Aigues-Mortes, la città di San Luigi dei Francesi nelle paludi della Camargue

Sainte Chapelle, Cappella superiore

Nelle mie peregrinazioni in Francia (l’ultimo viaggio è stato in Provenza e Camargue) mi sono imbattuta nella figura di Luigi IX, San Luigi dei Francesi, in occasione della mia visita alla Sainte Chapelle a Parigi, edificata per volere del sovrano fra il 1242 e il 1248 per custodire alcune reliquie della Passione di Cristo.

Aigues-Mortes, camminamento delle mura sud: a destra la Salina, a sinistra la città

Nel 1240 Luigi IX fondò Aigues-Mortes in un territorio considerato malsano, e fu il primo sovrano di Francia a disporre di un porto sul Mediterraneo. Riuscì ad ottenere questo sbocco sul mare grazie a uno scambio con l’abate della potente abbazia benedettina di Psalmodi (distrutta nel corso della Rivoluzione Francese e di cui oggi rimangono solo rovine): l’abate concesse una sottile striscia situata in una zona paludosa, e ottenne in cambio alcuni privilegi e un terreno a Sommières. Luigi IX fece avviare la costruzione della cittadina, e nel maggio 1246 decretò alcune agevolazioni al fine di attirarvi una popolazione numerosa. Alle sue disposizioni si deve ricondurre la Torre di Costanza, che ancora si ammira ad Aigues-Mortes, e un castello oggi scomparso.

La Torre di Costanza

Nel 1248, mentre la città era un cantiere, il sovrano cominciò a radunare nel porto-canale le navi in partenza per la VII crociata, ma dovette chiedere aiuto a Marsiglia, a Venezia e a Genova per completare la sua flotta: nel 1249 a Cipro riuscì a radunare 1.800 imbarcazioni, di cui 38 erano partite con lui da Aigues-Mortes. Sbarcato in Egitto, si impadronì di Damiette ma venne poi sconfitto e fatto prigionierio a Mansourah nel 1250. Venne liberato in cambio di un grosso riscatto, ma rimase in Palestina fino al 1254 per far erigere le mura dei presidi franchi.

Cattedrale di Saint Denis @ www.patrimoine-histoire.fr

Nel 1270, sedici anni più tardi, i crociati tornarono a radunarsi nel porto di Aigues-Mortes in occasione dell’VIII crociata. Il primo luglio la flotta partì in direzione della Tunisia: durante l’assedio di Tunisi un’epidemia di colera decimò l’esercito e il re stesso vi trovò la morte, il 25 agosto 1270. Le sue ossa vennero sepolte nella cattedrale di Saint Denis a Parigi.

In questa pagina una galleria di immagini di Aigues-Mortes e della Camargue.

Tre giorni a Parigi con la pioggia

Ho trascorso l’ultimo fine settimana a Parigi insieme ad un amico, arrivando venerdì all’ora di pranzo e ripartendo la domenica sera all’ora di cena.
Tre giorni a disposizione e previsioni meteo sfavorevoli: venerdì e sabato si sono confermati piovigginosi, domenica la pioggia ha invece lasciato il posto a una giornata tersa e luminosa.
Viste le premesse, ho optato per una tre giorni dedicata ai musei, e abbiamo rispettato il programma: venerdì pomeriggio il Museé d’Orsay, sabato il Louvre, domenica il Museé Jacquemart-André e il Museé de l’Orangerie, preceduti da una visita mattutina alla Sainte Chapelle.
La scelta dell’hotel è stata funzionale alle mete scelte, il più vicino possibile ai musei: ho optato per l’Hotel de Varenne in Rue de Bourgogne, che ho prenotato direttamente sul sito approfittando di una promozione on line. L’Hotel de Varenne si trova a 12 minuti a piedi dal Museé d’Orsay e 20 minuti a piedi dal Louvre. E’ inoltre a 200 metri dal Museé Rodin. (A fondo pagina la mia recensione).
L’hotel è ottimamente collegato, si trova a soli 350 mt dalla fermata della linea 13 “Varenne”, ed è molto comodo da raggiungere provenendo dall’aeroporto più vicino, Paris Orly. Sia all’andata sia al ritorno abbiamo preso il bus Le bus direct, che collega il terminal Orly Ouest a Gare Montparnasse in 20 minuti, e quindi la linea metro 13 alla fermata Gaîeté, vicina 600 metri. Gaîeté-Varenne distano tre fermate, poco più di cinque minuti. Con questa scelta di aeroporto, bus e metro, abbiamo impiegato un’ora per il tragitto aeroporto-hotel e viceversa, raggiungendo il centro della città a un prezzo molto contenuto (13€ il bus + 1,90€ la metro).

