Il Trittico di san Giovenale di Masaccio

Masaccio, Madonna del solletico, Galleria degli Uffizi
Masaccio, Madonna del solletico, Galleria degli Uffizi

Nella sua breve vita (nacque nel 1401 e morì a 27 anni nel 1428) Masaccio realizzò alcuni capolavori che hanno segnato profondamente la storia dell’arte, opere capitali che hanno dato avvio alla pittura rinascimentale. Poche sono, purtroppo, quelle sopravvissute al passaggio dei secoli, e quelle rimaste sono disperse in molti luoghi. A Firenze si trovano gli affreschi realizzati insieme a Masolino nella Cappella Brancacci della chiesa del Carmine (portati a compimento fra il 1424 e il 1425) e la fondamentale Trinità nella chiesa di Santa Maria Novella (risalente al 1427 circa, ultima sua opera giunta fino a noi), nonché due tempere su tavola custodite agli Uffizi, la Madonna del solletico e la Sant’Anna Metterza (dipinta insieme a Masolino).

Masaccio, Trittico di San Giovenale
Masaccio, Trittico di San Giovenale

A poca distanza dal capoluogo toscano si può ammirare lo straordinario Trittico di San Giovenale, esposto nel Museo Masaccio della pieve di Cascia di Reggello. Il Trittico è la prima opera di Masaccio a noi nota, dipinta il 23 aprile 1422 all’età ventuno anni, come indicato dall’iscrizione che corre sul bordo inferiore: “ANNO DOMINI MCCCCXXII A DI VENTITRE APRILE”. Questa iscrizione è importante non solo perché consente di datare esattamente la tavola, ma anche perché per la prima volta in Europa vengono utilizzate le moderne lettere capitali umanistiche anziché quelle gotiche internazionali: a Masaccio va anche questo primato.

Masaccio, Trittico di San Giovenale, dettaglio dell'iscrizione
Masaccio, Trittico di San Giovenale, dettaglio dell’iscrizione

Il Trittico rappresenta la Madonna col Bambino e due angeli ai piedi, accompagnata dai santi Bartolomeo e Biagio (nello scomparto di sinistra) e Giovenale e Antonio Abate (a destra). L’opera probabilmente venne commissionata dal patrono della chiesetta di San Giovenale a Cascia di Reggello, Vanni Castellani, e fu dipinta a Firenze dove rimase in un primo momento per essere ammirata dagli artisti dell’epoca.

Masaccio, Trittico di San Giovenale, dettaglio della Madonna col Bambino
Masaccio, Trittico di San Giovenale, dettaglio della Madonna col Bambino

L’innovazione che essa testimonia è evidente: l’intera composizione è organizzata secondo una chiara impostazione prospettica, attraverso la spazialità del trono monumentale della Madonna – incurvato in profondità e proiettato in avanti nelle ante laterali – e la disposizione delle assi del pavimento, che convergono prospetticamente verso un punto di fuga centrale. I santi raffigurati negli scomparti laterali sono una rappresentazione realistica di personaggi che sostengono pastorali e libri, li stringono e li afferrano: colpisce la fedeltà al vero degli occhi di Sant’Antonio Abate, che sono arrossati all’interno delle palpebre secondo un tratto tipico dell’uomo anziano, mentre un vivace maialino si muove ai suoi piedi, introducendo una nota naturalistica in un contesto solenne.

Masaccio, Trittico di San Giovenale, dettaglio dei volti dei santi Giovenale e Antonio Abate
Masaccio, Trittico di San Giovenale, dettaglio dei volti dei santi Giovenale e Antonio Abate

Altri elementi sottolineano la grande sensibilità di Masaccio e l’acutezza  del suo sguardo: il Bambino stringe tra le mani un grappolo d’uva, che era rifinito in lacca andata perduta, mentre tiene due dita dell’altra mano in bocca; la Vergine indossa al dito anulare un doppio anello e la sua veste era decorata in oro (purtroppo perduto); San Giovenale tiene aperto un libro sul quale si legge l’antifona al Salmo 109: la scrittura è stata paragonata all’unico autografo noto del pittore, una denuncia al catasto del 1427, e risulta essere della stessa mano.

Altre immagini del Trittico:

Masaccio, Trinità, Chiesa di Santa Maria Novella
Masaccio, Trinità, Chiesa di Santa Maria Novella

Altre opere di Masaccio sono il Polittico di Pisa (risalente al 1426), oggi smembrato e in parte disperso – nel Museo Nazionale di San Matteo a Pisa si conserva il pannello con San Paolo, il Museo Capodimonte di Napoli custodisce il pannello con la Crocifissione, altre parti sono a Los Angeles, Berlino, Londra – e lo scomparto con i santi Girolamo e Giovanni Battista per il polittico di Santa Maria Maggiore (oggi a Londra).

La possibilità di ammirare questa opera merita assolutamente il viaggio a Cascia di Reggello, dove peraltro il Museo Masaccio offre un’interessante pinacoteca con tavole della bottega di Domenico Ghirlandaio, di Agnolo Guidotti, di Santi di Tito, oltre che suppellettili sacre e paramenti liturgici, risalenti dal tardo Quattrocento fino al Settecento.

Altre immagini del Museo Masaccio:

L'abbazia di Vallombrosa
L’abbazia di Vallombrosa

Una volta a Reggello si può raggiungere Vallombrosa e visitare l’abbazia fondata nel 1058 da San Giovanni Gualberto, nel cui museo si trova la splendida Pala di Vallombrosa di Domenico Ghirlandaio, oppure attraversare il Valdarno e risalire in direzione del Chianti, per un giro fra borghi e badie: qui un itinerario possibile, a partire dalla badia a Coltibuono (sempre possesso dei benedettini vallombrosani) quindi Vertine, Volpaia e infine Castello di Ama.

Altre immagini di Vallombrosa:

Per mangiare in zona, consiglio senz’altro il ristorante Archimede, per assaggiare l’autentica cucina toscana in un ambiente davvero verace: ottimi l’arrosto girato, i primi a base di funghi e tartufo, le trote pescate nel vivaio.

I piatti serviti da Archimede:

Mappa:

Pio II, Cosimo de’ Medici e il sogno di una nuova crociata negli affreschi di Pinturicchio e Benozzo Gozzoli

Convocazione del concilio di Mantova
Pinturicchio, Libreria Piccolomini nella Cattedrale di Siena. Convocazione del concilio di Mantova

Le pareti della Libreria Piccolomini che ho da poco ammirato nella Cattedrale di Siena raccontano la vita e le opere di papa Pio II, al secolo Enea Piccolomini (1405-1464), dalla sua prima impresa – la partenza per il concilio di Basilea – fino all’ultima, l’arrivo nel porto di Ancona per dare avvio alla crociata. Fra le scene rappresentate da Pinturicchio e dalla sua bottega vi è l’episodio della convocazione del concilio di Mantova: la Dieta, che si svolse dal primo giugno 1459 al 14 gennaio 1460, era stata convocata dal pontefice con l’obiettivo di indire una nuova guerra santa contro i turchi, per liberare il mar Adriatico dalla loro presenza e recuperare le terre occupate nell’Oriente bizantino. Per raggiungere la sede del concilio Pio II affrontò un lungo viaggio che lo portò – tra le varie tappe – a visitare il suo borgo natìo, Corsignano in val d’Orcia (nell’occasione ricostruito e ribattezzato Pienza), e Firenze, dove fece ingresso il 25 aprile.

