2017-2019: due anni dedicati a Picasso

Girellando per le città italiane in questi mesi è facile trovare una mostra su Picasso, in occasione del centenario del viaggio dell’artista spagnolo nel nostro Paese. Le esposizioni italiane hanno dato avvio al più ampio progetto “Picasso-Méditerranée. 2017-2019, lanciato dal Musée National Picasso-Paris e dedicato all’opera “ostinatamente mediterranea” dell’artista. Sono oltre sessanta le istituzioni che hanno aderito, in Francia, Italia, Spagna, Malta, Marocco, Turchia, Grecia e Cipro.

Pablo Picasso, sipario di “Parade”

Alle Scuderie del Quirinale fino al 21 gennaio si può ammirare “Picasso. Tra Cubismo e Classicismo: 1915-1925” inaugurata a cento anni dal primo soggiorno a Roma dell’artista. Picasso venne nella città eterna per incontrare l’impresario dei Ballets Russes, Sergej Djagilev, e i due mesi che vi trascorse per mettere a punto costumi e scenografie per il balletto “Parade” segnarono la sua vita privata e la sua ispirazione artistica. Qui infatti conobbe la ballerina Olga Khokhlova, che sposò dopo un anno, e il contatto con le città di Roma, Napoli e Pompei influenzarono la sua arte, in un momento in cui il cubismo stava esaurendo la sua spinta creativa. La mostra è dunque l’occasione per rievocare quel soggiorno e la nuova ispirazione suscitata dal classicismo, ed espone oltre cento lavori risalenti al periodo 1915-1925, anno in cui anche il fascino della nuova corrente andò ad esaurirsi. In concomitanza con la mostra, a Palazzo Barberini nello splendido Salone affrescato da Pietro da Cortona è esposto il grandioso sipario realizzato da Picasso per “Parade”: l’immensa tela (lunga 17 metri ed alta 11), è tornata per la prima volta nella città dove fu ideata (venne poi conclusa a Parigi).

Presso il Palazzo Ducale di Genova è stata da poco inaugurata l’esposizione “Capolavori dal Museo Picasso, Parigi”, che vuole mostrare le opere (oltre cinquanta quelle in mostra) per cui l’artista nutriva una speciale predilezione (fra di esse vi sono lavori da cui Picasso non si separò mai), e al contempo ricostruire il suo percorso dall’inizio del Novecento fino agli anni Settanta.

Pablo Picasso, Sulla spiaggia, Peggy Guggenheim Collection @ Succession Picasso by SIAE 2017

A Venezia la Peggy Guggenheim Collection ospita fino al 7 gennaio 2018 la mostra “Picasso. Sulla spiaggia” che, partendo dal dipinto “Sulla spiaggia (La Baignade)” appartenente al museo veneziano, mette insieme per la prima volta quattordici opere per indagare sui legami tra Picasso e il Mediterraneo. La selezione include tre dipinti, dieci disegni e una scultura e prende le mosse da quella che era una delle tele più amate da Peggy Guggenheim. Ho ammirato la collezione Guggenheim in occasione del mio ultimo viaggio a Venezia.

Nei prossimi mesi verranno inoltre inaugurate queste ulteriori eposizioni:

A Milano, dal primo ottobre 2018 presso Palazzo Reale, “Picasso Mythologies”, che vuole approfondire il rapporto tra Picasso e l’arte greco-romana attraverso trecento opere in mostra.

A Faenza, dal primo ottobre 2019 presso il Museo della ceramica, “Picasso, la sfida della ceramica”.

A Napoli e Pompei, dal primo ottobre 2018 presso il Museo di Capodimonte, il Mann-Museo Archeologico Nazionale e l’Antiquarium di Pompei, “Picasso e l’antico”. La mostra, articolata sulle tre sedi, vuole riflettere sull’influenza esercitata dall’arte antica su Picasso affrontando la tematica da tre diverse prospettive: al Museo Capodimonte l’esposizione mirerà a mostrare l’eredità della pittura pompeiana sull’opera picassiana, al Mann si concentrerà sull’iconografia del minotauro (che attraversa tutta l’opera di Picasso), a Pompei sarà infine presentata una selezione di ceramiche dell’artista, a sottolineare l’influenza del modello antico.