PRIMO GIORNO – VENERDì
All’andata ho approfittato dell’arrivo a pranzo in zona Montparnasse per andare a La Crêperie de Josselin in rue de Montparnasse, di cui avevo letto recensioni molto positive. L’ambiente è casalingo, la clientela quasi completamente “locale”, il servizio rapido e preciso. Abbiamo ordinato due crêpes scegliendo fra le “spécialités” (con pasta a doppia sfoglia), la Josselin (uovo, prosciutto, formaggio, champignons) e la Bretonne (salsiccia – intera! – formaggio e pomodoro fresco), pasteggiando con sidro. Tutto delizioso.

Crêpe Josselin e sidro

Arrivati in albergo abbiamo avuto la stanza e siamo subito usciti per visitare il Musée d’Orsay, per il quale avevo comprato – prima della partenza – il biglietto on line, combinato con l’Orangerie. Una scelta che ha permesso di risparmiarci la fila (che era notevole!) ed entrare senza perdere tempo. Ho preso l’audioguida, ma mi sono meravigliata dell’assenza di un depliant che suggerisse un percorso di visita. Le indicazioni delle tracce da ascoltare sono infatti collocate in corrispondenza delle opere d’arte e di alcuni ambienti, ma la grandezza degli spazi e il numero dei visitatori presenti non sempre ha reso agevole la consultazione, né la decisione di quale percorso seguire durante la visita.

L’interno del Musée d’Orsay

Alle 17,30 la vigilanza ha cominciato a chiudere le varie gallerie, per agevolare l’uscita dei visitatori. Qui una galleria di immagini.

Una volta all’esterno abbiamo deciso di premiarci con un buon thé e ci siamo recati in rue de Rivoli da Angelina, molto consigliata come pasticceria. Abbiamo trovato un po’ di fila, ma nell’arco di 10 minuti siamo entrati e ci siamo accomodati nel salone. La scelta dei thé non era molto ampia, ho optato per un thé alla menta, e ho assaggiato il dolcetto Demoiselle Tatin, squisito. Ci siamo riposati nel salone, che per quanto affollato era confortevole, e siamo tornati in albergo.

Dolcetti sfiziosi da Angelina

A cena siamo andati in un bistrot classico, Allard, in rue Saint-André des Arts, nel cuore di Saint-Germain-des-Prés, un luogo che lascia trapelare una storia antica, come i suoi piatti – familiari ma al tempo stesso elaborati – testimoniano. Il ristorante è stato acquisito da Alain Ducasse, che ha voluto proseguire la tradizione culinaria borgognona dei suoi fondatori. Abbiamo preso due antipasti e due piatti, che hanno dato grande soddisfazione: come antipasto, pâté in crosta (composto da cinque tipi differenti di carne) e vellutata di pastinaca con gamberetti, come piatto principale animelle di vitello con tartufo nero, castagne e verdure invernali e bistecca di rombo al burro. Siamo usciti veramente sazi e soddisfatti, il servizio è stato cortese e attento. Una passeggiata rinfrescante dopo cena ci ha riportato in albergo.

