grazie e in basso le custodie lignee dei corali

Dopo aver ammirato le opere di Pinturicchio a Roma (in alcune chiese e negli Appartamenti Borgia), Spoleto (nella Cappella Eroli della Cattedrale) e Spello (nella chiesa di San’Andrea Apostolo e nella Cappella Baglioni) sono tornata a Siena per contemplare la Libreria Piccolomini, realizzata dal pittore umbro tra il 1505 e il 1507.

Libreria Piccolomini, la parete d'ingresso
Libreria Piccolomini, la parete d’ingresso

La costruzione di questo spazio sontuoso negli ambienti del vecchio presbiterio della Cattedrale fu decisa intorno al 1492 dal cardinale Francesco Todeschini Piccolomini, arcivescovo di Siena, in memoria dello zio, papa Pio II, morto 28 anni prima. La Libreria fu concepita come biblioteca, luogo adeguato ad accogliere l’importante raccolta collezionata dal pontefice e grande umanista.

Arrivo di Pio II ad Ancona per dare avvio alla II Crociata - dettaglio dei personaggi
Arrivo di Pio II ad Ancona per dare avvio alla II Crociata – dettaglio dei personaggi

Il 29 giugno 1502 fu sottoscritto il contratto tra il cardinale Francesco e Pinturicchio, all’epoca fortemente stimato e richiesto dopo il successo riscosso per gli affreschi degli Appartamenti Borgia realizzati tra il 1492 e il 1494. Il contratto impegnava il pittore a non assumere altri incarichi fino alla conclusione del lavoro, in modo da non causare ritardi alla consegna, e indicava con precisione la decorazione a grottesche della volta e le dieci storie da illustrare sulle pareti, destinate a raccontare la vita di Pio II. I cartoni preparatori dovevano essere disegnati dal pittore umbro, così come la loro rappresentazione a muro; inoltre Pinturicchio doveva realizzare di sua mano tutte le teste ad affresco e i successivi ritocchi a secco, il tutto per un onorario di mille ducati d’oro.

La volta
La volta

Secondo la prassi la volta fu la prima ad essere realizzata, progettata dal Maestro ed eseguita dalle maestranze della sua bottega. Fu conclusa probabilmente prima del 22 settembre 1503, data di elezione pontificia del Cardinale Francesco con il nome di Pio III: al centro infatti reca l’emblema Piccolomini ancora sormontato dal cappello cardinalizio. L’improvvisa scomparsa di Pio III, il 18 ottobre 1503, causò inevitabilmente un arresto del cantiere, anche perché al pittore venne nel frattempo commissionato un altro lavoro da parte del fratello del defunto pontefice, Andrea di Nanni Piccolomini: un grande affresco commemorativo, dedicato all’Incoronazione di Pio III, da realizzarsi al di sopra dell’ingresso della Libreria lungo la parete della navata sinistra, concluso il 19 febbraio 1504.

Pinturicchio, L'incoronazione di Pio III, parete d'ingresso alla Libreria Piccolomini, navata di sinistra della Cattedrale
Pinturicchio, L’incoronazione di Pio III, parete d’ingresso alla Libreria Piccolomini, navata di sinistra della Cattedrale

Oltre a questo lavoro Pinturicchio eseguì il cartone preparatorio dell’allegoria della Fortuna, destinato al pavimento della Cattedrale senese, e la decorazione della cappella di San Giovanni Battista (1504-1506).

Gli affreschi narranti la vita di Pio II all’interno della Libreria vennero dunque eseguiti tra il 1505 e il 1507, e videro impegnati – accanto al Maestro – gli aiuti della sua bottega: Giovanni di Francesco Ciambella, Matteo Balducci, Eusebio da San Giorgio (autore, tra l’altro, della splendida pala custodita nella chiesa di Sant’Andrea a Spello). L’opera di Pinturicchio fu completamente pagata il 18 gennaio 1509 da dama Agnese, vedova di Andrea, con il saldo restante di 14 ducati e mezzo.

Gruppo delle Grazie nella Libreria Piccolomini
Gruppo delle Grazie nella Libreria Piccolomini

All’interno della Libreria si ammira il gruppo delle Tre Grazie, collocato al centro dell’ambiente, copia romana di un originale ellenistico del III o II secolo a.C. acquistato dal cardinale Francesco, mentre lungo le pareti si trovano vetrine lignee che custodiscono i Corali della sagrestia della Cattedrale.

Nella volta si ammirano i motivi a grottesca che il pittore aveva già impiegato sia nella Cappella Bufalini a Santa Maria in Aracoeli, sia nella cappella di San Girolamo a Santa Maria del Popolo, sia infine negli Appartamenti Borgia in Vaticano.

Dettaglio della finta partitura architettonica decorata a grottesche
Dettaglio della finta partitura architettonica decorata a grottesche

Lungo le pareti laterali e quella d’ingresso si snodano gli episodi della vita di papa Pio II, inquadrati da una finta architettura ad arcate divise da pilastri in trompe-l’œil decorati con motivi a grottesca. Al di sotto di ciascuna scena si trova un’iscrizione che spiega l’episodio rappresentato, a partire dal primo, situato accanto alla finestra destra, dedicato alla partenza di Enea Silvio per il concilio di Basilea. Nel riquadro si vede il futuro papa, ancora ventisettenne, in sella a un cavallo bianco, all’interno del corteo che arriva nel porto di Piombino. Dietro di lui si scorgono le navi della missione, in preda alla tempesta che le colse nel corso della navigazione, tempesta cui fece seguito il bel tempo coronato dall’arcobaleno. Molti dettagli sono realizzati in rilievo, come già negli affreschi degli Appartamenti Borgia.

La partenza di Enea Silvio per il concilio di Basilea
La partenza di Enea Silvio per il concilio di Basilea

Segue l’episodio di Enea Silvio ambasciatore alla corte di Scozia, con il protagonista rappresentato mentre pronuncia un discorso al Re per convincerlo ad allearsi con Carlo VII, re di Francia, contro gli inglesi. Dietro alla scena principale è raffigurato, al di là di una loggia decorata all’antica, un magnifico paesaggio di suggestione nordica, punteggiato da castelli e torri e attraversato da un fiume che sfocia nel mare. Il dolce degradare delle colline ricorda i paesaggi umbri, così come gli alberelli illuminati da lumeggiature in oro. Vi è poi l’incoronazione d’alloro a poeta da parte dell’imperatore Federico III, con un edificio a pianta centrale e impianto prospettico che si staglia sullo sfondo: si tratta di una variazione dell’edificio peruginesco presente nella Consegna delle chiavi della Cappella Sistina, già sviluppato da Pinturicchio nelle scene della Cappella Bufalini a Roma e della Cappella Baglioni a Spello.

L'incoronazione di Enea Silvio a poeta - dettaglio dell'edificio sul fondo
L’incoronazione di Enea Silvio a poeta – dettaglio dell’edificio sul fondo

Segue l’episodio di Enea Silvio che fa atto di sottomissione a Eugenio IV: al di là della scena principale, in cui il protagonista bacia i piedi del pontefice, si svolge l’episodio della sua investitura a vescovo di Trieste, ambientato sotto un loggiato. Fra i cardinali astanti seduti sulla sinistra si riconosce il cardinale Bessarione, con una lunga barba bianca. Segue la scena più famosa del ciclo, nella quale Enea Silvio, vescovo di Siena, presiede all’incontro tra i promessi sposi Eleonora di Portogallo e l’imperatore Federico III, incontro avvenuto a Siena il 24 febbraio 1452.

L'incontro di Eleonora del Portogallo e dell'imperatore Federico III
L’incontro di Eleonora del Portogallo e dell’imperatore Federico III

Dietro alla scena in primo piano si staglia la colonna che i senesi eressero in memoria dell’avvenimento (esistente tutt’oggi), mentre alla destra di Enea Silvio si scorge, con abito e cappello scuro, Andrea di Nanni Piccolomini e la di lui moglie Agnese, con indosso un corsetto bianco stretto da lacci orizzontali scuri. Nel paesaggio sullo sfondo si osservano la torre del Palazzo Pubblico, la facciata incompiuta del Duomo nuovo (il “facciatone) e la cattedrale con il suo campanile. Il riquadro seguente rappresenta Enea Silvio che riceve il cappello cardinalizio all’interno di un ambiente al cui centro è collocata una pala d’altare con la Madonna e il Bambino affiancati dai santi Giacomo maggiore e Andrea, protettori della famiglia Piccolomini.

L'incontro di Eleonora del Portogallo e dell'imperatore Federico III - dettaglio del paesaggio di Siena
L’incontro di Eleonora del Portogallo e dell’imperatore Federico III – dettaglio del paesaggio di Siena

Vi è poi l’incoronazione a pontefice di Enea Silvio (avvenuta il 3 settembre 1458), rappresentato sulla portantina papale mentre entra in San Giovanni in Laterano. Le mura dell’affresco sono decorate con una sovrabbondanza di stucchi dorati, a sottolineare il grande significato di questo momento. Segue l’episodio della convocazione del concilio di Mantova, al fine di organizzare una crociata contro i turchi ottomani: in primo piano in ginocchio è raffigurato, con la barba bianca, il patriarca di Costantinopoli Gennadio.

Convocazione del concilio di Mantova - dettaglio della figura di Gennadio
Convocazione del concilio di Mantova – dettaglio della figura di Gennadio

Fra tutte le scene, questa sembra la meno riuscita, dovuta quasi interamente al lavoro dei collaboratori di bottega. Vi è a seguire l’episodio della canonizzazione di Santa Caterina da Siena, organizzato su due piani distinti: in quello superiore si trova papa Pio II seduto con il corpo della santa sdraiato ai suoi piedi, in quello inferiore vi sono alcuni astanti tra cui si scorgono, a sinistra, due gentiluomini tradizionalmente identificati in Raffaello e Pinturicchio.