Venezia: cosa vedere in tre giorni, e altri consigli

Il panorama dal ponte dell’Accademia verso Punta della Dogana

Questo post nasce dal mio ultimo fine settimana a Venezia, ma ricorda anche le tante cose viste che mi sento di suggerire a cuore aperto, ottime alternative anche quando le mostre temporanee che ho ammirato e di cui qui scrivo saranno concluse. Come primo vademecum alla visita della città, penso sia necessario tenere ben presente gli orari di apertura e chiusura, che condizionano l’organizzazione di ogni giornata: i bacari a pranzo chiudono alle 14, i musei chiudono alle 18, ad eccezione dei musei civici che fino al 31 marzo chiudono fra le 16 e le 17, i ristoranti a cena hanno talvolta due turni, il secondo dei quali è alle 21,30, orario dopo il quale è molto difficile essere accolti. Infine, moltissime chiese non sono visitabili la domenica e, quando sono aperte, hanno orari di chiusura variabili: ad esempio non sono riuscita a visitare – a pagamento – la sagrestia di Santa Maria della Salute perché già alle 11,40 era stata chiusa, mentre avrebbe dovuto rimanere aperta fino alle 12.

Giorno 1

Maurizio Nannucci, Changing Place, Changing Time, Changing Thoughts, Changing Future

Sono tornata alla Peggy Guggenheim Collection perché è un luogo straordinario, dove passeggiare tra opere d’arte uniche in un ambiente davvero peculiare, in un Palazzo – l’unico a un piano lungo tutto il Canal Grande, e noto come palazzo non finito – che fu acquistato da Peggy Guggenheim nel 1949 e che divenne la sua abitazione. Tra i capolavori che qui si possono ammirare (di cui ho fotografato alcuni miei preferiti), L’empire des lumières di René Magritte, Piazza di Alberto Giacometti, The Antipope di Max Ernst, Jamais di Clyfford Still, En lieu oblique di Yves Tanguy, Alchemy di Jackson Pollock. Alcune foto appese alle pareti mostrano il Palazzo così come l’aveva arredato Peggy Guggenheim, che viene ritratta insieme agli amati cagnolini Lhasa Apso, poi sepolti, insieme alla loro padrona, nel giardino delle sculture. In questo spazio, ricco di opere – tra gli altri – di Arp, Duchamp-Villon, Giacometti, Merz, Moore, è un piacere sostare e passeggiare, mentre dalla terrazza Marino Marini si ammira una bella vista sul Canal Grande.

René Magritte, L’Empire des lumières

Il museo inoltre offre una buona caffetteria, dove è possibile pranzare, riservata esclusivamente ai propri visitatori. Lo spazio riservato alle esposizioni temporanee attualmente ospita una mostra dedicata a Picasso, dal titolo Picasso. Sulla spiaggia, e una dedicata all’arte dei Salon de la Rose + Croix intitolata Simbolismo mistico. Il Salon de la Rose+Croix a Parigi 1892–1897 (entrambe fino al 7 gennaio 2018). In occasione della visita alla collezione, consiglio la visione del film “Peggy Guggenheim: Art Addict“, che permette di comprendere l’importanza di questo luogo nella vita della sua eccentrica e straordinaria padrona di casa.

Santa Maria della Salute

A pochi passi dalla Collezione Guggenheim si trova la Chiesa di Santa Maria della Salute, la cui cupola caratterizza il profilo di Dorsoduro a Punta della Dogana e che merita una visita per la storia che essa testimonia e per le opere d’arte che custodisce al proprio interno. Venne edificata su progetto di Baldassarre Longhena (a cui si devono, tra le altre opere, lo scalone della biblioteca di San Giorgio Maggiore, la Chiesa degli Scalzi, Ca’ Pesaro, Ca’ Rezzonico) come preghiera e ringraziamento alla Madonna per la fine dell’epidemia di peste che decimò la popolazione nel 1630.

Interno di Santa Maria della Salute @ basilicasalutevenezia.it

All’interno di ammirano pale d’altare di Tiziano e Luca Giordano, ma è la sagrestia che merita la visita (purtroppo non sono riuscita ad ammirarla), perché conserva opere di Tiziano, Tintoretto, il Sassoferrato, Palma il Giovane. Rimanendo in Dorsoduro, giungendo a Campo San Sebastiano si può ammirare la Chiesa omonima, che venne completamente affrescata dal Veronese: tra i dipinti, spiccano quelli sul soffitto rappresentanti le storie di Ester. Dopo la sua morte, il pittore venne sepolto qui.