Bistecca di rombo al burro
Animelle di vitello con tartufo nero, castagne e verdure invernali

SECONDO GIORNO – SABATO
Il sabato lo abbiamo trascorso al Musée du Louvre, dove siamo entrati sempre saltando la coda grazie al biglietto acquistato on line. Abbiamo pranzato velocemente in una delle caffetterie interne – Le Café Mollien – e siamo usciti verso le 18,00. Non prima di aver scattato qualche foto, aver ammirato le opere “imperdibili” ed aver approfondito qualche storia affascinante.

Bisognosi di riposo, siamo arrivati fino a Place de l’Opéra e ci siamo ristorati con un thé gourmande al Café de la Paix: dopo tanta bellezza e tanta storia al Louvre, non ci saremmo accontentati di un Café meno affascinante di questo! Dopo una sosta in albergo, siamo usciti a cena, andando a La Closerie de Lilas, sul boulevard du Montparnasse. Luogo anch’esso carico di storia, ai suoi tavoli si sono incontrati personalità come Zola, Cézanne, Baudelaire, Apollinaire, ma anche Hemingway, Fitzgerald, Miller, Modigliani… Abbiamo cenato al ristorante, sempre optando per un antipasto e un piatto principale a testa: ostriche e piatto vegetariano per iniziare, seguiti da quenelle di luccio con gamberi con salsa “Nantua” e filetto di San Pietro in crema di prezzemolo, con verdure di stagione. Come dolce, un monte bianco scomposto. Anche questa cena ci ha lasciato molto soddisfatti.

Il menù
Ostriche
Quenelle di luccio con gamberi con salsa “Nantua”
Filetto di San Pietro in crema di prezzemolo, con verdure di stagione

TERZO GIORNO – DOMENICA
Abbiamo visitato la Sainte Chapelle, in cui siamo entrati gratuitamente perché abbiamo usufruito della domenica gratuita francese (la prima del mese), ammirando le vetrate alla luce del mattino (è consigliata la visita in questo momento della giornata).

La cappella superiore

Abbiamo preso l’audioguida e non ci siamo pentiti: ha permesso una visita ricchissima di informazioni, con tracce dedicate a ciascuna vetrata. Sono 1113 le scene dell’Antico e del Nuovo Testamento rappresentate nelle 15 vetrate della Cappella, costruita fra il 1242 e il 1248 per custodire le reliquie della Passione di Gesù Cristo, e in particolare la Corona di Spine. La Cappella fu edificata per volere di Luigi IX (futuro San Luigi) per rappresentare la regalità di diritto divino, ed è articolata in due santuari, la cappella inferiore – che in origine era riservata al culto del personale del Palazzo dei Re di Francia – e la cappella superiore – di uso esclusivo del re e della personalità della sua cerchia, dove erano conservate le reliquie e dove si possono ammirare le vetrate. Esse raccontano la storia dell’umanità, dalla Genesi alla Resurrezione di Cristo, fino all’arrivo delle Sante reliquie a Parigi. Il rosone della facciata rappresenta l’Apocalisse. E’ stato impossibile non scattare alcune foto della cappella. Quindi ci siamo recati al Musée Jacquemart-André, che ci ha meravigliato con la bellezza dei suoi ambienti e della sua collezione d’arte.