Canonizzazione di Santa Caterina da Siena - dettaglio delle figure tradizionalmente identificate in Raffaello e Pinturicchio stesso
Canonizzazione di Santa Caterina da Siena – dettaglio delle figure tradizionalmente identificate in Raffaello e Pinturicchio stesso

Il ciclo si conclude con la scena dell’arrivo di Pio II ad Ancona per dare inizio alla crociata: qui il papa giunse, vecchio ed ammalato, il 19 luglio 1464, ma fece appena in tempo a vedere arrivare la flotta veneziana: morì infatti nella notte tra il 14 e il 15 agosto. Alle spalle del vecchio pontefice, assiso sulla portantina, vi è una fedele rappresentazione del porto di Ancona, con l’arco di Traiano, le mura, le navi veneziane in arrivo.

Informazioni utili: per visitare la Libreria è necessario acquistare il biglietto d’ingresso alla Cattedrale di Siena, come visita singola o abbinata ad altri percorsi. Tutte le indicazioni sono riportate sul sito dell’Opera della Metropolitana Senese. Per chi volesse fare una gita in questa splendida città, ho raccolto alcune suggestioni in questo articolo. Per gli appassionati come me di Pinturicchio consiglio tutti i post via via linkati nel testo, consultabili unitariamente a questa pagina.

Altre immagini:

Mappa:

Pinturicchio ai Musei Vaticani: la meraviglia dell’Appartamento Borgia

Pinturicchio, Sala dei Santi, arcone e soffitto, Appartamento Borgia
Pinturicchio, Sala dei Santi, arcone e soffitto

Nel corso del mio itinerario romano sulle tracce di Pinturicchio (alle sue opere a Roma ho dedicato questo articolo) una tappa fondamentale è rappresentata dai Musei Vaticani. Una visita di questo scrigno di tesori non può infatti prescindere dall’Appartamento Borgia, che nel percorso di scoperta dei Musei si trova dopo le Stanze di Raffaello e prima della Collezione di Arte Contemporanea. L’appartamento si trova al primo livello del Palazzo Apostolico e venne fatto ristrutturare e decorare da papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo de Boria y Doms (italianizzato in Borgia): fu la sua residenza nel corso del suo pontificato, dal 1492 al 1503.

Pinturicchio Sala dei Misteri, soffitto, arcone e lunette, Appartamento Borgia
Pinturicchio Sala dei Misteri, soffitto, arcone e lunette

Si sviluppa in sei ambienti monumentali: le Sale delle Sibille e del Credo – nella Torre Borgia – le Sale delle Arti Liberali, dei Santi e dei Misteri – situate nell’ala fatta edificare da Niccolò V – la Sala dei Pontefici – nella parte più antica, risalente a Niccolò III. Alla morte del pontefice Borgia l’appartamento venne abbandonato dal suo successore, Giulio II della Rovere, che non volendo avere costantemente sotto gli occhi le insegne e le memorie del precedessore decise di spostarsi al livello superiore, negli ambienti che vennero decorati da Raffaello Sanzio.

Pinturicchio, Sala dei Misteri, soffitto e lunette, Appartamento Borgia
Pinturicchio, Sala dei Misteri, soffitto e lunette

La decorazione delle Sale venne affidata a Pinturicchio, che già si era fatto notare nei lavori di decorazione della Cappella Sistina (1481-1483) dove prestò la sua opera a fianco del Perugino. Le Sale vennero affrescate da Pinturicchio in un lasso di tempo molto breve (dal 1492 al 1494), confermando la fama del pittore per le esecuzioni celeri: una qualità distintiva del suo operare che era consentita sia dall’ausilio di una bottega di artisti ben diretti, sia da alcuni fattori tecnici specifici, come l’utilizzo in parte dell’affresco, in parte di una tecnica di pittura mista, a secco, più rapida. Al 29 marzo 1493 risale una lettera di Alessandro VI nella quale il pontefice informava gli abitanti di Orvieto dell’interruzione dei lavori di decorazione del Duomo cittadino – dove Pinturicchio era all’opera nel coro – perché nel frattempo il pittore era impegnato a Roma nella realizzazione dei suoi appartamenti privati.

Pinturicchio, Sala delle Sibille, Appartamento Borgia
Pinturicchio, Sala delle Sibille

Seguendo il percorso di visita, la prima Sala in cui ci si imbatte è quella delle Sibille, in cui le dodici figure – rappresentate a tre quarti di busto insieme con altrettanti profeti – sono dipinte nelle lunette del soffitto (le figure delle sibille si trovano anche nel soffitto della Cappella Baglioni a Spello, realizzata da Pinturicchio tra 1500 e 1501). Sibille e profeti stringono in mano un cartiglio svolazzante nel quale è riportata una profezia preannunciante la venuta di Cristo. Ciascuna lunetta è sormontata da un tondo, otto dei quali raffigurano scene di sacrifici pagani, e quattro simboli araldici della famiglia Borgia. Lunetta e tondo sono a loro volta contenuti in una vela: nello spazio tra due vele si trovano ottagoni con immagini dei pianeti e di Ermete Trismegisto (simbolo dell’astrologia).

Pinturicchio, Sala del Credo, Appartamento Borgia
Pinturicchio, Sala del Credo

Alla Sala delle Sibille, sempre nella Torre Borgia, segue la Sala del Credo, che ha un’articolazione simile alla precedente: i versetti del Credo sono leggibili nei cartigli svolazzanti che sono tenuti in mano dai dodici apostoli alternati ad altrettanti profeti, ad attestare la continuità tra Antico e Nuovo Testamento. La Sala venne realizzata nel 1494, come indicato dalla data apposta sul soffitto, e ricorda i soffitti a grottesche della Domus Aurea di Nerone: presenta un motivo geometrico che alterna cerchi a riquadri, con iscrizioni riferite al nome del papa, stemmi e insegne del pontefice.

Pinturicchio, Sala del Credo - dettaglio, Appartamento Borgia
Pinturicchio, Sala del Credo – dettaglio

La Sala successiva è quella delle Arti Liberali, e presumibilmente era adibita a “studio” di Alessandro VI. Nelle lunette sono raffigurate le Arti del Trivio e del Quadrivio, che costituivano i saperi e le specializzazioni alla base dell’insegnamento scolastico nel Medioevo, rappresentate come figure femminili in trono (ho ammirato la stessa iconografia a Palazzo Trinci a Foligno, ad opera di Gentile da Fabriano). Ai lati dei troni sono immortalati personaggi che si sono distinti nelle specifiche discipline, a volte contemporanei del pittore. Sotto la rappresentazione della Retorica si trova la firma “Penturichio”, unica firma presente nel ciclo, sebbene gli affreschi di questa sala siano da attribuirsi prevalentemente alla bottega.

Pinturicchio, Sala dei Santi, soffitto - dettaglio dello stucco, Appartamento Borgia
Pinturicchio, Sala dei Santi, soffitto – dettaglio dello stucco

Il soffitto della sala – unico caso nell’Appartamento – non ha una decorazione dipinta ma presenta un elaborato lavoro in stucco dorato articolato in due volte. Al centro di ciascuna volta si trovano le insegne di Alessandro VI all’interno di un sole raggiante, a sua volta inserito al centro di una serie di ottagoni. Ai lati degli ottagoni, entro due esagoni irregolari , sono rappresentati due tori che si fronteggiano ai lati di una fontana. La figura del toro, motivo araldico del Borgia, torna anche nel fregio che corre al di sotto delle lunette, composto da bucrani.

Pinturicchio, Sala dei Santi, Disputa di Santa Caterina, Appartamento Borgia
Pinturicchio, Sala dei Santi, Disputa di Santa Caterina

Segue la Sala dei Santi, i cui grandi affreschi sono riconosciuti come capolavoro di Pinturicchio. Nelle grandi lunette sono evocate le figure di sette santi: Santa Elisabetta, madre di Giovanni Battista, nella Visitazione di Maria; Sant’Antonio Abate e San Paolo di Tebe, eremiti nel deserto dell’Egitto; Santa Caterina d’Alessandria nella celebre Disputa; Santa Barbara mentre fugge dalla torre in cui il padre l’aveva rinchiusa dopo la conversione al Cristianesimo; Santa Susanna mentre si difende da due vecchioni che la spiano appostati nel suo giardino privato; San Sebastiano durante il martirio avvenuto sul Palatino, con alle spalle il Colosseo e la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo.

Pinturicchio, Sala dei Santi, Madonna con il Bambino, porta dell'Appartamento Borgia
Pinturicchio, Sala dei Santi, Madonna con il Bambino, porta

Sopra la porta si trova una Madonna con il Bambino, nei cui tratti Vasari riconobbe Giulia Farnese, la donna amata dal Borgia. Nella stessa Sala convivono i temi dell’antichità classica e pagana con le storie del Vecchio e Nuovo Testamento: i motivi della volta si riferiscono al mito di Iside ed Osiride, con quest’ultimo venerato dagli antichi egizi nelle sembianze di un bue, e alle Metamorfosi di Ovidio, con il mito della principessa Io, amata da Giove e da lui trasformata in giovenca. Tra le lunette, merita particolare attenzione quella della parete di fondo della sala, dedicata alla Disputa di Santa Caterina d’Alessandria, che si svolge ai piedi di un monumentale arco di trionfo modellato su quello di Costantino e sovrastato da un idolo taurino.