In alternativa alla Collezione Guggenheim si può visitare Palazzo Cini, situato a pochi passi, che fu la casa-museo di Vittorio Cini e che oggi offre alla visita la splendida raccolta d’arte antica di colui che fu uno dei più importanti collezionisti e mecenati del Novecento italiano.

Piero di Cosimo, Madonna con Bambino e due angeli @ palazzocini.it

La Galleria al primo piano espone un nucleo di dipinti, oggetti d’arte e sculture dal XIII al XVI secolo, con la presenza di un cospicuo numero di opere di primitivi toscani e del rinascimento fiorentino, nonché di dipinti ferraresi.

Altrimenti – da solo vale il viaggio a Venezia – consiglio il complesso monumentale delle Gallerie dell’Accademia, che richiede almeno mezza giornata di visita.

Vittore Carpaccio, Incontro di Gioacchino ed Anna tra i santi Luigi IX e Libera @ gallerieaccademia.it

Oltre ad una raccolta di arte strepitosa, ospita mostre temporanee: fino al 2 aprile 2018 è visitabile l’esposizione “Canova, Hayez, Cicognara. L’ultima gloria di Venezia” che celebra il bicentenario della fondazione delle Gallerie. Fra le opere in esposizione permanente, quelle che mi hanno più colpito: la Pala di San Giobbe di Bellini (moltissime le opere di Bellini qui esposte), la Madonna dell’arancio di Cima da Conegliano, la Presentazione di Gesù al tempio di Carpaccio, il Ritratto di Giovane uomo di Memling, La vecchia di Giorgione, il Convito in casa di Levi di Veronese, il Trafugamento del corpo di San Marco di Tintoretto, Rinaldo e Armida di Hayez, il Miracolo della reliquia della Croce al ponte di Rialto di Carpaccio, il ciclo pittorico delle Storie di Sant’Orsola di Carpaccio, San Girolamo e un devoto di Piero della Francesca, il San Giorgio di Mantegna, la Tempesta di Giorgione, la Presentazione di Maria al Tempio di Tiziano, la Madonna dello zodiaco di Cosmè Tura.

Giorgione, La tempesta @ gallerieaccademia.it

Oltre ai capolavori, degno di ammirazione è il palazzo che li ospita, che riserva ambienti davvero da capogiro: il complesso è interessato da alcuni anni da lavori di restauro che mirano a raddoppiarne gli spazi espositivi, e per ridurre al minimo i disagi le sale – adesso sono interessate dai lavori quelle al primo piano – vengono chiuse  in via parziale e temporanea: è utile pertanto, prima della visita, consultare on line le opere effettivamente in esposizione e quelle temporaneamente non visibili. Consiglio inoltre il noleggio dell’audioguida, che consente un approfondimento interessante e niente affatto noioso della storia delle opere e dei loro artisti.

Giorno 2

Punta della Dogana vista dall’Isola di San Giorgio Maggiore

Il secondo giorno ho visitato Punta della Dogana e Palazzo Grassi in occasione della mostra “Treasures from the wreck of the Unbelievable” di Damien Hirst, in programma fino a 3 dicembre prossimo. Sulla mostra e le impressioni che ha suscitato in me ho scritto questo post, oltre ad aver scattato moltissime foto. Sono inoltre stata alla Scuola grande della Misericordia dove è allestita una mostra multimediale dedicata a Giotto, dal titolo “Magister Giotto”: l’esposizione – visitabile fino al 23 novembre – si articola al primo piano di questo magnifico ambiente ed è stata organizzata in occasione dei 750 anni dalla nascita del maestro, di cui racconta la vita e le opere accompagnati dalla musica di Paolo Fresu.

In alternativa alla visita degli spazi della Fondazione Pinault, fino al 26 novembre sarà visitabile anche la Biennale d’Arte, quest’anno intitolata “Viva Arte Viva” e come di consueto organizzata negli spazi dell’Arsenale e ai Giardini (oltre che nel centro storico di Venezia): la visita richiede almeno un giorno intero.