Corteo del Mago giovane fra i personaggi, il primo cavaliere a destra è identificato con Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini. Sul cavallo accanto al suo, Galeazzo Maria Sforza, duca di Pavia. Il terzo personaggio a cavallo è Cosimo il Vecchio, mentre il quarto cavaliere è identificato con il figlio, Piero il Gottoso. Tra i due, con una singolare acconciatura, potrebbe esservi Carlo o Giovanni, figli illegittimi di Cosimo
Benozzo Gozzoli, Corteo dei Magi nella Cappella di Palazzo Medici Riccardi. Corteo del Mago giovane fra i personaggi, il primo cavaliere a destra è identificato con Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini. Sul cavallo accanto al suo, Galeazzo Maria Sforza, duca di Pavia. Il terzo personaggio a cavallo è Cosimo il Vecchio, mentre il quarto cavaliere è identificato con il figlio, Piero il Gottoso. Tra i due, con una singolare acconciatura, potrebbe esservi Carlo o Giovanni, figli illegittimi di Cosimo

Durante il suo soggiorno, accompagnato da Sigismondo Pandolfo Malatesta signore di Rimini, alloggiò negli appartamenti papali del convento domenicano di Santa Maria Novella, trattenendosi sino al 5 maggio. In città incontrò Galeazzo Maria Sforza, figlio primogenito del duca di Milano che si era recato nell’alleata Firenze come ambasciatore del padre, mentre non riuscì a vedere Cosimo, immobilizzato da un forse diplomatico attacco di gotta: il Medici riuscì dunque a sottrarsi all’incontro con il pontefice e ad evitare di trattare la faccenda della crociata, che lui riteneva una follia. Durante la permanenza di Pio II e di Galeazzo Maria Sforza i fiorentini organizzarono feste e spettacoli in onore dei due ospiti, tra cui una giostra in piazza Santa Croce, un ballo nel Mercato nuovo, un banchetto nel palazzo Medici di via Larga (l’attuale Palazzo Medici Riccardi), una caccia con animali feroci. Il protagonista dello spettacolo organizzato in via Larga in occasione della cena fu Lorenzo il Magnifico, figlio di Cosimo, allora undicenne.

Dettaglio del Mago giovane, tradizionalmente identificato con Lorenzo il Magnifico
Benozzo Gozzoli, Corteo dei Magi nella Cappella di Palazzo Medici Riccardi. Dettaglio del Mago giovane, tradizionalmente identificato con Lorenzo il Magnifico

Lo splendore dei festeggiamenti influenzò senza dubbio il pittore Benozzo Gozzoli, che entro il 1462 affrescò la cappella di Palazzo Medici Riccardi con un magnifico corteo dei Magi (cui ho dedicato questo post). Nelle sembianze del Mago giovane dipinto da Benozzo si riconosce Lorenzo il Magnifico, rappresentato con un copricapo simile a quello realmente indossato dall’undicenne nello spettacolo di via Larga del 1459. Nel corteo che segue il Mago sulle pareti della cappella si possono individuare i personaggi che in quella occasione si riunirono a Firenze: Sigismondo Pandolfo Malatesta, Galeazzo Maria Sforza, Cosimo il Vecchio e il figlio Piero il Gottoso (committente dell’affresco benozziano).

Arrivo di Pio II ad Ancona per dare avvio alla II Crociata - dettaglio del fondo con Ancona
Pinturicchio, Libreria Piccolomini nella Cattedrale di Siena. Arrivo di Pio II ad Ancona per dare avvio alla II Crociata – dettaglio del fondo con Ancona

Il progetto di una nuova crociata fortemente propugnato da Pio II non giunse, nemmeno negli anni seguenti, all’esito sperato, tanto da indurre lo stesso pontefice, ormai vecchio e malato, ad annunciare di voler condurre di persona la flotta nell’Adriatico: a questo scopo giunse ad Ancona il 19 luglio 1464, dove morì nella notte fra il 14 e 15 agosto, pochi giorni dopo l’arrivo delle navi promesse dai Veneziani. Questo episodio è rappresentato nell’ultimo riquadro del ciclo della Libreria Piccolomini, con il vecchio pontefice seduto in portantina e alle sue spalle il porto, con le imbarcazioni veneziane in arrivo.

Due affreschi (due capolavori), quelli di Pinturicchio e di Benozzo Gozzoli, che testimoniano l’incontro fra personaggi e storie cruciali del nostro Quattrocento, una vicenda – la gotta di Cosimo il Vecchio – che racconta l’astuzia di colui che era divenuto il Signore di Firenze, e la volontà incrollabile di Pio II di indire una crociata per opporsi alla disgregazione morale – e territoriale – della cristianità.

Altre immagini:

Le chiese di Siena: un itinerario alla scoperta di tesori meno conosciuti

Il panorama di Siena dalla chiesa di San Domenico
Il panorama di Siena dalla chiesa di San Domenico

Sono tornata a Siena per studiare la Libreria Piccolomini della Cattedrale (al capolavoro di Pinturicchio ho dedicato questo articolo) e nell’occasione mi sono recata in alcune chiese che non avevo mai visitato prima.

La navata della chiesa di San Domenico
La navata della chiesa di San Domenico

Dopo aver ammirato la Cattedrale, il Museo dell’Opera del Duomo, il Battistero, il complesso di Santa Maria della Scala, il Palazzo Comunale e la Pinacoteca nel corso delle mie visite precedenti, stavolta ho voluto visitare luoghi meno noti, cominciando dalla Basilica di San Domenico, da cui il panorama sul Duomo, il campanile e la Torre del Mangia è davvero splendido.

La Cappella di santa Caterina nella chiesa di San Domenico
La Cappella di santa Caterina nella chiesa di San Domenico

Risalente al 1226, la chiesa venne in seguito ampliata nelle forme gotiche attuali: edificata in mattoni, in controfacciata ospita una struttura soprelevata chiamata Cappella delle Volte, luogo di preghiera delle suore Mantellate legato ad episodi di santità di Caterina da Siena. Sulla parete di fondo si ammira un ritratto veritiero della santa, opera ad affresco di Andrea Vanni. Il luogo più suggestivo è senz’altro la cappella dedicata a Caterina, voluta nel 1466 per custodire la reliquia della testa della santa (in questa basilica sin dal 1383), collocata al centro dell’altare e affiancata da due affreschi del Sodoma con Svenimento ed Estasi. Il pavimento marmoreo è opera di Francesco di Giorgio e rappresenta Orfeo e gli animali. Sulla parete di destra si trovano anche un affresco staccato di Pietro Lorenzetti con Madonna col Bambino, San Giovanni Battista e un cavaliere e l’Adorazione dei pastori di Francesco di Giorgio.

Altre foto di San Domenico:

Ho quindi visitato la basilica di San Francesco, anch’essa risalente al 1228 e successivamente ampliata in forme gotiche.

Chiesa di San Francesco
Chiesa di San Francesco

Come la chiesa domenicana, ha pianta a croce egizia ed è stata edificata in mattoni: un luogo dalle imponenti dimensioni, adatto ad accogliere grandi masse di fedeli in occasione delle predicazioni. Nel transetto destro si trova la cappella delle Sacre Particole, ostie rimaste miracolosamente incorrotte dal 14 agosto 1730, quando venne trafugata la pisside che le custodiva. In una cappella del transetto sinistro si trova una Crocifissione di Pietro Lorenzetti, che faceva parte di un ciclo realizzato insieme al fratello Ambrogio per la sala capitolare e il chiostro del convento francescano. I brani superstiti sono inoltre le scene con il Martirio di frati francescani e San Ludovico da Tolosa che si congeda da Bonifacio VIII.

Altre foto di San Francesco:

La navata della chiesa di Sant'Agostino
La navata della chiesa di Sant’Agostino

Ho raggiunto la chiesa di Sant’Agostino, che si erge a fianco del prato che ne porta il nome: risalente al 1258, a fine Settecento venne rinnovata da Luigi Vanvitelli, a cui si deve il luminoso interno a una navata. Qui si ammira, in un altare laterale, un Crocifisso e Santi di Perugino, mentre nella cappella in fondo a destra si osservano affreschi quattrocenteschi sopravvissuti al rinnovamento vanvitelliano: la volta con le Sibille ad opera di Luca Signorelli e sulle pareti due affreschi in monocromo di Francesco di Giorgio Martini e bottega, rappresentanti la Nascita della Vergine e la Natività di Gesù. Nella piazza di fronte alla chiesa di trova l’Accademia dei Fisiocratici, fondata nel 1691 da Pirro Maria Gabrieli e il Museo di Storia Naturale (uno dei più antichi della Toscana).

Altre foto di Sant’Agostino:

San Clemente in Santa Maria dei Servi
San Clemente in Santa Maria dei Servi

Dalla chiesa di sant’Agostino ho imboccato via Sant’Agata e seguendone il corso dopo la piazza del Mercato, lungo il lato posteriore del Palazzo Pubblico, percorrendo via del Salicotto sono giunta all’ultima chiesa del mio itinerario, San Clemente in Santa Maria dei Servi. Innalzata sopra una scalinata in fondo alla bella piazza alberata, il suo nome ne racconta l’origine, fondata dall’ordine dei frati Servi di Maria sull’allora preesistente e fatiscente chiesa di San Clemente.