Pinturicchio, Sala dei Santi, Disputa di Santa Caterina - dettaglio di Giuliano da Sangallo e Pinturicchio, Appartamento Borgia
Pinturicchio, Sala dei Santi, Disputa di Santa Caterina – dettaglio di Giuliano da Sangallo e Pinturicchio

La scena si tiene al cospetto di una moltitudine di personaggi riccamente abbigliati, nei cui tratti si sono voluti riconoscere alcuni contemporanei del pittore: nelle sembianze di Caterina si è riconosciuta Lucrezia Borgia; in quelle dell’imperatore Massimino Daia, Cesare Borgia; nell’uomo con il turbante bianco, Djem, fratello del sultano Bajazet II e amico di Cesare; infine Pinturicchio e Giuliano da Sangallo con il compasso in mano, nelle figure dietro al trono. Le scene del soffitto e quelle delle lunette sono collegate nella comune celebrazione della figura del pontefice, simboleggiato dall’emblema ricorrente del toro, e della Chiesa romana di cui Alessandro VI è a capo. Le lunette sono separate dal muro sottostante per mezzo di una cornice in marmo decorata con un fregio in cui compaiono le insegne del Borgia, in una sequenza che ricorda gli elementi decorativi marmorei dei monumenti classici.

Pinturicchio, Sala dei Santi, Santa Barbara, Appartamento Borgia
Pinturicchio, Sala dei Santi, Santa Barbara

Un elemento di grande suggestione è rappresentato dall’ampio ricorso di inserti a stucco dorato, non solo negli apparati decorativi ma anche nelle scene rappresentate, ad esempio nei profili della torre di Santa Barbara e dell’arco di Costantino nella scena di Santa Caterina, nella fontana al centro dell’episodio di Santa Susanna, nei mantelli e nelle vesti di alcuni personaggi.

Pinturicchio Sala dei Misteri, Resurrezione, Appartamento Borgia
Pinturicchio Sala dei Misteri, Resurrezione

Alla Sala dei Santi segue quella dei Misteri, l’ultima delle quattro ricavate nell’ala del Palazzo risalente a Niccolò V. Deriva il proprio nome dai Misteri della Fede, ovvero gli episodi prodigiosi della vita della Vergine – cui papa Alessandro VI era legato da una speciale devozione – e di Cristo: l’Annunciazione, la Nascita di Cristo, l’Adorazione dei Magi, la Resurrezione, l’Ascensione, la Discesa dello Spirito Santo, l’Assunzione della Vergine. Nella decorazione dell’ambiente Pinturicchio fece largo ricorso alle maestranze della sua bottega, mentre è senz’altro di sua mano il ritratto del pontefice inginocchiato ai piedi del Cristo nella Resurrezione e avvolto in abiti sfarzosi.

Pinturicchio Sala dei Misteri, Ascensione della Vergine, Appartamento Borgia
Pinturicchio Sala dei Misteri, Ascensione della Vergine

Sempre riconducibile a Pinturicchio è il ritratto del figlio del papa, Francesco Borgia, in preghiera davanti alla Vergine assunta in cielo. Il soffitto è articolato in due campate di volte a crociera separate da un arcone, decorate con una profusione di emblemi araldici, mentre nelle vele si trovano otto medaglioni in cui sono raffigurati altrettanti profeti, con cartigli che anticipano e annunciano i Misteri rappresentati. Lungo le pareti si ammirano alcune finte nicchie dipinte in trompe-l’œil, in cui hanno collocazione oggetti liturgici e insegne papali, e grottesche. Le superfici riverberano grazie agli inserti in stucco e cera dorata che ornano alcuni dettagli, materiali che si trovano diffusamente su tutto il soffitto, nelle forme geometriche dell’arcone centrale e negli scudi che contengono i profeti.

Pinturicchio Sala dei Misteri, pareti in troempe l'œil, Appartamento Borgia
Pinturicchio Sala dei Misteri, pareti in troempe l’œil

L’ultima Sala è quella dei Pontefici, che presenta dimensioni più ampie delle precedenti e per questo era destinata ad eventi pubblici come udienze, concistori, banchetti. Si trova nell’ala del Palazzo più antica, risalente a Niccolò III. A causa di un violento temporale nel 1500 l’originario soffitto a travi lignee crollò, e con esso andò distrutta la decorazione realizzata dal Pinturicchio. Sotto le macerie venne ritrovato il pontefice, rimasto miracolosamente illeso al riparo di una trave. Negli anni del pontificato di Leone X fu realizzato l’affresco che si ammira tutt’oggi, ad opera di Perin del Vaga e Giovanni da Udine.

Pinturicchio Sala dei Misteri, Annunciazione, Appartamento Borgia
Pinturicchio Sala dei Misteri, Annunciazione

La decorazione dell’Appartamento Borgia fu aspramente criticata da Giorgio Vasari, che non apprezzava Pinturicchio e la sua opera. Anche a seguito del pessimo giudizio vasariano, la critica d’arte ha sempre svilito questo ciclo, che invece rappresenta senza dubbio l’impresa più straordinaria del Rinascimento romano, per l’innovazione dei suoi contenuti, l’invenzione delle storie e delle scene, la decisa ispirazione classica, la qualità artistica di alcune sue parti. Lo stesso ricorso allo stucco e alla cera per ottenere effetti di rilievo – additato dal Vasari come un attardarsi nella maniera antica – fu una scelta voluta del pittore, insieme alla sistematica rievocazione delle stanze della Domus Aurea con grottesche sparse ovunque (grottesche ampiamente rappresentate in ogni suo lavoro, sin dagli esordi a Roma).

Pinturicchio Sala dei Misteri - dettaglio del soffitto, Appartamento Borgia
Pinturicchio Sala dei Misteri – dettaglio del soffitto

A chi come me ama infinitamente Pinturicchio e ne insegue le opere per ammirarne i dettagli, in Umbria consiglio di visitare la Cappella Baglioni a Spello (ne parlo qui) e la Cattedrale di Santa Maria Assunta a Spoleto (questo l’articolo sulla città umbra). In Toscana, una tappa imprescindibile è rappresentata dalla Libreria Piccolomini nella Cattedrale di Siena (questo il post sul capoluogo toscano), immenso capolavoro del Maestro perugino. Tutti gli articoli collegati a Pinturicchio sono comunque consultabili attraverso il tag dedicato.

Pinturicchio, Sala dei Santi, Martirio di San Sebastiano - dettaglio del Colosseo, Appartamento Borgia
Pinturicchio, Sala dei Santi, Martirio di San Sebastiano – dettaglio del Colosseo

Per la redazione di questo articolo ho fatto ricorso all’ampia e approfondita analisi delle opere riportata nel volume “Pintoricchio. Itinerario romano” di Claudia La Malfa (Silvana Editoriale, 2008, Milano) e alle schede presenti sul sito dei Musei Vaticani.

Per la visita degli appartamenti consiglio di documentarsi sul sito dei Musei, che riporta ogni indicazione utile. Ritengo essenziale acquistare on line il biglietto, vista l’altissima richiesta e le lunghe file per l’accesso, ed utile il noleggio dell’audioguida. All’interno delle stanze vi sono alcuni pannelli informativi, ma non sono presenti in tutte.

Altre immagini:

Mappa:

La cappella Baglioni nella Collegiata di Santa Maria Maggiore a Spello, capolavoro del Pinturicchio

Pinturicchio, L'adorazione dei pastori e l'arrivo dei Magi
L’adorazione dei pastori e l’arrivo dei Magi

Gli affreschi della Cappella Baglioni nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Spello furono commissionati a Pinturicchio da Troilo Baglioni, esponente della potente famiglia che aveva governato la cittadina sin dal 1386, e vennero eseguiti dal maestro perugino tra il 1500 e il 1501. L’ambiente, a base quadrangolare coperto da una volta a crociera, ospita un programma iconografico incentrato sul tema delle Storie di Maria e dell’infanzia di Gesù. Il pavimento, di notevole fattura, risale al 1566 ed è rivestito da mattonelle in ceramica realizzate nella vicina cittadina di Deruta, famosa per le sue maioliche decorate.

Pinturicchio, volta della cappella
Volta della cappella

Gli affreschi del Pinturicchio si estendono sulla volta, dove nei quattro spicchi si trovano le rappresentazioni delle Sibille – Tiburtina, Eritrea, Europea, Samia – sedute in trono e profetizzanti la venuta di Cristo, e sulle pareti, che mostrano tre episodi della vita di Cristo: sulla parete di fondo l’Adorazione dei pastori e l’arrivo dei Magi, a sinistra l’Annunciazione con l’autoritratto dell’artista, a destra la Disputa con i Dottori nel Tempio.

Pinturicchio, Annunciazione - dettaglio rappresentante il borgo di Spello
Annunciazione – dettaglio rappresentante il borgo di Spello

Accanto agli episodi principali, che occupano il centro della scena, Pinturicchio raffigura altri momenti e circostanze disponendoli di lato, nell’ampio paesaggio circostante, secondo un gusto per l’aneddotica e la rappresentazione della vita quotidiana che abbonda di particolari, dettagli, attenzione alle capigliature e alle vesti, e grande passione per gli elementi decorativi, floreali, vegetali. Ad esempio sullo sfondo dell’Annunciazione è rappresentata la campagna e il borgo di Spello, e di fronte a un’osteria sono raffigurati un prelato e un gentiluomo circondanti da alcuni servitori; nell’Adorazione sulla destra compare un gruppo di armati, con un soldato recante lo scudo con lo stemma dei Baglioni, mentre sullo sfondo vi è una città rinascimentale che si affaccia su uno specchio d’acqua e due contadini spingono su di un ponte un restìo asinello; di fronte al tempio della Disputa vi sono mendicanti e storpi, mentre sulla destra da una forca pende un impiccato.