Palazzo Ducale e campanile di San Marco visti dall’Isola di San Giorgio Maggiore

Una volta concluse queste esposizioni, la giornata potrebbe essere dedicata alla scoperta di Palazzo Ducale, che ora ospita una splendida mostra di gioielli della collezione Al Thani, ammirabile fino al 3 gennaio 2018. Oltre alla visita del Palazzo, che da sola richiede mezza giornata e per la quale merita il noleggio dell’audioguida, consiglio caldamente la visita guidata dei percorsi segreti, che permette di vedere luoghi non visitabili liberamente, quali i Pozzi e i Piombi, oltre ad ambienti dedicati all’amministrazione della Serenissima: il percorso, che richiede la prenotazione anticipata e ha un biglietto a sé, permette di conoscere la storia politica e civile della città, la sua organizzazione e l’amministrazione della giustizia.

Palazzo Ducale, Sala del Maggior Consiglio @ http://palazzoducale.visitmuve.it

Per visitare il Palazzo si può acquistare il biglietto unico, con validità tre mesi, che consente anche l’accesso al Museo Archeologico, al Museo Correr e alla Biblioteca Marciana (oltre che all’esposizione temporanea), oppure il Museum Pass che dà accesso a tutti i musei civici veneziani e che ha validità sei mesi dalla data dell’acquisto.

Una volta in piazza San Marco, è impossibile – a meno di non essere davvero molto stanchi… – non visitare la Basilica, sul cui spigolo verso l’ingresso al Palazzo Ducale si trova il celebre gruppo dei Tetrarchi in prezioso porfido rosso.

Piazza San Marco con l’acqua alta

L’ingresso è libero e gratuito e, prima nel nartece e poi all’interno, lo sguardo è inevitabilmente attirato dai meravigliosi mosaici in vari colori e a foglia d’oro che coprono le volte e le cupole, che rappresentano un ricco programma iconografico sviluppato lungo otto secoli di storia; merita grande attenzione anche lo straordinario pavimento in marmo che, come un immenso tappeto, riveste tutta l’area della basilica (ben 2099 metri quadrati), con motivi geometrici e figure animali.

I mosaici di San Marco @ basilicasanmarco.it

Pagando un biglietto a parte, è possibile ammirare il ricco tesoro di San Marco, che comprende oggetti di varia provenienza (pezzi portati a Venezia da Costantinopoli dopo il 1204, coppe di origine islamica, oggetti in filigrana…) e soprattutto rimanere a bocca aperta di fronte alla pala d’oro, realizzata a Costantinopoli nel 1105 su committenza del doge Ordelaffo Falier: un capolavoro di oreficeria gotica con 250 smalti cloisonnés ornata di perle e pietre preziose che celebra il culto della luce, narrando le storie della vita di Cristo e di San Marco.

Pala d’oro @ basilicasanmarco.it

Sempre nel corso della visita della Basilica è possibile accedere al museo di San Marco, a pagamento, che comprende oggetti di varia natura appartenenti alla basilica e, soprattutto, la Quadriga marciana, che dopo l’ultimo restauro è stata qui spostata dalla sua originaria posizione al centro della facciata principale: l’opera, in bronzo dorato, giunse a Venezia insieme al bottino di guerra raccolto dopo la conquista di Costantinopoli del termine della IV Crociata nel 1204, insieme a molti altri oggetti oggi visibili nel tesoro di San Marco.

Quadriga marciana @ basilicasanmarco.it

Prima di abbandonare la Basilica, vale la pena soffermarsi ad ammirare le facciate, anch’esse ornate da sculture e mosaici che raccontano la storia della Basilica e di Venezia. Prima di pianificare la visita della Basilica, consiglio di dare un’occhio al sito web, dove sono chiaramente indicati gli orari di visita e le eventuali sospensioni.