Coppo di Marcovaldo, Madonna del Bordone
Coppo di Marcovaldo, Madonna del Bordone

Al suo interno mostra le epoche e gli stili degli ampliamenti e degli interventi successivi: le tre navate risalgono all’alto Rinascimento, il transetto e l’abside al periodo gotico, gli altari laterali sono barocchi mentre l’illuminazione in ferro battuto è neogotica. Il campanile è romanico, del XIII secolo, mentre la scalinata d’accesso risale al Settecento. Fra le opere si distingue la Madonna col Bambino e due angeli, detta “Madonna del Bordone” di Coppo di Marcovaldo, firmata e datata 1261, ispirata a un modello bizantino. Vi sono inoltre un affresco di Pietro Lorenzetti rappresentante la Strage degli innocenti e una tela di medesimo soggetto di Matteo di Giovanni (1491), nonché una Croce dipinta di Niccolò di Segna di Bonaventura. Sull’altare è collocata l’Incoronazione di Maria di Bernardino Fungai (1501).

Altre foto di San Clemente in Santa Maria dei Servi:

Per pranzo mi sono fermata all’Enoteca I Terzi, collocata in una posizione centrale rispetto ai luoghi da visitare e di qualità e servizio garantiti. Fra i piatti ordinati: salmone marinato con cipolla rossa, carpaccio di girello con fonduta di gorgonzola, pici al ragù chiantigiano, spaghetti al limone con rana pescatrice  e zucchine.

I piatti:

Altre immagini di Siena:

Mappa delle chiese visitate:

La Libreria Piccolomini nella cattedrale di Siena, la meraviglia del Pinturicchio

La Libreria Piccolomini: al centro le Grazie e in basso le custodie lignee dei corali
La Libreria Piccolomini: al centro le Grazie e in basso le custodie lignee dei corali

Dopo aver ammirato le opere di Pinturicchio a Roma (in alcune chiese e negli Appartamenti Borgia), Spoleto (nella Cappella Eroli della Cattedrale) e Spello (nella chiesa di San’Andrea Apostolo e nella Cappella Baglioni) sono tornata a Siena per contemplare la Libreria Piccolomini, realizzata dal pittore umbro tra il 1505 e il 1507.

Libreria Piccolomini, la parete d'ingresso
Libreria Piccolomini, la parete d’ingresso

La costruzione di questo spazio sontuoso negli ambienti del vecchio presbiterio della Cattedrale fu decisa intorno al 1492 dal cardinale Francesco Todeschini Piccolomini, arcivescovo di Siena, in memoria dello zio, papa Pio II, morto 28 anni prima. La Libreria fu concepita come biblioteca, luogo adeguato ad accogliere l’importante raccolta collezionata dal pontefice e grande umanista.

Arrivo di Pio II ad Ancona per dare avvio alla II Crociata - dettaglio dei personaggi
Arrivo di Pio II ad Ancona per dare avvio alla II Crociata – dettaglio dei personaggi

Il 29 giugno 1502 fu sottoscritto il contratto tra il cardinale Francesco e Pinturicchio, all’epoca fortemente stimato e richiesto dopo il successo riscosso per gli affreschi degli Appartamenti Borgia realizzati tra il 1492 e il 1494. Il contratto impegnava il pittore a non assumere altri incarichi fino alla conclusione del lavoro, in modo da non causare ritardi alla consegna, e indicava con precisione la decorazione a grottesche della volta e le dieci storie da illustrare sulle pareti, destinate a raccontare la vita di Pio II. I cartoni preparatori dovevano essere disegnati dal pittore umbro, così come la loro rappresentazione a muro; inoltre Pinturicchio doveva realizzare di sua mano tutte le teste ad affresco e i successivi ritocchi a secco, il tutto per un onorario di mille ducati d’oro.

La volta
La volta

Secondo la prassi la volta fu la prima ad essere realizzata, progettata dal Maestro ed eseguita dalle maestranze della sua bottega. Fu conclusa probabilmente prima del 22 settembre 1503, data di elezione pontificia del Cardinale Francesco con il nome di Pio III: al centro infatti reca l’emblema Piccolomini ancora sormontato dal cappello cardinalizio. L’improvvisa scomparsa di Pio III, il 18 ottobre 1503, causò inevitabilmente un arresto del cantiere, anche perché al pittore venne nel frattempo commissionato un altro lavoro da parte del fratello del defunto pontefice, Andrea di Nanni Piccolomini: un grande affresco commemorativo, dedicato all’Incoronazione di Pio III, da realizzarsi al di sopra dell’ingresso della Libreria lungo la parete della navata sinistra, concluso il 19 febbraio 1504.

Pinturicchio, L'incoronazione di Pio III, parete d'ingresso alla Libreria Piccolomini, navata di sinistra della Cattedrale
Pinturicchio, L’incoronazione di Pio III, parete d’ingresso alla Libreria Piccolomini, navata di sinistra della Cattedrale

Oltre a questo lavoro Pinturicchio eseguì il cartone preparatorio dell’allegoria della Fortuna, destinato al pavimento della Cattedrale senese, e la decorazione della cappella di San Giovanni Battista (1504-1506).

Gli affreschi narranti la vita di Pio II all’interno della Libreria vennero dunque eseguiti tra il 1505 e il 1507, e videro impegnati – accanto al Maestro – gli aiuti della sua bottega: Giovanni di Francesco Ciambella, Matteo Balducci, Eusebio da San Giorgio (autore, tra l’altro, della splendida pala custodita nella chiesa di Sant’Andrea a Spello). L’opera di Pinturicchio fu completamente pagata il 18 gennaio 1509 da dama Agnese, vedova di Andrea, con il saldo restante di 14 ducati e mezzo.

Gruppo delle Grazie nella Libreria Piccolomini
Gruppo delle Grazie nella Libreria Piccolomini

All’interno della Libreria si ammira il gruppo delle Tre Grazie, collocato al centro dell’ambiente, copia romana di un originale ellenistico del III o II secolo a.C. acquistato dal cardinale Francesco, mentre lungo le pareti si trovano vetrine lignee che custodiscono i Corali della sagrestia della Cattedrale.

Nella volta si ammirano i motivi a grottesca che il pittore aveva già impiegato sia nella Cappella Bufalini a Santa Maria in Aracoeli, sia nella cappella di San Girolamo a Santa Maria del Popolo, sia infine negli Appartamenti Borgia in Vaticano.

Dettaglio della finta partitura architettonica decorata a grottesche
Dettaglio della finta partitura architettonica decorata a grottesche

Lungo le pareti laterali e quella d’ingresso si snodano gli episodi della vita di papa Pio II, inquadrati da una finta architettura ad arcate divise da pilastri in trompe-l’œil decorati con motivi a grottesca. Al di sotto di ciascuna scena si trova un’iscrizione che spiega l’episodio rappresentato, a partire dal primo, situato accanto alla finestra destra, dedicato alla partenza di Enea Silvio per il concilio di Basilea. Nel riquadro si vede il futuro papa, ancora ventisettenne, in sella a un cavallo bianco, all’interno del corteo che arriva nel porto di Piombino. Dietro di lui si scorgono le navi della missione, in preda alla tempesta che le colse nel corso della navigazione, tempesta cui fece seguito il bel tempo coronato dall’arcobaleno. Molti dettagli sono realizzati in rilievo, come già negli affreschi degli Appartamenti Borgia.

La partenza di Enea Silvio per il concilio di Basilea
La partenza di Enea Silvio per il concilio di Basilea

Segue l’episodio di Enea Silvio ambasciatore alla corte di Scozia, con il protagonista rappresentato mentre pronuncia un discorso al Re per convincerlo ad allearsi con Carlo VII, re di Francia, contro gli inglesi. Dietro alla scena principale è raffigurato, al di là di una loggia decorata all’antica, un magnifico paesaggio di suggestione nordica, punteggiato da castelli e torri e attraversato da un fiume che sfocia nel mare. Il dolce degradare delle colline ricorda i paesaggi umbri, così come gli alberelli illuminati da lumeggiature in oro. Vi è poi l’incoronazione d’alloro a poeta da parte dell’imperatore Federico III, con un edificio a pianta centrale e impianto prospettico che si staglia sullo sfondo: si tratta di una variazione dell’edificio peruginesco presente nella Consegna delle chiavi della Cappella Sistina, già sviluppato da Pinturicchio nelle scene della Cappella Bufalini a Roma e della Cappella Baglioni a Spello.