Disputa di Gesù con i Dottori del Tempio - dettaglio di Troilo Baglioni (con la veste nera) e Pietro di Ercolano Ugolini (con la borsa di monete)
Disputa di Gesù con i Dottori del Tempio – dettaglio di Troilo Baglioni (con la veste nera) e Pietro di Ercolano Ugolini (con la borsa di monete)

Fra i personaggi che assistono alla disputa si notano Troilo Baglioni, il committente dell’opera, che indossa una veste nera che lo qualifica come protonotaro apostolico, e Pietro di Ercolano Ugolini, camerlengo della collegiata, che porta un sacchetto contenente delle monete, probabilmente il compenso di Pinturicchio per l’esecuzione degli affreschi. Ogni scena inoltre è inserita in una finta architettura, che spartisce lo spazio con una struttura a pilastri dipinti e archi a tutto sesto, all’interno della quale si svolgono gli episodi raffigurati in fuga prospettica, dando all’osservatore l’illusione di trovarsi in un ambiente a croce greca con i bracci aperti verso l’esterno. Il gusto per questa disposizione si manifesta pienamente nel riquadro dell’Annunciazione, che rappresenta l’incontro tra l’Angelo e la Vergine all’interno di un loggiato rinascimentale: le volte e i pilastri dell’ambiente ripetono la finta architettura che incornicia la scena.

Annunciazione - dettaglio del loggiato rinascimentale con il motivo della grottesca
Annunciazione – dettaglio del loggiato rinascimentale con il motivo della grottesca

Sul fronte dei pilastri e sui costoloni della volta si sviluppano meravigliose grottesche: Pinturicchio era un appassionato studioso dell’antico, ed ebbe il merito di utilizzare per primo questo motivo ammirato sulle pareti della Domus Aurea di Nerone – scoperta in quel periodo sul Colle Oppio – anticipandone la moda degli anni successivi. Per queste sue caratteristiche rimando all’articolo che ho dedicato alle opere “romane” di Pinturicchio (realizzate prima della Cappella Baglioni, dal 1477 al 1500 circa) e al post dedicato al Duomo di Siena (dove fra il 1503 e il 1508 il Maestro affrescò la stupefacente Libreria Piccolomini).

Annunciazione - dettaglio dell'autoritratto di Pinturicchio
Annunciazione – dettaglio dell’autoritratto di Pinturicchio

Nella parete destra del loggiato dell’Annunciazione si trova un dipinto appeso, che non è altro che l’autoritratto di Pinturicchio, che si rappresenta con il volto di tre quarti e l’iscrizione dedicatoria “+ Bernardinvs + Pictoricivs Pervsinvs +”. Fra le scene della cappella Baglioni e le precedenti imprese di Pinturicchio si notano alcuni richiami, come le forme della Madonna e del Bambino nell’Adorazione dei pastori – che riprende l’opera omonima della Cappella del presepio a Santa Maria del Popolo a Roma – e l’ambientazione della Disputa di Gesù con i Dottori, con un pavimento a scacchiera che fa convergere la prospettiva verso il tempio di Gerusalemme, espediente già utilizzato nella scena dei Funerali di San Bernardino nella cappella Bufalini di Santa Maria in Aracoeli a Roma (là vi era una torre con cupola).

Adorazione dei pastori e arrivo dei Magi - dettaglio della Sacra Famiglia
Adorazione dei pastori e arrivo dei Magi – dettaglio della Sacra Famiglia

Sempre nella Collegiata di Spello, nell’ambiente della sacrestia, si ammira un altro affresco realizzato da Pinturicchio in concomitanza con i lavori alla cappella Baglioni: è un Angelo che sorregge un cartiglio recante l’iscrizione “Lavami et / mvndi / estote” (“Lavatevi e siate puri“) che si trova in corrispondenza di un lavabo in pietra.

Altre immagini degli affreschi:

A Spello ho dedicato questo articolo, in occasione della mia visita alla cittadina, nel corso di una gita di quattro giorni nella Valle Umbra. Durante il mio viaggio ho visitato Montefalco (questo il post dedicato), Bevagna e Foligno (ne ho parlato qui), Spoleto (il mio racconto).

Mappa della chiesa di Santa Maria Maggiore a Spello:

Pasqua nella Valle Umbra: tra arte, natura e sagrantino, una gita tra i borghi più belli d’Italia. Quarto giorno: Spello e Campello sul Clitunno

La Sala del sole radiante @VMS
Villa del Mosaici di Spello, la Sala del sole radiante @VMS

L’ultimo giorno del mio viaggio in Umbria l’ho trascorso a Spello e Campello sul Clitunno. I giorni precedenti ho visitato Montefalco (ne ho parlato qui), Bevagna e Foligno (questo il mio racconto), Spoleto (il mio post). A Spello ho visitato la splendida Villa dei Mosaici, la cui struttura museale è stata inaugurata lo scorso 24 marzo: il museo utilizza ricostruzioni in 3D, postazioni multimediali e una APP dedicata (e gratuita) per accompagnare la visita degli ambienti, con un apparato didascalico e di comunicazione davvero ben fatto.

Sala del Triclinio, la mescita del vino
Villa dei Mosaici di Spello, la Mescita del Vino del mosaico della Sala del triclinio @ VMS

Della villa romana, una residenza risalente a due fasi costruttive, la prima di età augustea (27 a.C. – 14 d.C.) e la seconda di epoca imperiale (II secolo d.C.), si ammirano i mosaici policromi che decorano i pavimenti delle stanze, distribuite attorno a un giardino interno. Con una estensione di quasi cinquecento metri quadrati, gli ambienti sono identificati dalle figure e dai motivi dei mosaici: vi sono quindi la stanza degli uccelli, la stanza delle anfore, il triclinio, la sala del sole radiante, la stanza del mosaico geometrico, la stanza degli scudi, l’ambiente riscaldato e il peristilio, ovvero il cortile porticato che circondava il giardino esterno.

Villa dei Mosaici di Spello, Sala del Triclinio, ricostruzione virtuale
Ricostruzione virtuale della sala del triclinio @ VMS

L’ambiente più bello è senz’altro quello del triclinio, la sala dove si svolgevano i banchetti, con al centro del pavimento una scena di mescita del vino, e attorno personaggi  simboleggianti le stagioni, animali selvatici, domestici e fantastici. Oltre ai mosaici, sugli zoccoli delle pareti interne sono stati rinvenuti affreschi e stucchi. L’alta qualità delle opere testimonia l’abilità delle maestranze impiegate nella loro realizzazione, probabilmente provenienti da Roma, e l’elevato rango del proprietario della villa, particolarmente facoltoso: della sua identità, però, non vi è alcuna traccia.

Sala del triclinio, dettaglio di mostro marino
Villa dei Mosaici di Spello, dettaglio della Sala del triclinio @ VMS

La scoperta archeologica, una delle più importanti avvenute in Umbria per l’estensione degli apparati decorativi e il loro ottimo stato di conservazione, risale al 2005 e fu del tutto fortuita: nel corso dei lavori di scavo per la realizzazione di un parcheggio pubblico affiorarono i resti di un mosaico antico, scoperta che diede il via allo scavo archeologico, al restauro, e alla musealizzazione di tutto il complesso.

Spello, via Torre Belvedere
Scorcio di via Torre Belvedere

Dopo la visita della villa ho passeggiato nel borgo di Spello, città di origine umbra e rifondata dai romani con il titolo di Colonia Julia Hispellum, “Splendidissima Colonia Julia” secondo l’imperatore Augusto: il suo impianto urbanistico risale a questa fase, quando il centro acquisì rilevanza grazie alla sua posizione strategica sulla via Flaminia. Venne dominata dai Longobardi del Ducato di Spoleto e divenne Comune indipendente nel XII secolo. Dalla fine del XIV secolo fino al 1583 fu sotto i Baglioni di Perugia e visse un’epoca di intensa attività artistica, di cui restano i capolavori di Pinturicchio e Perugino. Ho percorso le vie cittadine a partire dalla Porta Consolare, salendo lungo via Sant’Angelo (poi via Cavour) fino alla chiesa di Santa Maria Maggiore, che purtroppo è chiusa per motivi di sicurezza in seguito al terremoto del 2016.

Spello, Cappella Baglioni, Affreschi di Pinturicchio, scena della Natività
Gli affreschi di Pinturicchio nella cappella Baglioni

Nella chiesa si trova la Cappella Baglioni, tesoro del rinascimento, completamente affrescata dal Pinturicchio tra il 1500 e il 1501, a cui ho dedicato un approfondimento. Nelle cappelline ai lati dell’altare maggiore si trovano due affreschi del Perugino, “Pietà, San Giovanni Evangelista, e la Maddalena” e “Madonna con Bambino, Santa Caterina d’Alessandria e San Biagio”.

Pinturicchio, Madonna col Bambino, Spello
Pinturicchio ed Eusebio da San Giorgio, Madonna col Bambino tra i santi Andrea, Ludovico, Francesco, Lorenzo, Giovanni Battista

Accanto a Santa Maria Maggiore si trova la chiesa di Sant’Andrea Apostolo, che conserva una grande pala di Pinturicchio raffigurante “Madonna con il Bambino tra i Santi Andrea apostolo, Ludovico, Francesco, Lorenzo e San Giovannino”, con “Cristo risorto benedicente” nella cimasa, risalente al 1508. L’opera era stata commissionata al pittore nel 1506 e doveva comprendere la pala, la predella e un gradino con un tabernacolo per il Corpo di Cristo. Nel 1507 però Pinturicchio, impegnato nei lavori della Libreria Piccolomini a Siena, affidò a Eusebio da San Giorgio l’ultimazione del lavoro – che doveva rispettare il suo disegno – impegnandosi però a eseguire personalmente le teste dei personaggi e a fornire i disegni della predella (andata dispersa).