L’ingresso al Musée Jacquemart-André

Abbiamo appreso la storia dell’edificio e della coppia che lo ha costruito e abbellito, Nélie Jacquemart ed Éduard André. Lui figlio di una ricca famiglia dell’alta borghesia e lei rinomata pittrice, consacrarono la propria unione alla comune passione per l’arte, dedicandosi alla creazione della propria collezione. Grazie a numerosi viaggi in Italia e in Oriente, compiuti tra il 1882 e il 1902, i Jacquemart-André acquistarono gli oggetti e le opere che abbelliscono l’hôtel particulier di Boulevard Haussmann. Dopo la morte di Éduard, avvenuta nel 1893, Nélie proseguì l’opera di arricchimento della collezione, compiendo da sola un viaggio che la portò in India, Cina e Giappone. Alla sua morte, nel 1912, cedette l’hôtel particulier all’Institut de France, e consapevole del valore e dell’originalità della collezione vincolò la donazione alla sua apertura al pubblico. Abbiamo interrotto la visita per pranzare nel Salon de thé del Museo, che ha meritato la sosta per la bellezza dell’ambiente e dell’arredo. Era possibile scegliere il brunch (viene servito solo la domenica fino alle 14,30), ma abbiamo preferito una squisita quiche con insalata. Per avere un’idea della meraviglia degli ambienti, ecco una galleria di immagini.
Abbiamo concluso il nostro tour parigino con la visita dell’Orangerie. Lungo il tragitto a piedi siamo passati accanto all’Eliseo e al Grand Palais, e abbiamo passeggiato lungo Avenue des Champs-Élysées, pedonalizzata nei pressi dell’Arco di Trionfo. Arrivati al Museo siamo riusciti ad evitare la fila mostrando all’addetto all’ingresso il biglietto unico acquistato in occasione della visita al Musée d’Orsay, altrimenti avremmo dovuto metterci in coda in quanto domenica di ingresso gratuito. Abbiamo ammirato le due sale ellittiche al piano terreno dedicate alle Nymphéas di Claude Monet e ne abbiamo appreso la storia carica di significato e bellezza. Le tele qui esposte – che si estendono per una superficie di cento metri lineari – rappresentano l’apice della pittura delle ninfee che Monet aveva intrapreso una trentina d’anni prima, ispirandosi al giardino d’acqua che aveva creato nella sua proprietà a Giverny. Furono da lui donate alla Francia all’indomani dell’armistizio del 1918 come simbolo di pace. La loro installazione in questo luogo avvenne nel 1927, pochi mesi dopo la morte di Monet, e suggeriscono “l’illusion d’un tout sans fin, d’une onde sans horizon et sans rivage”, secondo la definizione dello stesso pittore. L’installazione fu lungamente meditata da Monet, che niente lasciò al caso, riflettendo sulla luce zenitale proveniente dal soffitto che fa vibrare in toni diversi le superfici dipinte. La stessa disposizione allineata delle due sale ellittiche ricorda il simbolo dell’infinito e ne conferma la suggestione.

Una delle otto tele che compongono l’opera

(Consiglio di leggere il brano che Alessandro Baricco nel libro “City” dedica alle Nymphéas e in particolare all’installazione presso l’Orangerie: offre un’interessante chiave di interpretazione di questo capolavoro e più in generale del ciclo pittorico a cui per trent’anni il pittore dedicò la propria vita). Dopo aver ammirato le Nymphéas, siamo scesi al livello inferiore, dove è allestita la collezione Jean Walter e Paul Guillaume, che espone – fra le altre – opere di Renoir, Cézanne, Modigliani, Matisse, Picasso, Derain e Soutine. La visita è stata difficile, non tanto a causa della grande presenza di visitatori, accorsi in occasione della domenica gratuita, ma soprattutto per la temperatura degli ambienti, davvero troppo elevata. Ho scattato qualche foto, che ho raccolto in questa selezione.
Una volta usciti, abbiamo avuto il tempo di arrivare in hotel a riprendere i bagagli, quindi la metro 13 da Varenne fino a Gaîeté e Le bus direct da Gare Montparnasse fino all’aeroporto. Nonostante il traffico intenso, in un’ora abbiamo raggiunto il terminal Ouest senza intoppo alcuno.

RECENSIONE DELL’HOTEL DE VARENNE
Oltre ad avere una posizione strategica rispetto alle mete del mio viaggio, l’albergo si è rivelato molto confortevole sia per sistemazione in camera, sia per i servizi offerti. Il wifi ha perfettamente funzionato ed abbiamo apprezzato la possibilità della colazione in camera senza costi ulteriori. Abbiamo inoltre usufruito del deposito bagagli gratuito presso la réception e apprezzato la gentilezza del personale nel rispondere a ogni nostra richiesta.

Infine il consiglio di un libro e altre suggestioni, ovvero cose che avrei voluto vedere, senza riuscirci.