L'incoronazione di Enea Silvio a poeta - dettaglio dell'edificio sul fondo
L’incoronazione di Enea Silvio a poeta – dettaglio dell’edificio sul fondo

Segue l’episodio di Enea Silvio che fa atto di sottomissione a Eugenio IV: al di là della scena principale, in cui il protagonista bacia i piedi del pontefice, si svolge l’episodio della sua investitura a vescovo di Trieste, ambientato sotto un loggiato. Fra i cardinali astanti seduti sulla sinistra si riconosce il cardinale Bessarione, con una lunga barba bianca. Segue la scena più famosa del ciclo, nella quale Enea Silvio, vescovo di Siena, presiede all’incontro tra i promessi sposi Eleonora di Portogallo e l’imperatore Federico III, incontro avvenuto a Siena il 24 febbraio 1452.

L'incontro di Eleonora del Portogallo e dell'imperatore Federico III
L’incontro di Eleonora del Portogallo e dell’imperatore Federico III

Dietro alla scena in primo piano si staglia la colonna che i senesi eressero in memoria dell’avvenimento (esistente tutt’oggi), mentre alla destra di Enea Silvio si scorge, con abito e cappello scuro, Andrea di Nanni Piccolomini e la di lui moglie Agnese, con indosso un corsetto bianco stretto da lacci orizzontali scuri. Nel paesaggio sullo sfondo si osservano la torre del Palazzo Pubblico, la facciata incompiuta del Duomo nuovo (il “facciatone) e la cattedrale con il suo campanile. Il riquadro seguente rappresenta Enea Silvio che riceve il cappello cardinalizio all’interno di un ambiente al cui centro è collocata una pala d’altare con la Madonna e il Bambino affiancati dai santi Giacomo maggiore e Andrea, protettori della famiglia Piccolomini.

L'incontro di Eleonora del Portogallo e dell'imperatore Federico III - dettaglio del paesaggio di Siena
L’incontro di Eleonora del Portogallo e dell’imperatore Federico III – dettaglio del paesaggio di Siena

Vi è poi l’incoronazione a pontefice di Enea Silvio (avvenuta il 3 settembre 1458), rappresentato sulla portantina papale mentre entra in San Giovanni in Laterano. Le mura dell’affresco sono decorate con una sovrabbondanza di stucchi dorati, a sottolineare il grande significato di questo momento. Segue l’episodio della convocazione del concilio di Mantova, al fine di organizzare una crociata contro i turchi ottomani: in primo piano in ginocchio è raffigurato, con la barba bianca, il patriarca di Costantinopoli Gennadio.

Convocazione del concilio di Mantova - dettaglio della figura di Gennadio
Convocazione del concilio di Mantova – dettaglio della figura di Gennadio

Fra tutte le scene, questa sembra la meno riuscita, dovuta quasi interamente al lavoro dei collaboratori di bottega. Vi è a seguire l’episodio della canonizzazione di Santa Caterina da Siena, organizzato su due piani distinti: in quello superiore si trova papa Pio II seduto con il corpo della santa sdraiato ai suoi piedi, in quello inferiore vi sono alcuni astanti tra cui si scorgono, a sinistra, due gentiluomini tradizionalmente identificati in Raffaello e Pinturicchio.

Canonizzazione di Santa Caterina da Siena - dettaglio delle figure tradizionalmente identificate in Raffaello e Pinturicchio stesso
Canonizzazione di Santa Caterina da Siena – dettaglio delle figure tradizionalmente identificate in Raffaello e Pinturicchio stesso

Il ciclo si conclude con la scena dell’arrivo di Pio II ad Ancona per dare inizio alla crociata: qui il papa giunse, vecchio ed ammalato, il 19 luglio 1464, ma fece appena in tempo a vedere arrivare la flotta veneziana: morì infatti nella notte tra il 14 e il 15 agosto. Alle spalle del vecchio pontefice, assiso sulla portantina, vi è una fedele rappresentazione del porto di Ancona, con l’arco di Traiano, le mura, le navi veneziane in arrivo.

Informazioni utili: per visitare la Libreria è necessario acquistare il biglietto d’ingresso alla Cattedrale di Siena, come visita singola o abbinata ad altri percorsi. Tutte le indicazioni sono riportate sul sito dell’Opera della Metropolitana Senese. Per chi volesse fare una gita in questa splendida città, ho raccolto alcune suggestioni in questo articolo. Per gli appassionati come me di Pinturicchio consiglio tutti i post via via linkati nel testo, consultabili unitariamente a questa pagina.

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A Castiglione della Pescaia tra storia, natura e mare

Vista del castello
Vista del castello

Nei giorni d’estate Castiglione della Pescaia è affollato di turisti desiderosi di tuffarsi nelle sue acque cristalline, premiate nel 2018 con l’ambito riconoscimento della Bandiera Blu per il diciannovesimo anno consecutivo. Oltre alle spiagge e alle belle pinete, che si estendono fino a Marina di Grosseto, il paese merita una visita per il suo borgo medievale, che situato sulle pendici del monte Petriccio è protetto dall’antica cinta muraria, costruita a partire dal X secolo dai Pisani e nei secoli successivi dagli Aragonesi e dai Senesi (in misura minore).

Piazzetta del borgo medievale
Piazzetta del borgo medievale

In alto si trova la rocca, la cui costruzione fu iniziata dal re di Napoli Alfonso d’Aragona  a partire dal 1447. Consiglio di inerpicarsi fino al borgo, percorrendone le stradine tortuose e giungendo al piazzale George Solti (grande direttore d’orchestra ungherese che passava molto tempo a Castiglione), dal quale si ammira un panorama mozzafiato sul paese, l’entroterra e la costa: lo sguardo spazia fino al parco dell’Uccellina e all’Argentario, le isole del Giglio, Montecristo e l’Elba e, nelle giornate più terse, arriva a scorgere la costa della Corsica.

La vista subito fuori piazzale Solti
La vista subito fuori piazzale Solti

Le origini del paese sono antiche, con i primi insediamenti urbani di epoca etrusca, quando venne fondata la vicina Vetulonia. L’abitato divenne Portus Traianus al tempo dei romani, mentre dopo la caduta dell’impero queste terre vennero dominate da Pisa, fino alla fine del 1300. Con il declino della repubblica marinara Castiglione si trovò sprovvista di difesa, e il 18 luglio 1404 gli abitanti decisero di porsi sotto la protezione di Firenze. Nel 1447 il re di Napoli Alfonso d’Aragona mosse verso nord  conquistando Castiglione e le terre vicine, di cui dispose l’intenso sfruttamento.

La vista del porto-canale, della pineta e della Diaccia Botrona da piazzale Solti
La vista del porto-canale, della pineta e della Diaccia Botrona da piazzale Solti

Nel 1559 l’intera area fu venduta ad Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I de’ Medici, tornando quindi sotto il controllo fiorentino. I Medici intrapresero la bonifica della palude, azione che proseguì anche con i Lorena e si protrasse fino alla fine della seconda guerra mondiale.

La tomba di Italo Calvino
La tomba di Italo Calvino

Accanto al castello sorge il cimitero, dove gli amanti della letteratura del Novecento potranno recarsi per rendere omaggio alla tomba di uno dei nostri scrittori più importanti, Italo Calvino, qui sepolto il 20 settembre 1985. Calvino aveva frequentato Castiglione fin dal 1972, prendendo casa nella pineta di Roccamare, e la sua tomba è quella più vicina all’orizzonte, tra il cielo e il mare, circondata da siepi di rosmarino e rose.

Dall’altezza del castello si può ammirare il porto-canale ancora oggi affollato di barchini e pescherecci, testimonianza dell’antico borgo di pescatori. Oltre ancora si estende la riserva naturale della Diaccia Botrona, considerata la più vasta area umida d’Italia – oltre mille ettari – riconosciuta zona d’importanza internazionale per il suo raro ecosistema.