Pinturicchio, Madonna col Bambino, Spello - dettaglio
Pinturicchio ed Eusebio da San Giorgio, Madonna col Bambino tra i santi Andrea, Ludovico, Francesco, Lorenzo, Giovanni Battista – dettaglio

A Pinturicchio va attribuita dunque l’ideazione dell’insieme, le teste della Madonna e del Bambino, il paesaggio di fondo, San Giovannino seduto e il martirio di San Lorenzo ricamato, dipinto sulla dalmatica del diacono. Alla sua inventiva va ricondotta anche la panchetta in primo piano, su cui si trova una lettera spiegata di cui è leggibile il contenuto: è una missiva inviatagli dal vescovo di Orvieto, Gentile Baglioni, che sollecita il suo rientro a Siena. L’invenzione pare un’evidente giustificazione per non aver completato la pala di Spello in prima persona, come impegnatosi nel 1506.

Porta Venere, Spello
Porta Venere

Dalla chiesa di Sant’Andrea Apostolo imboccando via Torri di Properzio sono facilmente arrivata alla Porta di Venere, di epoca augustea, che presenta una forma ad arco trionfale affiancato da due torri a pianta dodecagonale. Una vera meraviglia. Risalendo su via Cavour sono arrivata in breve al Palazzo Comunale, in piazza della Repubblica, dove è custodito un prezioso rescritto dell’imperatore Costantino (333-337 a.C.) che conferisce a Spello il diritto di mettere in scena le proprie rappresentazioni teatrali con i gladiatori.

Belvedere, panorama, Spello
La vista dal belvedere

Superata la chiesa di San Lorenzo ho imboccato via Giulia, che mi ha condotto ai resti di un arco di epoca augustea (di cui si conservano i soli piedritti) e mi ha regalato scorci suggestivi sulla campagna circostante. Risalendo via Cappuccini sono giunta alla chiesa di San Severino, dove si ammirano i resti della fortezza di Spello del XIV secolo e si trova il belvedere:  è il punto più alto della città, da cui la veduta sulla Valle Umbra, con Assisi in lontananza, è davvero meravigliosa.

Tempietto sul Clitunno
Il tempietto sul Clitunno

Ho ripreso l’auto e visitato le ultime mete del mio viaggio a Campello sul Clitunno. Mi sono fermata al tempietto, che insieme alla chiesa di San Salvatore di Spoleto fa parte del sito seriale Unesco “I Longobardi in italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)”: è un piccolo tempio di forma classica, composto da una cella preceduta da un pronao, risalente secondo alcuni al IV-V secolo d.C., per altri al VII-IX secolo. La fronte del pronao ha quattro colonne dai capitelli corinzi, sormontate dal timpano che reca un’iscrizione dedicatoria al Dio degli angeli, mentre il frontone è ornato con una croce fra viti e grappoli d’uva.

L’abside del sacello del Tempietto
L’abside del sacello del Tempietto

All’interno della cella si trova un’abside a sua volta sormontata da un frontone in cui s’inserisce un arco: si possono osservare resti di affreschi risalenti all’VIII secolo con Cristo fra i Santi Pietro e Paolo, angeli e la croce gemmata. Questi affreschi sono stati messi in relazione con quelli di Santa Maria Antiqua a Roma (ne parlo in questo articolo).  Al tempietto si accedeva tramite due scalette laterali che terminavano sotto piccoli protiri: l’accesso di destra è quello tutt’oggi utilizzato. Anche questa architettura, come la chiesa di San Salvatore a Spoleto, presenta materiale di spoglio di origine romana, ma qui la maggior parte dei manufatti scolpiti è originale e non di reimpiego.

Mi sono infine recata alle Fonti del Clitunno per ammirare un paesaggio bucolico: la meraviglia di questo luogo deriva dalle numerose sorgenti, già famose in epoca romana, che formano un laghetto da cui nasce il torrente Clitunno.

Le fonti del Clitunno
Le fonti del Clitunno

Attorno alle sorgenti è cresciuta una fitta e ridente vegetazione, soprattutto salici piangenti e pioppi, che si riflettono sullo specchio delle acque, limpidissime, e creano un’aurea d’incanto. Il luogo è talmente suggestivo che fu di ispirazione per poeti, scrittori e pittori, tra cui Carducci, Byron, Corot: celebre è l’ode carducciana Alle fonti del Clitunno risalente al 1876 (ne cito una strofa: “Salve, Umbria verde, e tu del puro fonte / nume Clitumno! Sento in cuor l’antica / patria e aleggiarmi su l’accesa fronte / gl’itali iddii.”).

Il Parco delle Fonti del Clitunno
Il Parco delle Fonti del Clitunno

Il parco che oggi si ammira risale alla sistemazione voluta dal conte Paolo Campello della Spina, che tra il 1860 e il 1865 creò lo spazio per il laghetto e fece crescere la vegetazione che oggi caratterizza il luogo. Nell’antichità lungo le sponde sorgevano ville, terme e templi in onore del dio fluviale Clitunno, che si credeva risiedesse nelle profondità delle acque (ne parla ampiamente Plinio il Giovane nell’Epistola 8.8). Inoltre, come raccontano Virgilio (Georgiche, 2.146) e Properzio (Elegie, 2.19.25), qui si svolgevano riti religiosi che prevedevano l’immersione dei buoi nelle acque per purificarli prima del loro sacrificio rituale. Un vero parco naturale e letterario, un luogo in cui bellezza della natura, mito, storia, si intrecciano lasciando un’impressione indelebile.

Il Parco delle Fonti del Clitunno, ingresso
Il Parco delle Fonti del Clitunno, ingresso

Per preparare la mia visita ho fatto riferimento al portale turistico della Regione Umbria (www.umbriatourism.it) e al sito internet dedicato al turismo del Comune di Spello (http://turismo.comune.spello.pg.it/), nonché al sito della Villa dei Mosaici (www.villadeimosaicidispello.it) e – per il tempietto di Campello sul Clitunno – al portale del sito Unesco dedicato ai Longobardi in Italia (www.longobardinitalia.it).

Presso la Villa dei Mosaici consiglio di scaricare l’APP messa gratuitamente a disposizione, perché offre elementi ed indicazioni ulteriori, che arricchiscono e integrano la visita. Durante il percorso, in alcuni punti segnalati ci sono sensori che – con la tecnologia bluetooth – attivano schede, fotografie e filmati di approfondimento. E’ quindi possibile ampliare le informazioni dei pannelli e delle didascalie con questi contenuti multimediali.

Infiorata 2015, piazza San Martino @ infioratespello.it
Infiorata 2015, piazza San Martino @ infioratespello.it

Segnalo che a Spello in occasione del Corpus Domini, il 3 giugno, si svolgerà la tradizionale Infiorata: un vero spettacolo, con i colori dei fiori che ornano le già pittoresche vie e piazze cittadine e i loro profumi che si spandono per l’aria. Tutte le informazioni sul sito web dedicato, http://infioratespello.it/

Altre immagini della Villa dei mosaici:

Altre immagini:

La mappa dei luoghi:

Pasqua nella Valle Umbra: tra arte, natura e sagrantino, una gita tra i borghi più belli d’Italia. Terzo giorno: Spoleto

Basilica di San Salvatore, interno. Spoleto
Basilica di San Salvatore, interno

Il terzo giorno del mio viaggio in Umbria, dopo aver visitato Montefalco (ne ho parlato qui), Bevagna e Foligno (questo il racconto), mi sono recata a Spoleto. Nell’avvicinarmi a questa città dalla storia antica ho deciso di conoscerne la testimonianza di epoca longobarda più interessante, la basilica di San Salvatore. Dal 2011 l’edificio è patrimonio Unesco come parte del sito seriale “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)” comprendente – tra gli altri – il Tempietto sul Clitunno poco distante. La chiesa è purtroppo chiusa per problemi di stabilità conseguenti al terremoto, ma in occasione della Pasqua è stato straordinariamente riaperto il portale rendendone visibile l’interno dalla soglia. Inglobata nel cimitero di Spoleto, al di fuori delle mura medievali della città, ha origini paleocristiane (risale probabilmente al IV-V secolo d.C.), e dall’VIII secolo assunse il titolo di San Salvatore nel corso della dominazione longobarda.

Basilica di San Salvatore, facciata. Spoleto
Basilica di San Salvatore, facciata

Sin dalla facciata è evidente l’ampio ricorso a spolia, con il riutilizzo di colonne, basi, capitelli, elementi decorativi di origine romana, con un gusto decorativo di matrice orientale e siriaca: come riportano le notizie relative a questo luogo, nello spoletino vi era la forte presenza di un nucleo di monaci provenienti dalla Siria, che inoltre importò un modello di insediamento monastico ed eremitico di cui si ha testimonianza sul Monte Luco e in Valnerina. Il fascino della Basilica, che oggi purtroppo si ammira in modo assai parziale, consiste anche nel suo testimoniare quell’incontro di culture e tendenze differenti – ellenistiche e romane, bizantine, longobarde, locali – proprie del pluralismo e del sincretismo altomedievale.