Altre suggestioni su Parigi

Ovvero cose che avrei voluto vedere nel corso del mio ultimo viaggio, senza riuscirci:

Uscita dal Louvre, mi sarebbe piaciuto arrivare fino ai passages couverts della Rive droite. Sono gallerie, edificate nel corso dell’800 e nei primi decenni del ‘900, sulle quali si affacciano negozi e café (attenzione, alcuni sono chiusi la domenica). Sono caratterizzate dalla copertura in metallo e vetro e dalla possibilità di camminare al riparo dalla pioggia, immersi in un ambiente di luce. Quelle che avrei voluto percorrere si sviluppano da Rue des Petits Champs fino a Rue du Faubourg Montmartre e sono: la Galerie Vivienne, con pavimenti in mosaico e bassorilievi alle pareti, la Galerie Colbert, caratterizzata da un’ampia rotonda sormontata da una magnifica cupola vetrata, il Passage des Panoramas, il più antico di Parigi (inaugurato nel 1800), che per primo fu dotato dell’impianto di illuminazione a gas, il vicino Passage Jouffroy e infine il Passage Verdeau, caratterizzato dalla presenza di librai.
Per avere qualche info in più su Passages e Galeries, il sito ufficiale e molto dettagliato è http://www.passagesetgaleries.org/

Nel corso della mia passeggiata avrei quindi voluto raggiungere le Galerie Lafayette Haussmann e salire fino alla terrazza, situata al settimo piano. Qui è stato recentemente inaugurato l’Ice Cube Bar, trasformando il Cube Bar in un luogo dove sorseggiare qualcosa e ammirare lo splendido panorama. Due giganteschi igloo trasparenti coprono lo spazio e lo rendono davvero curioso, ideale per ammirare il tramonto che scende sulla città della luce.

In seguito alla visita alla Sainte Chapelle avremmo potuto approfondire la storia medievale di Parigi approfittando del biglietto unico con l’adiacente Conciergerie, palazzo medievale poi divenuto Palazzo di giustizia, tribunale e prigione durante la Rivoluzione, quando la reclusa più celebre fu Maria Antonietta.

La Conciergerie vista dal Pont au Change

A pochi passi da qui si trova lo splendido Musée National du Moyen Âge, ospitato nello scrigno dell’hôtel degli abati di Cluny, che fu edificato fra la fine del ‘400 e i primi del ‘500 come foresteria e sede di rappresentanza dell’Ordine a Parigi. La collezione, qui custodita dal 1832, raccoglie opere di oreficeria, avori, arazzi, vetrate, oggetti di arredamento, armi, sculture e codici miniati.
Dopo la visita del Museo, avremmo potuto raggiungere la Basilica di Saint Denis (con i mezzi pubblici è necessaria una mezz’ora). La Basilica fu costruita sulla tomba del vescovo missionario Saint Denis (morto nel 250), e dopo la morte di Re Dagoberto nel 639 fino all’800 accolse le sepolture di 43 re, 32 regine e 10 servitori della monarchia. Con oltre 70 gisants e tombe monumentali, costituisce un’importantissima raccolta di scultura funeraria (la più significativa in Europa). E’ possibile intuirne la bellezza vedendo il film di Pupi Avati “I cavalieri che fecero l’impresa”: la prima sequenza rappresenta un monaco benedettino che, qualche tempo dopo il 1271, si reca sulla tomba di Luigi IX per raccontare l’Impresa, ovvero il recupero della Sindone ad opera di alcuni cavalieri. La Basilica inoltre segna la nascita dell’arte gotica e inaugura la centralità della luce, simbolo del divino, nell’architettura religiosa. Fu concepita dall’Abate Suger, consigliere del re dal 1135 al 1144 e portata a compimento sotto il regno di Luigi IX, come edificio in grado di accogliere grandi masse di pellegrini in uno spazio caratterizzato da una teoria continua di cappelle non inframezzate da muri, con pilastri a fascio di colonne che elevano una magnifica volta a crociera.