La Diaccia Botrona dalla terrazza della Casa Rossa Ximenes
La Diaccia Botrona dalla terrazza della Casa Rossa Ximenes

Si estende sul luogo dell’antico lago Prile, che arrivò ad occupare un’area di 50 chilometri quadrati e che venne prosciugato nel XIX secolo. Oggi la riserva ospita una ricchissima varietà di specie animali e vegetali, tanto da costituire una vera e propria “banca genetica”, ed è un paradiso per gli amanti degli uccelli, con oltre 200 specie che si avvicendano nel corso dell’anno. Sul versante più vicino al canale si trova la Casa Rossa Ximenes, suggestiva costruzione progettata dall’ingegnere gesuita Leonardo Ximenes tra il 1767 e il 1768 su incarico del Principe di Toscana Pietro Leopoldo di Lorena.

Casa Rossa Ximenes nella Diaccia Botrona
Casa Rossa Ximenes nella Diaccia Botrona

L’edificio doveva servire al risanamento della palude, all’interno di un grande progetto di bonifica della Maremma, tenendo separate le acque dolci dell’entroterra da quelle salate del mare. Inoltre serviva a regimare le acque durante le ondate di piena invernali e i periodi estivi di magra, in modo da garantire anche le attività ittiche: le chiuse, le paratie e gli ingranaggi dell’epoca sono tutt’oggi visibili e funzionanti, anche se non vengono più utilizzati. Oggi l’immobile ospita un museo multimediale dedicato alla riserva naturale, che organizza anche attività di birdwatching, visite guidate in barchino, passeggiate, escursioni in bicicletta.

La passeggiata
La passeggiata di Castiglione della Pescaia

Nei pressi di Castiglione si può visitare la frazione di Tirli, immersa in un bosco di castagni e lecci dove scorribanda il cinghiale, una delle specialità gastronomiche della zona. Qui si trova il ristorante della Locanda La Luna, che consiglio per l’ottima cucinatipicamente maremmana – e l’ambiente familiare. Uno dei piatti più prelibati è senz’altro il piccione ripieno, che va ordinato in anticipo se si vuole essere sicuri di poterlo assaggiare.

La salita al borgo medievale
La salita al borgo medievale

Merita una visita anche Vetulonia, dove si trova la necropoli etrusca – vestigia di uno dei più importanti e fiorenti centri dell’Etruria settentrionale – e il Museo archeologico “Isidoro Falchi”, che custodisce corredi funebri, steli e opere di oreficeria rinvenute nelle tombe.

La Cremeria Corradini
La Cremeria Corradini

Dove mangiare a Castiglione: in paese consiglio i ristoranti Il 13, per la qualità dei piatti e gli ingredienti freschissimi, e l’Osteria del mare, che serve solo pesce secondo le ricette della tradizione. Per un gelato, la più gettonata è la Cremeria Corradini, che si riconosce subito dalla fila di fronte al banco. Subito fuori dal paese di trova L’Andana, che fa parte del resort di lusso Tenuta La Badiola e propone una cucina premiata con la stella Michelin.

Casa Rossa Ximenes nella Diaccia Botrona - dettaglio
Casa Rossa Ximenes nella Diaccia Botrona – dettaglio

Informazioni utili: prima della visita consiglio di documentarsi sul sito internet VisitTuscany.com, che fornisce indicazioni utili sia sulla storia di Castiglione, sia sulle attrazioni vicine, sia sulle attività cui è possibile dedicarsi. Anche il sito internet dei Musei di Maremma è ricco di indicazioni pratiche relative ai musei e alle aree archeologiche locali. In paese infine, nella piazza della fontana, si trova un fornitissimo punto di informazioni turistiche, generoso di materiali cartacei e consigli utili.

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Una gita nel Chianti, attorno a Gaiole e Radda, fra borghi fortificati, vino, arte

Vertine le colline circostanti
Le colline circostanti il castello di Vertine

Con una bella giornata a disposizione consiglio una gita nel Chianti attorno a Gaiole e Radda, per passeggiare in antichi borghi, degustare vini famosi in tutto il mondo, ammirare opere d’arte e approfondire la storia millenaria di questi luoghi. Quel che ho compiuto e suggerisco è solo un assaggio, un invito a organizzare nuove gite in un territorio ricchissimo di tesori da scoprire, dove il passato testimonia un’eccellenza e una qualità da custodire e ricercare.

Vertine, il torrione all'ingresso
Vertine, il torrione all’ingresso

Una delle tappe è senz’altro il castello di Vertine, che conserva ancora oggi il suo impianto medievale all’interno della cinta muraria di forma ellittica. Le prime testimonianze di questo insediamento risalgono a prima dell’anno Mille. Dal 1100 fu proprietà dei Ricasoli, che ribellatisi alla Repubblica fiorentina vennero assediati e infine costretti alla resa. All’epoca delle guerre aragonesi (1452-1483) era abitato dalla stessa famiglia, divenuta nel frattempo commissaria nel Chianti per la Repubblica, e divenne centro d’importanza strategica per il controllo del territorio.

Il paesaggio attorno a Vertine
Il paesaggio attorno a Vertine

La vista che se ne ha giungendo dalla strada è davvero suggestiva, di borgo fortificato circondato dalla campagna e dai vigneti. Vi si accede entrando dalla porta fiancheggiata da un alto torrione in pietra alberese. Le costruzioni sono quasi tutte originarie, e tra di esse si riconosce la pieve di San Bartolomeo, ricostruita in forme neoromaniche intorno al 1930.

L'arrivo alla Badia a Coltibuono
L’arrivo alla Badia a Coltibuono

Nei pressi di Vertine si trova la Badia a Coltibuono, risalente anch’essa a prima del Mille, quando era un piccolo oratorio. Restaurato e ingrandito, venne trasformato in abbazia nel 1037 e divenne possesso dei monaci benedettini vallombrosani, che ne amministrarono il territorio e i beni per oltre settecento anni. Molti furono i beni che le vennero assegnati e le elargizioni nel corso dei secoli, tanto che il monastero divenne padrone di un vasto patrimonio, con giurisdizione sopra molte chiese.

Badia a Coltibuono, la torre campanaria
Badia a Coltibuono, la torre campanaria

Come racconta Emanuele Repetti nel suo “Dizionario”, l’abbazia riceveva e amministrava copiose entrate, tante da venir assegnata in commenda abbaziale a diversi illustri prelati, tra cui il cardinale Giovanni dei Medici, divenuto papa Leone X. Nel 1810, quando sotto il dominio napoleonico i beni vennero espropriati e i monaci cacciati, il monastero conservava ancora diversi poderi, mulini, palazzi e case.

Badia a Coltibuono, la veduta della vallata verso il Valdarno
Badia a Coltibuono, la veduta della vallata verso il Valdarno

In quell’anno venne soppresso e venduto all’asta; tutt’oggi è proprietà privata. Accanto alla chiesa, che conserva le sue forme romaniche, svetta una torre campanaria forse risalente al XII-XIII secolo. Tutta la costruzione è immersa in un bosco di pini e abeti, e sotto di essa si distende un prato verde che conduce lo sguardo alla profonda vallata sottostante, dove l’occhio giunge ad ammirare il Valdarno.

Daniel Buren, "Sulle vigne: punti di vista" - dettaglio
Castello di Ama, Daniel Buren, “Sulle vigne: punti di vista” – dettaglio

A poca distanza si trova un altro borgo, Ama, i cui abitanti si sono dedicati per secoli alla cura del territorio e alla coltivazione della vite e del vino. Oggi molti edifici dell’antico paese sono divenuti proprietà dell’azienda vinicola Castello d’Ama, che produce un Chianti Classico famoso in tutto il mondo. Un ulteriore elemento di attrazione è la passione per l’arte contemporanea, sì che i luoghi dedicati al vino e gli spazi degli antichi edifici ospitano opere site-specific di artisti come Michelangelo Pistoletto, Anish Kapoor, Louise Bourgeois, Daniel Buren, Hiroshi Sugimoto… Alla visita di questo luogo, dove l’amore per l’enologia e per il paesaggio si accompagna alla commissione di opere d’arte, ho dedicato questo articolo.