Vista dalla Rocca Albornoziana
Vista dalla Rocca Albornoziana

Dopo aver visitato la chiesa, ho lasciato l’auto al parcheggio della Ponzianina (situato proprio sotto il cavalcavia della Flaminia) e utilizzando le comode scale mobili sono giunta alla Rocca Albornoziana, che domina la città dall’alto del colle Sant’Elia: il complesso merita una visita approfondita sia per la sua storia, sia per l’interessante Museo del Ducato di Spoleto che qui è allestito, sia per la vista impareggiabile che regala sulla città e sul Ponte delle Torri.

Torri della Rocca Albornoziana
Torri della Rocca Albornoziana

La fortezza venne costruita a partire dal 1359 per volere di papa Innocenzo VI per controllare i territori dello Stato della Chiesa durante il periodo della cattività avignonese (ad Avignone e al palazzo dei Papi ho dedicato una giornata del mio viaggio in Provenza, di cui ho parlato in questo articolo). Innocenzo VI inviò in Italia il potente cardinale Egidio Albornoz (da cui la rocca prende il nome) incaricando Matteo di Giovannello da Gubbio detto “il Gattapone” (coinvolto tra l’altro nella costruzione dello splendido Palazzo dei Consoli di Gubbio, di cui ho parlato qui) della direzione dei lavori. Nel corso degli anni la fortezza divenne anche la residenza dei rettori del Ducato e dei legati pontifici, arricchendosi di decorazioni ed affreschi: purtroppo molti andarono distrutti quando, dal 1816, l’ambiente venne destinato a carcere e subì profonde modifiche interne.

Corte d'onore della Rocca Albornoziana
Corte d’onore della Rocca Albornoziana

Gli spazi più suggestivi, oltre alle splendide mura fortificate e alle sei torri, sono i due cortili interni (il Cortile delle Armi, enorme, e il Cortile d’Onore, circondato da un doppio loggiato con lacerti di affreschi) nonché gli ambienti della zona di rappresentanza, con il Salone d’Onore e soprattutto la Camera Pinta. Questo luogo è ornato da un ciclo di affreschi di soggetto profano, fortunatamente rimasti quasi intatti, risalenti al XIV e XV secolo.

Camera Pinta, Rocca Albornoziana - dettaglio del cavaliere alla fonte
Camera Pinta, Rocca Albornoziana – dettaglio del cavaliere alla fonte

Il Museo del Ducato di Spoleto è allestito negli spazi a piano terreno e primo piano che si affacciano sulla Corte d’Onore e racconta la storia della città dal IV al XV secolo. La Rocca offre anche una suggestiva visuale del Ponte delle Torri, che purtroppo è chiuso per consentire i lavori di consolidamento in seguito al sisma del 2016: tra le più grandi costruzioni in muratura dell’età antica (ha una lunghezza di 230 metri e un’altezza di oltre 80), il ponte svolgeva la funzione di acquedotto collegando Spoleto al Monte Luco.

Ponte delle torri
Ponte delle torri

Risalente al XIII/XIV secolo, affascinò anche Goethe, che nel suo “Viaggio in Italia” scrisse: “L’arte architettonica degli antichi è veramente una seconda natura, che opera conforme agli usi e agli scopi civili“. Dopo la visita della Rocca sono scesa verso piazza Duomo, passando dalla Fontana del Mascherone e dal Palazzo Comunale, su cui s’innalza l’originaria torre duecentesca.

Basilica di Santa Eufemia, facciata. Spoleto
Basilica di Santa Eufemia, facciata

Prima di visitare il Duomo ho festeggiato la Pasqua al ristorante La Barcaccia, a gestione familiare e casalinga, affollato da una clientela locale affezionata: ottimo il menù tipico, con strangozzi alla spoletina e agnello scottadito. Recandomi alla Cattedrale mi sono fermata alla Basilica di sant’Eufemia, risalente al X secolo, situata nell’area della residenza dei Duchi longobardi. Mi ha colpito per la semplicità della sua struttura, nel complesso davvero piccola, e l’armonia delle proporzioni: anche qui, come in San Salvatore, è stato utilizzato materiale di spoglio di provenienza classica e altomedievale. Non ho potuto visitare l’annesso Museo Diocesano (la Basilica sorge all’interno del Palazzo Arcivescovile) perché chiuso in occasione delle festività.

Cattedrale di Santa Maria Assunta e Teatro Caio Melisso
Cattedrale di Santa Maria Assunta e Teatro Caio Melisso

Ho quindi visitato il Duomo, scendendo la scenografica scalinata di via dell’Arringo che conduce alla piazza, su cui affaccia anche il teatro Caio Melisso, il bibliotecario di fiducia dell’imperatore Augusto. Nella cattedrale, edificata alla fine del XII secolo sulle fondamenta di un tempio cristiano, spiccano gli affreschi di Filippo Lippi che ornano l’abside maggiore, rappresentanti Storie della Vergine: l’opera venne eseguita tra il 1467 e il 1469 negli ultimi anni di vita del Maestro, che qui infatti venne sepolto.

Affresco di Filippo Lippi nella Cattedrale di Santa Maria Assunta a Spoleto - dettaglio dell'incoronazione della Vergine
Affresco di Filippo Lippi nella Cattedrale di Santa Maria Assunta – dettaglio dell’incoronazione della Vergine

La sua tomba fu disegnata dal figlio, Filippino, e Angelo Poliziano ne scrisse l’epitaffio (di Filippo Lippi ho ammirato il ciclo di affreschi realizzati nel Duomo di Prato quindici anni prima, che costituiscono uno dei capolavori del Rinascimento, parlandone in questo articolo).

Pinturicchio, Cappella Eroli nella Cattedrale di Santa Maria Assunta
Pinturicchio, Cappella Eroli nella Cattedrale di Santa Maria Assunta

Particolare attenzione meritano anche la Cappella Eroli, dove si trova un affresco di Pinturicchio, e l’adiacente Cappella dell’Assunta, interamente affrescata da Jacopo Siculo intorno al 1530. Nella Cappella Eroli – intitolata a San Leonardo – oggi si ammira l’opera di Pinturicchio nella zona absidale, con l’Eterno tra gli angeli in alto e in basso Madonna con il Bambino tra i santi Giovanni Battista e Leonardo. L’opera fu commissionata dal vescovo di Spoleto Costantino Eroli e venne ultimata da Pinturicchio nel 1497, ma il suo impianto originale – e di conseguenza la decorazione – venne sensibilmente modificato nel 1785 in seguito ai lavori di ammodernamento della cattedrale diretti da Giuseppe Valadier.

Pinturicchio, Cappella Eroli nella Cattedrale di Santa Maria Assunta - dettaglio con l'Arco di Tito
Pinturicchio, Cappella Eroli nella Cattedrale di Santa Maria Assunta – dettaglio con l’Arco di Tito

Lo stato dell’affresco è inoltre gravato da importanti problemi di umidità, che ne hanno compromesso l’originario splendore: sono infatti andate perdute le lumeggiature e i dettagli aggiunti a secco, mentre si è conservata la parte realizzata ad affresco. Quel che si ammira si distingue anche per il paesaggio minutamente descritto – alle spalle dei personaggi in primo piano – e nelle scene e nelle architetture immaginate: dietro la figura di Leonardo si distingue la Fuga in Egitto, mentre alle spalle del personaggio di Maria si sviluppa una città medievale e una citazione dell’Arco di Tito, fantasiosamente coronato da un gruppo bronzeo che potrebbe ispirarsi al Marco Aurelio. Immagini, queste, che testimoniano il repertorio e le memorie romane di Pinturicchio (in questo articolo ho parlato delle opere realizzate a Roma dal maestro perugino prima della Cappella Eroli, dal 1477 al 1500 circa).

E’ molto interessante anche la Cappella delle Reliquie, in cui è conservata la lettera autografa di San Francesco a Frate Leone, preziosissima testimonianza – oltre alle spoglie, che riposano ad Assisi – della vita e della predicazione del Santo. Sono solo due gli autografi di Francesco, uno è conservato ad Assisi, il secondo qui a Spoleto.

L'arco di Druso e Germanico a Spoleto
L’arco di Druso e Germanico

Nel pomeriggio mi sono concessa una passeggiata per le vie cittadine, giungendo all’arco di Druso e Germanico, risalente al 23 d.C.: il monumento sorge a poca distanza dalla piazza del mercato, l’antico foro romano di cui l’arco era l’ingresso trionfale, ed è stato inglobato nelle successive costruzioni medievali. Testimonia, insieme alle vestigia del Ponte sanguinario, del teatro e dell’anfiteatro, la floridezza del municipio romano di Spoletium, che ebbe grande importanza economica e strategica in virtù della sua collocazione sulla via Flaminia. Sono quindi giunta fino a piazza della Libertà, da cui si ammira dall’alto lo splendido teatro romano, risalente alla seconda metà del I secolo a.C. e rimasto in uso fino al IV secolo: nel periodo altomedievale sulla scena venne edificata la chiesa di Sant’Agata e il palazzo Corvi, attuali sedi del Museo Archeologico Statale.

Teatro romano e chiesa di Sant'Agata
Teatro romano e chiesa di Sant’Agata

Sono poi scesa verso Palazzo Collicola per visitare la collezione di arte contemporanea Carandente, qui ospitata a piano terreno, e le sale del piano nobile, dove è stata ricostruita un’abitazione gentilizia settecentesca e si ammira una pinacoteca con dipinti risalenti al XV-XX secolo. Oltre alla bellezza degli ambienti, davvero raffinati, sempre al primo piano meritano attenzione la galleria, completamente affrescata secondo un gusto barocco e rococò con vedute a trompe l’oeil, e alcuni soffitti a cassettoni magnifici.