Giorno 3

L’isola di San Giorgio Maggiore vista da Punta della Dogana

Ho dedicato la mattina alla visita dell’isola di San Giorgio Maggiore, dove si trova la Fondazione Giorgio Cini, ospitata nell’antico convento benedettino, e la Chiesa di San Giorgio Maggiore. Gli spazi conventuali sono visitabili esclusivamente con guida (in italiano il sabato e la domenica con partenza alle 10, 12, 14 e 16), che consente di scoprire la storia dell’isola e della Fondazione, ammirandone i magnifici luoghi (cui dedico una mia personale galleria di foto): il Chiostro dei Cipressi costruito agli inizi del Cinquecento da Andrea Buora, il Chiostro palladiano, ultimato ai primi del Seicento su progetto di Andrea Palladio, che costruì anche la Chiesa e il Refettorio.

Il chiostro di Andrea Palladio

Per il Refettorio Paolo Veronese dipinse la monumentale tela de Le nozze di Cana, che ornava completamente la parete di fondo dando l’illusione di prolungare lo spazio e richiamando, nella sua architettura dipinta, quella progettata da Palladio. L’opera fu ordinata dalla comunità benedettina nel 1562 e venne realizzata in 15 mesi, riscuotendo un successo tale da determinare una svolta nella carriera del pittore, a cui furono chieste numerose varianti da parte di altre comunità religiose. Qui inoltre le pressanti domande per visitare il capolavoro rischiarono di turbare la pace e la quotidianità della comunità benedettina.

Il refettorio di Andrea Palladio

Per volontà di Napoleone la tela fu smontata e trasportata in barca a Parigi nel 1797 ed esposta al Louvre, dove tuttora si trova, nella sala che ospita la Gioconda di Leonardo. Oggi a San Giorgio si trova un bel fac simile, che ha il merito di restituire l’impressione originaria. Gli altri luoghi oggetto della visita guidata sono lo scalone del Longhena, che costituisce l’ingresso monumentale alle sale superiori, la biblioteca del Longhena con le sue librerie originali (che scamparono al trafugamento in Francia, a differenza della tela del Veronese, perché troppo pesanti per essere trasportate in barca), la nuova Manica Lunga, che originariamente era il dormitorio, oggi destinata a Biblioteca – mirabile nell’allestimento di Michele De Lucchi – e infine il labirinto Borges, ricostruzione del giardino-labirinto realizzato in occasione dei venticinque anni dalla morte dello scrittore argentino. La Fondazione Cini organizza esposizioni temporanee nello spazio de Le stanze del vetro: quella in corso, visitabile fino al 7 gennaio, è dedicata a Vittorio Zecchin, e mostra i vetri soffiati disegnati per Cappellin e Venini dal 1921 al 1926 (qui qualche scatto delle opere in mostra).

La facciata della Chiesa di San Giorgio Maggiore

Terminato il giro negli spazi della Fondazione, ho visitato la Chiesa di San Giorgio Maggiore, progettata dal Palladio dopo la realizzazione del refettorio del monastero. La Chiesa si affaccia sul bacino di San Marco e dalla sua scalinata di ingresso si ammira un’indimenticabile vista sulla basilica marciana e sul Palazzo Ducale.

Ho riservato il pomeriggio alla visita del Palazzo Fortuny, che fino al 26 novembre ospita la temporanea “Intuition”: secondo la sua presentazione, la mostra intende indagare i modi in cui l’intuizione ha plasmato l’arte in latitudini, culture ed epoche diverse. Il suo allestimento – oltre a consentire di ammirare opere antiche e moderne, collocate le une accanto alle altre secondo accostamenti insoliti e stimolanti – si coniuga perfettamente con gli spazi del palazzo di Mariano Fortuny e offre belle suggestioni (qui qualche immagine). Segnalo infine che al “padrone di casa” il Prado sta dedicando un’esposizione antologica (appena inaugurata) cui il Museo veneziano contribuisce con il prestito di oltre 30 opere: l’esposizione si intitola “Fortuny (1838-1874)“.

Tiziano Vecellio, Madonna di Ca’ Pesaro @ basilicadeifrari.it

Da Palazzo Fortuny vale la pena arrivare fino alla Chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari – distante pochi minuti – dove oggi è possibile ammirare la pala Pesaro di Tiziano, restituita alla visita da poche settimane al termine di un restauro durato quattro anni. Si tratta di un capolavoro della pittura veneziana che è stata adesso restituita al pieno godimento, nello splendore dei suoi colori. Fra le altre opere esposte ai Frari vi sono il polittico con Madonna, Bambino e Santi di Bellini, la statua di San Giovanni Battista di Donatello (unica sua opera veneziana), i monumenti a Canova, Tiziano, al Doge Nicolò Trion e al Doge Francesco Foscari, l’Assunta di Tiziano. La Basilica presenta inoltre un coro ligneo maestoso, che si erge al centro della navata nella sua collocazione originaria, e la cortina marmorea che lo circonda, ornata con busti in rilievo di Patriarchi e Profeti dell’Antico Testamento.