Volpaia, piazza
Volpaia, piazza

Spostandosi verso Radda in Chianti e superandone il borgo si giunge a Volpaia, castello le cui mura, le torri e il cassero sono ancora ben visibili. Risalente all’IX secolo, venne costruito dall’omonima famiglia fiorentina, che nel Rinascimento dette i natali ad eruditi come Lorenzo della Volpaia, amico di Leonardo da Vinci. Sorge sul crinale che divide la terra di Firenze da quella di Siena, e nel corso del Quattrocento subì le conseguenze della lotta tra le due Repubbliche, venendo più volte preso d’assedio e conquistato. Una situazione che cambiò completamente con il declino e infine, nel 1555, con la caduta della potenza senese, che viceversa inaugurò un lungo periodo di pace per il territorio chiantigiano.

Volpaia, il cartello del borgo
Volpaia, il cartello del borgo

All’interno del borgo, dove è piacevole passeggiare respirando un’atmosfera di altri tempi, si ammirano la chiesa di San Lorenzo e la chiesa-torre di Sant’Eufrosino, oltre ad alcune torri dell’antica fortificazione e tratti delle mura originarie, nonché resti di costruzioni medievali poi trasformate in abitazioni.

Dove mangiare: a Volpaia è divertente sostare al Bar-Ucci, gestito dalla proprietaria, la simpatica ed estroversa Paola Barucci. La sorella Carla gestisce il vicino ristorante La Bottega. Per mangiare affacciati sulle verdi colline consiglio l’enoteca con cucina di Castello di Ama, Il Ristoro, dove lo chef prepara piatti a chilometro zero con i prodotti dell’orto.

Vertine, scorcio
Vertine, scorcio

In tutti i casi consiglio vivamente la prenotazione, soprattutto nel fine settimana.

Per le notizie relative alla Badia a Coltibuono mi sono avvalsa anche delle informazioni riferite da Emanuele Repetti nel suo “Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana” redatto e pubblicato tra il 1833 e il 1846, consultabile nell’edizione riferita al Chianti Classico edita da Libreria Editrice Fiorentina nell’anno 2000.

Mappa dei luoghi:

Vino, arte e architettura contemporanea: un giro nelle cantine di Italia, Francia e Spagna

Daniel Buren, "Sulle vigne: punti di vista"
Castello d’Ama, Daniel Buren, “Sulle vigne: punti di vista”

Nel corso dei miei viaggi mi sono imbattuta in alcune cantine e tenute vitivinicole di grande interesse non solo per gli appassionati del vino e dell’enologia, ma anche per chi come me ricerca e ammira l’arte e l’architettura contemporanea. L’ultima in ordine di tempo è stata la Tenuta di Castello d’Ama (le ho dedicato questo articolo), che incastonata tra le colline del Chianti custodisce una preziosa raccolta di arte contemporanea, con installazione site-specific di artisti come Michelangelo Pistoletto, Daniel Buren, Anish Kapoor, Louise Bourgeois, Hiroshi Sugimoto. Le opere sono sparse negli ambienti della Tenuta, dalle cantine alle Cappelle del borgo, e dialogano con il contesto architettonico e paesaggistico circostante, nonché con lo spirito dell’azienda e la cultura del vino, rigorosamente Chianti Classico.

Tenuta Castelbuono di Lunelli a Bevagna
Tenuta Castelbuono di Lunelli a Bevagna

In Umbria invece ho ammirato la cantina Castelbuono di Lunelli, che si trova a pochi chilometri da Bevagna, nella terra del Sagrantino. La cantina si inserisce nelle morbide colline della Valle umbra con la forma di un immenso carapace di tartaruga, che all’esterno ha assunto il colore del paesaggio grazie alla copertura in rame, e all’interno si apre in una grande sala vetrata che dialoga con i filari circostanti.

L’interno del carapace

La struttura si deve al genio e all’intuizione di Arnaldo Pomodoro, e mette in discussione i confini tra scultura e architettura, ponendosi come opera d’arte al cui interno è possibile vivere e lavorare: il guscio esterno è percorso da grandi crepe, che richiamano i solchi della terra, mentre all’interno si riconosce immediatamente il linguaggio artistico di Pomodoro, i suoi tagli e le spaccature che rompono la superficie. La mia visita alla cantina è stata una sosta di grande interesse nel corso di una giornata intensa, trascorsa tra Bevagna e Foligno, che ho raccontato in questo post.

Château La Coste, Louise Bourgeois, Crouching spider 6695 2003
Château La Coste, Louise Bourgeois, Crouching spider 6695 2003

Viaggiando in Francia ho visitato la raccolta di arte e architettura contemporanea di Château La Coste, nei pressi di Aix en Provence: la tenuta è disseminata di opere realizzate appositamente da artisti e architetti qui invitati, a partire dal centro visite firmato da Tadao Ando, dalle cantine di Jean Nouvel, dal teatro all’aperto di Frank O. Gehry e dal padiglione recentemente realizzato da Renzo Piano.

Château La Coste, Frank O. Gehry, Pavillon de Music
Château La Coste, Frank O. Gehry, Pavillon de Music

Percorrendo i vigneti lungo un tragitto di visita di due ore, ci si imbatte in opere di Larry Neufeld, Richard Serra, Tom Shannon, Lee Ufan, Ai Weiwei, mentre all’ingresso – sopra la superficie specchiata di una grande vasca, si riflettono le sculture di Hiroshi Sugimoto, Alexander Calder, Louise Bourgeois. Vengono organizzate esposizioni temporanee nella galleria dedicata (quest’estate sarà la volta di Sophie Calle), nonché una stagione musicale nel padiglione di Gehry e una  rassegna cinematografica. Si trova a pochi chilometri da Aix e da Avignone, che ho visitato entrambe, raccontandolo qui.

Marques de Riscal, Frank O. Gehry
Marques de Riscal, Frank O. Gehry

In Spagna mi sono invece fermata presso la tenuta Marques de Riscal, nella regione vitivinicola della Rioja. Affacciata sul paese di Elciego, a metà strada tra Pamplona e Burgos, la tenuta si nota immediatamente grazie alla sua appariscente architettura, firmata da Frank O. Gehry: la sua principale caratteristica consiste nelle linee ondulate del tetto rivestito in titanio, che riflettendo la luce del sole cambiano colore nelle sfumature del viola e del lilla, richiamando le tonalità del vino che qui si produce.

Il borgo di Elciego dalla terrazza del Marques de Riscal
Il borgo di Elciego dalla terrazza del ristorante del Marques de Riscal

La memoria visiva va immediatamente al Guggenheim di Bilbao, situato a cento chilometri di distanza e principale opera dell’architetto canadese in terra spagnola: qui se ne richiamano i materiali e le forme sinuose. La Bodega è una delle più antiche della Spagna, e nell’edificio progettato da Gehry ospita una vera e propria Ciudad del vino, con un hotel di lusso, due ristoranti e una spa. Dei due ristoranti, quello all’esterno permette di mangiare sotto il tetto ondulato di Gehry, ammirando il borgo sottostante.

Bodega Ysios, Santiago Calatrava
Bodega Ysios, Santiago Calatrava

A poca distanza da Elciego si trova infine Bodegas Ysios, la cui cantina è stata concepita da Santiago Calatrava e inaugurata nel 2001. Il suo aspetto è spettacolare, si sviluppa lungo un susseguirsi di onde che emulano quelle della montagna soprastante – la Sierra Cantabrica – e delle colline attorno, mentre l’edificio si sviluppa in lunghezza in una struttura di legno di cedro color rame. Il vino che qui si è produce è rigorosamente tempranillo.

Informazioni utili:

Michelangelo Pistoletto, "L'Albero di Ama. Divisione e Moltiplicazione dello specchio"
Castello d’Ama, Michelangelo Pistoletto, “L’Albero di Ama. Divisione e Moltiplicazione dello specchio”

Castello d’Ama: la visita è esclusivamente guidata e su prenotazione, e si svolge in tutti gli ambienti della tenuta nel borgo, comprendendo anche la degustazione di una selezione di vini. Tutte le informazioni sul sito www.castellodiama.com/.

Tenuta Castelbuono di Lunelli: la visita è guidata, su prenotazione, si svolge all’interno del carapace e si conclude con una degustazione di vini. Per ulteriori indicazioni il sito è www.tenutelunelli.it.

Château La Coste: la visita è guidata e si tiene per tutta l’estensione della tenuta vinicola per la durata di due ore (sono consigliate scarpe comode). Include anche l’esposizione temporanea. Tutte le informazioni sono consultabili sul sito, https://chateau-la-coste.com/, mentre a questo link si può scaricare la mappa.