Palazzo Collicola, Sol Lewitt, Bands of color
Palazzo Collicola, Sol Lewitt, Bands of color

Fra le opere esposte nella collezione Carandente ho particolarmente apprezzato quella di Richard Serra (collocata all’ingresso), la sala di wall drawing realizzata da Sol Lewitt (dal titolo Bands of color), i mobiles di Calder, le sculture di Leoncillo (nato a Spoleto nel 1915). Alla collezione appartiene anche la Coda di cetaceo di Pino Pascali, attualmente in prestito a Palazzo Strozzi a Firenze in occasione della mostra “Nascita di una Nazione” (di cui ho parlato in questo post). Percorrendo la suggestiva via Porta Fuga sono giunta in piazza Garibaldi e da qui, costeggiando il fossato (da cui si ammira una bella veduta della Rocca Albornoziana) sono tornata alla mia auto.

Vista della Cattedrale di Santa Maria Assunta
Vista della Cattedrale di Santa Maria Assunta

Per organizzare la mia giornata a Spoleto ho consultato con molto profitto il sito internet del Comune dedicato al turismo e alla culturawww.comunespoleto.gov.it/turismoecultura/, e ho ricevuto preziose indicazioni dall’Ufficio Turistico, che ha prontamente risposto alla mia mail (l’indirizzo è info@iat.spoleto.pg.it). Per visitare i sei musei cittadini è consigliabile l’acquisto della Spoleto Card (info sul sito www.spoletocard.it/) che consente di avvalersi di un unico biglietto integrato utilizzabile nell’arco di sette giorni, con un significativo risparmio economico.

Altre immagini:

Mappa di Spoleto:

Sulle orme di Pinturicchio a Roma

Pinturicchio, Affreschi della libreria Piccolomini nella Cattedrale di Siena
Affreschi della libreria Piccolomini

Dopo aver ammirato la Libreria Piccolomini e le tarsie del pavimento della Cattedrale di Siena, alcune delle quali opere dell’ingegno di Pinturicchio, mi sono messa sulle tracce di questo straordinario artista visitando le opere da lui realizzate nella città di Roma. Qui infatti il pittore trascorse alcuni anni, a partire dalla fine degli anni Settanta del Quattrocento, lavorando per i pontefici Innocenzo VIII, Alessandro VI, Pio III, Giulio II: appassionato studioso dell’antico, fu il primo ad utilizzare il motivo delle grottesche ammirato sulle pareti della Domus Aurea di Nerone, scoperta in quel periodo sul Colle Oppio, anticipandone la moda degli anni successivi.

Santa Maria del Popolo, Cappella di San Girolamo, Vergine in adorazione del Bambino con i pastori e san Girolamo
Santa Maria del Popolo, Cappella di San Girolamo, Vergine in adorazione del Bambino con i pastori e san Girolamo

Fra le opere che ho visitato, la Cappella di San Girolamo in Santa Maria del Popolo (eseguita tra il 1477 e il 1479 per il cardinale Domenico della Rovere), la tavola con la Crocifissione di Cristo tra San Girolamo e San Cristoforo (conservata alla Galleria Borghese), la Cappella Bufalini a Santa Maria in Aracoeli (databile attorno al 1483), la Cappella del Cardinale Girolamo Basso della Rovere sempre a Santa Maria del Popolo, risalente agli anni Ottanta del Quattrocento.

La Cappella di San Girolamo fu la prima opera realizzata dal Pinturicchio a Roma: di forma esagonale, presenta al centro l’altare e ai lati due finestre. La volta, a calotta, è decorata con un cielo blu con stelle dorate, mentre nelle cinque lunette alla base sono raffigurate scene della vita di San Girolamo. Le costole della volta sono dipinte con candelabri bianchi su fondo dorato, mentre le pareti della cappella sono scandite da una struttura a pilastri dipinti, con capitelli corinzi, che dà l’illusione di un’architettura che sorregge l’intera trabeazione. I pilastri sono decorati con grottesche su fondo oro – motivo questo che qui compare per la prima volta – e che si ripete anche negli sguinci delle finestre.  Sull’altare vi è una Vergine in adorazione del Bambino con i pastori e San Girolamo, risalente al 1479. Sul lato sinistro vi è infine il monumento funebre del committente e del di lui fratello, Domenico e Cristoforo della Rovere, a cui corrisponde a destra il monumento di Giovanni de Castro, entrambi in marmo.

Crocifissione fra i santi Cristoforo e Girolamo alla Galleria Borghese
Crocifissione fra i santi Cristoforo e Girolamo alla Galleria Borghese

Il Crocifisso con i Santi Girolamo e Cristoforo che si trova alla Galleria Borghese è una delle poche opere su tavola di Pinturicchio che si ammirano a Roma, ed è particolare per l’utilizzo di sottili fili d’oro che sottolineano i panneggi delle vesti e alcuni dettagli del paesaggio, testimonianza dell’esperienza di miniatore del pittore. L’opera è datata attorno al 1477, ed è ipotizzabile che fosse destinata all’altare della Cappella di San Girolamo a Santa Maria del Popolo prima che fosse realizzato l’attuale affresco con la Vergine adorante.

Santa Maria in Aracoeli, Cappella Bufalini, Gloria di San Bernardino da Siena - dettaglio
Santa Maria in Aracoeli, Cappella Bufalini, Gloria di San Bernardino da Siena – dettaglio

Attorno al 1483 si fa risalire la realizzazione della Cappella Bufalini a Santa Maria in Aracoeli, che può essere considerata uno dei capolavori del Rinascimento romano sia per la complessità del contenuto che vi è narrato, sia per la composizione delle scene che vi sono rappresentate. Il ciclo pittorico è dedicato alla storia di San Bernardino da Siena, ma il modo in cui essa è raccontata e la scelta degli episodi illustrati è del tutto inusuale rispetto alla tradizione: sulle pareti principali sono esposti quattro momenti fondamentali della vita del santo, ovvero il suo ritiro sulle colline senesi per meditare sulla croce di Cristo (lunetta della parete sinistra), l’imposizione degli abiti francescani (parete destra, riquadro in basso a sinistra), le sue esequie (parete sinistra) e infine la sua gloria (parete d’altare).

Santa Maria in Aracoeli, Cappella Bufalini, Esequie di San Bernardino da Siena
Santa Maria in Aracoeli, Cappella Bufalini, Esequie di San Bernardino da Siena

All’interno di queste quattro scene principali sono poi narrati, con scene in secondo piano, ulteriori episodi, e sono anche ritratti alcuni contemporanei del pittore, tra cui i membri della famiglia Bufalini, committente dell’opera. I riquadri sono ripartiti all’interno di una struttura dipinta di pilastri ed archi, completamente ornata con grottesche, che dà l’illusione della tridimensionalità: tale artificio trova la massima espressione nella grande piazza ideale in cui Pinturicchio ambienta l’esequie di San Bernardino, chiara citazione della piazza prospettica della Consegna delle Chiavi a San Pietro dipinta poco prima da Perugino sulle pareti della Cappella Sistina.

Santa Maria del Popolo, Cappella Basso della Rovere, Assunzione della Vergine
Santa Maria del Popolo, Cappella Basso della Rovere, Assunzione della Vergine

Ho ammirato infine la Cappella Basso della Rovere, anch’essa in Santa Maria del Popolo come la Cappella di San Girolamo, ma risalente al 1484 e dedicata a Sant’Agostino. Lo schema delle decorazioni si deve a Pinturicchio, ma gli affreschi furono realizzati da un suo collaboratore, identificato in Giacomo Pacchiarotto. Anche qui l’impianto è articolato in una finta architettura – che riprende quella della Cappella di San Girolamo – che suddivide lo spazio pittorico in cinque sezioni. Sulla parete d’altare vi è affrescata una Madonna col Bambino e Santi mentre in quella di sinistra si ammira l’Assunzione della Vergine. A destra infine vi è il monumento funebre di Giovanni della Rovere. Mentre nella Cappella della Rovere vi era un finto basamento, qui in basso si trova un fregio monocromo con scene della Crocifissione di San Pietro, la Disputa di Sant’Agostino con i pagani, il Martirio di Santa Caterina e il Martirio di San Paolo.

Santa Maria del Popolo, Cappella Basso della Rovere, Volta con grottesche e busti di profeti. Nelle lunette, scene della vita di Maria
Santa Maria del Popolo, Cappella Basso della Rovere, Volta con grottesche e busti di profeti. Nelle lunette, scene della vita di Maria

Nelle lunette della volta vi sono scene della vita di Maria mentre la volta è dipinta con grottesche su fondo oro, motivo che sostituisce il tradizionale cielo blu stellato o la rappresentazione degli evangelisti o dei dottori della Chiesa.

Il mio percorso per adesso si è fermato qui, ma reputo fondamentale portarlo avanti recandomi nei Musei Vaticani, per ammirare l’Appartamento Borgia, considerato il capolavoro di Pinturicchio, il Casino del Belvedere, la Cappella Sistina, dov’egli lavorò a fianco di Perugino nei riquadri del Battesimo di Cristo, nella Circoncisione del figlio di Mosè e nella perduta Assunzione (distrutta da Michelangelo quando realizzò il Giudizio universale). Vorrei inoltre ammirare le sue opere nel Palazzo dei Penitenzieri (visitabile solo con guida e su appuntamento) e nel Palazzo Colonna.

Santa Maria del Popolo, Cappella Basso della Rovere, La disputa di Sant'Agostino con i pagani - dettaglio
Santa Maria del Popolo, Cappella Basso della Rovere, La disputa di Sant’Agostino con i pagani – dettaglio

Il suo lavoro nella loggia di Castel Sant’Angelo, realizzato su incarico di papa Alessandro VI, è purtroppo andato perduto per sempre, così come il ciclo di affreschi – risalente al 1502 – che ornava il chiostro grande di Santa Maria del Popolo, abbattuto nel 1811 per realizzare la sistemazione di piazza del Popolo progettata dal Valadier. Attendo infine di poter ammirare, nella chiesa di Santa Maria del Popolo, la volta del coro, per adesso inaccessibile per il cantiere di restauro degli stucchi dorati del voltone del presbiterio.