La facciata della Scuola Grande di San Rocco

Accanto alla Basilica si trova la Scuola Grande di San Rocco, un luogo rimasto pressoché inalterato dall’epoca della sua costruzione (1478) e che accoglie il più famoso ciclo pittorico di Tintoretto con episodi del Vecchio e Nuovo Testamento. Oltre a Tintoretto, di cui si distingue la monumentale Crocifissione, che godette di straordinaria fama fra i suoi contemporanei, la Scuola conserva capolavori come il Cristo portacroce di Giorgione, l’Annunciazione di Tiziano, due teleri di Tiepolo, i dossali in noce che rivestono tutta la sala capitolare. A fianco alla Scuola Grande si trova la Chiesa di San Rocco, concepita come sacrario del Santo, il cui corpo è conservato nell’altare maggiore.

Tramezzini Florian

Al temine di tre giorni di passeggiate a Venezia, consiglio due esperienze da non perdere: una sosta al Caffè Florian di Piazza San Marco, seduti sui comodi divanetti rossi, per assaporare un buon caffè o, nelle fredde giornate invernali, un ottimo zabaione, il tutto servito sull’immancabile vassoio d’argento. La sera suggerisco un passaggio al Casinò, risalente al 1638 e riconosciuto come la casa da gioco più antica al mondo. Il palazzo rinascimentale che lo ospita, Ca’ Vendramin Calergi, fu l’abitazione di Richard Wagner, e qui spirò il musicista nel 1883. Le sale Wagner sono visitabili su appuntamento a cura dell’Associazione Richard Wagner di Venezia.

Alberghi e ristoranti, altri consigli:

Fra i ristoranti stellati sicuramente Da Fiore, che non va confuso con l’omonimo bacaro, situato in tutt’altra zona (che comunque consiglio per l’eccezionale baccalà mantecato).

Dolce fatto in casa dalla Betta alle Antiche Carampane

Un ristorante di ottimo livello, che si distingue per la grande cortesia del personale è Antiche carampane. E’ piccolo e intimo (necessita di prenotazione con ampio anticipo), ma tra le varie prelibatezze qui servono le introvabili moeche.

Fra le trattorie e i bacari: Da Fiore, Al Mascaron, Bancogiro (quest’ultimo si trova nella piazza su cui affacciano diversi bacari, e la consiglio anche perché a pochi passi si ammira una bella vista sul ponte di Rialto).

Aperitivo al Bancogiro

Hotel: consiglio il Boscolo Bellini perché si trova accanto alla stazione, ed è comodissimo per lasciare subito i bagagli. È però fuori mano se si vuole visitare la città. Altrimenti, dopo aver provato diversi alberghi in diverse zone, compresa la centrale San Marco, penso che un’ottima soluzione sia l’Hotel Agli Alboretti, situato accanto all’Accademia. Ci si arriva con tre diversi traghetti – di cui quello che passa per la Giudecca è poco affollato – ed è strategico sia per arrivare in San Marco, sia per visitare l’Isola di San Giorgio o la Giudecca, sia per il sestiere di San Polo. Scesi da traghetto, è raggiungibile a pochi passi senza dover superare alcun ponte. Il personale è molto gentile e disponibile e la colazione è di buon livello.