Il dardo rosso che segnala la Tenuta
Il dardo rosso che segnala la Tenuta

Marques de Riscal: è possibile visitare la bodega, pranzando in uno dei suoi ristoranti, accedendo alla spa o pernottando nell’albergo. Tutte le indicazioni sul sito www.marquesderiscal.com.

Bodega Ysios: si può prenotare on line la visita guidata (in spagnolo o inglese) insieme alla degustazione di vini. Le istruzioni sul sito visitas.pernodricardbodegas.com.

Mappa delle cantine visitate:

Vino e arte contemporanea nel cuore del Chianti: la collezione di Castello di Ama

La vallata, Ama
La vallata, Ama

Ho visitato il borgo medievale di Ama, nel Chianti senese, che dagli anni Settanta ospita l’azienda Castello di Ama, una delle tenute più rinomate della produzione di vino Chianti Classico. Nel borgo e negli spazi dell’azienda a partire dal 1999 vengono raccolte straordinarie opere d’arte contemporanea : il progetto “Castello di Ama per l’arte contemporanea” è costituito da installazioni site-specific realizzate da alcuni artisti ispirati dal luogo e dalla sua storia.

Daniel Buren, "Sulle vigne: punti di vista"
Daniel Buren, “Sulle vigne: punti di vista”

Nomi di assoluto rilievo nel panorama dell’arte contemporanea sono stati invitati a conoscere la tenuta e ad approfondire lo spirito del borgo che la ospita, creando opere che dialogassero con l’ambiente circostante: sono nate così le installazioni di Michelangelo Pistoletto, Daniel Buren, Kendell Geers, Anish Kapoor, Chen Zhen, Carlos Garaicoa, Nedko Solakov, Cristina Iglesias, Louise Bourgeios, Ilya & Emilia Kabakov, Pascale Marthine Tayou, Hiroshi Sugimoto, Roni Horn, Lee Ufan. Un percorso in collaborazione con Galleria Continua di San Gimignano, che valorizza gli ambienti delle cantine, le cappelline di culto privato, le strade in acciottolato, gli spazi verdi affacciati sulle vallate circostanti, in una sintesi di arte, paesaggio, attività produttive legate al vino.

Villa Ricucci, Ama
Villa Ricucci, Ama

Al 2000 risale l’installazione di Michelangelo Pistoletto, “L’albero di Ama. Divisione e moltiplicazione dello specchio”, con un altissimo tronco collocato in fondo alla scala che conduce alle cantine: il fusto è spaccato e custodisce al proprio interno uno specchio ad angolo che riflette in infinite rifrazioni le immagini circostanti. Poco oltre, racchiusa e custodita in fondo a un pozzo  sotto una pesante grata in ferro, vi è “Topiary”, la scultura di Louise Bourgeois: qui installata nel 2009 poco prima della scomparsa dell’artista, rappresenta una donna in ginocchio trasformata in un fallo in boccio, mentre dal suo corpo sgorga continuamente acqua.

Michelangelo Pistoletto, "L'Albero di Ama. Divisione e Moltiplicazione dello specchio"
Michelangelo Pistoletto, “L’Albero di Ama. Divisione e Moltiplicazione dello specchio”

Nelle due cappelline private si trovano le opere di Anish Kapoor, “Aima” – una sorta di apertura nel pavimento, una voragine di colore rosso acceso –  e di Hiroshi Sugimoto, dal titolo “Confession of Zero”: sono due modelli matematici a forma conica – uno  che pende dal soffitto e l’altro che si erge dal pavimento – che convergono senza toccarsi. Nello spazio del giardino si trova “Sulle vigne: punti di vista” di Daniel Buren, che consiste in un muro lungo 25 metri, alto 2, rivestito da una superficie specchiante: riflette l’osservatore e gli edifici del Castello di Ama, e al contempo si apre con alcune finestre quadrate sulla vallata sottostante, di cui inquadra la veduta. Nelle vicinanze si osserva nel terreno l’installazione di Cristina Iglesias, “Towards the ground”, una vasca che ciclicamente si riempie e si vuota della propria acqua, mentre affiorano le foglie verdi che vi sono immerse. “The observer” di Ilya & Emilia Kabakov invita all’osservazione attraverso un binocolo che punta su una casa vicina: guardando nel binocolo si vedono persone e angeli seduti ad una tavola.

Carlos Garaicoa, "Yo no quiero vier mas a mis vecinos"
Carlos Garaicoa, “Yo no quiero vier mas a mis vecinos”

Sul declivio della collina si trova l’opera di Carlos Garaicoa, dal titolo “Yo no quiero vier mas a mis vecinos”, che stimola la riflessione sul concetto di separazione attraverso la ricostruzione di famosi muri, antichi o recenti, in miniatura: tra di essi si riconoscono il vallo di Adriano, la grande muraglia cinese, il muro che separa Israele e Palestina a Ramallah, il filo spinato tra Messico e Stati Uniti… Lungo la strada lastricata che si snoda nel borgo si dipana l’installazione di Pascale Marthine Tayou, “Le chemin de bonheur”, con macchie di colore che distinguono fra loro le pietre e si nascondono dietro angoli impensati, proprio come un’improvvisa felicità. Tra le botti della cantina si accende l’opera di Chen Zhen, “La lumière interieure du corps humaine”, dove alcune forme in vetro trasparente, illuminate da una luce bianca, rappresentano distinti organi del corpo umano e campeggiano sospesi al soffitto.

Roni Horn, "Untitled"
Roni Horn, “Untitled”

Sempre nelle cantine, tra le botti di vino, si trovano le installazioni di Kendall Geers, “Revolution / Love”, di colore rosso sangue in un ambiente che evoca le atmosfere di una cripta, e di Lee UfanTopos (Excavated)”, che come spiega l’artista è profondamente legata al luogo in cui si trova. Vi è infine l’installazione di Roni Horn, “Untitled”, l’ultima ad entrare a far parte di questa straordinaria collezione nel 2017, in cui la diversa lavorazione del vetro crea un oculos all’interno dell’opera e determina un’ambiguità tra l’apparenza e la realtà della sua materia.

Aspettiamo dunque i prossimi mesi per sapere se Castello di Ama accoglierà anche quest’anno una nuova opera, ad arricchire una raccolta così interessante per la varietà delle sue installazioni, degli artisti coinvolti, e della relazione che ogniqualvolta si crea tra opera e contesto circostante.

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L’arte del Novecento a Firenze: la collezione Casamonti a Palazzo Bartolini Salimbeni, gioiello del Rinascimento

Palazzo Bartolini Salimbeni in piazza Santa Trinita a Firenze
Palazzo Bartolini Salimbeni in piazza Santa Trinita a Firenze

La Collezione d’arte Roberto Casamonti apre le sue porte al pubblico nei rinnovati ambienti di Palazzo Bartolini Salimbeni. Al piano nobile di questo magnifico edificio affacciato su piazza Santa Trinita è ospitata la raccolta collezionata da Casamonti nel corso della sua lunga attività nel mondo dell’arte, dedicata agli artisti italiani e stranieri del Novecento.

Sin dalla piazza il visitatore prova un senso di bellezza ad ammirare il palazzo, opera di Baccio d’Agnolo, considerato un capolavoro dell’architettura rinascimentale: risalente al 1520 fu abitato dai Bartolini Salimbeni fino all’inizio dell’Ottocento, quando divenne un albergo – il celebre Hotel du Nord – per essere poi restaurato nella seconda metà del Novecento. La sua facciata presenta importanti elementi architettonici di ispirazione romana, come il portale architravato, le finestre crociate sormontate dal timpano e alternate a nicchie destinate ad accogliere statue, le cornici marcapiano e il cornicione fortemente aggettante.

Il cortile di Palazzo Bartolini Salimbeni a Firenze
Il cortile di Palazzo Bartolini Salimbeni

Spunti architettonici questi, utilizzati in quegli anni a Roma in particolare da Raffaello, in edifici oggi scomparsi come Palazzo Jacopo da Brescia e Palazzo Branconio dell’Aquila, che si trovavano entrambi nel rione di Borgo. In quella stessa zona si può ammirare Palazzo dei Penitenzieri su via della Conciliazione, che riporta un esempio di finestra crociata, presente anche nella facciata di Palazzo Venezia. Le novità introdotte da questo modello architettonico a Firenze suscitarono aspre critiche, come racconta il Vasari nelle “Vite”: “furono queste cose tanto biasimate dai fiorentini con parole, con sonetti, con appiccicarvi filze di frasche, come si fa alle chiese per le feste, dicendosi che aveva più forma di tempio che di palazzo, che Baccio fu per uscirne di cervello; tuttavia sapendo che aveva imitato il buono e che l’opera stava bene, se ne passò”. Di fronte a un così ampio dissenso l’architetto fece incidere sul portone d’ingresso la scritta “Carpere promptius quam imitari”, ovvero “Criticare è più facile che imitare”.