Per chi ama questo pittore è imprescindibile una visita alla Cappella Baglioni di Spello, realizzata tra il 1500 e il 1501, dopo le opere romane di cui ho scritto e prima dell’impresa monumentale nella Libreria Piccolomini di Siena: l’ho raccontata in questo post. Il soggiorno a Roma lasciò in Pinturicchio un ricordo indelebile delle architetture qui ammirate, tanto da riproporle, abbellite dalla propria fantasia, nella Cappella Eroli del Duomo di Spoleto: ne ho parlato nell’articolo dedicato a questa splendida città dell’Umbria.

Altre immagini degli affreschi di Santa Maria del Popolo:

Altre immagini della Cappella Bufalini a Santa Maria in Aracoeli:

Mappa dei luoghi:

Meraviglie di Siena: la Cattedrale, il Battistero e il Museo dell’Opera del Duomo

Navata centrale della cattedrale

Fino al 25 ottobre si potrà ammirare lo straordinario pavimento della Cattedrale, realizzato in commesso marmoreo e graffito in un arco temporale di diversi secoli, dal Trecento all’Ottocento, grazie al concorso di opera e ingegno di numerosi artisti. Si tratta di un’opera unica, che è possibile contemplare per pochi mesi ogni anno, in occasione della sua scopertura: un’opportunità dunque imperdibile per godere di questa meraviglia, articolata in un complesso programma figurativo, suddiviso in cinquantasei tarsie, dedicato alla celebrazione della sapienza. Gli artisti che lo hanno reso possibile furono tutti di origine senese tranne uno, Pinturicchio, che realizzò il cartone preparatorio del riquadro del Monte della Sapienza. Le prime tarsie furono tratteggiate sopra superfici di marmo bianco, incise con lo scalpello e il trapano in solchi poi riempiti di stucco nero, procedura che venne successivamente perfezionata utilizzando marmi colorati accostati insieme, come in una tarsia lignea, tecnica denominata “commesso marmoreo”.

Pavimento della cattedrale: iscrizione all’ingresso

All’ingresso della navata centrale un’iscrizione invita ad entrare con atteggiamento casto – “Ricordati di entrare castamente nel castissimo tempio della Vergine” – e ad essa segue la tarsia con Ermete Trismegisto, fondatore della sapienza umana, quello con la Lupa che allatta Romolo e Remo (l’unico realizzato a mosaico, e per questo probabilmente il più antico), la tarsia con il Monte della Sapienza realizzata dal Pinturicchio. Nelle navate laterali vi sono i riquadri delle Sibille, cinque per ogni navata, che insieme alle figurazioni della navata centrale svolgono il tema della sapienza nell’antichità classica e pagana.

Nel transetto e nel coro viene rappresentato lo stesso tema attraverso momenti della storia del popolo ebraico e della salvezza cristiana: tra i riquadri più spettacolari, quello della Strage degli innocenti di Matteo di Giovanni e quelli con le Storie di Elia ed Acab e alcune Storie di Mosé di Domenico Beccafumi.

Affreschi della libreria Piccolomini

Un altro capolavoro da ammirare in tutto il suo splendore è la libreria Piccolomini, che si trova sul fianco nord occidentale della cattedrale, realizzata da Francesco Todeschini Piccolomini per onorare la memoria dello zio Enea Silvio (papa Pio II) e conservare il ricco patrimonio bibliografico da lui raccolto a Roma. L’ambiente fu interamente affrescato fra il 1503 e il 1508 dal Pinturicchio e dalla sua bottega e lungo le pareti illustra dieci episodi della vita del Piccolomini, mentre la volta è decorata a grottesche. Sotto gli affreschi, custoditi in vetrine disposte lungo le pareti, si ammirano alcuni codici miniati del XV secolo.

Vetrata di Duccio di Buoninsegna

Il Museo dell’Opera del Duomo conserva altre meraviglie, in particolare la grande vetrata (il suo diametro è sei metri) realizzata da Duccio di Buoninsegna il 1287 e il 1290 e destinata all’abside della Cattedrale. Essa è esposta al termine del corridoio che conserva le statue scolpite da Giovanni Pisano per la facciata, raffiguranti Sibille, Profeti e Filosofi dell’antichità, e il tondo di Donatello con la Madonna con Bambino. Un altro capolavoro di Duccio di Buoninsegna si può ammirare al primo piano, è la Maestà del Duomo di Siena e fu realizzato tra il 1308 e il 1311. Sulla facciata anteriore della pala è raffigurata la Madonna in trono tra santi ed angeli, mentre la facciata posteriore era divisa in ventisei scene narranti la Passione di Cristo.

Pietro Lorenzetti, Natività della Vergine

Nella stessa sala si trova anche la Natività della Vergine di Pietro Lorenzetti, risalente al 1342. La visita del Museo è interessante anche perché è allestito negli ambienti che dovevano costituire la navata destra del Duomo Nuovo, le cui prime tre campate furono costruite a partire dal 1339. L’impresa tentata dai senesi, che venne interrotta dopo la peste del 1348, aveva un obiettivo ambizioso, ovvero ampliare la cattedrale esistente trasformandola nel transetto di un complesso ben più grande, di cui però furono edificate solo le prime tre campate della navata destra, che oggi appunto ospitano il Museo, e quella che doveva diventare la nuova facciata, denominata “facciatone”.

Volta del Battistero e fonte battesimale

Al di sotto della Cattedrale si trova il Battistero, raggiungibile scendendo una scala monumentale a partire dalla piazza del Duomo nuovo. L’ambiente interno è diviso in tre navate, le cui volte furono interamente affrescate da Lorenzo di Pietro detto il “Vecchietta” tra il 1447 e il 1450 con gli Articoli del Credo. Al centro del Battistero si trova il fonte battesimale, risalente al 1417-1431, costituito da marmi, bronzi e smalti realizzati, tra gli altri, da Donatello, Lorenzo Ghiberti, Jacopo della Quercia.

Acquistando il biglietto unico “Opa si pass” è inoltre possibile visitare – oltre alla Cattedrale, alla libreria Piccolomini, al Museo dell’Opera del Duomo e al Battistero – la cripta, che conserva un ciclo pittorico, risalente alla seconda metà del Duecento, che non solo copre le pareti ma che si estende su colonne, pilastri, capitelli, mensole.

Il “facciatone” © Opera della Metropolitana di Siena

È infine inclusa la salita fino alla terrazza panoramica del “facciatone”, da dove si ammira un panorama unico sul Duomo e sulla città di Siena, nonché sul paesaggio circostante. Acquistando il biglietto dedicato che include la “Porta del cielo” è inoltre possibile salire fino ai tetti, ammirando l’esterno e l’interno della Cattedrale da un’altezza finora preclusa ai visitatori, privilegio esclusivo delle maestranze dell’Opera. Tutte le informazioni utili alla visita sono facilmente reperibili sul sito dell’Opera della Metropolitana di Siena.

Affresco del Pellegrinaio © Santa Maria della Scala

Insieme alla visita di queste meraviglie consiglio una sosta al complesso di Santa Maria della Scala, situato proprio di fronte alla Cattedrale, che costituisce una testimonianza incredibile della storia della città: oltre ad essere luogo di accoglienza dei pellegrini, fu ospedale, ricovero dei poveri e rifugio per i “gettatelli” (i bambini abbandonati), assommando – come la sua complessità architettonica ben rivela – molteplici funzioni. Il luogo più prezioso di tutto il complesso è senz’altro la Sala del pellegrinaio, così chiamato perché inizialmente destinato all’accoglienza dei pellegrini: l’ambiente, un’unica sala con volte a crociera, fu affrescato da vari artisti tra il 1440 e il 1444 secondo un programma iconografico che illustra le attività caritative che venivano svolte.

Fienile e marmi della Fonte Gaia © Santa Maria della Scala

Meritano inoltre una visita sia i locali del fienile – che espongono in mostra i marmi originali della Fonte Gaia realizzata da Jacopo della Quercia – sia il Chiasso vecchio di Sant’Ansano, grande strada coperta che svolgeva la funzione di asse del traffico interno al Santa Maria e su cui affacciano i locali sotterranei che attualmente ospitano il Museo Archeologico Nazionale.

Maestà di Simone Martini © Comune di Siena

Considero imprescindibile la visita del Palazzo Comunale, che sorge su Piazza del Campo e che conserva affreschi imperdibili del Trecento senese quali l’Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti, la Maestà e Guidoriccio da Fogliano di Simone Martini. Di grande interesse anche la Pinacoteca Nazionale, che custodisce opere – fra i tanti – di Duccio di Buoninsegna, Simone Martini, Pietro e Ambrogio Lorenzetti, Sassetta, Domenico Beccafumi, il Sodoma.

Per una sosta a pranzo o a cena consiglio l’Enoteca I Terzi, nei pressi di Piazza del Campo, il cui nome deriva dalla posizione, alla confluenza dei terzi in cui è divisa la città (Terzo di San Martino, Terzo di Camollia e Terzo di Città). L’ambiente confortevole, il servizio sempre impeccabile e il menù semplice ma curato ne fanno uno dei miei ristoranti preferiti.

Alla mia gita ho dedicato una galleria fotografica.

Immagini della Cattedrale, del Battistero e del Museo dell’Opera del Duomo di Siena