Immagini della mostra “Intuition”

Immagini dell’Isola di San Giorgio Maggiore e della Fondazione Giorgio Cini

Immagini della Peggy Guggenheim Collection

Peggy Guggenheim: Art addict

Per accompagnare la visita della Peggy Guggenheim Collection consiglio la visione del biopicPeggy Guggenheim: Art addict”, uscito nel marzo 2016 e dedicato alla vita di questa eccentrica, straordinaria figura. Il film parte dalla storia della peculiare famiglia Guggenheim, capace di accumulare un’enorme fortuna a partire dall’umile condizione di venditori porta a porta, con il padre di Peggy che trova la morte nel naufragio del Titanic e lo zio Solomon che fa costruire il proprio museo da Frank Lloyd Wright – quel museo che lei definirà “il garage dello zio”. L’esistenza di Peggy è quella di una donna “scandalosa”, che vive liberamente la propria femminilità, nella frequentazione di artisti che ne segnano la vita e ne educano il gusto: fra di loro, Max Ernst, Marcel Duchamp, Herbert Read. E ancora, Man Ray, Pablo Picasso, Jean Cocteau, Alexander Calder, Costantin Brancusi, Salvador Dalì, Vasilij Kandinskij, Samuel Beckett, Pete Mondrian…  Lei scopriva e coltivava talenti – Jackson Pollock in primis –  e salvò le vite di alcuni di loro nel corso del secondo conflitto mondiale, aiutandoli a fuggire dall’Europa. Divenne un punto di riferimento dell’arte moderna e la collezione cui dette vita, realizzata investendo il suo patrimonio, è oggi di inestimabile valore.

Damien Hirst e la mostra “Treasures from the wreck of the Unbelievable”: arte fra finzione, verità e gioco

Hydra and Kali Discovered by Four Divers, Lightbox in poliestere stampato, acrilico e alluminio verniciato a polvere

La mostra di Damien Hirst a Palazzo Grassi e Punta della Dogana racconta la storia dell’antico naufragio della nave UnbelievableApistos il nome originale in greco antico – e ne mostra il prezioso carico rinvenuto nelle profondità marine: il tesoro apparteneva al liberto Aulus Calidium Amotan, conosciuto come Cif Amotan II, ed era destinato a un leggendario tempio dedicato al Dio Sole in Oriente.  La chiave interpretativa della mostra è offerta dallo stesso artista che, sin dall’ingresso di Punta della Dogana, avvisa il visitatore con una scritta leggibile al sommo della porta: “Somewhere between lies and truth lies the truth”, la verità giace da qualche parte, magari nelle pieghe delle stesse bugie, con un gioco di parole fra “lies” bugie e “lies” giacere.

Sphinx, Bronzo

Il ritrovamento del tesoro, così ampio da essere esposto in entrambe le sedi della fondazione Pinault, è la cornice all’interno della quale si struttura la finzione dell’artista, che ha così modo di presentare le proprie opere – realizzate in un arco temporale di ben dieci anni – quale meraviglioso ritrovamento subacqueo: sono sculture in bronzo, granito, marmo incrostate di coralli, spugne marine, gorgonie, conchiglie, oggetti in oro e pietre preziose segnate dalla corrosione delle acque e mutilate dal naufragio, pietre e minerali semi preziosi, armi e suppellettili. Accanto ai pezzi recuperati nelle profondità marine due millenni dopo il loro naufragio, presentati al pubblico non restaurati, ovvero ancora coperti di incrostazioni, vi sono le copie contemporanee che dovrebbero offrirne l’originaria loro apparenza e disegni – a matita, carboncino, inchiostro – su carta o vellum relativi alle varie opere.

The Severed Head of Medusa, Malachite

L’apparato didascalico di ogni pezzo è funzionale alla finzione, così puntuale e preciso che non permette di comprendere dove sia la bugia e dove si trovi la verità: esso deriva da un puntiglio che solo una volontà quasi maniacale di dettaglio, unita a un notevole approfondimento degli aspetti storici, religiosi, artistici, tecnici, riesce a spiegare, e che trova espressione nelle particolareggiate didascalie, nella ricostruzione filologica dell’origine e della storia di ciascuna opera, nella creazione di una rete di rimandi fra epoche, citazioni, miti, tale da creare un groviglio inestricabile di richiami interni ed esterni alla mostra.