La colonna della giustizia in piazza Santa Trinita a Firenze
La colonna della giustizia

Di fronte al palazzo, al centro della piazza, spicca la splendida Colonna della Giustizia, dono di papa Pio IV al duca Cosimo I, proveniente dalle Terme di Caracalla e giunta a Firenze nel 1563. Alcuni anni dopo la colonna fu coronata dalla statua della Giustizia, realizzata in porfido dai Del Tadda. Altre colonne provenienti dalle Terme di Caracalla furono utilizzate per dividere le navate della chiesa romana di Santa Maria in Trastevere nel rifacimento dell’edificio del XII secolo: ma questa è una storia che merita un approfondimento dedicato.

Grottesche del cortile di Palazzo Bartolini Salimbeni a Firenze
Grottesche del cortile

La corte interna del Palazzo, che si apre su un bel portico su tre lati con colonne ad arco a tutto sesto, è decorata da graffiti e grottesche a monocromo opera di Cosimo Feltrini: fra i motivi vegetali ed animali si legge il motto dei Bartolini Salimbeniper non dormire”. Lo stemma di famiglia, tre papaveri adornati da un nastro e racchiusi da un anello, si ripete lungo le cornici della facciata.

Sala con camino della Collezione Casamonti
Sala con camino

Giunti al piano nobile si accede agli ambienti dedicati alla Collezione, che per scelta espositiva è stata suddivisa in due periodi: la prima parte comprende le opere di artisti agli esordi del Novecento fino ai primi anni Sessanta, la seconda dal 1960 fino ai nostri giorni. I due nuclei, di cui adesso è visibile il primo, si avvicenderanno con cadenza annuale. L’allestimento, curato da Bruno Corà, segue l’appartenenza degli artisti a movimenti e tendenze, oltre che assecondare un ordinamento cronologico. La prima opera che s’incontra è il ritratto che Ottone Rosai fece del padre di Roberto Casamonti: fu quello, racconta il collezionista, il momento in cui egli s’innamorò dell’arte, e provò il desiderio di circondarsi di opere da lui scelte e amate. I dipinti e le sculture esposte sono dunque il frutto di anni di passione e ricerche, a partire dai lavori di Viani, Fattori, Balla, del Boccioni pre-futurista.

Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, Collezione Casamonti
Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca

Si ammirano poi, nel succedersi delle sale, capolavori di De Chirico, Boldini, Campigli, Warhol, Picasso, Burri, Boetti, Morandi, Casorati, Ernst, SoutineCapogrossi, Castellani, Le Corbusier, Léger, Kandinsky, Turcato, Dorazio, Accardi, Pomodoro, Manzoni, Scheggi, Kounellis

Un manuale di storia dell’arte del Novecento che di fronte a ogni opera richiede una sosta e un approfondimento. Alle opere che più mi hanno colpito ho dedicato la mia personale galleria:

Tutte le informazioni utili sono reperibili sul sito della Collezione, www.collezionerobertocasamonti.it. La selezione di opere adesso allestita, “Dagli inizi del XX secolo fino agli anni ’60”, sarà aperta fino al 10 marzo 2019, dal mercoledì alla domenica dalle 11.30 alle 19.00. La prenotazione è obbligatoria.

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Villa La Foce in Val d’Orcia: un luogo secolare fra natura, storia e architettura

Il giardino formale inferiore e sullo sfondo il monte Amiata

Villa La Foce in Val d’Orcia è un magnifico edificio affacciato su uno stupendo giardino. Si trova nel comune di Chianciano Terme, alle porte della Val d’Orcia, e deve la sua fama allo splendido giardino che venne realizzato a più riprese tra il 1924 e il 1939. Si trova in un luogo di antichissima colonizzazione, frequentato già dagli etruschi, come testimonia una necropoli risalente al VII secolo a.C.: La Foce infatti sorge sulla strada che collegava la costa alla potente città di Chiusi, via di intensi traffici e scambi commerciali.

Il primo giardino fra le siepi di bosso
Il primo giardino fra le siepi di bosso

L’edificio che oggi si ammira risale al 1489 e venne costruito dall’Ospedale di Santa Maria della Scala di Siena per offrire un ricovero ai viandanti e ai pellegrini che percorrevano la via Francigena diretti verso Roma. Il suo disegno è attribuito a Baldassarre Peruzzi o alla sua bottega. Nel 1924 la tenuta venne acquistata dai Marchesi Antonio ed Iris Origo, che affidarono all’architetto inglese Cecil Pinsent il compito di estendere il vecchio edificio e l’annessa fattoria e di realizzare il giardino.

Il lavoro di bonifica agraria portato avanti dagli Origo trasformò il brullo paesaggio delle crete senesi in una campagna fertile: di pari passo con i lavori agricoli, essenziali per il funzionamento della fattoria, procedevano anche quelli riguardanti la villa e il giardino, che si protrassero per quindici anni. In fasi successive vennero realizzati il primo giardino, con la vasca e il pergolato, il giardino dei limoni e il cimitero nei boschi, il roseto e i suoi pendii, infine il giardino inferiore con la grotta e il doppio scalone in travertino: il lavoro terminò alla vigilia della seconda guerra mondiale.

Villa La Foce il giardino delle rose e un tralcio di glicine
Il giardino delle rose e un tralcio di glicine

Il genio di Pinsent, che qui creò il suo capolavoro, si esprime nell’armonia in cui la pietra e la vegetazione dialogano e interagiscono, e nella capacità di coniugare una rigida simmetria delle forme con l’apparente disordine della natura. L’osservanza delle geometrie – che trionfa nelle siepi rigorosamente triangolari del giardino di sotto – si ammorbidisce via via che ci si allontana dalla casa e si procede verso la vallata, verso il bosco in cui gli elementi artificiali cedono il posto alle libere espressioni della natura.

La strada a zigzag che venne creata da Antonio Origo per collegare il poggio confinante
La strada a zigzag che venne creata da Antonio Origo

Di fronte al giardino, oltre la vallata sottostante, spicca il monte Amiata, vulcano inattivo ormai da millenni. Sul poggio accanto si nota una strada bianca che sale zigzagando il dorso della creta, fiancheggiata da cipressi: è il simbolo de La Foce, e uno delle immagini più note della Toscana. Venne realizzata da Antonio Origo per collegare la fattoria centrale con i poderi sorti sui campi appena bonificati, e richiama i paesaggi di Benozzo Gozzoli e Lorenzetti.

La visita di questo luogo non può che lasciare una profonda impressione in chiunque lo ammiri, suscitando riflessioni su quanto l’opera e l’ingegno dell’uomo abbia modificato un paesaggio ostile e selvaggio come quello delle crete senesi in un angolo verde, in cui la natura è addomesticata e piegata a un diverso ordine di bellezza. La volontà dei Marchesi Origo, che hanno accolto il fascino esercitato da questa terra, ha segnato per sempre la storia della Val d’Orcia, creandone un mito che dura ancora oggi.

Villa La Foce la vista sul monte Amiata dalla piazzola panoramica
La vista sul monte Amiata dalla piazzola panoramica

Informazioni utili:

La Foce
Strada della Vittoria, 61
53042 Chianciano Terme
(Siena)

Il giardino è aperto al pubblico esclusivamente con visita guidata, ogni mercoledì pomeriggio (con partenze alle 15, 16, 17 e 18) e ogni sabato e domenica alle 11,30, 15 e 16,30. E’ visitabile anche nei giorni di festività nazionale (2 aprile, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, 15 agosto, 1 novembre) sempre in orario 11,30, 15 e 16,30.

Per ulteriori informazioni consiglio di consultare il sito internet, www.lafoce.com/it/

Altre immagini:

Villa La Foce il primo giardino con i limoni e le siepi di bosso
Il primo giardino con le piante di limoni e le siepi di bosso

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