The Shield of Achilles, Oro e argento

Ma l’esposizione è anche un gioco, e il visitatore è chiamato a prendervi parte. Un gioco talvolta smaccato, talvolta sottile, ricco di riferimenti alla contemporaneità proprio mentre dichiara di mostrare un repertorio antico: è cosi nella statua che ritrae il collezionista – Cif Amoton II, nome che anagrammato rivela “I am a fiction” e che ha le fattezze di Hirst stesso – insieme a un amico, che altri non è che di Mickey Mouse, nei crateri di stile classico ornati con bucrani ma anche con protomi di unicorno, nel busto della dea egizia Aten, che ha i lineamenti – e lo stesso tatuaggio di Iside – della cantante Rihanna, nel personaggio Disney di Pippo riconoscibile sotto una coltre di denti di cane, nella ricostruzione frammentaria dello scudo di Achille, che il mito racconta forgiato da Efeso e che è descritto nel libro XVIII dell’Iliade.

Aten, Marmo rosso, agata grigia e foglia d’oro

E, ancora, nella statuetta in oro e argento del dio atzeco Quetzalcóatl, il serpente piumato dell’antica Mesoamerica, che ha l’aspetto di un robot dei Transformers, nella scultura “Unknown Pharaoh” che ha il volto di Pharrel Williams, nel bronzo “Aspect of Katie Ishtar Yo-landi” che ritrae la cantante sudafricana Yolandi Visser. La stessa documentazione fotografica e video del ritrovamento sottomarino, che accompagna il visitatore nel corso della mostra e affianca in molti casi le opere, se pure finalizzata a documentare la veridicità della finzione del tesoro (che ossimoro!), non è che un’ulteriore celebrazione del gioco in corso.

Scale model of the “Unbelievable” with suggested cargo location

L’impiego di foto e video testimonia anche la ricchezza e varietà delle tecniche utilizzate da Hirst, affiancando la scultura – con la scelta di materiali davvero eterogenei – il  disegno e l’orificeria, con effetti stranianti laddove la resina sembra bronzo e il bronzo sembra plastica, o osso, o calcite. La selezione di supporti e tecniche tanto diverse permette la realizzazione di opere in ogni scala, da quella minima e ricchissima dei gioielli e delle monete, a quella colossale (oltre diciotto metri di altezza) di “Demon with bowl”, esposto all’interno del cortile di Palazzo Grassi o delle due versione di “Hydra and Kali”, di oltre cinque metri di altezza e sei di lunghezza, accolti nella sala interna di Punta della Dogana.

Demon with Bowl (Exhibition enlargement), Resina dipinta – dettaglio

A loro volta la varietà di tecniche e dimensioni non è che l’espressione di un incredibile assortimento di opere – dalla scultura ai gioielli, dai disegni alle armi, dalle monete alle vasellame – che Hirst immagina provenienti da varie civiltà, fra cui la minoica, la greca, l’atzeca, la romana, la gallica, quella della valle dell’Indo, della Mesopotamia, dell’Africa occidentale. Molte sono le figure mitiche, le leggende e le loro successive interpretazioni che l’artista sceglie di immortalare, tra i quali Andromeda e il mostro marino, Cerbero, Crono che divora i figli, Aracne e la sua metamorfosi, Proteo, il Minotauro, la Medusa, Idra e Kali.

The Collector with Friend, Bronzo

La finzione del tesoro collezionato da Cif Amotan II – a tale proposito è emblematica la scelta del termine “Unbelievable” nel titolo della mostra, nel suo doppio significato di “incredibile” e “non credibile” – è suffragata dalla raccolta di tali varietà di oggetti, miti, civiltà, e rimanda alle suggestioni che hanno accompagnato l’infanzia di chiunque abbia letto e fantasticato di fortune nascoste, o visto al cinema i vari film che raccontano – Indiana Jones su tutti – il ritrovamento di ricchezze considerate perdute. La scelta stessa di opere tanto eterogenee ed incongruenti fra loro nello spazio e nel tempo – che evoca il gusto collezionistico della tarda romanità e il sincretismo culturale e religioso di quel periodo – non fa che alimentare il senso del favoloso e della meraviglia che accompagna ogni momento della visita.

The Warrior and the Bear, Bronzo

Il tema del naufragio infine contestualizza ed amplifica il motivo del tesoro con il rimando all’acqua, capace di distruggere ma anche di custodire nel tempo, ed è tanto più emblematico in una città come Venezia, affacciata sullo specchio delle acque e da esse continuamente minacciata e – al contempo – esaltata.

Qui una mia personale galleria di immagini della mostra.

 

Immagini di “Treasures from the wreck of the Unbelievable”